anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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mercoledì, 30 gennaio 2008
Postato da anneheche

GIOCHIAMO INSIEME!

Votate (anche per una categoria sola, o due o tre o tutte, a scelta):

miglior blog letterario
miglior blog di poesie
miglior blog erotico
miglior blog umoristico
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(Io, naturalmente, sono fuori concorso, dato che sono la promotrice). Non abbiate paura: è solo un gioco! Non si offenderà nessuno, anche se non lo votate. Gli otto vincitori di questa prima edizione avranno tutti un magnifico banner, realizzato dalla bravissima ETHELWEIS.

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lunedì, 28 gennaio 2008
Postato da anneheche

Quando la vide provò un tuffo al cuore. Ricordava la piccola immagine racchiusa nell'avatar, raffigurante un volto giovane e grazioso, quello di una fanciulla pulita e serena, affamata di vita. Ma dal vivo era molto di più: una splendida ragazza, alta almeno un metro e settanta, i lunghi capelli neri che incorniciavano un viso semplicemente stupendo, un corpo perfetto, e soprattutto una luce profonda negli occhi scuri pieni di vita. Antonio Malinverno si incamminò verso di lei, quasi esitando; abbozzò un sorriso timido, simile a quello di un ragazzo al primo appuntamento. E invece aveva sessant'anni.

Dopo la morte della moglie, era andato in pensione e aveva aperto un blog. Non contava molti amici, non gli interessava uscire di casa ed affrontare il mondo esterno senza di lei; la casa rappresentava un rifugio sereno e il computer uno svago che gli permetteva di scordare la sua solitudine. Incominciò a scrivere. Poesie meravigliose, ricche di immagini che scaturivano direttamente dal suo cuore; racconti realizzati con una prosa perfetta, squarci di vita vissuta oppure avventure incantate in mondi lontani e suggestivi. Il primo post ebbe dieci commenti, il secondo quindici, poi, in rapida successione, diventarono trenta, quaranta, cento, duecento. Molti gli mandavano messaggi privati. Antonio rispondeva sempre. A tutti. Diventò un punto di riferimento: dispensava consigli, parole di incoraggiamento, frasi gentili e sempre sincere, perchè era buono d'animo. Poi arrivò Isabella. Era la sua prima lettrice, la prima fan. Ormai egli sapeva che avrebbe trovato il suo commento pochi minuti dopo aver postato, e si trattava di commenti profondi che rivelavano intelligenza e sensibilità. Il passo successivo fu rappresentato dai messaggi. Isabella si era innamorata di lui. Voleva conoscerlo. Malinverno aveva scelto un avatar che raffigurava un pinguino, gli erano sempre piaciuti i pinguini; le rispose che aveva sessant'anni...non gli sembrava il caso. Ma Isabella insisteva. Con la caparbia tenacia dei giovani gli spiegò infinite volte che non era interessata all'aspetto fisico, ma alla sua anima. Al suo ingegno tanto vasto. Alla fine, Antonio Malinverno acconsentì. Provava molta paura all'idea di incontrare una ragazza così giovane, sapeva che, al di là della differenza di età, egli non era prestante, nemmeno da ragazzo era stato bello. Tuttavia Isabella era riuscita a stregarlo. Non sapeva cosa sarebbe successo, non voleva porsi domande alle quali non avrebbe potuto rispondere. Ma desiderava vederla. Parlare con lei. Assaporare il suo profumo. Bearsi della sua avvenenza. Fissarono un appuntamento in una città a metà strada. Entrambi descrissero come si sarebbero vestiti.

Sebbene fosse il 14 febbraio, il clima era mite. Nel cielo azzurro splendeva un sole che sapeva di primavera. Antonio Malinverno si fermò a pochi passi da Isabella. Sorrise nuovamente. Questa volta in modo più convinto. Ma poi...vide un'ombra passare nello sguardo della ragazza. Cercò di interpretare l'espressione di quel viso tanto bello, di dare un senso alla nuova luce che passava in quegli occhi, di capire il motivo della strana piega che aveva assunto la sua bocca. Non ne ebbe il tempo. Isabella si voltò e fuggì via.

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domenica, 27 gennaio 2008
Postato da anneheche

Chiara non sapeva quanto tempo fosse passato da quando aveva incominciato quella interminabile discesa. Dal rumore dei passi di Mermaid si rendeva conto che la strega non stava guadagnando terreno, ma ne nemmeno ne perdeva; in ogni caso, era abbastanza vicina da poterla raggiungere quando infine avrebbero raggiunto un luogo piano.
Trascorsero altri minuti, non avrebbe mai saputo quantificarli. Iniziava a sentirsi stanca e avvertiva un diffuso dolore ai polpacci. Continuava a chiedersi se sarebbe riuscita ad assolvere al suo compito, se proprio lei era la persona più adatta per affrontare Dark; tuttavia, all'improvviso, ricordò le parole di Sughart. La fata riponeva la massima fiducia in lei: più volte le aveva ripetuto che la profezia non poteva essere sbagliata, e che i giorni della strega ormai erano contati. Ma adesso Chiara era sola, senza il supporto della dama; avrebbe dovuto fare ricorso unicamente alla propria intelligenza, a capacità che erano tutte da verificare, in un mondo diverso dal suo, un mondo sconosciuto e terribile.
Progressivamente l'oscurità andava scemando: dal basso proveniva una luce che man mano diventava più intensa. Chiara capì che la meta era prossima. E, infatti, a un tratto scorse un ampio locale, illuminato da una miriade di candele che emanavano un profumo tanto intenso da stordirla. Discese gli ultimi gradini e vide che le pareti erano decorate da mostruosi disegni che raffiguravano scene di morte; alcuni teschi erano allineati su un grande tavolo, ove notò anche strane ampolle che sprigionavano fumi dai colori scuri, fumi che sembravano danzare nell'aria assumendo forme contorte e irreali, mutando in continuazione, allargandosi e restringendosi, ora assumendo l'aspetto di paurosi serpenti ora di forme simili a lugubri fantasmi.
Mermaid corse verso una porta, sul lato opposto della stanza, ma Chiara riuscì a precederla, sbarrandole il cammino. La ragazza alzò la spada. Immediatamente i fumi si dissolsero, e l'aria parve acquisire una nuova fragranza. Nelle mani della Signora del Male balenò improvvisa una lama scintillante, che tuttavia andò subito in frantumi.
Dark abbandonò le braccia lungo i fianchi, con un'espressione di panico dipinta sul bellissimo viso. "Ti prego, risparmiami!", esclamò, la voce alterata dal terrore.
Chiara scosse la testa. Conosceva bene la storia di Mermaid, il male che aveva compiuto, gli omicidi di cui si era resa colpevole. La strega andava eliminata per sempre, non meritava alcuna pietà.
Pronunciò la formula segreta che aveva appreso dall'antico tomo di sapienza, e si preparò a colpirla con l'arma magica.
Poi sgranò gli occhi.
Davanti a lei, in luogo di Dark, ora c'era una graziosa fanciulla che la osservava con aria supplice.
"Io sono Lilith.", disse la nuova apparizione.
"E sono tua amica!"

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venerdì, 25 gennaio 2008
Postato da anneheche

Mentre ero in coda davanti alla cassa, una voce femminile mi apostrofò alle spalle. "Ottimi gusti!" Era una bella voce, fresca, giovanile. Mi girai e vidi una ragazza di circa venticinque anni che mi stava sorridendo. Era poco più alta di me, snella, con i capelli castani tagliati a caschetto, un viso dai lineamenti regolari e occhi grigi ed espressivi. "Ciao!", la salutai. "Mi chiamo Viviana.", rispose."...

Quella sera mi vestii con particolare cura, scelsi un abitino nero piuttosto corto e scarpe con i tacchi. Mentre mi truccavo davanti allo specchio, notavo una luce nuova nel mio sguardo. Ero pervasa da un senso di euforia, e per quanto mi sforzassi di rivangare nella memoria non riuscivo a ricordare da quanto tempo non provavo sensazioni simili. Anche la mia casa mi sembrava più bella, e più allegra. Mi sedetti sul divano, accesi una sigaretta e finii di ascoltare il cd della Morissette. Quando fu l'ora, uscii diretta all'appuntamento con la seducente nuova amica che avevo appena conosciuto. Il ristorante lo scelsi io, un locale aperto da poco che offriva cibo di qualità e un ambiente raffinato. Più che mangiare, spiluccammo, evidentemente entrambe emozionate. Penso che ciascuna di noi due avvertisse nell'aria una sorta di impalpabile magia, un legame, per il momento ancora sottile ma destinato ad irrobustirsi con il tempo, che ci univa e che prometteva sbocchi di impensabile suggestione. Viviana conosceva molto bene l'inglese ed era patita di letteratura angloamericana: parlammo di libri, di autori, e quindi di cinema, e ancora di arte, di musica. Scherzammo, ridendo sino a farci venire le lacrime agli occhi. Funzionava! Lei era bella, elegante, dotata di un fascino particolare, che emergeva sempre più chiaramente con il passare del tempo. Quando uscimmo dal ristorante, mi resi conto che poteva diventare la donna della mia vita; più tardi venni a sapere da lei che aveva pensato la medesima cosa. Passeggiammo, sfiorandoci a tratti con le mani, lasciando che spazi di silenzio condiviso si alternassero ai nostri discorsi, assaporando l'aria tiepida della notte. Come per un tacito accordo, non ci fu un bacio, nè un invito a concludere la serata a casa dell'una o dell'altra. Io non volevo rischiare di sciupare tutto con un incontro sessuale affrettato, preferivo l'attesa, la dolce attesa di qualcosa che avrebbe potuto rivelarsi semplicemente straordinario; Viviana condivideva il mio pensiero. Come me, era reduce da una storia fallimentare, anche se con una differenza sostanziale: aveva saputo reagire meglio, trovando nuove risorse nel suo carattere estremamente equilibrato e positivo. A differenza mia, non si era buttata in storie di sesso, non aveva sperimentato la cocaina, non si era data all'alcool o ai tranquillanti. Possedeva una forza serena che le aveva permesso di affrontare l'abbandono e la solitudine con matura consapevolezza; una delle sue frasi ricorrenti era: io sono più importante dei miei problemi. Filosofia spicciola, forse, tuttavia anche un modo migliore di affrontare la vita, e il corredo di delusioni che essa inevitabilmente comporta. Quella sera ci lasciammo con una stretta di mano, e la promessa di rivederci il sabato successivo. Tornai a casa con l'animo sereno, con un senso di aspettativa, munita di nuovi propositi, di nuovo aperta alle meraviglie che ogni esistenza in dati momenti è capace di offrire. Mi spogliai, lasciando cadere gli indumenti a terra, poi mi stesi sul letto. In attesa del sonno, vagai con la mente, cercando di immaginare il nuovo futuro che sembrava essere a portata di mano; mi biasimai per le passate debolezze, ripromettendomi di cambiare definitivamente, di tornare la Ale di sempre, la ragazza che mio padre tanto amava e stimava. I pensieri incominciarono a farsi confusi, fui pervasa da un senso di dolce distacco, chiusi gli occhi. Mi addormentai e quella notte il sonno mi fu lieve.Lara legge il mio libro

Vi ricordo che "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore, collana Pizzo Nero) è reperibile nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Altrimenti potete cercarlo sul portale IBS, che accetta pagamenti anche in contrassegno. Il libro costa 12 euro.

Un fiume in piena è la scrittura di Alessandra Bianchi, cruda e diretta talvolta, la sua frase ammicca al verso poetico di matrice realista ma si avvinghia al biografico e all’esperienziale, tra scoperta di sè e scoperta del mondo attorno a sè.
Tra identità femminile e identità lesbica, un viaggio nell’universo del sentire e del vedere con gli occhi di “lei”.
 
Daniele Stefanoni

IMMAGINI DI DEEPDUNGEONDARK E UNDERWETBASTARD

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giovedì, 24 gennaio 2008
Postato da anneheche

Il Fabbro le indicò una pagina. "Leggi qui.", disse. "Viene spiegato esattamente quello che dovrai fare per sconfiggere Dark." La ragazza scorse rapidamente il testo, chiedendosi se sarebbe stata in grado di seguire quelle istruzioni.
Nel frattempo, accaddero quasi simultaneamente due fatti. Un gruppo di orchi fece irruzione nella sala, tutti armati fino ai denti. Erano muniti di spade dalla lama ricurva; costruite nelle buie fucine del castello risultavano una specie di incrocio fra una spada tradizionale e una classica sciabola. Ariendil e Faus li fronteggiarono. Shoruel recuperò l'arco da terra, scoccando immediatamente una freccia che trafisse il primo della fila.
Mermaid scomparve dietro a una porta, che era celata alla vista da una pesante tenda scura.
"Chiara, non lasciarla fuggire! Inseguila.", gridò l'elfo. Dopo un attimo di esitazione, la giovane gli obbedì, raccolse l'arma magica e corse verso la porta. La trovò chiusa.
"Usa il potere della spada!", la incitò Ariendil, mentre abbatteva un nemico con un preciso fendente.
Chiara alzò l'arma magica; si levarono scintille multicolori, che rischiararano nuovamente quel tetro ambiente.
La porta si aprì.
Una ripida scala sembrava condurre alle più remote profondità della terra. Chiara trasse un profondo respiro, saggiò con un piede la consistenza di un gradino e incominciò a scendere. La spada le illuminava il cammino, permettendole di vedere almeno sino a qualche metro di distanza. Poco più giù, percepiva distintamente la presenza di Mermaid e, a tratti, udiva i suoi passi agili e leggeri.
Poi captò qualcosa d'altro. Per quanto incredibile potesse sembrare, la strega aveva paura di lei. D'altro canto, Sughart era stata esplicita al riguardo: solo una persona che veniva da un altro mondo avrebbe potuto sconfiggere Dark. E lei aveva letto le indicazioni che il libro conteneva, ed era munita di una spada magica. Certamente Mermaid non ignorava l'antica profezia, e probabilmente conosceva il potere della spada.
Ma anche Chiara era spaventata. Non sapeva se sarebbe stata all'altezza di quel compito; ancora una volta, desiderò con tutto il cuore che al suo posto ci fosse Stefania, che era più ardimentosa e forte.
La scala continuava a scendere, sembrava che non avesse mai fine. L'oscurità era fitta, e un'aria gelida e malsana permeava quel lugubre luogo. Chiara continuò ad inseguire la Signora del Male.

Sopra di loro, la battaglia infuriava. Ma l'ascia di Faus, l'arco di Shoruel e la lama di Ariendil costituivano un potenziale bellico impressionante. Presto tutti gli orchi furono abbattuti. I tre compagni si guardarono, ciascuno dei tre pensava la stessa cosa. Il loro compito adesso era finito.
La sorte del mondo era nelle mani di Chiara...

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martedì, 22 gennaio 2008
Postato da anneheche

DI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE

ANNEHECHE:

Gloria camminava lungo il Tevere. Come sempre, si era svegliata presto, aveva accompagnato il figlio a scuola, ma, contrariamente al solito, poi non era andata a lavorare. Per un giorno avrebbero fatto a meno di lei. Si era vestita in modo sportivo, scegliendo gli abiti quasi a casaccio: ciò nonostante, era una bella donna e sguardi avidi la seguivano mentre accelerava il passo, quasi seguendo il corso tumultuoso dei suoi pensieri.
Non rimpiangeva il marito, nè l'esistenza grigia che aveva condiviso con lui per dieci anni. Capitolo chiuso.
Ma Luca!
Quello era un altro discorso.
"Un colpo di fulmine!", si disse esibendo involontariamente un sorriso amaro. Le era piaciuto subito, sin dal primo momento. Lui si era presentato in modo simpatico, sfacciato, esuberante. Un torrente di parole. Avevano fatto l'amore due giorni dopo; Luca aveva voluto svestirla, toglierle gli indumenti uno dopo l'altro, come se sbucciasse un frutto, e di tanto in tanto si fermava a guardarla con quei grandi occhi scuri che rivelavano tutta la passione che nutriva per lei.
Da quel giorno la vita di Gloria era cambiata, nello stesso modo in cui il vento che viene dal mare muta una giornata grigia, trasformandola in un incanto luminoso e splendente di profumi portati da lontano. L'odore dei fiori, dei boschi, della salsedine. E il sole che bacia i visi delle persone, cambiando all'istante umori e stati d'animo, simile alla bacchetta magica di un'ipotetica fata turchina. Sebbene abitassero in due città lontane, trovavano sempre il modo per vedersi, per ritrovarsi in un letto ad ardere d'amore, con i cuori che avevano imparato a battere all'unisono, come strumenti di un'orchestra perfetta. Inoltre, c'erano le telefonate, lunghe, interminabili, in cui lei si era scoperta a svelare la sua anima, come mai era riuscita a fare in precedenza. Le promesse. I sogni comuni e condivisi.
L'inganno.
Luca l'aveva lasciata da un giorno con l'altro, addicendo motivi confusi. Come di consueto aveva parlato a lungo, tuttavia dicendo assai poco, un discorso che sembrava studiato a tavolino, e che Gloria aveva giudicato un compendio di banalità assortite. Le erano rimasti molti dubbi. Non lo attraeva più fisicamente, lui aveva trovato un'altra, o semplicemente si era stancato di lei? Qualunque fosse il motivo, ora era sola, e da sola camminava in mezzo a una folla che sentiva ostile. Con gli occhi lucidi di lacrime tornò verso casa. Si sarebbe stesa sul divano a pensare, a ricordare la parte più bella e intensa della sua esistenza, a piangere.
Svoltò un angolo e lo vide. Era fermo davanti a un portone con una strana espressione disegnata sul volto che le parve quasi di timidezza, e le sembrò molto strano dato che Luca non aveva mai conosciuto quella parola.
Si fermò a qualche metro di distanza. Lo guardò interrogativamente. Cosa ci faceva a Roma, perchè era venuto a cercarla? Per quale stravagante ragione era emerso dalle foschie del passato?
Lo apostrofò in modo freddo. "Cosa vuoi da me? Quali bugie sei venuto a raccontarmi?"
Ma lui non rispose.
La osservò in silenzio per alcuni interminabili istanti. Si avvicinò.
E le regalò di nuovo la vita.

PASSAGGISEGRETI:

Senza pelle
come terra arida
come albicocca sbucciata
Senza sogno
come insonne sonnambulo
come tesoro rubato,
Non ricordo sussurri

Scopami l'inganno fino
a scardinare delizia
O guardami
e riaccendi in me l'orizzonte...

L'ACQUERELLO E' DI DOY.

A te, cara amica Gloria.

P.S. Ricordo ancora una volta che io sono ANNEHECHE. PASSAGGISEGRETI è un'altra persona. Una bravissima poetessa! Se volete visitare il suo sito, cliccate qui. Io ho scritto il racconto, lei la poesia.

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venerdì, 18 gennaio 2008
Postato da anneheche

La città era tappezzata di manifesti.
Questa sera grande spettacolo senza rete!
"Mi porti, papà?", chiese il bambino, rosso in viso per l'eccitazione.
"Va bene, Micky!", rispose il padre soffocando uno sbadiglio annoiato. Da molti anni il circo aveva perso ogni attrattiva per lui.

"Devi capire, Amilcare.", disse Gloria alzando gli occhi dalla scodella fumante. "Non è più come una volta, quando la gente faceva la coda per venire ad assistere ai nostri spettacoli. Il cinema, la televisione, le polemiche continue sugli animali: adesso navighiamo in cattive acque, e io sono costretta a ridurre i costi. E poi siamo sinceri, sono anni che non fai più ridere nessuno. Hai fatto il tuo tempo, è nell'ordine naturale delle cose. Ma devi stare tranquillo: ho sempre pagato i contributi, avrai una discreta pensione e una buona liquidazione. Ecco, questo è l'ultimo stipendio." Gli porse una busta che Amilcare prese con riluttanza. "Allora questa sera ci sarà il mio ultimo show?"
Gloria alzò un sopracciglio. "Veramente ho chiuso i conti a stamani."
Amilcare scosse la testa. "Vorrà dire che lavorerò gratis, prendilo come il mio dono d'addio." Intascò la paga e uscì dalla roulotte.
Più tardi, mentre si preparava per lo spettacolo, rimuginava cupamente. "Ho fatto ridere i bambini di tutta Europa. Mi hanno applaudito a Roma, Parigi, Londra. E adesso mi considerano finito, un ferro vecchio da buttar via!" Per lui il circo era la vita; aveva incominciato a dieci anni, inizialmente come garzone, in seguito aveva fatto di tutto: l'acrobata, il giocoliere, sino a diventare un clown, probabilmente il ruolo che gli si addiceva meglio. Ma, se c'era da sostituire qualcuno, se un altro artista era infortunato o malato, era sempre stato lui a prenderne il posto, senza mai sfigurare. Il padre di Gloria lo adorava, la figlia aveva un carattere diverso, era una donna fredda e attenta ai bilanci, tuttavia non si era mai lamentata di luì. Anche se, nel profondo del suo animo, Amilcare sapeva di aver perso lo smalto del passato, avvertiva che le risate diminuivano, che gli applausi diventavano sempre più scarsi.
Un, due, tre! Ma quella sera avrebbe dato il meglio di se stesso, sarebbe riuscito a colmare i bambini di gioia e di entusiasmo. Lui adorava i bimbi, ed era felice quando li rendeva contenti.
Un, due, tre. Questa sera!

Quando toccò a lui, raggiunse la pista emozionato come un novellino. Come sempre incominciò a marciare in modo buffo, una sorta di parodia del passo dell'oca che terminava quando lui fingeva di inciampare, cadendo poi rovinosamente a terra. A quel punto, un altro clown sopraggiungeva e gli sferrava un potente ceffone, naturalmente falso; quindi, lo invitava a proseguire.
Un, due, tre. Ma nessuno rideva. Amilcare passò al numero successivo. E nessuno rise, solo un timido applauso accompagnò i suoi lazzi. Un istante dopo, la voce metallica del direttore annunciò gli acrobati. Amilcare conosceva a memoria i tempi e si rese conto che lo avevano interrotto almeno una decina di minuti prima del previsto. Eppure aveva fatto ridere i bambini di tutta Europa.
Si ritirò in disparte ad osservare le prodigiose evoluzioni di Max, Giorgio e Sandra. Erano suoi amici, come tutti al circo del resto. Dopo un momento di esitazione, salì la scaletta di corda che portava a una delle due piattaforme. Durante l'ascesa finse due volte di perdere l'equilibrio e di cadere, era un giochetto che gli riusciva bene, malgrado l'età avanzata conservava ancora buone doti di agilità. Il pubblico trattenne il fiato, poi capirono che quelle mosse maldestre costituivano una parte dello show. Ci furono applausi, i bambini finalmente risero. Quando fu in alto, a fianco di Max, Amilcare fece il segno convenuto a Sandra. La ragazza esitò, non sapeva nulla di quel fuori programma che esulava dalla precisa organizzazione dei loro spettacoli. Guardò interrogativamente Max. Lui annuì.
Sandra si lanciò, elastica e bellissima nel body trasparente. Il clown la imitò gettandosi nel vuoto. La gente trattenne nuovamente il fiato. Lei lo raggiunse, afferrandogli saldamente un polso.
Un immenso applauso si levò dal pubblico sottostante. Il numero era riuscito perfettamente. Amilcare sorrise, mentre nel suo cuore riecheggiavano mille applausi simili, che aveva ricevuto in mille città diverse. Quindi diede uno strattone. Sebbene Sandra fosse forte, perse la presa.
Il clown volteggiò in aria, illuminato dalle luci magiche del circo.
Un, due, tre!
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giovedì, 17 gennaio 2008
Postato da anneheche

Questo episodio è immediatamente successivo a quello che ho editato ieri sera: dato che entrambi non sono particolarmente lunghi, credo che possano essere letti agevolmente anche insieme.

Mermaid scosse la testa, quasi fosse incredula davanti all'intensa luminosità che rischiarava a giorno la sala. Ma non temeva quel gingillo. Pensò con disgusto alla debolezza di Ceinwyn e di Mordecai. Non si erano mostrati degni della sua fiducia; in futuro, avrebbe cercato servitori più fidati e forti. Comunque lei era invincibile, e non aveva bisogno di alcun tipo di aiuto per annientare quella compagnia di straccioni.
Il suo pensiero tentò di entrare nell'anima di Ariendil, tuttavia non riuscì a trovare un varco, era come se la mente dell'elfo fosse protetta da un muro invalicabile. Con un ghigno sprezzante, la strega scandagliò il cuore di Faus: vi lesse rabbia impotente; quindi la sua malvagità si posò su Shoruel, e captò desiderio di vendetta misto a paura; infine, sondò Chiara e trovò soltanto terrore.
Alzò una mano e la luce si spense. L'ambiente tornò ad essere avvolto nella penombra; immediatamente dopo si diffuse un gran gelo che non era solo esteriore ma penetrava nella carne e nel sangue dei suoi nemici.
Si erse in tutta la sua statura, altissima, bella e terribile come mai nessuna creatura apparsa sino a quel giorno sulla terra. Chiunque, uomo o donna che fosse, si sarebbe innamorato di lei, sino a giungere al punto di donarle la propria vita spontaneamente; ma in quel frangente altri erano i suoi intenti. L'aria fu invasa da un acro odore di morte. La spada scivolò dalla mano di Ariendil e cadde al suolo, con un clangore metallico che spezzò il silenzio. Poi Mermaid mostrò loro un voluminoso tomo. "Senza di esso, non potete fare nulla!", dichiarò beffardamente. "Non esiste un solo essere di questo mondo che sia in grado di sconfiggermi. Siete soltanto degli stolti."
Ariendil la guardò senza rispondere. L'elfo non provava paura, tuttavia era rimasto sgomento dalla facilità con cui Dark gli aveva tolto l'arma magica; un senso di gelo lo aveva investito, e temeva che quelle parole fossero vere, reali, e che il Potere di Mermaid fosse inscalfibile. Shoruel cercò di usare l'arco per scagliare una freccia nel cuore di Dark; ma anche quell'arma scivolò a terra, ed egli si sentì intorpidito, incapace di una qualsiasi reazione.
Fu il Fabbro a parlare. "Hai ragione.", disse con voce grave. "Nessun essere di questo mondo può sconfiggerti, ma lei", e indicò Chiara, "viene da un'altra terra. Un Messaggero andò a cercare aiuti, e grazie alla magia di Sughart, un anello è pervenuto alla fanciulla. Sarà lei a vincerti!"
Mermaid rise. "Sciocco! Avrebbe dovuto avere con sè il libro!"
"E questo cos'è!", replicò Faus esibendo un volume logoro e polveroso. "Sei stata ingannata, strega! Ecco il tomo di antica sapienza che ti manderà per sempre nel nulla!"
Si rivolse a Chiara. "Prendilo!", disse. "E' giunto il tuo momento."

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mercoledì, 16 gennaio 2008
Postato da anneheche

Ariendil camminava davanti ai suoi amici, dietro di lui c'era un orribile figuro che stringeva fra le mani la spada forgiata da Faus. Dietro ancora, il mago Mordecai che precedeva Shoruel e il Fabbro, seguiti a loro volta da un altro essere immondo.
Dark aveva il volto congestionato dall'ira. Ceinwyn era morta, e il fatto che fosse perita anche Sughart non la ripagava per la perdita della sua più preziosa servitrice. La figlia della notte si era comportata da sciocca, cadendo nel tranello della fata, vittima della sua stessa cupidigia. Da tempo Mermaid sospettava che Ceinwyn possedesse un lato infingardo, tuttavia era consapevole di poterla comunque controllare, avvalendosi in ogni caso dei suoi servigi. Si trattava di una perdita assai grave!
Immersa in quei cupi pensieri, distolse l'attenzione dai prigionieri.

Ariendil barcollò, come se stesse incespicando, poi si girò di scatto. Strappò la spada dalle mani del nemico e con un poderoso fendente gli staccò la testa dal collo. Shoruel riprese il suo arco, mentre Faus atterrava con un pugno il secondo orco. Il Fabbro recuperò l'ascia e corse a liberare Chiara. Tutto si era svolto nel giro di pochissimi secondi, e quando Mordecai si rese conto che i tre prigionieri erano armati, ormai era troppo tardi. Fu affrontato dall'elfo, cercò di usare la sua magia per trasformarsi in un serpente, ma Ariendil non gliene diede il tempo. La spada entrò nella gola del mago, trapassandola da parte a parte. Quando Mordecai cadde a terra, un fumo nero si levò dal suolo; parve assumere le sembianze di un animale mostruoso, ma subito dopo si disperse nell'aria svanendo infine completamente. Solo allora Mermaid si accorse di quanto stava succedendo.

La Signora del Male scrutava il cielo che si tingeva di azzurro. Il vento aveva spazzato via le nubi scure, ed era apparso trionfalmente il sole. La giornata era diventata luminosa; benchè fosse inverno, l'aria fresca e profumata sapeva di primavera. Quelle lande desolate sembravano rinate a nuova vita. Dark era sul punto di intervenire, quando percepì distintamente il cambiamento avvenuto nella sala.
Si voltò lentamente e guardò i suoi nemici. Li fissò in silenzio per un lungo momento, quindi rise. Una risata agghiacciante, gelida, che colmò di orrore il cuore di Shoruel. Faus distolse lo sguardo, Chiara si appoggiò alla parete tremando.
Ma Ariendil levò in alto la spada magica.
E una vivida luce si sprigionò improvvisamente dalla lama.

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lunedì, 14 gennaio 2008
Postato da anneheche

"Fammi uscire di qui, mamma!"
Lucia distolse lo sguardo perchè non voleva che il piccolo Marco vedesse che stava piangendo. Quella stanza bianca e asettica le sembrò più fredda e crudele del solito. Si asciugò gli occhi con un fazzoletto, cercò di ricomporre i lineamenti del viso e guardò suo figlio. "Lo sai che non è possibile, caro."
Il bambino scosse la testa. Era pallido, emaciato, respirava a fatica; tuttavia, quando parlò, la sua voce risuonò forte e chiara. "Io lo so che sto morendo. A cosa serve restare qui? Ti prego mamma, fammi uscire per l'ultima volta!"
Lucia soffocò un singhiozzo. Conosceva bene l'ostinazione di Marco, l'aveva ereditata dal padre. "In fondo ha ragione.", si disse. "Oggi è una bella giornata di sole, potrebbe vedere per l'ultima volta il cielo, gli uccellini, respirare un pò d'aria buona." Esitò per un istante, quindi lo aiutò a scendere dal letto, lo vestì e lo guidò fuori dalla camera, e poi lungo i corridoi dell'ospedale, ignorando medici e infermiere, sino a
raggiungere l'uscita.
Quando furono all'aperto, si incamminarono lentamente verso il fiume. Lucia sapeva che quello era uno dei suoi luoghi preferiti, immerso nel verde, lontano dalle automobili e dallo smog. In passato, andava sempre lì a giocare. A un tratto videro un vecchio mendicante, avvolto in un sudicio cappotto. Sedeva per terra, e il suo sguardo fisso rivelava che era cieco. Da quanto tempo quel pover uomo non mangiava, si interrogò Lucia; ma presto i suoi pensieri tornarono a concentrarsi sulla sorte insensata che attendeva Marco.
"Dammi dieci euro.", disse improvvisamente il bambino. Meccanicamente, Lucia gli obbedì, porgendogli una banconota.
Marco cercò le mani del vecchio. "Sono per te.", disse dandogli il denaro.
Ed entrambi sorrisero
.

Per saperne di più su questa importante iniziativa cliccate qui: è il blog di Comicomix.

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