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Mio padre mi ha insegnato ad amare l'oceano. Non ho mai avuto paura dell'acqua, ho imparato a nuotare da bambina e, crescendo, sono diventata una nuotatrice provetta, dotata di grande resistenza. I miei ricordi si spingono indietro nel tempo, ma c'è come uno steccato, un muro quasi sempre invalicabile che non mi consente di vedere il volto di mia madre. Solo in due o tre occasioni sono riuscita a ricostruire la dolcezza dei suoi lineamenti e a risentire il suo profumo, forse persino a udire il suono della sua voce.
Noi viviamo da sempre in una specie di baracca, nella spiaggia sconfinata che si estende per miglia e miglia lungo il litorale; e la nostra dimora è lontana dal centro abitato più vicino, e anche dalle sdraio e dagli ombrelloni, dai ristorantini costruiti a ridosso dell'oceano, dai bar affollati di turisti affamati di sole e di vita. Da sempre i miei più fedeli amici sono i delfini, li ho conosciuti da piccola, e da allora, ogni giorno, prima di andare in fabbrica mi spingo fino alla barriera corallina per salutarli e, a volte, per giocare con loro. Attualmente non ho il moroso, ma sono una ragazza felice, sebbene mio padre stia invecchiando a vista d'occhio e ultimamente abbia perso un po' di lucidità.
Ma questo è il corso naturale della vita. Io gli voglio tanto bene, e lo accudisco con grande amore.
Al sabato Cheryl andava a ballare. Generalmente frequentava lo stesso locale, una discoteca poco distante, che sembrava un vecchio ranch. Lì c'erano una quantità di divertimenti, fra cui un toro meccanico che l'aveva vista protagonista di molte sfide con i ragazzi del luogo, sfide dalle quali era quasi sempre uscita vincitrice. Ma il suo divertimento più grande era ballare. Aveva la musica nel sangue, ed era capace di proseguire per ore sino a diventare fradicia di sudore. Poi beveva una birra con Joe e con Mick, saliva sul vecchio pick-up tutto scassato e faceva ritorno alla spiaggia. L'indomani comunque si sarebbe svegliata presto, avrebbe preparato caffè e uova con pancetta per suo padre, e sarebbe andata a trovare i delfini. Loro la aspettavano. Non appena la vedevano arrivare incominciavano a sorridere nel modo ebete che gli è proprio, ma che in realtà nasconde l'intelligenza più viva del mondo animale. Avrebbero giocato, era possibile che le avrebbero fatto provare l'ebbrezza dello "sci nautico", scarozzandola gioiosamente nell'acqua rilucente che il vento increspava, sino a giungere al largo dove le onde erano alte come case.
Quel sabato Cheryl conobbe Jack. Non lo aveva mai notato prima d'ora. Era un bel ragazzo, con gli occhi verdi e profondi, e un fisico da schianto. "Ha il culo di Mel Gibson!", disse ridendo Jane. Cheryl le sorrise. "Sei la solita.", ribattè. "Io cerco qualcos'altro in un uomo." Jane era la sua migliore amica, lavorava con lei alla fabbrica. Piccolina e mora, rappresentava il suo esatto opposto: Cheryl era alta e bionda, con le spalle larghe e le gambe forti. Non le interessava il sedere di Jack, ma era rimasta colpita dal suo sguardo, dalla fronte alta e spaziosa, dai modi cortesi non proprio frequenti da quelle parti, dal timbro della voce. Soprattutto dallo sguardo. C'era una luce particolare in quegli occhi, che rivelava intelligenza e sensibilità. E bontà d'animo, Cheryl ci avrebbe scommesso. Lui le offrì una seconda birra, lei accettò. Parlarono del più e del meno, e Cheryl si rese conto che erano molto simili. Anche Jack amava l'oceano, le albe solitarie, i tramonti incantati. E amava anche i delfini.
Fu naturale uscire insieme dal locale, salire sulla sua Ford e cercare un posto appartato. Era la prima volta che Cheryl si concedeva a una persona che quasi non conosceva; ma dentro di sé sapeva di non sbagliare, era certa che si trattava di una scelta giusta: probabilmente aveva trovato l'uomo della sua vita. Fino a quel giorno non lo aveva mai cercato, lo reputava inutile. Sarebbe arrivato all'improvviso, al momento stabilito dal destino, e quando questo sarebbe successo lei lo avrebbe riconosciuto immediatamente.
Rimase quindi sorpresa nel vedere un altro giovane che li aspettava, al limitare della spiaggia, quasi a un tiro di schioppo dalla baracca dove suo padre stava dormendo tranquillamente. E poi tutto fu troppo veloce. Un giro di giostra all'inferno. Il sapore del sangue. Il dolore violento nel corpo e nell'anima. Il disgusto, la paura, il terrore. Le strapparono i vestiti di dosso. La sodomizzarono. La picchiarono con furia bestiale. Jack le pisciò addosso. E infine se ne andarono, lasciandola pesta e sanguinante. Con una ferita che non si sarebbe mai rimarginata.
Cheryl torno a casa, camminando a quattro zampe. Lungo il percorso si fermò per vomitare.
A fatica entrò nella baracca per accarezzare il viso di suo padre.
Poi raggiunse il limitare della spiaggia e attese l'alba.
Mio padre mi ha insegnato ad amare l'oceano. Non ho mai avuto paura dell'acqua, ho imparato a nuotare da bambina e, crescendo, sono diventata una nuotatrice provetta, dotata di grande resistenza. Ora sto andando dai miei amici delfini.
Sono molto stanca.
Non so se ce la farò a giocare ancora con loro.
Corinne aprì gli occhi e le sorrise. Era abbronzata, in perfetta forma fisica; più che attraente sembrava veramente bella, di una bellezza del tutto speciale, che nasceva dallo sguardo, limpido, dolce, profondo. Nathalie la osservò in silenzio, mentre il tarlo del dubbio la assaliva. Era sufficiente guardarla per capire che Corinne l'amava veramente. In fondo, ciò che era successo in collegio apparteneva al passato. Il presente le vedeva assieme, felici e spensierate, in un luogo da sogno. All'improvviso non fu più così sicura che Corinne avrebbe potuto tradirla, le pareva un'ipotesi folle. E soprattutto, le sue relazioni con Juliette, Jasmine e Mimmo, non erano stati dei tradimenti, dato che in quel periodo erano separate, e prive di speranza. Nathalie si disse che prima di prendere una decisione di cui in seguito avrebbe potuto pentirsi amaramente, sarebbe stato meglio parlare, capire...
Si accovacciò sui talloni, prese una mano di Corinne fra le sue, e le rivolse una domanda importante. Forse decisiva. Dalla risposta che avrebbe sentito, dipendeva il loro futuro.
Benché sorpresa, Sandrine si mostrò impassibile. Non era affatto contenta di quell'incontro. Aveva fatto tutto da sola e non intendeva spartire un euro. La ricompensa apparteneva a lei sola. Tuttavia sapeva che quella presenza non era casuale; conosceva troppo bene la persona che ora si trovava di fronte per non immaginare quale molla l'avesse spinta a raggiungerla nel sud della Francia. Fu attraversata da un pensiero fugace: Juliette ha parlato! La biondina l'avrebbe pagata cara, ma adesso c'erano altre priorità, molto più urgenti. Primo, sbarazzarsi di quella presenza indesiderata; secondo, andare dal padre di Corinne per farsi consegnare il denaro.
"Non eri in prigione?", chiese con un sorriso ironico, che tuttavia non riusciva a dissimulare completamente la sua irritazione.
Henry rise. "Carceri troppo affollate! Per il momento sono fuori, poi si vedrà."
"Perché sei venuto qui?"
"Per impedirti di commettere un errore."
"E' stata quella sgualdrina di Juliette a dirti che mi trovavo qui?" Era una domanda sciocca, se ne rendeva perfettamente conto. "Non è una cosa importante. Quello che conta è che tu non faccia stupidaggini." Sandrine provò un moto di irritazione. Mimmo aveva assunto un'aria strafottente che non le piaceva per nulla."E chi sei tu per giudicare le mie azioni?"
Henry tirò fuori da una tasca un pacchetto di Gitane e si accese una sigaretta. "La tua idea di estorcere del denaro al padre di Corinne è totalmente idiota." Sandrine tentò di schiaffeggiarlo, ma lui le afferrò il polso, bloccandola. Rossa in viso per la collera, la ragazza ribattè: "E per quale motivo sarebbe idiota?"
Mimmo scosse la testa. "Non sarai mai intelligente come Juliette. Perché accontentarsi di pochi euro, quando qui abbiamo la gallina dalle uova d'oro?" Aspirò una boccata di fumo, guardò il mare attraversato dal Mistral. "Devi imparare ancora molto, cara Sandrine. E io ti insegnerò. Corinne e quell'altra..." Fece una pausa studiata ad arte. Quindi, rise ancora.
"Saranno nelle nostre mani per sempre."
Mentre camminava a passo deciso, diretta verso la spiaggia, Nathalie rimuginava su quanto Sandrine le aveva appena svelato. Che Corinne fosse andata a letto con Juliette, e successivamente con l'insegnante di ginnastica, non era una grave colpa. Loro due erano state separate, ed entrambe disperavano di rivedersi: Corinne aveva il diritto di instaurare nuove relazioni. Quello che invece reputava imperdonabile era il fatto che poi si fosse concessa anche a un uomo. Sandrine l'aveva dipinta come una ragazza lasciva e viziosa, e le circostanze le davano piena ragione. Era passata da un letto all'altro con eccessiva facilità. Questo non era amore, bensì lussuria. Corinne era una giovane corrotta, incurante dei sentimenti degli altri, pronta a tradirla se solo si fosse presentata un'occasione. Poteva lasciarla per un'altra donna oppure invaghirsi di un maschio; non ragionava con il cuore ma seguiva egoisticamente i propri impulsi sessuali, senza cercare di controllarli. Probabilmente aveva fatto soffrire Jasmine, e lo stesso destino sarebbe toccato a lei se non avesse troncato quella relazione.
Quando fu a pochi metri da lei, si fermò a guardarla. Corinne stava dormendo al sole, ignara di tutto. Nathalie provò una fitta al cuore. L'amava sinceramente, e non avrebbe mai voluto sentire quella storia di depravazione; tuttavia l'aveva sentita, sapeva che rispondeva al vero, e non poteva tollerare un comportamento simile. Lasciandola avrebbe sofferto in modo indicibile, però sapeva che era la scelta giusta, e che non poteva procrastinarla. Era una faccenda penosa, ma andava risolta subito.
La svegliò, toccandola con un piede.
Sandrine era decisamente soddisfatta di sè. Riconsegnandole il cellulare, la contadinotta aveva lanciato un messaggio molto preciso. Avrebbe lasciato l'odiosa brunetta, e perciò non temeva più un intervento del padre di Corinne. Sandrine aveva conseguito ben due risultati: era riuscita a evitare di essere strapazzata e aveva rovinato il loro rapporto. Adesso doveva sbrigarsi, in modo da centrare il terzo bersaglio. Era possibile che Corinne tornasse volontariamente a casa; andava assolutamente preceduta, in caso contrario la ricompensa sarebbe sfumata. Sollevò da terra il motorino, trasse un sospiro di sollievo quando il motore si accese immediatamente e si apprestò a partire. Contava di raggiungere al più presto la tenuta. Avrebbe parlato con il vecchio ed intascato un bel gruzzolo. Il suo viso si distese in un sorriso colmo di maligna soddisfazione.
Poi sentì una voce. Una voce che conosceva.
"Dove stai andando, Sandrine?"
DI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE
ANNEHECHE:
Valentina uscì dal bagno e a piedi nudi raggiunse la grande vetrata che dava sul giardino. Era una notte limpida e fredda; nel cielo brillavano migliaia di stelle, piccoli punti luminosi simili a gioielli preziosi e lontani. Porte di un altro mondo, forse. Il camino diffondeva un piacevole calore. La moquette era soffice, quasi un contatto sensuale, come una lieve carezza foriera di suggestive promesse. Vale indossò biancheria intima nera. Sebbene fosse inverno, era abbronzata; i capelli scuri, lucidi come pietra bagnata, acquistavano sorprendenti sfumature, seguendo come in un tacito gioco i guizzi delle fiamme. La ragazza si sedette sul divano, di fronte al camino. Era sola in casa perché i suoi genitori avevano deciso di festeggiare i venticinque anni di matrimonio con un viaggio alle Maldive.
Valentina chiuse gli occhi per immaginare. Senza fatica creò la figura di lui, il viso, l'espressione, il fisico asciutto e muscoloso. Percepì distintamente il suo odore, sentì il suono della voce, gioì del sorriso, assaporò la forza dell'abbraccio. Le dita si muovevano, lievi come farfalle. Stuzzicarono a lungo il clitoride, poi entrarono in lei. Era già bagnata. Nessuno sapeva accarezzarla in quel modo speciale. Senza smettere di masturbarsi, con l'altra mano toccò il seno. Dapprima lo vezzeggiò, quindi lo strinse quasi brutalmente. Il respiro si era fatto affannoso; spirali di piacere la attraversavano regalandole sensazioni squisite. Si stese, allargando le gambe. Fu in quel momento che finalmente arrivò il suono tanto atteso. Persa nei suoi sogni, non aveva sentito il rumore della macchina. Si alzò con calma indolente, pregustando gli ultimi istanti di attesa; andò alla porta. La aprì. Sergio entrò, si tolse il cappotto, posandolo su una poltrona. Come sempre era in giacca e cravatta, alto, aitante, bello. Fu lei a spogliarlo, lentamente. A tratti si interrompeva per cercare la sua bocca, per gustare il contatto fra le lingue, per consentirgli di sfiorarle il viso, le spalle, i capezzoli turgidi.
Fecero l'amore sul divano. L'unico rumore era quello del fuoco. Poi, nel silenzio della notte, si udirono i loro gemiti, le parole d'amore sussurrate, trattenute e ripetute di nuovo. Sergio iniziò piano. Valentina lo sentiva diventare più grosso, più duro, sino a colmarla tutta; assecondò i suoi movimenti, slanciò le gambe per accoglierlo ancora meglio, lo spronò ad aumentare il ritmo. Diventò una cavalcata selvaggia, che tolse dalla mente della giovane qualsiasi pensiero che non fosse legato alle emozioni che quel meraviglioso amplesso le donava. "Scopami! Scopami! Più forte!" E lui magicamente la accontentò trasportandola in un universo parallelo, fuori dal tempo e dallo spazio conosciuti, dove l'unica realtà presente era quella del loro amore. Madidi di sudore, proseguirono la danza mentre i minuti, le ore passavano; le stelle, una ad una, si spegnevano; il vento del nord sopraggiungeva ad accarezzare i grandi alberi del bosco che circondava la casa. Tramontò la luna, fuori l'aria divenne gelida. Valentina ora era a cavalcioni su di lui, un'espressione selvaggia disegnata sul volto, il corpo superbo illuminato dai bagliori del fuoco. Vennero insieme, ancora una volta, mentre l'incanto della notte giungeva definitivamente al termine. A oriente apparve una pallida luce. Il vento cessò. Il camino si spense.
Sazia di passione, Vale si addormentò. Se qualcuno avesse potuto vederla, nuda e bellissima, sola nella grande dimora, avrebbe certamente avvertito i battiti del cuore aumentare; probabilmente si sarebbe innamorato, e se pittore avrebbe dipinto un quadro, se musicista composto una canzone, se timido sognatore composto la più sensuale fra le poesie.
Valentina dormì sognando Sergio. Se non poteva averlo fisicamente, tuttavia era in grado di inventarlo. E ogni notte, ogni singola notte, qualche dettaglio sarebbe stato diverso. Per avvicinare sempre più quell'amore alla perfezione.
Rosso il camino
scoppiettante di suoni
e vento che riecheggia tra gli alberi.
Di un cioccolato fondente
i capelli sciolti, lisci
sulle curve vellutate.
Disegnerò con le dita
arabeschi sul mio corpo, immaginando
il tuo liquido sguardo.
Ti ruberò un pò d'amore
nell'oscurità spogliata
d'atavici freni
Tu, Io e questa notte di vetro di murano..
Nathalie era tutta sudata. Ciò non dipendeva né dal caldo che si era fatto intenso, né dall'inseguimento di pochi minuti prima, e neppure della lotta che l'aveva vista prevalere su Sandrine. Anche perché si trattava di sudore freddo. Man mano che l'altra ragazza procedeva con il suo racconto, la figlia del fattore si sentiva morire. Sandrine esordì, chiedendole se si ricordava di Juliette. Nathalie annuì. Rammentava perfettamente quel triste giorno in cui il sedicente autista di Corinne l'aveva accompagnata al collegio. Non avrebbe mai dimenticato lo strazio e l'angoscia provati, quando incredula aveva assistito al bacio fra la biondina e Corinne. Aveva perdonato la sua compagna per quel tradimento, tuttavia lo conservava nella memoria.
"Corinne si è scopata Juliette una quantità di volte.", disse Sandrine.
"In quel momento stavano assieme...", replicò Nathalie. Le sembrava una giustificazione plausibile. In fondo, Corinne non poteva prevedere che un giorno si sarebbero riviste. Certamente, stava cercando di scordarla, e così si era scelta Juliette come amante. D'altro canto, la stessa Nathalie aveva avuto un'esperienza sessuale durante la loro forzata separazione.
"Oh sì, naturalmente.", disse Sandrine con un ghigno beffardo. "Peccato che poi la tua Corinne si sia fatta scopare dall'insegnante di ginnastica. Gran bella donna quella Jasmine! Lei e Corinne facevano sesso quasi tutti i giorni."
"Forse si era innamorata.", ribattè Nathalie. Non sapeva di questa relazione, e le faceva male al cuore pensare che Corinne l'avesse tradita due volte. Tuttavia, in un anno non era poi una cosa scandalosa. Probabilmente per Juliette aveva provato solo attrazione fisica, mentre con Jasmine era subentrato l'amore. Sandrine si tolse le scarpe, sbuffò per il caldo, quindi riprese a parlare. Nathalie trasse un sospiro rassegnato. "E non è finita qui, cara! Dopo Juliette e Jasmine, ecco un maschietto. Henry o Mimmo, come si faceva chiamare. Lui la strapazzava proprio alla grande. Davanti. Di dietro...E Corinne sbavava per lui!"
Il primo istinto di Nathalie fu quello di saltare addosso a Sandrine. Voleva gonfiarle la faccia a furia di sberle, strapparle i capelli, romperle un braccio, e sapeva che era in grado di farlo. Non fu la promessa a trattenerla, bensì la consapevolezza che quell'odiosa ragazza stava dicendo il vero. Non servivano prove. Lo capiva dalla sincerità dello sguardo, dalla pacata convinzione con cui si esprimeva. Soprattutto lo sentiva dentro di sè, nel profondo del suo cuore, là dove non esistono le menzogne, perché l'anima è a nudo di fronte allo specchio su cui si riflettono le emozioni e i sentimenti più veri e più intimi. Sandrine diceva la verità. Ne era certa.
Così come era certa che avrebbe lasciato Corinne.
Si alzò, riconsegnò il cellulare a Sandrine e si avviò verso la spiaggia.
Ormai nulla più contava.
Sotto c'è la nuova puntata.
Corinne è una ricca fanciulla di Strasburgo. Durante le vacanze estive, nella grande tenuta provenzale della famiglia, conosce Nathalie, la figlia del fattore. Le due ragazze dapprima fanno amicizia, poi scoprono l'amore. Ma un triste giorno il padre di Corinne le sorprende: manda sua figlia in un severo collegio, e licenzia il fattore. Nel rigido istituto, la bruna Corinne deve sopportare le continue angherie di Juliette, bionda "reginetta" della scuola. Un giorno, però, si ribella, affrontandola in uno scontro fisico, nel quale riporta nettamente la meglio. Sconfitta e umiliata, Juliette decide di vendicarsi. Fingendosi umile e sottomessa, seduce la brunetta ( scoprendo le gioie dell'amore saffico ). Il suo perfido piano ha due precisi obiettivi, e il primo viene raggiunto quando fa in modo che Nathalie, la figlia dell'ex fattore, assista incredula e disperata a un appassionato bacio fra lei e Corinne. Ma Juliette commette un errore, annotando le sue intenzioni su un diario. Condotta a forza in una stanza del collegio, viene punita da Michelle che le taglia i capelli a zero. La biondina, diventata lo zimbello della scuola, sembra finita. Nel frattempo, sbocciano due nuovi amori. Jasmine, la splendida insegnante di educazione fisica, fortemente attratta da Corinne, la conquista instaurando un'appassionata relazione con lei; Michelle, ex braccio destro di Juliette, ora passata dalla parte di Corinne, si invaghisce di Daniel Leblanc, il nuovo supplente di matematica, fidanzato con la tenera Dominique, e viene pienamente corrisposta. Ma l'ombra della malizia di Juliette torna a crescere: adesso la sua nemica mortale è Michelle, tuttavia vuole vendicarsi anche di Corinne. Sedotta nuovamente la seconda, penetra furtivamente nello studio del professor Leblanc, scopre la password del suo pc e invia un'e-mail a Dominique, informandola della relazione di Daniel; successivamente si reca dal professore, incolpando del fatto Michelle. Leblanc tronca la relazione con Michelle; ma, durante le vacanze di Natale, si rende conto di non poter fare a meno di lei. Una mattina l'aspetta davanti a casa: i due si parlano e la ragazza convince l'insegnante della sua innocenza. Nel frattempo, la perfida Juliette assolda Mimmo, un gigolò superdotato, in grado di far impazzire qualsiasi donna, con lo scopo di fargli sedurre Corinne per poi abbandonarla dopo averla fatta perdutamente innamorare. Negli stessi giorni, la biondina va a letto con l'ex amica Sandrine, riguadagnandola alla sua causa. Sandrine è una ragazza assetata di potere: accetta di aiutarla, solo per imparare da lei quella diabolica astuzia di cui Juliette sembra essere l'unica depositaria. Finite le vacanze natalizie, Juliette si introduce nottetempo nello studio di Leblanc e si infila nel suo letto. Scambiandola per Michelle, l'insegnante fa all'amore con lei. Nel frattempo, Mimmo seduce Corinne: i piani di Juliette sembrano realizzarsi perfettamente, ma la biondina viene tradita da Sandrine che diffonde con un altoparlante le parole con cui Juliette le svelava le sue intenzioni. Sandrine, poi, consegna Juliette a Michelle e a Corinne. Portata nel bosco dalle due ragazze, per la paura Juliette impazzisce. A questo punto, la nuova "cattiva" della storia diventa Sandrine. Infatti, quando Juliette torna in collegio dalla clinica in cui era stata ricoverata, Sandrine la droga per renderla sua succube; inoltre, ricatta Daniel Leblanc. Ma viene smascherata da una poliziotta intelligente e risoluta, l'affascinante Silvie Legrange, donna dalla singolare vita sessuale. Mimmo viene arrestato e Sandrine è cacciata dal collegio. Il bene trionfa: Juliette diventa una vera amica per Corinne, e Michelle e Leblanc meditano di sposarsi. Finito l'anno scolastico, Corinne torna in Provenza, ritrova Nathalie e scappa di casa assieme a lei. Ma la perfida Sandrine...
Sandrine aveva molti difetti, ma non era vile. Tuttavia si rendeva perfettamente conto che in un corpo a corpo non avrebbe avuto alcuna possibilità con quella solida ragazza di campagna. Si rialzò agilmente e riprese a correre. Sentiva i passi dell'altra dietro di sè. Capì che Nathalie stava guadagnando terreno. Non temeva di prenderle, però sapeva che le avrebbe sequestrato il cellulare con il prezioso filmato. Poi si disse che in qualsiasi caso avrebbe potuto chiedere una grossa cifra al padre di Corinne. Anche senza filmato, gli avrebbe svelato dove sua figlia si nascondeva. Non occorrevano prove. Lui avrebbe constatato di persona, e subito dopo l'avrebbe ricompensata. Con uno scatto disperato raggiunse il motorino, balzò in sella e accese il motore, dando immediatamente gas. Molto meglio: così sarebbe stata pagata subito!
Si girò per schernire la sua inseguitrice. Fu un grave errore. Non vide una buca e fece un volo che la portò ad atterrare su un mucchio di sterpaglia. Dolorante si rialzò. In quel momento Nathalie le fu addosso. Le due ragazze finirono a terra, una sopra l'altra. La figlia del fattore artigliò i capelli di Sandrine, tirandoli in modo da portarle il viso all'altezza della sua bocca. "Ascoltami bene.", le sibilò all'orecchio. "Se farai del male a Corinne, se la denuncerai al padre, io verrò a cercarti. E ti assicuro che quello non sarà un un giorno felice per te. Ti manderò all'ospedale. Sono stata chiara?"
"Ta gueule!"
Nathalie le schiacciò la faccia sul terreno. "Vuoi una dimostrazione pratica?" Sandrine si sentiva soffocare, le mancava l'aria; inoltre il peso di Nathalie la opprimeva. Cercò di reagire, ma comprese di non avere chance. Si rilasciò, facendole capire che aveva rinunciato a lottare. Era fradicia di sudore e provava un forte dolore al naso. Aveva una contusione a un ginocchio e le gambe tutte sbucciate. "Va bene! Ti prometto che lascerò in pace Corinne. Però vorrei dirti una cosa."
"Parla!"
"Non riesco a respirare!"
A malincuore Nathalie la liberò. Sandrine si sedette. Le consegnò il cellulare, poi la guardò negli occhi. "Prima mi devi promettere che mi ascolterai senza scaldarti." Alla figlia del fattore quelle parole non piacquero. Se Sandrine temeva un suo scatto d'ira, significava che stava per sputare veleno sulla ragazza che amava, e questo non lo avrebbe tollerato. "Nessuna promessa.", ribattè. "Tu parla pure, ma stai molto attenta." Sandrine scosse il capo. "No.", disse. "Mi devi garantire che non mi metterai le mani addosso. Posso assicurarti che quello che ti dirò è vero, e anche facilmente provabile."
Nathalie la scrutò, perplessa. Non si fidava minimamente di lei, tuttavia adesso le sembrava sincera. "Va bene.", acconsentì infine. "Parla. Io ti ascolterò."
"La tua Corinne è una troia!"
Nathalie alzò una mano per schiaffeggiarla, ma ricordò la sua promessa.
Sandrine proseguì con voce pacata. "Adesso te lo dimostrerò."
"Il mondo è troppo piccolo per contenere tutto il nostro amore!" Questo mi piaceva. "Sei bellissima: assomigli a Jane Fonda". Questo mi piaceva molto meno. Primo, perché non era vero (un conto è essere una bella ragazza dall'aspetto atletico, altro una diva del cinema), secondo, perché quel paragone presupponeva pensieri rivolti a altre donne. Ma erano poche le cose che non mi piacevano in lui. Certo, ce n'erano, dato che la perfezione non esiste; ma io ho sempre diffidato dei santi. Laica e miscredente, mi chiamava, quando mi rifiutavo di accompagnarlo in chiesa. Alla fine ci mise una pietra sopra, e rinunciò a chiedermelo, con mio grande sollievo. Preferivo restare in casa a preparare una torta; Maurizio andava pazzo per i dolci, e sapevo già che quando sarebbe tornato dalla messa avrebbe apprezzato il mio gesto, e divorato la torta. Credo che "divorare" sia il termine più appropriato: lui divorava la vita, lavorando sodo, divorava me, scopandomi come un dio, divorava le giornate, aggredendole sin dal sorgere dell'alba. Prima colazione, di corsa in officina, pranzo, di nuovo in officina, palestra, cena, tv, scopata. Detto così, forse, suona un po' materiale, che so grezzo, rozzo, ma io non sono mai stata capace di esprimermi bene, a scuola avevo quattro in italiano, e comunque ho smesso di studiare presto, visto che in famiglia i soldi non abbondavano.
Poi conobbi Maurizio. Facevo l'operaia, e non è che i divertimenti fossero molti. Però, almeno un sabato su due, andavo a ballare. Mi è sempre piaciuto un sacco ballare, ed ero piuttosto bravina, anche se in seguito con il tempo che passa, e qualche chilo di troppo che forzatamente arriva, ho perso agilità e scioltezza di movimenti. Ma non divaghiamo. Quella sera ero in discoteca con la Carla e la Luisa. A un tratto, si presenta lui. Disinvolto? No. Bello? Stendiamo un velo pietoso. Però emanava qualcosa. Non saprei dire con precisione che cosa...forse coraggio, forza, bontà d'animo, vallo a sapere. Mi invita a ballare. Secondo voi cosa gli ho risposto? Non se ne parla! Maurizio non fa una piega, sorride e va al bar a bere una birra. Ma poi torna. Me lo chiede di nuovo, ottenendo un'identica risposta. Nuovo giro al bar, altra birra (confesso che, incuriosita, lo sbirciavo), ed eccolo ancora da me. Questa volta accetto, non chiedetemi perché, tanto non saprei rispondere. Sono quelle cose strane che succedono nella vita, come fili di perle creati dal destino, a volte ti va bene, in altri casi ti prendi una scottatura di quelle che non ti scordi. A me è andata bene. Ci siamo innamorati, fidanzati, sposati. E da quella sera sono stata sempre felice. Per carità, si poteva anche litigare, mandarsi a fanculo, ma poi, poi subentrava la magia che ci ha sempre uniti. Io sapevo quello che pensava lui, e lui conosceva i miei pensieri. Ridevamo molto. Capitava anche che ridessimo degli altri, ma senza malizia, senza cattiveria. Non invidiavamo nessuno. Eravamo troppo felici.
Certe sere, quando tornava a casa, mi portava un fiore. "Mi hai tradita con la Sabri?", gli chiedevo subito, più sospettosa che mai. Lui rideva, rideva, scuotendo le spalle ampie. "Ma quale Sabri! Io amo solo te, Jane!" Anche se sapevo che era vero, mi infastidiva quel Jane. "Scemo, io mi chiamo Barbara, non Jane! E che siamo in America! E comunque, allora, sarei Giovanna, mica Barbara." E Maurizio rideva ancora, e poi mi abbracciava, e facevamo l'amore sul divano mentre l'arrosto andava a farsi benedire. Chiaramente, dopo ci veniva fame. "Vado a prendere due pizze.", diceva il Mau (così lo chiamavo io). Andava e tornava, mangiavamo le pizze e poi andavamo a letto, a fare nuovamente l'amore. "Ti amo!", diceva lui. "Ti amo!", rispondevo io. E vi giuro che non ho mai amato nessuno in vita mia come il Mau, padre, madre, sorella, inclusi. Il Mau sapeva essere unico. Premuroso, attento, protettivo. Non ho mai avuto paura di niente con lui. Aveva le spalle troppo larghe. Era solido. Una roccia.
E adesso non voglio che mi veda piangere mentre il prete sciorina quelle parole inutili. Giro la testa per non vedere la vanga e la terra e il Mau che scompare. Per sempre.
La casa si affacciava sul mare. Un piccolo promontorio la separava dalle abitazioni dei pescatori. Il villaggio più vicino distava almeno tre chilometri, Cannes circa quindici. Si trattava di un luogo perfetto, isolato, protetto da sguardi indiscreti, e frequentato assai di rado dato che la spiaggia era privata. Non fu facile per Sandrine arrivare sino a lì. Dopo essere scesa dal treno alla stazione di Cannes, aveva acquistato un motorino di seconda mano con i soldi che si era fatta "prestare" da Juliette. Prima di partire, aveva minacciato la biondina: se si fosse lasciata scappare anche una sola parola con Michelle, l'avrebbe pagata cara. Sapeva che Juliette aveva paura di lei e che non l'avrebbe mai tradita. Sbagliò strada varie volte, ma alla fine riuscì a individuare la località che cercava. Aveva interrogato diversi passanti, i quali erano stati capaci solo di sbirciare le sue gambe abbronzate; aveva perso quasi le speranze, quando un vecchietto riuscì a darle delle indicazioni forse un po' vaghe ma sufficienti per trovare la sua meta. Scese dal motorino e, a piedi, si avvicinò alla casa. Era una magnifica giornata di sole, spirava un lieve scirocco e faceva caldo. Presto Sandrine fu tutta sudata. Non appena raggiunse il limitare della spiaggia, vide subito le due ragazze.
Stavano facendo l'amore sulla sabbia. Sandrine sogghignò, quindi tirò fuori dalla tasca dei pantaloncini il cellulare e riprese la scena. Suo malgrado, si sentiva eccitata. A lei piacevano sia i maschi che le femmine, tuttavia i rapporti sessuali con Juliette non la soddisfacevano completamente: fra loro esisteva un rapporto basato sul sadismo. Sandrine amava farla soffrire, e perveniva all'orgasmo quando le aveva procurato una certa dose di dolore. Ma quella non era vera passione; si trattava unicamente di un gioco perverso che ormai la soddisfaceva sempre di meno. Osservando Nathalie e Corinne, si rese conto che si amavano, che il loro amplesso era puro e innocente, perciò ancora più inebriante. Erano palesi la dolcezza, la tenerezza, l'assoluta mancanza di egoismo. Sperimentò un forte sentimento di invidia, che si tramutò in malizia e sete di vendetta. Desiderava punirle, vederle piangere; voleva che la loro felicità finisse, trasformandosi in angoscia. Ed era certa di riuscirci.
Ignare di quei pensieri tenebrosi, Corinne e Nathalie stavano vivendo il loro sogno d'amore. La fuga era riuscita perfettamente. Corinne aveva aspettato che suo padre partisse, poi era corsa dall'amica. Si erano arrangiate con l'autostop, avevano camminato a lungo, ma a tarda sera erano giunte infine a destinazione. Raggianti, avevano guardato il loro paradiso, il luogo dove sarebbero vissute felici.
Mentre Corinne si crogiolava al sole, Nathalie si alzò ed entrò in acqua.
Fu lei a vedere una ragazza bruna che le stava riprendendo con un cellulare. Corinne le aveva mostrato una foto che ritraeva alcune collegiali. C'erano Michelle, la sua migliore amica, Juliette, che in passato si era comportata in maniera perfida ma che adesso stava sinceramente dalla sua parte, e Sandrine. Nathalie sapeva che quella ragazza era malvagia e priva di scrupoli, sempre intenta a ordire piani odiosi. La riconobbe immediatamente, e capì che la sua presenza era legata a qualche losca trama. La figlia del fattore era molto diversa da Corinne. Si disse che era ora che qualcuno le impartisse una bella lezione. Uscì dal mare e corse verso di lei.
Sandrine notò la sua espressione bellicosa, si girò di scatto e scappò, diretta al motorino.
Ma inciampò e cadde a terra.
La macchina imboccò il viale che conduceva fuori dalla tenuta. Era lungo circa ottocento metri, ampio e fiancheggiato da grandi alberi secolari. A Corinne quel breve tragitto parve interminabile. La ragazza decise di confessare tutto. Era inutile prolungare quell'agonia: non aveva mai imparato a giocare a tennis, non era attesa da nessuna avversaria e soprattutto non sapeva se nei dintorni c'era un campo in terra battuta. Forse suo padre l'avrebbe perdonata e, in ogni caso, non esisteva altro modo per uscire da una situazione tanto angosciante. Naturalmente il suo sogno svaniva per sempre, dato che in futuro sarebbe stata controllata a vista; probabilmente non avrebbe più incontrato Nathalie, e comunque non avrebbe mai più fatto l'amore con lei. Bianca in viso, e con gli occhi colmi di lacrime, si voltò in direzione dell'uomo che le sedeva accanto. "Papà...", disse con voce tremante.
Mimmo era in prigione, ma Sandrine aveva evitato il riformatorio cavandosela con la sola espulsione dal collegio, fatto che non l'aveva minimamente rattristata. In attesa che entrambe le famiglie partissero per le vacanze, si divertiva a tormentare Juliette. La biondina era terrorizzata da lei, e Sandrine ne approfittava per maltrattarla in tutti i modi possibili. La costringeva a servirla, a obbedire ad ogni suo ordine, e si divertiva a umiliarla in pubblico. Juliette la odiava, ma non aveva la forza per ribellarsi, né per chiuderle l'uscio di casa in faccia. Sandrine conosceva una quantità di retroscena, e quando la biondina tentava di opporsi a lei, la minacciava di raccontare ogni cosa ai suoi genitori. A volte la obbligava a degradanti prestazioni sessuali, e spesso si faceva consegnare del denaro. Quando ci fu la telefonata di Michelle, le due ragazze erano insieme. Non appena Juliette chiuse la comunicazione, Sandrine la interrogò.
Una romantica fuga d'amore. Che splendida notizia! Sandrine si disse che ormai Juliette le era venuta a noia. Corinne era una preda più stuzzicante. Senza contare che una gita nel sud della Francia rappresentava una prospettiva davvero allettante: doveva soltanto inventare una scusa plausibile per i suoi. Poi sarebbe partita. Ignorava cosa avrebbe fatto, tuttavia era certa che le sarebbe venuta una buona idea.
Magari durante il viaggio in treno.
Il padre di Corinne guardò la figlia. Notò che era estremamente pallida, vide che le tremavano le mani.
"Ti devo confessare una cosa."
"Piccola, tu non stai bene!"
"Io...io non stavo andando a giocare a tennis...io..." Le parole le uscivano di bocca a fatica, mentre l'ansia la soffocava. La prospettiva di perdere Nathalie era intollerabile; inoltre, temeva di provocare un violento scoppio d'ira.
Ma suo padre non la stava ascoltando. "Jean, torniamo a casa. Corinne sta male! E' meglio che vada subito a letto. Sbrigati, poi partiremo per Strasburgo."
L'autista obbedì immediatamente, invertendo la marcia.
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