anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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Le Recensioni Del Mio Libro

lunedì, 31 marzo 2008
Postato da anneheche

CorinneA posteriori Corinne si sarebbe detta che avrebbe dovuto rispondere che andava a fare il bagno nel piccolo lago. Le bugie più credibili sono sempre quelle che si avvicinano maggiormente alla realtà, e suo padre sapeva che quasi tutte le mattine lei si recava lì. Ma in quel momento non ebbe la presenza di spirito necessaria. Arrossì e balbettò che andava a giocare a tennis.
"A tennis? Da quando pratichi questo sport?"
Corinne spiegò che aveva incominciato in collegio e che si era appassionata molto. Suo padre alzò un sopracciglio. "Non hai il fisico adatto per il tennis. Dovresti dedicarti alla danza oppure alla ginnnastica artistica." Corinne riuscì a simulare una risatina divertita. "Papà, non voglio diventare una Ivanovic! Mi diverto e basta". L'uomo stava per replicare qualcosa, ma fu interrotto dall'autista. "Ho riparato la gomma, signore. Se vuole, possiamo partire." Corinne trasse un sospiro di sollievo. In quegli ultimi istanti aveva avuto il folle timore che suo padre volesse ispezionarle la sacca: in luogo di racchetta, gonnellino e scarpe sportive, avrebbe trovato biancheria e vestiti di ricambio. Sarebbe stata una situazione insostenibile, dato che non avrebbe potuto addurre alcuna giustificazione che spiegasse la presenza di quel vestiario e la mancanza dei classici indumenti da tennis.
"Alla buon'ora, Jean!" Il padre di Corinne era visibilmente irritato; quello stupido contrattempo gli aveva fatto perdere almeno un'ora. D'altro canto sapeva che Jean guidava molto bene, ma era totalmente negato per la meccanica. Si voltò e lo seguì verso l'ingresso principale.
"Buon viaggio, papà!" Corinne aprì la porta che dava sul giardino.

Nathalie incominciava a preoccuparsi. Si chiedeva se la sua amica non avesse per caso cambiato idea: era in forte ritardo, e Corinne generalmente si distingueva per la puntualità. Nathalie era ansiosa di partire. Trovava quell'idea irresistibile, e non vedeva l'ora di giungere a destinazione. Sapeva che la loro meta era una casetta isolata che si affacciava sul mare. Avrebbero fatto il bagno e poi sarebbero andate a letto insieme. Per la prima volta avrebbero fatto l'amore sotto le lenzuola. Nathalie pregustava il piacere che avrebbero provato entrambe e fantasticava sulla gioia che avrebbe donato a Corinne. Si sarebbe dedicata a lei con una tale passione che sicuramente l'avrebbe condotta all'estasi. Vivere insieme! Dormire abbracciate, svegliarsi nello stesso momento, condividere ogni istante della giornata. Era un sogno meraviglioso, ma forse Corinne all'ultimo minuto aveva avuto paura. Cambiò piede d'appoggio, mentre formulava una preghiera silenziosa: "Signore, fai che non abbia cambiato idea!"

Corinne stava per uscire, quando il padre la chiamò nuovamente.
"Aspetta, piccola! Ti accompagnamo con la macchina al campo da tennis".
La ragazza si sentì gelare.
Lui consultò l'orologio. "Non cascherà il mondo se perdo ancora qualche minuto. Ho proprio voglia di vederti giocare!"

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domenica, 30 marzo 2008
Postato da anneheche

Procedendo verso il largo, il mare si era fatto di un azzurro cupo. Spirava un vento di tramontana che gonfiava le vele e lasciava presagire che prima di sera si sarebbe scatenato un fortunale. Nubi scure, gravide di pioggia, occupavano già una parte di cielo: ma più a sud persisteva ancora il bello; lì il sole era piacevolmente caldo, e mitigava la brezza. Stormi di uccelli volavano scendendo spesso a rasentare l'acqua, a caccia di cibo. Tony sapeva che quello che era un buon punto, dove avrebbe trovato pesci in abbondanza. Non si sarebbe fermato a lungo, il tempo di calare le reti, stivare il carico; e poi avrebbe invertito la rotta, tornando al porticciolo. Mentre teneva con mano sicura il timone, la sua mente per qualche strano motivo lo riportò per alcuni istanti a Milano.
Era vissuto al nord per dodici anni, lavorando sodo, cercando di risparmiare il più possibile, evitando svaghi e spese superflue. Dodici anni che aleggiavano nella sua memoria come un periodo cupo, buio, foriero di solitudine. Ma era stato grazie a quei lunghi anni che aveva potuto tornare in Sicilia, ristrutturare la vecchia casa in riva al mare e prendere in leasing la barca che ora gli dava da vivere.
Virò, mettendosi in poppa e puntando sul banco di pesci che ormai distava meno di un miglio. Tony aveva trentasei anni, era abbronzato e in perfetta forma fisica. Negli ultimi dodici mesi l'attività all'aria aperta lo aveva rigenerato. Quando era tornato da Milano, era grigio come quella città; il sole della sua terra, i venti caldi, il ricordo dell'infanzia, avevano operato una profonda trasformazione in lui. Era di nuovo il Tony di un tempo, allegro, ottimista e pieno di voglia di vivere.
All'improvviso il mare si presentò piatto e calmo, quasi fosse stato cosparso d'olio. Sino all'orizzonte, la superficie dell'acqua luccicava ai raggi del sole. Anche l'aria era diventata tiepida, e portava con sè lontani sapori d'Africa. Tony allentò le vele e si mise al lavoro. A torso nudo predispose le reti. Intanto pensava a Carmela. A Milano aveva vissuto senza una donna, anche perché sapeva che un giorno sarebbe tornato in Sicilia e avrebbe ritrovato lei. La amava da quando era ragazzino, pienamente corrisposto, e le lettere che si erano scambiati in quei due lustri abbondanti lo avevano costantemente rassicurato sulla sua fedeltà, sebbene a volte in certe notti più scure del nero si era chiesto per quanto tempo ancora lo avrebbe aspettato. Avrebbe potuto conoscere un altro uomo ed invaghirsi di lui. Che la lontananza spegnesse i fuochi piccoli e alimentasse quelli grandi era solo un luogo comune, valido come altre frasi fatte, e tutto sommato scarsamente credibile. Ma lei lo aveva aspettato. E quella sera avrebbero fatto l'amore, e forse finalmente un figlio. Tony sorrise, concentrandosi poi sul lavoro. Andava a pesca con suo padre, aveva incominciato praticamente da bambino, e conosceva ogni singolo aspetto di quella che per certi versi considerava un'arte. Tuttavia fu l'istinto a fargli alzare lo sguardo al cielo. Imbruniva a vista d'occhio, con un anticipo di ore, e un minaccioso baldacchino di nuvole del colore del catrame veniva sospinto dal vento verso meridione. Era come se stesse per sopraggiungere la più tenebrosa fra le notti, accompagnata dalla rabbia cieca della natura inferocita. Con gesti calmi ed esperti, Tony ritirò le reti, quindi strambò, dirigendosi verso la costa. Calcolava di raggiungere l'approdo in tempo, benchè si rendesse conto che la tempesta che stava per scatenarsi avrebbe devastato il mare come raramente accade. Quella mattina aveva ascoltato la radio, ma le previsioni del tempo erano parse rassicuranti; si profilava una burrasca, ma solo verso il tardo pomeriggio, e comunque di proporzioni contenute.
La prima grande onda sollevò l'imbarcazione come se fosse un giocattolo. Ne arrivò subito dopo una seconda, ancora più gigantesca. L'intensità del vento crebbe a dismisura. Ovunque, il mare ribolliva, assalito da folate d'aria gelida sempre più forti. Le onde ora erano simili a montagne d'acqua, e crescevano sempre di più. Tony ridusse la velatura. Un lampo squarciò il cielo, diffondendo una luce vivida. Le raffiche investivano la barca con furia selvaggia. Lo scafo si inerpicava su cavalloni alti come piramidi per poi precipitare in profondi abissi di schiuma. Tony era aggrappato al timone con tutte le sue forze. Il piccolo peschereccio si inclinò pericolosamente. Poi arrivò un'onda immensa, la più grande. Il penultimo pensiero di Tony fu riservato a Carmela. Ma dopo appena un istante se ne presentò, fugace, un altro: "Minchia, miegghiu ka ca a Milanu!"
La barca si inabissò.
Dove il mare è mare.
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venerdì, 28 marzo 2008
Postato da anneheche

anne heche"Ciao. Volevo chiederti una cortesia. Perché non scrivi un post per i non addetti ai lavori ? Mi spiego, mi piacerebbe, da basico , saperne di piu' di come nasce un racconto. Se hai un metodo, segui una *procedura* insomma, se la definizione dei personaggi e dei luoghi la determini prima, ect. ect. Mi piacerebbe capire cosa c'è dietro un racconto , un libro, giusto per avere piu' dettagli per meglio capire e apprezzare lo sforzo di chi scrive. Spero sia chiaro. Se la cosa non ti è di peso, sono curioso di conoscere come si sviluppa un'idea.
Grazie
Matteo"

Ho esitato prima di scrivere questo post. Il mio timore era di apparire presuntuosa, ma poi mi sono detta che non c'era nulla di male a rispondere, visto che comunque scrivo racconti (belli o brutti che siano) e ho pubblicato un libro (che può essere piaciuto o meno). Innanzi tutto, credo che non esista una metodologia comune: questo vale per gli autori affermati, come per chi scrive su un blog. So che molti partono da un'idea, la sviluppano mentalmente, prendono appunti e spesso preparano una "scaletta". Quando incominciano a lavorare hanno quindi le idee già chiare, e al massimo, durante la stesura del testo, apportano qualche minimo cambiamento. Può essere un personaggio nuovo, oppure una situazione che cambia lievemente rispetto agli intenti di partenza.
Io forse rappresento un caso anomalo, perché non so mai come si svilupperà e soprattutto come finirà una storia. Naturalmente un'ispirazione di base esiste, ma molto limitata: spesso è solo una sensazione, un'emozione, il ricordo di un'immagine, di un profumo, di un suono, di una persona o del sapore di una stagione. Incomincio con una frase. Poi scrivo la seconda. E a questo punto il racconto prende vita da solo, i protagonisti invariabilmente fanno quello che vogliono e io mi limito ad assecondarli, scrivendo di getto. A volte ho fortuna, in altri casi meno. Quello che posso dire è che, una volta partita, non mi fermo più. Non ho mai lasciato un romanzo incompiuto (ne ho scritti quattro, prima di "Lesbo è un'isola del Mar Egeo"), e lo stesso vale per i racconti che posto in rete. In linea di massima, ogni cinquecento parole (circa), rileggo ciò che ho scritto e apporto qualche correzione. Ma facciamo un esempio pratico, che è sempre la cosa migliore. Quando ho scritto "Un, due, tre!", ero reduce da una passeggiata nel bosco. Sapevo solo che volevo raccontare la storia di un clown, e che questa storia sarebbe stata necessariamente triste, dato che i clown mi hanno sempre ispirato tristezza. Avevo in mente il "ritornello" (un, due, tre, appunto) e nient'altro. Amilcare, il clown, viene licenziato perché ormai è vecchio e non fa più ridere nessuno. Decide di esibirsi per l'ultima volta, a titolo assolutamente gratuito. Il motivo è semplice: vuole lasciare la scena con una prestazione memorabile. Ora, credo che quasi tutti, prima di mettersi davanti al pc, si sarebbero interrogati, chiedendosi quale fosse la soluzione migliore: il suo canto del cigno avrebbe avuto successo oppure sarebbe stato un fiasco? E, soprattutto, come si sarebbe concluso il racconto? Nella mia "incoscienza", non mi sono posta alcun interrogativo. Scrivevo, di tanto in tanto sbirciavo fuori della finestra, e l'unica certezza che avevo erano quelle parole che si ripetevano nella mia mente, come un mantra: un, due, tre. Non svelerò qui il finale, per non togliere la sorpresa a chi non lo avesse letto e volesse farlo adesso (il racconto è nella categoria "i miei post preferiti"), dirò soltanto che a quel finale sono giunta per vie assolutamente misteriose, e che un istante prima di scriverlo non avevo la più pallida idea di come si sarebbe conclusa la vicenda. Naturalmente non è detto che il mio finale sia quello migliore; è possibile che altre soluzioni si sarebbero dimostrate ancora più efficaci. Quello che volevo sottolineare, tuttavia, è il mio "non metodo". Ho parlato di "incoscienza" perché se l'incipit di una storia è molto importante, visto che da quelle primissime righe il lettore stabilirà se continuare a leggere o meno, se il corpo centrale rappresenta la trama, il finale determina il successo o l'insuccesso di un post, poiché saranno quelle ultime immagini a rimanere impresse nella memoria. Una conclusione sbagliata può rovinare anche il post più bello.
Infrango molte regole, la più importante delle quali è la norma secondo cui bisognerebbe lasciare decantare un post per alcuni giorni, in modo da poterlo rileggere "a freddo", scoprendo così più facilmente errori, ripetizioni o lacune strutturali. Ma è più forte di me: quando scrivo qualcosa, lo edito quasi sempre subito dopo.
Non cerco mai le idee, nè prendo appunti. Vengono da sole, generalmente quando cammino o se sono in macchina. Se le dimentico, significa che non erano valide. Lavoro solo al pc, senza musica (contrariamente ad un tempo) e con la scrivania ordinata. Procedo in maniera conseguenziale, ma ho fatto un'eccezione per "Lesbo è un'isola del Mar Egeo": infatti, giunta a metà romanzo, mi è venuta in mente una fine che mi piaceva, e l'ho scritta prima della seconda parte del libro.
Riguardo allo stile, cerco sempre di essere semplice, in modo che chiunque possa leggermi senza fatica. A me interessa raccontare una storia, possibilmente avvincente o almeno intrigante, senza ricercare virtuosismi. Se posso permettermi di dare un unico suggerimento, è proprio questo: sarebbe bene limitare l'eccesso di intellettualismo e l'esasperata ricerca della forma. Scrivere in modo semplice è sicuramente più difficile che farlo in maniera complicata, ma chi legge solitamente non desidera perdersi in un mare di subordinate. Ricordiamo la lezione di Hemingway: "Arrivarono al fiume. Il fiume era lì." Di norma, alterno frasi brevi a periodi più ampi. Inoltre, evito di editare post troppo lunghi, dato che so per esperienza che difficilmente verrebbero letti.
Più di questo non posso dirti, caro Matteo. Spero di esserti stata d'aiuto. Aggiungo solo che non so se il mio sia un metodo da imitare ;-)
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mercoledì, 26 marzo 2008
Postato da anneheche

KateNei giorni seguenti le due ragazze prepararono il loro piano. Corinne era troppo intelligente, e Nathalie aveva troppo buon senso, per dar vita a un tentativo confuso e velleitario. Ogni cosa andava pianificata con cura: solo così avrebbero avuto qualche chance di successo. La difficoltà maggiore non era tanto quella di scappare. Sarebbe stato sufficiente uscire di casa alle prime luci dell'alba, dirigersi verso il laghetto e poi raggiungere la strada che conduceva al centro abitato. Dopo un paio di chilometri c'era un incrocio, da dove si poteva imboccare l' autostrada. Malgrado fosse proibito, non avrebbero avuto problemi a rimediare un passaggio. Qualsiasi automobilista si sarebbe fermato per raccogliere due giovani avvenenti e dall'aspetto inoffensivo.
Tuttavia, era necessario avere una meta, un luogo isolato e tranquillo in cui nascondersi. Fu Corinne a trovare la soluzione. Si ricordò che la famiglia di Michelle possedeva una piccola casetta nei pressi di Cannes. Era ubicata di fronte al mare, e sufficientemente distante dal paese più vicino. Nei dintorni vivevano solo alcune famiglie di pescatori, gente poco curiosa e che stava in mare tutto il giorno. Corinne ricordava che Michelle le aveva detto che da qualche anno non andavano più lì in vacanza, e che la casa era disabitata. Le telefonò, confidandole le sue intenzioni. Michelle si dichiarò felice di aiutarla. Naturalmente occorreva anche procurarsi una certa somma di denaro, altrimenti non avrebbero avuto di che mangiare. In seguito, si sarebbero trovate un lavoro, ma per i primi mesi era preferibile che rimanessero nascoste, dato che la polizia le avrebbe cercate. Le loro foto sarebbero state distribuite; avrebbero controllato le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, le frontiere. Corinne pensava di "prendere in prestito" dei soldi dal padre, trafugandoli dal suo portafoglio di notte, ma Nathalie la informò che aveva da parte dei risparmi e che sarebbero stati più che sufficienti.
Ora, si trattava di passare all'azione.
Scelsero il lunedì mattina. Quel giorno, infatti, il padre di Corinne sarebbe partito per Strasburgo. Come al solito, avrebbe lasciato la tenuta molto presto in modo da giungere a destinazione prima di notte. Sarebbe tornato dopo due giorni. La mamma era sempre sbadata e non si sarebbe accorta della sua assenza se non all'ora di cena.
Corinne si coricò verso le undici e faticò ad addormentarsi. La sua mente correva, immaginando stupendi scenari futuri che la vedevano assieme a Nathalie. A tratti, veniva colta dal panico: se suo padre fosse riuscito a rintracciarle le avrebbe separate per sempre, e questa volta non ci sarebbe stata una seconda possibilità. Cercò di eliminare i pensieri negativi, concentrandosi solo sul sogno incantato che stava per vivere. Infine, quando mancava poco all'alba, cadde in un sonno profondo.
Si svegliò di soprassalto. Il sole si era già levato nel cielo. Nathalie la stava aspettando. Saltò giù dal letto, si vestì in fretta senza lavarsi, e prese la sacca sportiva che aveva preparato la sera precedente. Conteneva lo stretto indispensabile: qualche maglietta, pantaloncini corti, un paio di jeans e biancheria pulita. Uscì dalla camera e scese le scale, cercando di non fare rumore. A quell'ora avrebbe potuto incrociare la governante o qualche cameriera e, sebbene non avesse nulla da temere da loro, preferiva non essere vista. Giunta al piano terra si diresse rapidamente verso la porta che dava sul giardino. Aveva già la mano sulla maniglia, quando si sentì apostrofare. "Corinne, dove stai andando?"
Era suo padre.
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domenica, 23 marzo 2008
Postato da anneheche

Nathalie era una ragazza bionda, robusta, con occhi nocciola che presentavano ombre verdi, un corpo completamente sviluppato, e gambe lunghe e ben fatte, sebbene forse troppo forti. D'estate Nathalie aiutava il padre, lavorava nei campi e accudiva gli animali. Come indole era l'opposto di Corinne: vivace, allegra e sfacciata. Amava la vita, in tutte le sue forme: le piaceva mangiare, ridere, scherzare, e il duro impegno fisico non la spaventava minimamente. Corinne amava la sua personalità solare, la sua gioia di vivere, la sua solida forza interiore. Erano così diverse fra loro! Come avrebbe voluto essere simile alla figlia del fattore: possedere lo stesso carattere, l'identico temperamento, la medesima bellezza fisica.
Tuttavia, nel corso dell'ultimo anno, molte cose erano cambiate. Quando Nathalie aveva visto Corinne fra le braccia di Juliette si era sentita morire. Era stata condotta al collegio dall'autista della biondina, che si era finto un dipendente di Corinne. Il piano malvagio di Juliette era riuscito perfettamente e, per la prima volta in vita sua, Nathalie era caduta in depressione. Ma alla fine la sua naturale predisposizione all'ottimismo aveva preso nuovamente il sopravvento, e lei era tornata quella di prima. In quei mesi aveva avuto un unico flirt, con una certa Isabelle, ma era stata solamente una storia di sesso, priva di coinvolgimenti emotivi. Per Corinne, invece, nutriva un sincero affetto, e forse qualcosa di più; probabilmente si trovava a un passo dalla soglia dell'amore.
In ogni caso, se aveva dei dubbi, quella mattina vennero fugati completamente. Le due ragazze fecero l'amore con una dolcezza, una passione, un'intensità, che non potevano nascere solo dall'attrazione fisica; era un viaggio nel mondo bello e sconosciuto che appartiene unicamente a chi ama. Il mondo dove ogni bacio, ogni singola carezza, ogni sorriso schiudono emozioni ineguagliabili, simili a splendidi fiori che sbocciano a primavera. Una sopra l'altra, nude ai raggi del sole, si muovevano lentamente, lasciando che i corpi aderissero in modo perfetto, per poi accelerare l'amplesso, mentre gli orgasmi si susseguivano. Una brezza tiepida e profumata passava su di loro asciugando i piccoli cristalli di sudore.
Corinne chiuse gli occhi, dimenticando il resto del mondo. Quello che la figlia del fattore le stava facendo era forse l'essenza assoluta della vita, l'attimo supremo, la realizzazione di un'intera esistenza. Le gridò che l'amava, ma, a differenza dell'anno precedente, questa volta era vero: ne era certa, e la sua certezza nasceva dal percorso compiuto negli ultimi dodici mesi. Jasmine e Mimmo avevano rappresentato il potere del sesso, Juliette l'ambiguità di un rapporto basato su inganni e falsità. Nathalie, invece, recava in dono la sincerità assoluta di un sentimento vero, autentico, che i venti della vita non sarebbero mai stati capaci di annientare. Entrambe, in modi diversi e tuttavia simili, pensarono che avrebbero voluto condividere per sempre la loro passione, vivere assieme come se fossero marito e moglie, specchiarsi ogni giorno negli occhi dell'altra colmi dell'identico amore.
Quella notte, incapace di prendere sonno, Corinne si rese conto che non sarebbe mai più tornata al collegio. Non poteva abbandonare Nathalie, e sapeva che i suoi pensieri erano pienamente condivisi dall'amica. Per un istante l'immagine di suo padre giganteggiò nella sua mente. Ma lei la scacciò.
Esisteva una soluzione.
Sarebbero fuggite insieme.
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venerdì, 21 marzo 2008
Postato da anneheche

Questo blog ospita principalmente racconti o "serie", tuttavia da tempo desideravo dedicare un post a Stephen King. Il motivo è presto detto: contrariamente ad altri autori che amo incondizionatamente oppure che non mi interessano, con il "re" ho un rapporto ambivalente di odio-amore. Nel mio romanzo, "Lesbo è un'isola del Mar Egeo", lo cito in diverse occasioni, se la memoria non mi inganna parlandone sempre bene. Ma, in realtà, ultimamente mi ha alquanto delusa, e come tutte le amanti che si sentono tradite riesco a essere molto cattiva con lui.
Partiamo comunque da un dato incontestabile. Sebbene relegato da gran parte della critica, in particolare quella americana, in quello che in molti considerano un sottogenere, l'horror, King figura di diritto fra i grandi della letteratura del novecento. Le sue doti peculiari sono la caratterizzazione dei personaggi, l'uso sapiente dei dialoghi e la capacità di descrivere un certo tipo di società prevalentemente piccolo borghese della provincia americana. Naturalmente anche la sua fantasia è notevole, benchè a volte i tratti più propriamente horror delle sue storie si rifacciano a modelli già sfruttati. In ogni caso, Stephen King ha pubblicato libri di assoluto valore. "It", "L'ombra dello scorpione", "Cose preziose", "Le notti di Salem", "Misery", per citarne solo alcuni, risultano dei piccoli o grandi capolavori, a seconda dei parametri di valutazione. Inoltre, malgrado taluni sostengano il contrario, io penso che sappia scrivere molto bene.
Negli ultimi dieci anni, tuttavia, la sua vena si è impoverita, forse a causa della produzione eccessiva (ha scritto una quantità incalcolabile di romanzi), dell'alcool o della mancanza di esso, e della sua presunzione che lo ha portato a rifiutare gli interventi degli editor che in passato, quando ancora non era così potente e famoso, riuscivano a sforbiciare tomi spesso troppo verbosi, sino alla logorrea narrativa vera e propria. Un esempio per tutti: la prima versione de "L'ombra dello scorpione", saggiamente ridotta di almeno duecento pagine, è stata sconfessata dal nostro che ha voluto proporre il manoscritto originale, dove prima di arrivare al dunque si vivono momenti di noia mortale. Descrizioni minuziose e interminabili di accadimenti tutto sommato poco significativi appesantiscono notevolmente la narrazione, e d'altro canto se hanno inventato l'editing una ragione ci sarà pure. King da sempre si sente  sottovalutato dalla critica, cui spesso ha riservato stralci velenosi nelle introduzioni delle sue raccolte di racconti. Ha proclamato ai quattro venti di essere un autore "generoso". Scrivere libri di mille pagine, a suo giudizio, significa offrire il massimo al lettore: ma, ribatto io, se un terzo di queste pagine sono riservate a snervanti resoconti di azioni minimali (cinque pagine per descrivere un tragitto dalla cucina alla finestra, pensieri del protagonista annessi) allora il tutto sembra più che altro un inno alla propria megalomania.
Dopo tre, quattro grosse delusioni, ho deciso di non acquistare più i suoi nuovi lavori a scatola chiusa, come invece prima facevo. Leggo il maggior numero di recensioni possibili e poi decido.
Se potessi esprimere un desiderio, vorrei tanto che Stephen King tornasse quello di un tempo, lo scrittore capace di regalarci storie belle e avvincenti. Sono scettica al riguardo...ma la speranza è l'ultima a morire.
E voi cosa ne pensate?

Buona Pasqua a tutti :-)

(Vi ricordo che cancellerò le foto troppo grandi)

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mercoledì, 19 marzo 2008
Postato da anneheche

Più tardi le cose sarebbero cambiate, ma in quel momento il cielo era ancora azzurro. Benchè fosse una giornata invernale, mite e ventosa, l'uomo aveva terribilmente caldo. A tratti provava anche freddo, brividi gelati che gli attraversavano la schiena simili a lame di ghiaccio. E soprattutto aveva sete.
Erano state le frustate, la fatica incommensurabile, il dolore del corpo e dell'anima.
E un dubbio che aveva finito per insinuarsi nella sua mente. Rendendosi conto che era assurdo, lo cancellò dal cervello. Subito si sentì più sereno. Ma aveva sete. Chiuse gli occhi come per cercare un riparo dalla sofferenza, dal mondo. Aspettava soltanto di morire, dato che quello era il suo destino: e con la morte l'agonia sarebbe cessata.
Se solo avesse potuto bere...
Con l'immaginazione vedeva placidi fiumi dalle acque limpide che attraversavano rigogliosi campi, laghi cristallini incuneati fra montagne alte e verdi, ruscelli gorgoglianti. Ma si trattava di un sogno, la realtà era terribile e diversa; la realtà era fatta di tristezza che nasceva dalla malvagità degli uomini.
Era fatta di sete.
Fu allora che il soldato dalle spalle larghe gli diede dell'aceto da bere. La bevanda più dissetante in natura.
A fatica l'uomo mandò giù qualche goccia.
Poi, con un enorme sforzo di volontà, Gesù sorrise.
"Tu un giorno verrai in paradiso con me."
Ma probabilmente il centurione non capì quelle parole.

LA POESIA DI RAGNOOO:

Chiudi lento ogni spazio
raccogli miseri momenti
con la punta della lingua
disseta i miei pensieri
mentre divoro la vita mentre scivolo
sulle pareti cianotiche
devoto davanti alla tua passione

Con occhi vitrei e pelle olivastra
su note senza storia
mostrami quello che non capisco
Dio guarda sui figli dell’uomo
Spogliami fammi vedere le ragioni nell’intimo
Dimmi la verità, dimmi perché Gesù fu crocifisso

Dolore su vite attorcigliata
tra mani e corona di spine,
libere su altari notturni
infiniti ed impossibili
mentre forgi passione
silenzi tra dita di pece
inchiodando l'alba su brividi di pelle ignota.

Ma probabilmente l'uomo non capì quelle parole.

(Vi ricordo che cancellerò le foto troppo grandi)

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lunedì, 17 marzo 2008
Postato da anneheche

Corinne uscì dall'acqua, coprendosi con un asciugamano. Si guardò attorno ansiosa. Chi poteva essere? Qualche malintenzionato forse o magari... Poi la vide. Bionda, bella e solare: era Nathalie. Corinne impallidì. Mille emozioni contrastanti si disputavano il possesso della sua anima. Non aveva mai scordato l'incanto del loro primo amplesso. Lo rivide con gli occhi della mente, e le sembrò che fossero passate solo poche ore e non già un intero anno.

Lentamente, quasi come in una scena al rallentatore, si lasciò scivolare sul prato. Nathalie la aiutò, sostenendola con una mano; e quando le due ragazze si ritrovarono per terra, avvicinò le labbra ai seni, e la sua lingua danzò sui capezzoli. Corinne aveva sempre gli occhi chiusi, non le occorreva guardare, nello stesso modo in cui non le servivano gli altri sensi: l'udito, l'olfatto in quel momento erano inutili. Contava solo il flusso di passione che sentiva crescere dentro di sè, simile a un'inarrestabile marea. A quel punto Nathalie la baciò sulla bocca. Corinne corrispose, questa volta finalmente guardando. Le lingue si intrecciarono, si presero e si lasciarono, tornarono ad avvinghiarsi in un gioco dolce e lento, come una danza sotto le stelle in una notte incantata e scintillante. La mano della ragazza bionda percorse il corpo di Corinne e infine trovò la sua meta; indugiò per alcuni, interminabili, istanti sul pube, poi un dito, uno solo, entrò. Corinne incominciò a gemere, e quel dito modulò il suo tempo sui gemiti. Più forte Corinne gemeva, più forte il dito si muoveva. Corinne iniziò a godere, mentre le lingue delle due giovani continuavano il loro interminabile ballo, indifferenti al resto del mondo, indifferenti a ogni cosa che non fosse il piacere reciproco che si donavano. Poi Nathalie si rialzò e con studiata lentezza prese a spogliarsi. Corinne la osservava, cercando di non perdere nemmeno un fotogramma di quello che vedeva: i grandi seni bianchi, orgogliosi ed eretti, le lunghe gambe forti, il ventre perfettamente piatto, la tenue peluria bionda. La figlia del fattore si chinò nuovamente su di lei e, senza scambiarsi una sola parola, Nathalie e Corinne fecero all'amore.

Tuttavia non poteva dimenticare lo sgomento che aveva visto negli occhi di Nathalie quando l'aveva scoperta abbracciata a Juliette. E non riusciva a dimenticare Jasmine, e nemmeno Mimmo. Ma una voce in fondo al cuore le sussurrava con insistenza che aveva sbagliato tutto, che era Nathalie il suo vero amore. A sua discolpa c'era il fatto che non avrebbe mai saputo rintracciarla, ma poi si disse che se ci era riuscita Juliette avrebbe potuto farlo anche lei.
Nathalie le rivolse un sorriso quasi timido. "Mio padre è tornato a lavorare qui. L'uomo che lo aveva sostituito era un ladro."
Corinne ricambiò il sorriso, mentre si sentiva invadere da una felicità senza limiti. D'impulso, la abbracciò. Ancora una volta le bocche delle due fanciulle si incontrarono.
E' come se il tempo si fosse fermato, pensò fugacemente Corinne.
Oppure questo è un nuovo tempo, finalmente felice?

Il riassunto completo della storia di Corinne è nel post immediatamente precedente a questo.

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domenica, 16 marzo 2008
Postato da anneheche

Corinne è una ricca fanciulla di Strasburgo. Durante le vacanze estive, nella grande tenuta provenzale della famiglia, conosce Nathalie, la figlia del fattore. Le due ragazze dapprima fanno amicizia, poi scoprono l'amore. Ma un triste giorno il padre di Corinne le sorprende: manda sua figlia in un severo collegio, e licenzia il fattore. Nel rigido istituto, la bruna Corinne deve sopportare le continue angherie di Juliette, bionda "reginetta" della scuola. Un giorno, però, si ribella, affrontandola in uno scontro fisico, nel quale riporta nettamente la meglio. Sconfitta e umiliata, Juliette decide di vendicarsi. Fingendosi umile e sottomessa, seduce la brunetta ( scoprendo le gioie dell'amore saffico ). Il suo perfido piano ha due precisi obiettivi, e il primo viene raggiunto quando fa in modo che Nathalie, la figlia dell'ex fattore, assista incredula e disperata a un appassionato bacio fra lei e Corinne. Ma Juliette commette un errore, annotando le sue intenzioni su un diario. Condotta a forza in una stanza del collegio, viene punita da Michelle che le taglia i capelli a zero. La biondina, diventata lo zimbello della scuola, sembra finita. Nel frattempo, sbocciano due nuovi amori. Jasmine, la splendida insegnante di educazione fisica, fortemente attratta da Corinne, la conquista instaurando un'appassionata relazione con lei; Michelle, ex braccio destro di Juliette, ora passata dalla parte di Corinne, si invaghisce di Daniel Leblanc, il nuovo supplente di matematica, fidanzato con la tenera Dominique, e viene pienamente corrisposta. Ma l'ombra della malizia di Juliette torna a crescere: adesso la sua nemica mortale è Michelle, tuttavia vuole vendicarsi anche di Corinne. Sedotta nuovamente la seconda, penetra furtivamente nello studio del professor Leblanc, scopre la password del suo pc e invia un'e-mail a Dominique, informandola della relazione di Daniel; successivamente si reca dal professore, incolpando del fatto Michelle. Leblanc tronca la relazione con Michelle; ma, durante le vacanze di Natale, si rende conto di non poter fare a meno di lei. Una mattina l'aspetta davanti a casa: i due si parlano e la ragazza convince l'insegnante della sua innocenza. Nel frattempo, la perfida Juliette assolda Mimmo, un gigolò superdotato, in grado di far impazzire qualsiasi donna, con lo scopo di fargli sedurre Corinne per poi abbandonarla dopo averla fatta perdutamente innamorare. Negli stessi giorni, la biondina va a letto con l'ex amica Sandrine, riguadagnandola alla sua causa. Sandrine è una ragazza assetata di potere: accetta di aiutarla, solo per imparare da lei quella diabolica astuzia di cui Juliette sembra essere l'unica depositaria. Finite le vacanze natalizie, Juliette si introduce nottetempo nello studio di Leblanc e si infila nel suo letto. Scambiandola per Michelle, l'insegnante fa all'amore con lei. Nel frattempo, Mimmo seduce Corinne: i piani di Juliette sembrano realizzarsi perfettamente, ma la biondina viene tradita da Sandrine che diffonde con un altoparlante le parole con cui Juliette le svelava le sue intenzioni. Sandrine, poi, consegna Juliette a Michelle e a Corinne. Portata nel bosco dalle due ragazze, per la paura Juliette impazzisce. A questo punto, la nuova "cattiva" della storia diventa Sandrine. Infatti, quando Juliette torna in collegio dalla clinica in cui era stata ricoverata, Sandrine la droga per renderla sua succube; inoltre, ricatta Daniel Leblanc. Ma viene smascherata da una poliziotta intelligente e risoluta, l'affascinante Silvie Legrange, donna dalla singolare vita sessuale. Mimmo viene arrestato e Sandrine è cacciata dal collegio. Il bene trionfa: Juliette diventa una vera amica per Corinne, e Michelle e Leblanc meditano di sposarsi. Finito l'anno scolastico, Corinne torna in Provenza: una mattina, mentre nuda sta facendo il bagno in un laghetto...udì un rumore di passi e spaventata si coprì i piccoli seni con le mani...

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martedì, 11 marzo 2008
Postato da anneheche

Vorrei dire una cosa. Potete abbassare quelle luci, per favore? Da ragazzino andai a fare un corso di vela, credo che avevo quattordici anni, mi divertivo molto, mi ero anche preso una cotta per una ragazza. Come si chiamava? Daniela? Simona? Non mi ricordo, ma comunque mica è importante. Dunque, io in barca andavo bene, mi piaceva, ho sempre amato il mare, il vento, le onde, insomma tutte quelle cose lì, anche se poi non sono più andato al mare. Vita di merda, senza soldi, ho potuto permettermi solo vacanze sul lago, in campeggio, e la notte c'erano certi spifferi gelati che ti entravano nelle ossa e così poi mi veniva anche il mal di schiena.
Posso avere una sigaretta? Grazie. Ecco, io non sapevo fare i nodi. I nodi da marinaio sono maledetti, la gassa o cosa diavolo; non era colpa mia, proprio non ero capace, non mi entravano in testa, anche se ci provavo, eccome se ci provavo. Beh non sempre, a volte preferivo guardare le gambe nude di Cristiana. O Daniela? Sì sì credo proprio che si chiamava Daniela, occhi neri, capelli neri, un corpo bellissimo anche se aveva solo due anni più di me. Arrivo al sodo. Un giorno l'istruttore mi dice: vieni nel mio bungalow che ti insegno a fare i nodi. Va bene, rispondo io, così è la volta buona che finalmente imparo, non puoi andare in barca se non sai fare i nodi. Il bungalow, sapete quelle costruzioni in legno...ma certo che lo sapete, è un mio difetto, mi capita di pensare che la gente non sa quello che so io, quando invece è l'incontrario, perché io non so quasi niente, e quel poco che so lo so anche male. Insomma il bungalow era buio, no, non troppo buio, diciamo che era avvolto nella penombra, questa è una frase che ho letto su un libro, bella vero? Ho letto tre libri in vita mia, ma dieci volte l'uno e adesso li conosco a memoria, potrei recitarli come il prete recita la Bibbia o il Vangelo, come quando parla durante la Messa. Ci sediamo sul lettino, io e l'istruttore, era un uomo non molto giov