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A posteriori Corinne si sarebbe detta che avrebbe dovuto rispondere che andava a fare il bagno nel piccolo lago. Le bugie più credibili sono sempre quelle che si avvicinano maggiormente alla realtà, e suo padre sapeva che quasi tutte le mattine lei si recava lì. Ma in quel momento non ebbe la presenza di spirito necessaria. Arrossì e balbettò che andava a giocare a tennis.
"A tennis? Da quando pratichi questo sport?"
Corinne spiegò che aveva incominciato in collegio e che si era appassionata molto. Suo padre alzò un sopracciglio. "Non hai il fisico adatto per il tennis. Dovresti dedicarti alla danza oppure alla ginnnastica artistica." Corinne riuscì a simulare una risatina divertita. "Papà, non voglio diventare una Ivanovic! Mi diverto e basta". L'uomo stava per replicare qualcosa, ma fu interrotto dall'autista. "Ho riparato la gomma, signore. Se vuole, possiamo partire." Corinne trasse un sospiro di sollievo. In quegli ultimi istanti aveva avuto il folle timore che suo padre volesse ispezionarle la sacca: in luogo di racchetta, gonnellino e scarpe sportive, avrebbe trovato biancheria e vestiti di ricambio. Sarebbe stata una situazione insostenibile, dato che non avrebbe potuto addurre alcuna giustificazione che spiegasse la presenza di quel vestiario e la mancanza dei classici indumenti da tennis.
"Alla buon'ora, Jean!" Il padre di Corinne era visibilmente irritato; quello stupido contrattempo gli aveva fatto perdere almeno un'ora. D'altro canto sapeva che Jean guidava molto bene, ma era totalmente negato per la meccanica. Si voltò e lo seguì verso l'ingresso principale.
"Buon viaggio, papà!" Corinne aprì la porta che dava sul giardino.
Nathalie incominciava a preoccuparsi. Si chiedeva se la sua amica non avesse per caso cambiato idea: era in forte ritardo, e Corinne generalmente si distingueva per la puntualità. Nathalie era ansiosa di partire. Trovava quell'idea irresistibile, e non vedeva l'ora di giungere a destinazione. Sapeva che la loro meta era una casetta isolata che si affacciava sul mare. Avrebbero fatto il bagno e poi sarebbero andate a letto insieme. Per la prima volta avrebbero fatto l'amore sotto le lenzuola. Nathalie pregustava il piacere che avrebbero provato entrambe e fantasticava sulla gioia che avrebbe donato a Corinne. Si sarebbe dedicata a lei con una tale passione che sicuramente l'avrebbe condotta all'estasi. Vivere insieme! Dormire abbracciate, svegliarsi nello stesso momento, condividere ogni istante della giornata. Era un sogno meraviglioso, ma forse Corinne all'ultimo minuto aveva avuto paura. Cambiò piede d'appoggio, mentre formulava una preghiera silenziosa: "Signore, fai che non abbia cambiato idea!"
Corinne stava per uscire, quando il padre la chiamò nuovamente.
"Aspetta, piccola! Ti accompagnamo con la macchina al campo da tennis".
La ragazza si sentì gelare.
Lui consultò l'orologio. "Non cascherà il mondo se perdo ancora qualche minuto. Ho proprio voglia di vederti giocare!"
Procedendo verso il largo, il mare si era fatto di un azzurro cupo. Spirava un vento di tramontana che gonfiava le vele e lasciava presagire che prima di sera si sarebbe scatenato un fortunale. Nubi scure, gravide di pioggia, occupavano già una parte di cielo: ma più a sud persisteva ancora il bello; lì il sole era piacevolmente caldo, e mitigava la brezza. Stormi di uccelli volavano scendendo spesso a rasentare l'acqua, a caccia di cibo. Tony sapeva che quello che era un buon punto, dove avrebbe trovato pesci in abbondanza. Non si sarebbe fermato a lungo, il tempo di calare le reti, stivare il carico; e poi avrebbe invertito la rotta, tornando al porticciolo. Mentre teneva con mano sicura il timone, la sua mente per qualche strano motivo lo riportò per alcuni istanti a Milano.
"Ciao. Volevo chiederti una cortesia. Perché non scrivi un post per i non addetti ai lavori ? Mi spiego, mi piacerebbe, da basico , saperne di piu' di come nasce un racconto. Se hai un metodo, segui una *procedura* insomma, se la definizione dei personaggi e dei luoghi la determini prima, ect. ect. Mi piacerebbe capire cosa c'è dietro un racconto , un libro, giusto per avere piu' dettagli per meglio capire e apprezzare lo sforzo di chi scrive. Spero sia chiaro. Se la cosa non ti è di peso, sono curioso di conoscere come si sviluppa un'idea.
Nei giorni seguenti le due ragazze prepararono il loro piano. Corinne era troppo intelligente, e Nathalie aveva troppo buon senso, per dar vita a un tentativo confuso e velleitario. Ogni cosa andava pianificata con cura: solo così avrebbero avuto qualche chance di successo. La difficoltà maggiore non era tanto quella di scappare. Sarebbe stato sufficiente uscire di casa alle prime luci dell'alba, dirigersi verso il laghetto e poi raggiungere la strada che conduceva al centro abitato. Dopo un paio di chilometri c'era un incrocio, da dove si poteva imboccare l' autostrada. Malgrado fosse proibito, non avrebbero avuto problemi a rimediare un passaggio. Qualsiasi automobilista si sarebbe fermato per raccogliere due giovani avvenenti e dall'aspetto inoffensivo.
Nathalie era una ragazza bionda, robusta, con occhi nocciola che presentavano ombre verdi, un corpo completamente sviluppato, e gambe lunghe e ben fatte, sebbene forse troppo forti. D'estate Nathalie aiutava il padre, lavorava nei campi e accudiva gli animali. Come indole era l'opposto di Corinne: vivace, allegra e sfacciata. Amava la vita, in tutte le sue forme: le piaceva mangiare, ridere, scherzare, e il duro impegno fisico non la spaventava minimamente. Corinne amava la sua personalità solare, la sua gioia di vivere, la sua solida forza interiore. Erano così diverse fra loro! Come avrebbe voluto essere simile alla figlia del fattore: possedere lo stesso carattere, l'identico temperamento, la medesima bellezza fisica.
Questo blog ospita principalmente racconti o "serie", tuttavia da tempo desideravo dedicare un post a Stephen King. Il motivo è presto detto: contrariamente ad altri autori che amo incondizionatamente oppure che non mi interessano, con il "re" ho un rapporto ambivalente di odio-amore. Nel mio romanzo, "Lesbo è un'isola del Mar Egeo", lo cito in diverse occasioni, se la memoria non mi inganna parlandone sempre bene. Ma, in realtà, ultimamente mi ha alquanto delusa, e come tutte le amanti che si sentono tradite riesco a essere molto cattiva con lui.
Partiamo comunque da un dato incontestabile. Sebbene relegato da gran parte della critica, in particolare quella americana, in quello che in molti considerano un sottogenere, l'horror, King figura di diritto fra i grandi della letteratura del novecento. Le sue doti peculiari sono la caratterizzazione dei personaggi, l'uso sapiente dei dialoghi e la capacità di descrivere un certo tipo di società prevalentemente piccolo borghese della provincia americana. Naturalmente anche la sua fantasia è notevole, benchè a volte i tratti più propriamente horror delle sue storie si rifacciano a modelli già sfruttati. In ogni caso, Stephen King ha pubblicato libri di assoluto valore. "It", "L'ombra dello scorpione", "Cose preziose", "Le notti di Salem", "Misery", per citarne solo alcuni, risultano dei piccoli o grandi capolavori, a seconda dei parametri di valutazione. Inoltre, malgrado taluni sostengano il contrario, io penso che sappia scrivere molto bene.
Negli ultimi dieci anni, tuttavia, la sua vena si è impoverita, forse a causa della produzione eccessiva (ha scritto una quantità incalcolabile di romanzi), dell'alcool o della mancanza di esso, e della sua presunzione che lo ha portato a rifiutare gli interventi degli editor che in passato, quando ancora non era così potente e famoso, riuscivano a sforbiciare tomi spesso troppo verbosi, sino alla logorrea narrativa vera e propria. Un esempio per tutti: la prima versione de "L'ombra dello scorpione", saggiamente ridotta di almeno duecento pagine, è stata sconfessata dal nostro che ha voluto proporre il manoscritto originale, dove prima di arrivare al dunque si vivono momenti di noia mortale. Descrizioni minuziose e interminabili di accadimenti tutto sommato poco significativi appesantiscono notevolmente la narrazione, e d'altro canto se hanno inventato l'editing una ragione ci sarà pure. King da sempre si sente sottovalutato dalla critica, cui spesso ha riservato stralci velenosi nelle introduzioni delle sue raccolte di racconti. Ha proclamato ai quattro venti di essere un autore "generoso". Scrivere libri di mille pagine, a suo giudizio, significa offrire il massimo al lettore: ma, ribatto io, se un terzo di queste pagine sono riservate a snervanti resoconti di azioni minimali (cinque pagine per descrivere un tragitto dalla cucina alla finestra, pensieri del protagonista annessi) allora il tutto sembra più che altro un inno alla propria megalomania.
Dopo tre, quattro grosse delusioni, ho deciso di non acquistare più i suoi nuovi lavori a scatola chiusa, come invece prima facevo. Leggo il maggior numero di recensioni possibili e poi decido.
Se potessi esprimere un desiderio, vorrei tanto che Stephen King tornasse quello di un tempo, lo scrittore capace di regalarci storie belle e avvincenti. Sono scettica al riguardo...ma la speranza è l'ultima a morire.
E voi cosa ne pensate?
Buona Pasqua a tutti :-)
(Vi ricordo che cancellerò le foto troppo grandi)
Più tardi le cose sarebbero cambiate, ma in quel momento il cielo era ancora azzurro. Benchè fosse una giornata invernale, mite e ventosa, l'uomo aveva terribilmente caldo. A tratti provava anche freddo, brividi gelati che gli attraversavano la schiena simili a lame di ghiaccio. E soprattutto aveva sete.
Erano state le frustate, la fatica incommensurabile, il dolore del corpo e dell'anima.
E un dubbio che aveva finito per insinuarsi nella sua mente. Rendendosi conto che era assurdo, lo cancellò dal cervello. Subito si sentì più sereno. Ma aveva sete. Chiuse gli occhi come per cercare un riparo dalla sofferenza, dal mondo. Aspettava soltanto di morire, dato che quello era il suo destino: e con la morte l'agonia sarebbe cessata.
Se solo avesse potuto bere...
Con l'immaginazione vedeva placidi fiumi dalle acque limpide che attraversavano rigogliosi campi, laghi cristallini incuneati fra montagne alte e verdi, ruscelli gorgoglianti. Ma si trattava di un sogno, la realtà era terribile e diversa; la realtà era fatta di tristezza che nasceva dalla malvagità degli uomini.
Era fatta di sete.
Fu allora che il soldato dalle spalle larghe gli diede dell'aceto da bere. La bevanda più dissetante in natura.
A fatica l'uomo mandò giù qualche goccia.
Poi, con un enorme sforzo di volontà, Gesù sorrise.
"Tu un giorno verrai in paradiso con me."
Ma probabilmente il centurione non capì quelle parole.
LA POESIA DI RAGNOOO:
Chiudi lento ogni spazio
raccogli miseri momenti
con la punta della lingua
disseta i miei pensieri
mentre divoro la vita mentre scivolo
sulle pareti cianotiche
devoto davanti alla tua passione
Con occhi vitrei e pelle olivastra
su note senza storia
mostrami quello che non capisco
Dio guarda sui figli dell’uomo
Spogliami fammi vedere le ragioni nell’intimo
Dimmi la verità, dimmi perché Gesù fu crocifisso
Dolore su vite attorcigliata
tra mani e corona di spine,
libere su altari notturni
infiniti ed impossibili
mentre forgi passione
silenzi tra dita di pece
inchiodando l'alba su brividi di pelle ignota.
Ma probabilmente l'uomo non capì quelle parole.
(Vi ricordo che cancellerò le foto troppo grandi)
Corinne uscì dall'acqua, coprendosi con un asciugamano. Si guardò attorno ansiosa. Chi poteva essere? Qualche malintenzionato forse o magari... Poi la vide. Bionda, bella e solare: era Nathalie. Corinne impallidì. Mille emozioni contrastanti si disputavano il possesso della sua anima. Non aveva mai scordato l'incanto del loro primo amplesso. Lo rivide con gli occhi della mente, e le sembrò che fossero passate solo poche ore e non già un intero anno.
Lentamente, quasi come in una scena al rallentatore, si lasciò scivolare sul prato. Nathalie la aiutò, sostenendola con una mano; e quando le due ragazze si ritrovarono per terra, avvicinò le labbra ai seni, e la sua lingua danzò sui capezzoli. Corinne aveva sempre gli occhi chiusi, non le occorreva guardare, nello stesso modo in cui non le servivano gli altri sensi: l'udito, l'olfatto in quel momento erano inutili. Contava solo il flusso di passione che sentiva crescere dentro di sè, simile a un'inarrestabile marea. A quel punto Nathalie la baciò sulla bocca. Corinne corrispose, questa volta finalmente guardando. Le lingue si intrecciarono, si presero e si lasciarono, tornarono ad avvinghiarsi in un gioco dolce e lento, come una danza sotto le stelle in una notte incantata e scintillante. La mano della ragazza bionda percorse il corpo di Corinne e infine trovò la sua meta; indugiò per alcuni, interminabili, istanti sul pube, poi un dito, uno solo, entrò. Corinne incominciò a gemere, e quel dito modulò il suo tempo sui gemiti. Più forte Corinne gemeva, più forte il dito si muoveva. Corinne iniziò a godere, mentre le lingue delle due giovani continuavano il loro interminabile ballo, indifferenti al resto del mondo, indifferenti a ogni cosa che non fosse il piacere reciproco che si donavano. Poi Nathalie si rialzò e con studiata lentezza prese a spogliarsi. Corinne la osservava, cercando di non perdere nemmeno un fotogramma di quello che vedeva: i grandi seni bianchi, orgogliosi ed eretti, le lunghe gambe forti, il ventre perfettamente piatto, la tenue peluria bionda. La figlia del fattore si chinò nuovamente su di lei e, senza scambiarsi una sola parola, Nathalie e Corinne fecero all'amore.
Tuttavia non poteva dimenticare lo sgomento che aveva visto negli occhi di Nathalie quando l'aveva scoperta abbracciata a Juliette. E non riusciva a dimenticare Jasmine, e nemmeno Mimmo. Ma una voce in fondo al cuore le sussurrava con insistenza che aveva sbagliato tutto, che era Nathalie il suo vero amore. A sua discolpa c'era il fatto che non avrebbe mai saputo rintracciarla, ma poi si disse che se ci era riuscita Juliette avrebbe potuto farlo anche lei.
Nathalie le rivolse un sorriso quasi timido. "Mio padre è tornato a lavorare qui. L'uomo che lo aveva sostituito era un ladro."
Corinne ricambiò il sorriso, mentre si sentiva invadere da una felicità senza limiti. D'impulso, la abbracciò. Ancora una volta le bocche delle due fanciulle si incontrarono.
E' come se il tempo si fosse fermato, pensò fugacemente Corinne.
Oppure questo è un nuovo tempo, finalmente felice?
Il riassunto completo della storia di Corinne è nel post immediatamente precedente a questo.
Corinne è una ricca fanciulla di Strasburgo. Durante le vacanze estive, nella grande tenuta provenzale della famiglia, conosce Nathalie, la figlia del fattore. Le due ragazze dapprima fanno amicizia, poi scoprono l'amore. Ma un triste giorno il padre di Corinne le sorprende: manda sua figlia in un severo collegio, e licenzia il fattore. Nel rigido istituto, la bruna Corinne deve sopportare le continue angherie di Juliette, bionda "reginetta" della scuola. Un giorno, però, si ribella, affrontandola in uno scontro fisico, nel quale riporta nettamente la meglio. Sconfitta e umiliata, Juliette decide di vendicarsi. Fingendosi umile e sottomessa, seduce la brunetta ( scoprendo le gioie dell'amore saffico ). Il suo perfido piano ha due precisi obiettivi, e il primo viene raggiunto quando fa in modo che Nathalie, la figlia dell'ex fattore, assista incredula e disperata a un appassionato bacio fra lei e Corinne. Ma
Juliette commette un errore, annotando le sue intenzioni su un diario. Condotta a forza in una stanza del collegio, viene punita da Michelle che le taglia i capelli a zero. La biondina, diventata lo zimbello della scuola, sembra finita. Nel frattempo, sbocciano due nuovi amori. Jasmine, la splendida insegnante di educazione fisica, fortemente attratta da Corinne, la conquista instaurando un'appassionata relazione con lei; Michelle, ex braccio destro di Juliette, ora passata dalla parte di Corinne, si invaghisce di Daniel Leblanc, il nuovo supplente di matematica, fidanzato con la tenera Dominique, e viene pienamente corrisposta. Ma l'ombra della malizia di Juliette torna a crescere: adesso la sua nemica mortale è Michelle
, tuttavia vuole vendicarsi anche di Corinne. Sedotta nuovamente la seconda, penetra furtivamente nello studio del professor Leblanc, scopre la password del suo pc e invia un'e-mail a Dominique, informandola della relazione di Daniel; successivamente si reca dal professore, incolpando del fatto Michelle. Leblanc tronca la relazione con Michelle; ma, durante le vacanze di Natale, si rende conto di non poter fare a meno di lei. Una mattina l'aspetta davanti a casa: i due si parlano e la ragazza convince l'insegnante della sua innocenza. Nel frattempo, la perfida Juliette assolda Mimmo, un gigolò superdotato, in grado di far impazzire qualsiasi donna, con lo scopo di fargli sedurre Corinne per poi abbandonarla dopo averla fatta perdutamente innamorare. Negli stessi giorni, la biondina va a letto con l'ex amica Sandrine, riguadagnandola alla sua causa.
Sandrine è una ragazza assetata di potere: accetta di aiutarla, solo per imparare da lei quella diabolica astuzia di cui Juliette sembra essere l'unica depositaria. Finite le vacanze natalizie, Juliette si introduce nottetempo nello studio di Leblanc e si infila nel suo letto. Scambiandola per Michelle, l'insegnante fa all'amore con lei. Nel frattempo, Mimmo seduce Corinne: i piani di Juliette sembrano realizzarsi perfettamente, ma la biondina viene tradita da Sandrine che diffonde con un altoparlante le parole con cui Juliette le svelava le sue intenzioni. Sandrine, poi, consegna Juliette a Michelle e a Corinne. Portata nel bosco dalle due ragazze, per la paura Juliette impazzisce. A questo punto, la nuova "cattiva" della storia diventa Sandrine. Infatti, quando Juliette torna in collegio dalla clinica in cui era stata ricoverata, Sandrine la droga per renderla sua succube; inoltre, ricatta Daniel Leblanc. Ma viene smascherata da una poliziotta intelligente e risoluta, l'affascinante Silvie Legrange,
donna dalla singolare vita sessuale. Mimmo viene arrestato e Sandrine è cacciata dal collegio. Il bene trionfa: Juliette diventa una vera amica per Corinne, e Michelle e Leblanc meditano di sposarsi. Finito l'anno scolastico, Corinne torna in Provenza: una mattina, mentre nuda sta facendo il bagno in un laghetto...udì un rumore di passi e spaventata si coprì i piccoli seni con le mani...
Vorrei dire una cosa. Potete abbassare quelle luci, per favore? Da ragazzino andai a fare un corso di vela, credo che avevo quattordici anni, mi divertivo molto, mi ero anche preso una cotta per una ragazza. Come si chiamava? Daniela? Simona? Non mi ricordo, ma comunque mica è importante. Dunque, io in barca andavo bene, mi piaceva, ho sempre amato il mare, il vento, le onde, insomma tutte quelle cose lì, anche se poi non sono più andato al mare. Vita di merda, senza soldi, ho potuto permettermi solo vacanze sul lago, in campeggio, e la notte c'erano certi spifferi gelati che ti entravano nelle ossa e così poi mi veniva anche il mal di schiena.
Posso avere una sigaretta? Grazie. Ecco, io non sapevo fare i nodi. I nodi da marinaio sono maledetti, la gassa o cosa diavolo; non era colpa mia, proprio non ero capace, non mi entravano in testa, anche se ci provavo, eccome se ci provavo. Beh non sempre, a volte preferivo guardare le gambe nude di Cristiana. O Daniela? Sì sì credo proprio che si chiamava Daniela, occhi neri, capelli neri, un corpo bellissimo anche se aveva solo due anni più di me. Arrivo al sodo. Un giorno l'istruttore mi dice: vieni nel mio bungalow che ti insegno a fare i nodi. Va bene, rispondo io, così è la volta buona che finalmente imparo, non puoi andare in barca se non sai fare i nodi. Il bungalow, sapete quelle costruzioni in legno...ma certo che lo sapete, è un mio difetto, mi capita di pensare che la gente non sa quello che so io, quando invece è l'incontrario, perché io non so quasi niente, e quel poco che so lo so anche male. Insomma il bungalow era buio, no, non troppo buio, diciamo che era avvolto nella penombra, questa è una frase che ho letto su un libro, bella vero? Ho letto tre libri in vita mia, ma dieci volte l'uno e adesso li conosco a memoria, potrei recitarli come il prete recita la Bibbia o il Vangelo, come quando parla durante la Messa. Ci sediamo sul lettino, io e l'istruttore, era un uomo non molto giov