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La palestra era bella e moderna, provvista dei più sofisticati macchinari. A quell'ora era molto frequentata, tuttavia era sufficientemente spaziosa per permettere a chiunque di allenarsi tranquillamente, senza fastidiosi assembramenti. Fabrizio osservava Monica. In pantaloncini corti, appariva un autentico schianto: benché avesse già notato che era una donna attraente, non immaginava che avesse un fisico così perfetto, agile e forte al contempo, estremamente femminile ma anche atletica al punto giusto. Era stata lei a proporgli di mangiare un'insalatona nell'orario di pausa. Quella mattina Fabrizio aveva già realizzato un fatturato talmente consistente da consentirgli di trascorrere un pomeriggio in totale relax. Avrebbe mangiato con Monica, visitato il suo ufficio in via Andrea Doria, e poi sarebbe andato a cercare qualche regalo per le due donne. La sua mente tornava spesso al meraviglioso incontro sessuale che aveva avuto con Simona, alle scintille che i loro corpi avevano sprigionato, all'incredibile feeling che si era creato quasi istantaneamente fra loro. Nel bosco Monica glielo aveva predetto, ma lui non aveva creduto a quelle parole, attribuendole a un'immotivata gelosia. E adesso, non riusciva a scordare il corpo della scrittrice, il suo viso incantevole, la sensualità magnetica che possedeva. Chissà com'era Monica a letto? Avrebbe scommesso che, seppur in maniera diversa, aveva una capacità erotica altrettanto prorompente. Ma Simona non era lesbica, ne era certo: Monica, invece, gli sembrava totalmente omosessuale, priva di qualsiasi interesse per il genere maschile.
La giovane donna terminò l'allenamento, gli chiese dieci minuti per una doccia, e raggiunse gli spogliatoi sotto gli occhi incantati di metà palestra.
Fabrizio temeva di essere tempestato da una serie di domande, ma durante il pranzo non si parlò mai di Simona. Nei giorni successivi prese l'abitudine di raggiungerla in palestra per poi andare a mangiare un panino insieme. Monica si comportava sempre in modo simpatico; non ci furono mai allusioni, né indagini maliziose magari camuffate da innocenti osservazioni. Quando rincasavano, tuttavia, la donna cambiava umore, diventando scostante e aggressiva, specie nei confronti della scrittrice. Giovedì sera Monica andò a una cena di lavoro, e il sortilegio si ripropose. Fabrizio e Simona fecero nuovamente l'amore, e fu ancora più bello della prima volta.
Poi arrivò il momento di lasciare quella casa.
Il mercoledì successivo Monica partì per Bologna. Doveva partecipare a un meeting che si sarebbe protratto fino a sabato. Simona scrisse di malavoglia per un paio d'ore, quindi spense il pc. Il romanzo era già finito, stava solo ritoccando alcuni punti. Si alzò dalla scrivania e incominciò ad andare avanti e indietro per la stanza. In quei giorni era stata molto combattuta, aveva cambiato idea mille volte; ma adesso si rendeva conto che non poteva rinunciare a Fabrizio. Non aveva più fatto sesso con Monica, dato che le sembrava profondamente ingiusto: sarebbe stato un doppio tradimento. Avrebbe tradito lei perché sentiva di non amarla più, e avrebbe tradito Fabrizio che desiderava con tutta se stessa. Ormai aveva capito definitivamente di essersi sbagliata: lei voleva un uomo. Quella con Monica era stata solo una parentesi, una parentesi felice e appassionata, tuttavia destinata a finire. Non poteva continuare a ingannare se stessa, né rimandare una decisione che con il passare delle ore, dei minuti, appariva sempre più ineluttabile. Era assurdo stare con Monica per pietà. Lei avrebbe capito e, se così non fosse successo, avrebbe dovuto comunque prendere atto che la loro storia era terminata. Non aveva più futuro.
Prese il cellulare, esitò per un istante, quindi trasse un profondo respiro e digitò il numero di Fabrizio.
"Amore, vieni a prendermi!"
Lui rispose in modo concitato. "Fra due ore sarò da te, tesoro!"
Simona chiuse la comunicazione, sentendosi immensamente felice. Finalmente aveva deciso, e sapeva che quella era la scelta giusta. Uscì dalla camera per farsi un caffè.
All'improvviso sentì un rumore di passi, poi un forte dolore alla testa.
Scivolò a terra, priva di sensi.
Io li ho letti. E voi?
"Straniera a se stessa" di Barbara Ardito e "Vento Rosso" di Giuliana Argenio.
Su IBS.
Quella sera, a tavola, Simona non riusciva a reggere lo sguardo di Monica. Aveva il folle terrore che in qualche modo i suoi occhi potessero tradirla, svelando il tradimento. Si trattava di un timore immotivato, ne era perfettamente consapevole, simile a quello di certi bambini che temono che il pallore del loro viso sveli ai genitori quello che hanno appena fatto in bagno; ma se a livello razionale questa constatazione la rassicurava, non accadeva altrettanto sotto il profilo emotivo. Sapeva di comportarsi in modo paranoico, ma non riusciva a evitarlo. Naturalmente tutto nasceva dal senso di colpa, che era grande e senza attenuanti. Un senso di colpa doppio: perché l'aveva tradita, e perché le era piaciuto immensamente farlo. Se ripensava all'amplesso selvaggio consumato sul tavolo della cucina, non le veniva in mente il celebre film interpretato da Jessica Lange e da Jack Nicholson, bensì uno dei momenti più esaltanti della sua vita. Fabrizio era un amante divino. Questa considerazione ne nascondeva un'altra, come nelle scatole cinesi. O piuttosto era un dubbio che si rinforzava con il passare del tempo. Andare a letto con Monica era piacevole, ma scopare con Fabrizio era invece scoprire l'universo, il vero mondo dei sensi e della passione. Se aggiungeva a questo la forte attrazione emotiva che provava per lui, il risultato finiva per palesarsi, inquietante tuttavia anche inebriante: era prossima a compiere una scelta, e benché temesse di rivelarla persino a se stessa, sapeva molto bene dove quella scelta l'avrebbe condotta. La circostanza che conoscesse quell'uomo solo da tre giorni era ininfluente, al pari del sincero affetto che nutriva per Monica. Nella vita, certe occasioni non si ripresentano due volte. Arrivano inaspettate. Ma poi non tornano. Perciò il dubbio si stava trasformando in certezza. Lei non era lesbica. Preferiva gli uomini.
Però aveva bisogno di tempo: non era abituata ad agire impulsivamente. E, comunque, Monica andava "preparata". Anche se ignorava la maniera migliore per farlo.
Fabrizio si versò del vino. Era al settimo cielo. Il ricordo di quanto era successo era ancora talmente vivido che quasi gli permetteva di rivivere le stesse sensazioni che aveva provato quella mattina. Fino a quel giorno non aveva mai fatto l'amore in un modo così travolgente, e con una donna simile. Simona era riuscita a sconvolgerlo, si era rivelata calda e passionale, aggressiva e dolce. Un'amante perfetta. Gli dispiaceva per Monica. C'era stato un momento, forse breve, in cui aveva pensato che fosse lei la donna giusta. Era accaduto durante la passeggiata nel bosco, quando a un tratto l'aveva fatta ridere. Monica aveva una risata roca, molto sensuale. E uno sguardo che rivelava sensibilità ed energia, intelligenza e umorismo. Un cocktail irresistibile. Ma non era stato lui a scegliere. E sicuramente, sotto quell'aspetto, non interessava a Monica. Adesso nella sua mente si aggiravano molti interrogativi. Il fuoco che li aveva bruciati era destinato a spegnersi a causa delle circostanze della vita oppure a perdurare, travolgendo ogni cosa? Era stato solo sesso o Simona lo amava. Come per un tacito accordo, poi non avevano parlato...
Monica mangiava in silenzio. Avvertiva una strana atmosfera, ma non riusciva a decifrarla. Nell'aria, c'erano pulsioni che sembravano possedere un'aura. Un'aura dai contorni indefinibili.
Tom Bombadil era un contadino della zona. Abitava nel cuore del bosco, in una casetta che la moglie provvedeva a riempire di fiori. Lavorava nei campi, accudiva i cani di una villa che apparteneva a un avvocato di Milano, e andava in cerca di funghi. Era stata Simona a "battezzarlo" così, la prima volta che lo aveva visto.
Tom Bombadil era un personaggio del famoso libro "Il Signore degli Anelli", l'unico essere della Terra di Mezzo, maghi ed elfi compresi, su cui l'Anello non aveva alcun potere. E soprattutto la sola persona al mondo che non manifestava il minimo interesse per quel magico oggetto. Tolkien, l'autore del libro, lo descriveva come uno spirito allegro e bizzarro, con occhi azzurri e luminosi, viso rosso e rugosissimo, e barba lunga e castana. Era vestito con una giacca blu cielo, stivali gialli ed un consunto cappello dalla piuma blu. Simona aveva notato lincredibili somiglianze, e da allora Giovanni Malgrati era diventato a tutti gli effetti Tom Bombadil.
Tom entrò in cucina con un cesto di funghi. Aveva preso in simpatia le due giovani donne, e spesso portava loro prodotti della sua terra oppure fiori appena colti. Accettò un bicchiere di vino, sentenziò con un certo sussieguo che i porcini si trovavano anche a novembre (bastava saperli cercare), spiegò come cucinarli e si accomiatò promettendo di tornare presto, magari con un po' più di tempo a disposizione. Uscendo, pensò che quell'uomo non finiva di piacergli.
"Allora questa sera funghi!", esclamò allegramente Simona.
L'indomani il meccanico comunicò a Fabrizio che gli avrebbe reso la macchina a fine settimana. Dopo un attimo di esitazione, Simona estese l'invito fino al prossimo venerdì. Monica era già uscita, ma nei giorni seguenti avrebbe potuto accompagnare Fabrizio a Milano e riportarlo lì alla sera. In ogni caso, la metropolitana era il mezzo più comodo per spostarsi celermente nella metropoli. In questo modo,avrebbe perso solo un giorno di lavoro. Fabrizio accettò. Preferì evitare ipocrisie del tutto fuori luogo, e non finse di rifiutare l'invito per sentirselo ripetere una seconda volta. L'idea di stare ancora in quella casa lo eccitava in modo indicibile. Simona era bellissima, e la sua sola vicinanza aveva il potere di renderlo euforico.
Pioveva. Fabrizio stava guardando una foto di Sienna Miller sul giornale. Era una scena tratta da un nuovo film: nell'immagine lei baciava un'altra donna. Era inevitabile rapportare quella foto al legame che univa Simona a Monica. Fabrizio pensava che fosse davvero un peccato che due giovani tanto avvenenti avessero scelto l'amore saffico; benché preferisse la scrittrice, avrebbe voluto possederle entrambe, e trovava ironico il fatto che questo gli fosse precluso a priori. Era come un bimbo che si trovava davanti a una montagna di dolci, che però non poteva nemmeno assaggiare. Scosse la testa, passò alle notizie sporive, e in quel momento la porta dello studio di Simona si aprì. "Vuoi un caffè?"
"Grazie!" Fabrizio si disse che quella mattina la scrittrice era più attraente che mai. Forse, quando scriveva liberava la parte più importante della sua anima, portando a nudo emozioni e sentimenti; probabilmente per lei quelli erano momenti di gioia, e questo la rendeva radiosa. Mentre sorseggiavano la bevanda calda, Simona disse che aveva quasi finito il romanzo.
"Non vedo l'ora di leggerlo. Il primo mi è piaciuto moltissimo." Fabrizio si accese una sigaretta. "Una cosa mi ha incuriosito..."
"Quale?"
"Nelle tue pagine non c'è mai sesso."
Simona sorrise. "Sono dei thriller, e poi non mi piace scrivere di sesso."
All'improvviso, smise di sorridere. "Mi piace farlo."
Le parole le uscirono di bocca da sole, quasi avessero una volontà propria. Incredula di se stessa, avvampò in viso. Era possibile che la soddisfazione per aver trovato un grande finale per il suo libro le avesse tolto ogni freno inibitorio; era però certo che provava una profonda vergogna.
Ma un istante dopo fu tra le braccia di Fabrizio. Sapeva che avrebbe rimpianto quella decisione, tuttavia in quel momento voleva solo sentirlo dentro di sé.
Ora pioveva più forte.
Alessandra Bianchi è l'autrice del romanzo Lesbo è un' isola del Mar Egeo edito da Borelli Editore per la collana Pizzo Nero. Liberaeva l'ha intervistata.
1. Come è nata l'idea di "Lesbo è un'isola del Mar Egeo"?
R L'otto marzo di due anni fa ho aperto un blog su Splinder. All'inizio scrivevo prevalentemente racconti erotici. Un giorno, verso fine luglio, mi è arrivato un messaggio di Gian Franco Borellli che diceva di avermi notata e che scrivevo molto bene. Mi propose di scrivere un romanzo per la sua collana "Pizzo Nero". Mi sono messa subito all'opera. Ho postato qualche capitolo in rete, poi lui mi ha convocata a Modena per firmare il contratto di edizione...
2 Quali sono le tue abitudini di scrittrice? Hai qualche particolare "rituale" che ti aiuta in fase di scrittura? (per esempio in quali ore del giorno preferisci scrivere, sei metodica, scrivi tutti i giorni oppure no, preferisci scrivere a mano o a computer?)
R In linea di massima preferisco scrivere al mattino, oppure nelle prime ore del pomeriggio, quando sono più fresca. Un tempo usavo la macchina per scrivere, adesso il pc. Rituali? Una bottiglia di Evian vicino a me.
3 Come si presenta il tuo "tavolo di lavoro"? Riesci a scrivere dappertutto o ti devi creare un ambiente adatto per entrare nel giusto stato mentale (musica, ordine intorno, tazza di caffè vicino...)?
R Una volta ascoltavo la musica, era molto importante; ora preferisco il silenzio. Mi piace avere la scrivania in ordine, con poche cose attorno. Di norma lavoro in casa, da sola.
4. Hai qualche particolare metodo per fissarti le idee quando ti viene un'ispirazione?
R Nessun metodo. Le idee si presentano all'improvviso, generalmente quando guido o mentre sto passeggiando. Ma non prendo mai appunti né preparo canovacci. Se un'idea è buona resta, altrimenti pazienza!
5 C'è qualche cosa che, durante il periodo pre-esordio, ti ha aiutata e dato la forza e la spinta giusta per continuare (ad esempio far leggere il proprio lavoro alle persone che si hanno intorno)?
R Come ho detto, i primi capitoli del libro li ho postati in rete. I commenti erano entusiastici. Mi hanno dato molta forza. Infatti il mio libro è dedicato agli amici di Splinder e di Blogspot.
6 Chi sei -veramente-?
R Alessandra. Una donna normale, credo sensibile. Ciò non significa banale: la gente mi apprezza perché sono sincera, autentica. Credo che questo si avverta. Amo la musica, il mare, il sole, gli animali e le persone buone d'animo.
7 Scrivere racconti erotici sui blog sta diventando un nuovo fenomeno mediatico. Ritieni che sia solamente una forma di promozione o la tecnologia che si sostituirà alla tradizionale lettura dei libri?
R Io spero che i libri non scompaiano mai. Le persone muoiono ma i libri restano. Il libro è insostituibile: l'odore della carta, il poterlo sfogliare..
8 Cosa vuoi comunicare, cosa vuoi trasmettere e cosa vorresti pensassero o provassero i tuoi lettori chiudendo il libro... questo interessa.. non solo le tecnicalità su come scrivi e come mai hai pubblicato.
R Non credo di aver scritto un libro volgare. Non amo la volgarità né la pornografia, e il parere di chi lo ha letto mi conforta in questo senso, il mio editore in particolare, Borelli. Ho raccontato la storia di una ragazza, dei suoi amori, delle sue delusioni. In parte, quello che ho scritto è autobiografico; ma sono presenti anche molti elementi di fantasia.
9 Brain-storming finale veloce:
cos'è il tuo libro?
perchè dovrei leggerlo?
cosa pensi della letteratura erotica?
oltre all'eros qui cosa trovo?
cosa ti piace scrivere?
R Il mio libro è un romanzo principalmente erotico, ma non solo. Perché dovresti leggerlo? Non posso dirlo io... Mi piace molto Anais Nin e pochi altri. Oltre all'eros, nel mio romanzo ci sono sentimenti, vita vissuta e anche un po' di suspense. Quella alla fine del libro. Amo scrivere di tutto ciò che parla di persone o sentimenti o vite vere o dilemmi dell'anima: questa, in fondo, è anche la chiave di lettura di questo libro.
10 E' stato difficile pubblicare, ci sono moltissime persone che scrivono e poche pochissime arrivano a farsi pubblicare da un editore serio, serio nel senso che non chiede danaro, che ha la distribuzione e ha contatti con la stampa?
R Farsi pubblicare da un editore serio, in Italia, è quasi impossibile. Per questo ringrazio Gian Franco Borelli che ha avuto fiducia in me!
"Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore) è in vendita nei migliori negozi oppure su IBS che accetta pagamenti anche in contrassegno.
Simona fissava lo schermo del pc. Non aveva ancora scritto una riga. Era molto strano, dato che da sempre lavorava con metodo e applicazione. Di norma, ogni giorno dedicava tre ore alla scrittura, dalle nove a mezzogiorno. Poi rileggeva, apportava qualche correzione e spegneva il pc. Con questo metodo aveva realizzato "L'ombra dell'assassino", e ora stava per completare "Alle quattro di notte", un altro thriller che prometteva di replicare il grande successo del suo precedente romanzo.
Ripensava alle parole di Monica, ripetendosi che erano profondamente ingiuste. Non l'aveva mai tradita, non era nella sua natura, e non intendeva incominciare a farlo adesso. L'indomani Fabrizio sarebbe partito, scomparendo per sempre dalla sua vita. Giocherellò con la matita che usava per prendere appunti. Fabrizio le piaceva, questo era indubbio. L'aveva colpita subito, immediatamente, non appena era entrato in casa fradicio come un pulcino. Era un uomo attraente, ma soprattutto le sembrava una persona autentica, sensibile e intelligente. Dava la sensazione di essere riservato, ma non timido; passionale, ma entro i limiti della razionalità. Simona non era donna da colpi di fulmine, non lo era mai stata, né con il precedente fidanzato, né con Monica. Aveva bisogno di tempo, di progressivi consolidamenti, doveva sentire l'amore sbocciare a poco a poco, in modo graduale, come una musica che parte in sordina per poi trasformarsi gradatamente in un tripudio di suoni. Come un libro che alle prime pagine si limita a intrigare, ma che man mano si trasforma in un vortice di emozioni.
Con Fabrizio era diverso. Inizialmente era stata attratta dallo sguardo, aperto e sincero, quindi dal comportamento riservato ma sicuro, infine da una strana suggestione che lei, maestra della parola, non avrebbe mai saputo descrivere compiutamente. Sapeva solo che le piaceva; di più, che avrebbe voluto stringerlo fra le sue braccia, assaporarne il profumo, conoscere le sue labbra. Ma non sarebbe successo. Non avrebbe tradito Monica e, prima o poi, lo avrebbe dimenticato, nello stesso modo in cui si scordano i sogni più belli, quelli che giungono inaspettati all'alba.
Si mise la matita in bocca, un antico vezzo, e pensò che la vita a volte era davvero strana. Una notte di pioggia, un guasto meccanico, uno sconosciuto che bussa alla tua porta, facendo riaffiorare vecchi dubbi che ormai si credevano sopiti. Non aveva mai capito se amava veramente le donne o se preferiva gli uomini. Era un pensiero ozioso, si disse: qui non si trattava di catalogare pulsioni o predilizioni sessuali. Quello che contava era solo l'amore, unico per definizione. E lei amava Monica.
Si alzò per affacciarsi alla finestra: Fabrizio e Monica stavano tornando dalla passeggiata. Forse non avrebbe dovuto invitare quell'uomo a fermarsi a dormire, ma ormai era inutile piangere sul latte versato. Tanto, era solo questione di poche ore.
A tavola, Fabrizio invitò le due donne a cena. Spiegò che la sera prima si era perso perché, invece di fermarsi a Milano, aveva imboccato l'autostrada dei laghi. Un suo amico gli aveva consigliato un ristorante speciale. Era uscito a Lomazzo, in qualche modo aveva raggiunto il locale, ma poi pioggia e maltempo gli avevano fatto smarrire la strada. Nondimeno, era certo di riuscire a ritrovarla. Ne valeva davvero la pena, dato che si mangiava benissimo. Simona stava per accettare, quando bussarono alla porta.
Monica andò ad aprire.
Era Tom Bombadil.
Fu svegliato da una voce alterata.
"Sei fin troppo "carina" con chiunque... allumeuse, giusto? Poi ogni tanto hai questi periodi snob da superdiva irraggiungibile che pare non ti si possa neanche salutare o comunque non si sa come prenderti, e ci si mettono vent'anni a decidere se mandarti a quel paese o lasciarti passare. Ti piazzi sul piedistallo da sola senza che nessuno ti ci voleva far salire, però ci stai talmente alla grande che uno finisce per lasciarti lì! E alzarlo anche un po', strada facendo..."
Riconobbe la voce di Monica. Simona rispose flebilmente come se stesse piangendo, e lui si perse le sue parole. Comunque non gli piaceva ascoltare quella conversazione: era evidente che le due donne stavano litigando a causa sua. Si alzò dal letto e andò a fare la doccia nel piccolo bagno privato. Quando entrò in cucina, tuttavia l'atmosfera era cambiata, e le due giovani sembravano tranquille. Fabrizio si chiese se avevano trovato il tempo per fare l'amore: lui era rimasto a lungo in bagno e spesso dopo un litigio il sesso si dimostrava il metodo più efficace per riconciliarsi. Simona era in tuta da ginnastica. Gli versò del caffè, offrendosi di cucinargli due uova. Ma Fabrizio non era abituato a mangiare al mattino.
Monica andò alla finestra e scostò la tendina. "E' una giornata magnifica.", disse. "Devi sapere che la grande scrittrice adesso si chiuderà nel suo studio fino a mezzogiorno. Noi potremmo fare una passeggiata." Aveva usato un tono sarcastico, ma Simona parve non badarvi. "E' un'ottima idea. Io in effetti scrivo sempre al mattino." Fabrizio si domandò se era una donna debole di carattere o se al contrario disponeva di una forte personalità che le permetteva di ignorare le piccole dispute. Monica indossava dei jeans e un maglione rosso di lana pesante. Rivolse una nuova battuta aggressiva a Simona, ma il tentativo di attaccar briga cadde nel vuoto. La sera prima si era comportata in modo ostile con lui, quella mattina invece aveva scelto come bersaglio la scrittrice. Era un comportamento strano, che non poteva dipendere solo dal fatto che Simona avesse deciso di ospitarlo. Per prevenire altre frasi polemiche Fabrizio bevve in fretta il caffè e si alzò dalla sedia. "Bene, allora andiamo.", disse con un sorriso conciliante.
"Buona passeggiata!" Gli sembrò di cogliere un lampo di riconoscenza negli occhi di Simona, ma forse si trattava di una sua impressione.
Quando si trovarono all'aperto, l'umore di Monica cambiò istantaneamente. Lo guidò lungo un sentiero che si inoltrava nel folto del bosco. Nel frattempo chiacchierava allegramente. Sembrava un'altra persona. Fabrizio si disse che era una donna strana. E che altrettanto strano si dimostrava quel rapporto: forse si basava solo sul sesso. Era possibile che avessero due caratteri troppo diversi e che il letto non fosse sufficiente per evitare continui litigi. D'altro canto, le conosceva da poco e non era in grado di fare un'analisi sufficientemente attendibile. Forse Monica aveva avuto semplicemente un momento di cattivo umore, si era sfogata con Simona, e adesso tutto era passato. Magari non litigavano quasi mai, e per un puro caso lui aveva assistito a quello che era un evento decisamente raro. L'importante era che adesso l'atmosfera si era fatta molto più serena.
Fu una splendida passeggiata. Era una giornata fredda ma limpida; il sole illuminava piacevolmente il bosco. Giunsero a un laghetto e si fermarono per osservare i giochi di luce che si creavano sull'acqua mossa da una lieve brezza. Monica si comportava in maniera cordiale. Con il trascorrere del tempo, Fabrizio si rese conto che era una donna simpatica. Visti i precedenti, non si sarebbe mai aspettato una compagnia così piacevole. Tornarono sui loro passi, camminando con calma e godendo dello spettacolo della natura.
Stavano per rientrare in casa, quando lui non riuscì a trattenersi. "Prima sei stata piuttosto dura con Simona..." Monica si fermò. Per un istante lo fissò in silenzio. "Io la amo.", disse poi a bassa voce. "Ma è una persona difficile. Dietro a quell'aria remissiva, sa essere molto arrogante. Ed è abituata ad ottenere sempre ciò che vuole."
"In che senso?"
"Nel senso che ha messo gli occhi su di te. Ti avrà. E io non potrò fare nulla per impedirlo."
Vista da fuori la casa appariva fatiscente, ma poteva essere l'effetto della pioggia, del buio e del suo malumore. In ogni caso, una finestra era illuminata ed era l'unica cosa che contava. Suonò al citofono. Gli rispose una voce femminile. Fabrizio spiegò che non era un malintenzionato, bensì un rappresentante di commercio. La macchina aveva avuto un guasto e lui si era perso. Chiedeva solo di fare una telefonata, dato che aveva smarrito il cellulare.
Dopo un istante, la porta si aprì. Tanelli sgranò gli occhi quando si trovò davanti a due splendide donne. Quella dai capelli castani gli sorrise, la bionda invece sembrava ostile. "Ma lei è fradicio!", esclamò Simona. Monica alzò le spalle con indifferenza. "Deve fare solo una telefonata." Fabrizio si guardò intorno: notò l'arredamento lussuoso, i preziosi tappeti, gli splendidi quadri. Si avvicinò al camino per scaldarsi un poco. In effetti era completamente bagnato. "Il telefono è lì.", lo sollecitò la bionda. Tanelli si chiese a cosa era dovuta quella evidente antipatia. "Prima è meglio che beva qualcosa di caldo." Simona andò in cucina a preparare un the. Monica e l'uomo rimasero da soli. "La sua telefonata?" Fabrizio cercò di mostrarsi cortese. Si sentiva a disagio, tuttavia si rendeva conto che era un perfetto sconosciuto, piombato lì all'improvviso, in una notte di tregenda. Poi si domandò che tipo di rapporto ci fosse fra le due giovani; erano molto diverse fra loro, non solo fisicamente, e dubitava che fossero sorelle, benché a volte potesse succedere. Era incuriosito, non solo a causa del suo lavoro che lo portava sempre a cercare di capire le persone, per individuare i punti deboli su cui poi far leva durante la vendita. La sua curiosità nasceva anche dal fatto che non si sarebbe mai aspettato di conoscere due donne simili, proprio in quella serata disgraziata. Tese la mano alla bionda. "Non mi sono
presentato. Mi chiamo Fabrizio Tanelli."Lei gli restituì la stretta di malavoglia, sebbene con forza. "Monica Monti." Era molto attraente, sensuale; ma Fabrizio preferiva l'altra, più fine ed elegante. "Sono un rappresentante.", disse. "E stavo andando a Milano. La settimana prossima ho diversi appuntamenti di lavoro." Monica gli rivolse uno sguardo dubbioso. "Ed è partito di sabato?" Lui sorrise, un po' imbarazzato. "Domani c'è la partita. Ho pensato di unire l'utile al dilettevole."
Simona tornò dalla cucina con il the e una bottiglia di cognac. "Perfetta per scaldarsi! Io sono Simona Lavezzi.", disse porgendogli la bevanda calda. "La scrittrice! Ho letto il suo magnifico libro. Che suspense incredibile! Ah, mi scusi, io mi chiamo Fabrizio Tanelli."
"Diamoci del tu!", ribattè Simona prima di bere un goccio di liquore. Si rivolse a Monica. "Tesoro, ti va un po' di cognac?"
"Tesoro!" Fabrizio incominciava a farsi delle idee sulla natura del loro rapporto. Su una mensola c'erano delle fote che le ritraevano abbracciate; in una di esse, la più bella, guardavano il tramonto, sedute su un muretto, mano nella mano. "Simona è la donna.", pensò il giovane. "E Monica l'uomo. Ecco spiegata la sua antipatia per me."
Sorseggiò con piacere il the bollente. "Conoscete il numero di un meccanico?"
Simona rise. "A quest'ora? Con questo tempo e di sabato sera? Temo che dovrai aspettare fino a lunedì."
"Niente partita.", mormorò Fabrizio. In realtà, in quel momento era più interessato a conoscere meglio quella che in tutta evidenza era la padrona di casa, piuttosto che ad assistere a un incontro che con ogni probabilità gli avrebbe riservato un'ennesima delusione.
"C'è un albergo non molto distante.", intervenne Monica. "Posso accompagnarti in macchina."
Simona scosse la testa. "In questo periodo La Quercia è chiuso. Ma non ti preoccupare, Fabrizio: qui c'è una bella camera per gli ospiti, sufficientemente spaziosa. Potrai fermarti fino a lunedì." Non avrebbe invitato chiunque a trattenersi lì, ma quell'uomo le dava un senso di sicurezza.
A Fabrizio non sfuggì la smorfia risentita che apparve sul viso di Monica.
Quella notte faticò a prendere sonno. Benché i muri della casa fossero spessi, la sua camera era adiacente alla stanza che le due donne condividevano. I gemiti che sentiva lo facevano impazzire. A differenza di molti uomini, non era attratto dal mondo lesbico; l'idea di vedere due ragazze nude che si baciavano e si accarezzavano non era certamente spiacevole, ma neppure irresistibile. E sempre a differenza di altri, preferiva stare con una donna sola. Non pioveva più, era cessato anche il vento, e nel silenzio della notte sapeva che quei gemiti appartenevano a Simona. Era questo a eccitarlo: avrebbe voluto essere al posto della bionda per regalarle attimi di piacere indicibile. Ma quando finalmente si addormentò, sognò Monica. Nel sogno era nuda.
La risposta che diede Corinne era l'unica che Nathalie sarebbe stata disposta ad accettare. La verità. Nathalie voleva, esigeva, solo quella, e la brunetta non la deluse. Raccontò tutto, ogni cosa, senza cercare di giustificarsi. D'altra parte, nelle pieghe della sua storia, emergevano mille motivi che conducevano all'indulgenza. La solitudine, lo sconforto, la terribile notte in cui era stata sorpresa a masturbarsi. Corinne parlava lentamente, ma senza esitare, e solo il rossore del suo viso tradiva l'imbarazzo.
Senza nemmeno rendersene conto incominciò ad accarezzarsi un capezzolo: ma, nella sua fantasia, la mano che agiva non era la sua, bensì quella della figlia del fattore. La notte silenziosa e scura si trasformò in un dolce sogno, simile al canto ammaliante di una sirena. Corinne continuò a giocare con il seno, mentre l'altra mano scendeva al pube. Ancora una volta non era lei a farlo: le cinque dita che la penetrarono erano quelle di Nathalie... La giovane cercò di ricordare l'odore del corpo della sua amica, e quindi di risentire il caldo contatto della sua lingua, e nel frattempo il sole splendeva nel cielo, la natura le circondava e le proteggeva, la vita era bella e meritevole di essere vissuta. Le dita si mossero più velocemente: Corinne iniziò a gemere piano, assaporando l'orgasmo. Per la prima volta da quando era stata sorpresa da suo padre sperimentò un sentimento che era assai prossimo alla felicità. Ma ad un tratto sentì che le venivano strappate di dosso le coperte, mentre un fascio di luce la abbagliava. In preda alla più profonda vergogna vide Juliette che le puntava contro una torcia elettrica; intanto Michelle gettava coperte e lenzuola per terra. "Piccola porca!", la apostrofò Juliette. "Meriteresti di dormire per terra. Sei una viziosa e una schifosa. Sei una lesbica!" Corinne era pietrificata per l'umiliazione che stava subendo. Michelle la spinse sul pavimento e scaraventò il materasso al suolo. "E adesso rifatti il letto, porca.", le ordinò Juliette. Corinne obbedì.
La lettura pubblica del suo prezioso diario, le continue angherie che aveva subito. Poi la ribellione. Lo scontro con Juliette che l'aveva vista vincitrice. La nuova amicizia con Michelle. Il ruolo importante che aveva assunto nel collegio. L'amore per Jasmine e l'inganno di Mimmo. Quando la giovane terminò il suo racconto, il sole stava tramontando in un prodigio di colori.
Incurante della minaccia rappresentata da Sandrine, Nathalie la prese fra le sue braccia e la amò teneramente.
Poi, improvvisi, sentirono dei passi leggeri sulla sabbia. Nathalie alzò gli occhi, allarmata. Era il padre di Corinne, venuto a riprendersi la figlia. Era la fine del loro sogno, l'inizio della notte più cupa. Ora le attendevano dolore e sofferenza.
Ma era Sandrine. La giovane si disse contrita, consegnò il cellulare, e promise che non le avrebbe mai tradite.
D'impulso Nathalie la abbracciò.
Non poteva sapere che nell'ombra, poco distante da loro, Mimmo osservava la scena con un ghigno odioso dipinto sul volto.
"Mi appartenete.", pensò Henry. "Mi apparterrete per sempre!"
Si voltò e abbandonò la spiaggia.
Corinne si congeda da voi per un po' di tempo. Ora tocca a Simona. (Il primo episodio di questa nuova serie è nel post immediatamente precedente a questo).
Ma Corinne tornerà.
La casa era immersa nella quiete di un bosco. In origine era appartenuta a una famiglia di bracconieri, ma poi gli ultimi eredi l'avevano abbandonata per trasferirsi in città. Rimase disabitata a lungo, fino al giorno in cui "L'ombra dell'assassino" balzò in testa alle classifiche di vendita. Tradotto in varie lingue, il libro diventò un best seller anche in Francia, in Spagna e in Inghilterra. La Gorgone Film acquistò i diritti del romanzo, e a quel punto Simona Lavezzi si ritrovò ricca sfondata. Fu Monica a suggerirle di acquistare e di restaurare quello che a prima vista appariva un rudere. Monica lavorava in un'agenzia immobiliare. "Hai sempre sognato un posto isolato, dove poter scrivere con calma."
"E tu come farai?", le aveva chiesto Simona.
"Io adoro i boschi. Cosa vuoi che siano trenta chilometri? Finalmente vivremo assieme, senza sotterfugi, lontano dagli occhi indiscreti di tua madre."
Le due giovani si erano conosciute a una festa: Simona all'epoca stava con un ragazzo, ma Monica l'aveva sedotta. Ormai si frequentavano da tre anni.
Simona sorrise e disse che avrebbe comprato quella casa.
Quel sabato pioveva. Al mattino era scesa solo una pioggia lieve, ma durante il pomeriggio il tempo era peggiorato, e verso sera si scatenò un autentico nubifragio. Simona amava la pioggia, Monica invece la detestava da sempre; ma in quel momento la sua attenzione era rivolta unicamente alla splendida donna che stava amando appassionatamente. Il fuoco del camino dispensava bagliori che sembravano danzare sui corpi nudi delle due amanti. Il lettore diffondeva musica di Mozart. I gemiti di Simona si perdevano nell'alchimia prodotta dal rumore dell'acqua scrosciante, del vento che la trascinava, e dal suono del pianoforte.
Fabrizio Tanelli imprecò. Non bastava essersi perso in quelle strade assurde, sotto a una specie di diluvio universale! Adesso anche la macchina non funzionava più, forse a causa della pioggia o di chissà quale diavoleria. Fabrizio era totalmente digiuno di meccanica. Cercò il cellulare, senza trovarlo. All'improvviso ebbe la drammatica visione del suo Nokia appoggiato sul tavolino del bar, accanto alla tazzina del caffè. Scese dalla Citroen e si guardò attorno, angosciato. Alberi, solo alberi. E non aveva la minima idea di dove si trovasse il paese più vicino. Mise in folle e spinse in qualche modo l'auto verso il ciglio della carrozzabile. Poi si incamminò alla cieca, sperando che in quella serata infame almeno un po' di fortuna gli arridesse. Si augurava di trovare una casa di contadini, un telefono. E naturalmente un meccanico disposto a soccorrerlo subito.