anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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giovedì, 29 novembre 2007
Postato da anneheche

Daniela e MirellaDI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE

ANNEHECHE:

 Ho realizzato il sogno della mia vita, si disse  Tonino, mentre attraversava piazza San Babila.
Era una definizione assolutamente appropriata, dato che già da ragazzino sfogliava avidamente ogni genere di rivista erotica, e a volte pornografica, a condizione che mostrasse le immagini di due donne che facevano l'amore assieme.
Sua moglie Mirella era bionda, con gli occhi azzurri e il fisico di un'indossatrice; Daniela era mora e formosa. Da sempre, nel suo immaginario, rappresentavano la coppia perfetta: beninteso, sarebbe stato eccitato anche da due brune, due rosse; ogni combinazione lo avrebbe comunque inebriato.
Ma quella, indiscutibilmente, rappresentava la situazione perfetta, che gli aveva donato mille orgasmi, a partire da quando aveva quattordici anni e si chiudeva nel bagno della scuola per masturbarsi furiosamente.
Da alcuni giorni si trovavano in Sicilia per una vacanza comune, lui, le due donne e Gianni, il marito di Daniela, di cui era amico sin dai tempi del liceo. E quella sera, in un bel ristorantino che si affacciava direttamente sul mare, Tonino si era bevuto due bottiglie di Corvo di Salaparuta.
All'improvviso, trovò il coraggio che non aveva mai avuto. Nessuno era a conoscenza di quel sogno proibito e irrealizzabile, a meno di non ricorrere a qualche prostituta: ma questa era un'ipotesi che aveva sempre scartato a priori. Lanciò il sasso e attese la reazione indignata di Mirella, o quella ironica di Gianni, oppure uno sguardo gelido da parte di Daniela. Ma anche loro avevano bevuto.
Un'ora dopo, le due donne avevano fatto sesso fra loro. Gianni pareva più che altro divertito, ma Tonino si sentiva in paradiso. Con gli occhi sbarrati, le tempie pulsanti e il cuore che sembrava esplodergli nel petto, aveva assistito a una scena di indicibile passione, di erotismo sfrenato: non la finta lussuria dei servizi fotografici, bensì una situazione reale, fatta di sudore, di seni che si sfioravano, di lingue che si aggrovigliavano, di gambe che si intrecciavano. Due corpi diversi e meravigliosi che si colmavano vicendevolmente di piacere. E quando le due donne avevano dato vita a un interminabile 69, lui aveva perso ogni ritegno, estraendo il membro e pervenendo in breve tempo all'orgasmo più devastante della sua esistenza.
Due giorni dopo, uscì in barca con Gianni, senza stupirsi per il mal di testa di Mirella e per le improvvise mestruazioni di Daniela.
E il giorno dopo ancora, non trovò strano che entrambe si dichiarassero nuovamente indisposte. D'altra parte, già in passato, aveva notato che Daniela e Mirella si trovavano molto bene assieme: condividevano gusti e preferenze, l'arte, la musica, esplorare i mercatini...
Quella stessa sera Mirella gli disse con gli occhi pieni di lacrime che non aveva mai voluto bene a nessuno come a lui, ma che amava Daniela. Tornate a Milano, si sarebbero cercate una casa dove andare a vivere assieme.
Tonino non rispose. La fissò attonito per qualche istante, poi si girò e guardò fuori dei vetri della finestra. La notte era calda e incantata, il rumore della risacca giungeva nitidamente fin lì. Era un suono che lo aveva sempre affascinato.

Entrò nel palazzo e prese l'ascensore. Scese al terzo piano e cercò la targhetta che identificava lo studio dell'avvocato.

PASSAGGISEGRETI:

Entrami dolce
negli attimi infiniti
nell'ombra dei sensi
intrisi
di odori ed essenze
Sudore e carne
sferzate e labbra
Fluttuazione esclusiva
di corpo che induce
oltre il limite dell'equilibrio
Io acrobata indecente
sul filo del piacere caldo
che ingoio.
Sottraimi al candore
e rendimi immortale

Nota: molti commenti appariranno sconcertanti, ma la responsabilità è mia in quanto ho modificato sostanzialmente questo post. Mi scuso con i lettori e con PassaggiSegreti.

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martedì, 27 novembre 2007
Postato da anneheche

GiorgiaEra abituato a vederla in jeans a vita bassa e maglietta che lasciava scoperta la pancia. Fu quindi una piacevole sorpresa quando lei uscì di casa in minigonna, calze nere e alti stivali vagamente fetish.
Giorgia era una ragazza molto bella e, forse per la prima volta in vita sua, Fabrizio si sentiva stregato. Gli piaceva tutto di lei: non solo l'aspetto fisico, ma anche la personalità, l'umorismo spesso pungente, l'intelligenza che formava un cocktail curioso e intrigante con un certo aspetto fanciullesco, da monella, che a tratti emergeva, rivelando che in fondo si trattava di una ragazza molto più giovane di lui.
Dopo aver bevuto un aperitivo in un bar del centro, la portò in un ristorante esclusivo, e si deliziò a vederla mangiare avidamente. Quella era fame di vita, si disse; e pregustò una notte infuocata. Fabrizio aveva collezionato una quantità di donne: era bello, ricco, estroverso e sicuro di sè. Con un pizzico di cinismo attribuiva una parte del suo fascino alla BMW serie 5 che ogni anno cambiava, in modo che fosse sempre nuova e fiammante. Molte ragazze si erano innamorate di lui, ma presto gli erano venute a noia e le aveva scaricate, incurante delle loro lacrime. L'ultima, in ordine di tempo, si chiamava Serena: aveva perso la testa per lui, ingannata da false promesse, e poi era stata scaricata con brutale freddezza.
Con Giorgia era diverso: lo aveva capito sin dalla prima volta in cui l'aveva vista, a una festa di amici comuni. Sebbene in quell'occasione lei fosse vestita in maniera stravagante, era stato colpito dal fisico statuario, dalle movenze quasi feline, dalla innata capacità di calamitare tutti gli sguardi su di sè. Inoltre, era mora: e Fabrizio aveva sempre ritenuto che le bionde fossero insipide, e le rosse troppo aggressive.
Quando Giorgia finì il dolce, si rilasciò sulla sedia, scostando il piatto da sè.
"A casa mia?", chiese Fabrizio.
La risposta fu un sorriso malizioso. Poi lei aggiunse: "Solo se si può fumare."
Nell'attico di Fabrizio il fumo era assolutamente vietato, ma se Parigi val bene una messa, una sigaretta rappresentava un costo minimo per avere quella giovane dea.
La condusse a casa, guidando con calma nella magica notte primaverile. Il cielo era costellato da una miriade  di stelle scintillanti, e una piacevole brezza accarezzava le fronde degli alberi nel giardino su cui si affacciavano le finestre dell'attico. Non sembrava neppure di essere a Milano.
Fabrizio la invitò ad accomodarsi sul divano, le versò un drink, quindi si inginocchiò davanti a lei per toglierle gli stivali. Adorava i piedi femminili, e quelli di Giorgia erano perfetti, un trentotto abbondante perfettamente proporzionato alla sua altezza. Incominciò ad accarezzarli, mentre l'eccitazione montava in lui: ma dopo poco lei lo fermò.
"A letto.", sussurrò con un tono di voce roco che gli fece ribollire il sangue. Si spogliarono febbrilmente. Quando la vide nuda, trattenne il fiato.
Non aveva mai visto un corpo così bello, ben diverso da quello di troppe modelle quasi anoressiche che si era scopato in quello stesso letto.
E presto scoprì che era un corpo nato per fare l'amore, per regalare piaceri indicibili; Giorgia sapeva essere dolce e premurosa, e subito dopo aggressiva e pressante. Di volta in volta, tenera preda e crudele cacciatrice.
Mentre godeva, con la ragazza a cavalcioni sopra di lui, Fabrizio le disse che l'amava; e nel profondo del suo cuore sapeva che era vero, che l'avrebbe sposata e che sarebbero vissuti insieme per sempre.
"Anch'io ti amo.", mormorò lei prima di addormentarsi sfinita.
Fabrizio la sognò per tutta la notte. Quando si svegliò, la cercò con una mano. Ma non c'era.
Sul cuscino trovò invece un foglietto di carta, su cui una calligrafia tipicamente femminile aveva vergato poche parole.
"Porterò i tuoi saluti a Serena. Mia sorella ne sarà certamente felice."

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lunedì, 26 novembre 2007
Postato da anneheche

lesbo disegnoCON LA COLLABORAZIONE STRAORDINARIA DEL CONTE NEBBIA

CONTE NEBBIA:

Uno scenario di morte si stendeva dinanzi agli occhi sgranati di Chiara.
Sembrava quasi che la natura stessa si fosse ritratta, quasi accartocciata, nei pressi del nero castello. Nel suo mesto cammino, strattonata dai rudi gesti di Ceinwyn che tirava con sadico piacere la corda che le legava i polsi, la ragazza vedeva gli alberi farsi sempre più spogli, aridi: giunti ai pressi della mura di cinta, una muta schiera di fusti rinsecchiti alzava rami adunchi- simili a braccia di scheletro- ad un cielo violaceo, costellato dal cupo gracchiare di corvi e avvoltoi in cerca di cadaveri…
Chiara, senza troppe cerimonie, venne condotta nelle segrete del castello: ad attenderla, in quell’antro devastato dai miasmi della putrefazione, due viscidi ominidi incappucciati che, prima di bloccarle entrambe i polsi in una sorta di gogna, le strapparono le vesti, lasciandola completamente nuda. La fanciulla attese che i due aguzzini abbandonassero la cella, per esplodere in un pianto straziante, irrefrenabile: il cuore sembrava scoppiarle in petto. E forse sarebbe stato meglio così- pensò Chiara, certa che ad attenderla vi fosse la peggiore delle morti, vista la leggendaria crudeltà della Dama in Nero.
Trascorsero ore interminabili, scandite da echi di grida agghiaccianti che sembravan provenire dai gironi più bassi dell’Inferno quand’ecco che la grata della cella si aprì, con un gran clangore di metalli, e Dark in persona si palesò, in tutta la sua oscena maestà.
La prima impressione che ebbe Chiara fu che la temibile strega librasse nel vuoto: solo dopo alcuni istanti, aguzzando gli occhi già obnubilati dalla tenebra di quella orrenda cella, si rese conto dell’innaturale altezza della Dama in Nero, enfatizzata ulteriormente dal lungo mantello di broccato che arrivava a lambire il terreno.
Mermaid, con un gesto repentino e flessuoso dell’intero corpo si avvicinò a quello di Chiara, rannicchiata a terra:
- Alzati- le disse, con un tono quasi suadente- lasciati ammirare…
Tremando, la ragazza tentò di sollevarsi; le gambe, in un paio di momenti parvero cedere, ma la parete della cella la aiutò a ritrovare una posizione eretta.
Dark si tolse un guanto e, cominciò, con esasperante lentezza, a sondare quel corpo intirizzito e provato dalle recenti esperienze. Gelidi polpastrelli percorsero il perimetro della sue labbra tremanti, si insinuarono lungo il collo, tamburellarono impertinenti nella vicinanza dello sterno e poi- orrore- presero dominio dei suoi seni…Quelle lunghe dita di cadavere, sempre con movimenti lentissimi ma decisi, si misero a torturarle i capezzoli…
- Potresti allattare i miei cuccioli- esclamò Dark con un ghigno che avrebbe condotto alla resa un intero esercito- ma ho in riserbo per te un destino migliore…All’arrivo del prossimo plenilunio si terrà la Festa del Raccolto…Tutti i feudatari del mio Regno saran miei ospiti…e tu sarai la principale portata di quel sontuoso banchetto…
Le gambe di Chiara, a quel punto cedettero e la ragazza, con un sordo tonfo, si abbandonò sulla nuda pietra…
- C’è ancora un mese…I miei servi, ogni giorno, ti massaggerano le membra con pezze imbevute di birra per bruciare i grassi che involgariscono le tue carni…
Inoltre, e ti assicuro che è un onore, prima che i miei cuochi ti squartino sarò io stessa, con la più preziosa delle mie lame, a recidere quel collo delizioso…Non posso esimermi dal rinunciare ad un antipasto così succulento…Già pregusto l’inebriante consistenza del tuo sangue zampillante ed ancor caldo…
Ma, fortunatamente, Chiara non potè sentire queste ultime parole: il Fato, per un attimo pietoso, l’aveva fatta svenire.

ANNEHECHE:

Due leggiadre figure emersero dal bosco di Toradir. Riguardo alla prima, era difficile riuscire ad identificarne il sesso: i lunghi capelli biondi e il viso dai lineamenti delicati avrebbero infatti lasciato supporre che si trattasse di una femmina; ma il fisico asciutto e vigoroso ricordava piuttosto quello di un guerriero. Si chiamava Shoruel, ultimo superstite della sua razza, sterminata grazie ad un inganno da Dark. La strega aveva offerto loro la sua amicizia, invitandoli al castello nero per suggellare la pace; quivi aveva fatto servire del vino avvelenato, e soltanto Shoruel aveva fiutato la trappola, riuscendo poi a fuggire.
Ariendil, invece, era inequivocabilmente un Elfo dei boschi. Il vestito verde, l'arco provvisto di frecce sottili e acuminate, la forma caratteristiche delle orecchie, e la regalità del portamento non lasciavano adito a dubbi.
Gli Elfi vivevano lontano da quelle terre, disinteressandosi di ciò che vi accadeva: ma Ariendil era legato a Shoruel da profonda amicizia. Si erano conosciuti in tempi antichi, e più felici, e da allora si erano spesso avventurati in luoghi remoti e sconosciuti, entrambi risoluti a trovare un modo per sconfiggere Mermaid.
Quando la videro, riconobbero immediatamente Sughart.
La fata giaceva al suolo priva di vita.

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giovedì, 22 novembre 2007
Postato da anneheche

tel-aviv-13_4DI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE

ANNEHECHE:

Yassef si svegliò prima dell'alba.
Ricordava sogni confusi, privi di un senso: ma quelle immagini scomparvero dalla sua mente non appena si alzò dal letto. Prima di andare nel piccolo bagno, un bugigattolo in realtà, riservò uno sguardo a Jasmine. Il lenzuolo era scivolato a terra, lasciandola scoperta. Yassef percorse con gli occhi quel superbo corpo bruno; con calma, quasi lo stesse riprendendo con una fotocamera: partì dai piedi graziosi per risalire alle caviglie sottili, poi su su, verso le cosce sode come marmo, il ventre piatto, il seno orgoglioso e pieno, la cascata di capelli neri che incorniciavano un viso forse non bello, tuttavia estremamente attraente. Gli occhi erano scuri, attraversati da sfumature verdi; sebbene in quel momento fossero chiusi, li rammentava nello stesso modo in cui si può rivedere mille volte nell'anima il quadro di un grande pittore.
Jasmine era algerina. L'aveva incontrata in un campo di addestramento. Era una soldatessa, più forte e coraggiosa della maggior parte degli uomini che aveva conosciuto.
Yassef girò attorno al letto per baciare il figlio sulla fronte. Esaminò a lungo i suoi lineamenti, quasi a volerli scolpire nella memoria, poi trasse un profondo respiro e lasciò la stanza.
Sì lavò con estrema cura, si vestì, e senza voltarsi indietro uscì nella strada di Tel Aviv.
Faceva già caldo; un'umanità affacendata e frettolosa si dirigeva verso i luoghi di lavoro. Yassef accese una Gitane e aspirò una lunga boccata di fumo. Aveva scoperto quelle sigarette a Parigi, e da allora non le aveva mai abbandonate. Camminando lentamente, si diresse verso la fermata dell'autobus. Il sole era apparso, a est, e preannunciava un'altra giornata torrida; ma lui non sudava. Mentre procedeva, guardandosi attorno con finta distrazione, la sua mente abbandonò per sempre Jasmine e il bambino. Un breve pensiero rivolto al suo popolo, e alla interminabile catena di ingiustizie che aveva dovuto subire, fu subito sostituito dalla consapevolezza di ciò che stava per fare. Malgrado il calore, e l'umidità, gli sembrò di percepire un lontano odore di mare. E poi altri profumi, che si presentarono in rapida successione, quasi a voler scandire tutte le tappe della sua esistenza. Il sapore della natura, degli uliveti, delle arance, del giorno e della notte.
Evitò una pattuglia, prendendo un'altra strada, fece il giro di un isolato, e infine raggiunse una logora panchina su cui si lasciò cadere. Spense la sigaretta sotto il tacco della scarpa.
Adesso era molto attento, concentrato unicamente su quanto avrebbe fatto. Nel suo cuore non c'era più spazio per altro.
Il dolore di Jasmine, la solitudine del bambino, lo strazio dei suoi vecchi genitori abbruttiti da mille umiliazioni, rappresentavano solamente il prezzo da pagare, e che sarebbe stato pagato. Non era più tempo di commozione o di rimpianti. Accolse con piacere un soffio di vento, si alzò dalla panchina e si accodò alla fila che attendeva l'arrivo dell'autobus.
Salì per ultimo, e cercò uno spazio nella calca; riuscì a sistemarsi vicino al conducente, dando le spalle agli altri passeggeri. Si girò in modo che l'autista non potesse vedere ciò che faceva.
Allah è grande. Allah veglierà su di me.
Poi fece esplodere la bomba.

PASSAGGISEGRETI:

Sciolta la chioma intrecciata d'ebano
su corpo languido dai riflessi d'oro
il seno baciato da ghirlande di stoffa
Di umida veste gli occhi si cibano
Sorveglia, vigila, ispeziona ricordi
spruzzati di sangue e libagione
Tormenti di mente e
di corpo oppresso
da fuochi d'amore e di separazione

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martedì, 20 novembre 2007
Postato da anneheche

400_F_533577_ZXCU0NYh45yU9fE23Q5xYa6TdeApqrIl vento soffiava gelido, ma a Franco non dava fastidio perchè aveva il cuore caldo.
Era in una tasca della tuta, impacchettato con estrema cura, con i fiocchi e tutto il resto: un anellino d'oro che quella sera avrebbe dato a Giulia. Immaginava già l'espressione della ragazza, dapprima sorpresa, quindi sconcertata, infine felice. Dopo cinque anni era giunto il momento. Poi sarebbero andati al solito bar a festeggiare con gli amici. Avrebbero fissato la data; a Franco piaceva luglio, caldo e rigoglioso, tuttavia avrebbe accettato qualsiasi proposta di Giulia. In fondo, un mese valeva l'altro: maggio con le sue lunghe e dolci serate, giugno anticipatore dell'estate, settembre con la promessa dell'autunno. Avrebbe scartato soltanto agosto, a causa dell'afa eccessiva; inoltre, in quel periodo erano tutti in ferie.
Franco era un giovane intelligente, e suo padre si era mostrato dispiaciuto quando aveva interrotto gli studi. Forse lo immaginava avvocato oppure medico o magari un consulente del lavoro dalle idee progressiste. Ma benchè andasse bene a scuola, Franco trovava tediosi i libri e sconcertanti alcune materie, che giudicava avulse dalla realtà. Preferiva lavorare, rendersi indipendente e sposare Giulia. Con un sorriso ripensò ai suoi fluenti capelli neri, alla figura aggraziata, al viso sereno e sempre sorridente. Lei era impiegata in una ditta di cosmetici, non veniva pagata molto, ma era felice della sua vita.
Dal cortile Antonio gli lanciò uno sfottò. Tutti i suoi amici erano a conoscenza del prezioso anellino e si divertivano a prenderlo in giro bonariamente. Franco era simpatico e gioviale; non c'era un solo dipendente dell'impresa di costruzioni presso la quale prestava servizio che non gli fosse affezionato. Lui rispose facendo un gesto scherzoso con la mano. Poi si concentrò sul lavoro. L'impalcatura era un pò traballante e sapeva di doversi muovere con molta cautela. I sindacati avevano protestato più volte, sostenendo che quella ditta non osservava le più elementari norme di sicurezza; ma il proprietario aveva sempre ignorato quelle lamentele, sfidandoli a denunciarlo. I margini di guadagno erano già ridotti all'osso, non poteva comportarsi altrimenti, e in ogni caso svolgeva quell'attività da oltre trent'anni e non era mai successo nulla.
Franco diresse lo sguardo al cielo. Sebbene fosse una mattinata rigida, la tramontana lo aveva sgombrato dalle nubi. Appariva immacolato e azzurro, quasi come il cielo della sua Sicilia. Non gli dispiaceva vivere in Lombardia, benchè gli mancasse il mare. Ignorò un'altra battuta di Gargiulo e raggiunse l'estremità dell'impalcatura. Incominciò a lavorare con impegno e concentrazione; amava adoperare le mani, dato che, in piccolo, gli sembrava di essere un artista. Ricordava vagamente di aver letto che un tempo i muratori erano assai considerati, e che un mastro muratore occupava una posizione sociale di assoluto rilievo. Dedicò un ultimo pensiero a Giulia, sorrise con il cuore gonfio d'amore. Un istante dopo, l'impalcatura cedette e lui precipitò nel vuoto.
Si schiantò al suolo senza un grido.
Incominciò a piovere, quasi il cielo avesse compassione di lui. Una pioggia lieve, simile alla carezza di una madre.
Una pioggia che poi aumentò d'intensità. E, mentre il vento urlava la sua rabbia, diventò terribilmente amara.

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venerdì, 16 novembre 2007
Postato da anneheche

WomanDrinkingCoffeeQuando si svegliò, nevicava. Laura scese dal letto e si diresse verso la finestra. Abitava in una casetta isolata, a ridosso di un bosco, e la stradina sterrata che collegava la sua abitazione alla provinciale probabilmente era diventata impraticabile. Scostò la tendina e sbirciò fuori: il manto soffice e bianco che apparve alla sua vista le suscitò un senso di pace. Decise che quel giorno non sarebbe andata a
lavorare; poteva permetterselo dato che era la titolare dell'agenzia immobiliare che aveva aperto anni prima con Stefano.
Andò in cucina per farsi un caffè e lo vide. Stefano era seduto all'estremità del tavolo, aveva già preparato il caffè che adesso sorseggiava con calma. "Siediti, amore.", le disse sorridendole dolcemente. Come un'automa, Laura obbedì. Ignorò la tazzina fumante e lo guardò sbigottita per alcuni secondi. Non osava parlare. Fu lui a interrompere il silenzio. "Sono tornato.", disse, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. In realtà, era morto da dieci anni. Laura scosse il capo, quasi a voler negare l'evidenza. Eppure Stefano era proprio lì, davanti a lei, e non sembrava assolutamente un fantasma. Occupava la "sua" sedia, la stessa che aveva sempre usato da quando si erano sposati, in quella che per Laura ormai era un'altra vita.
"Succede, sai.", disse lui con la caratteristica voce bassa, profonda, che le aveva sempre dato una sensazione di sicurezza. Prima di quell'incidente stradale (era stato investito da un pick-up guidato da un ubriaco), Stefano l'aveva sempre protetta. Si erano conosciuti alle Medie, e da allora erano rimasti insieme per vent'anni.
"Cosa succede?", si costrinse a rispondere. Si sentiva strana: avrebbe dovuto essere sconcertata, forse spaventata. Era possibile che fosse impazzita. Invece, sapeva che quell'uomo buono e generoso che sedeva di fronte a lei, intento a finire di bere il suo caffè, era reale, e vivo!
"Vedi, Laura: tu per dieci lunghi anni sei venuta a trovarmi al cimitero, hai accudito la mia tomba riservandomi sempre fiori nuovi e freschi. Non sei mai uscita con uomo. Hai sofferto moltissimo, tuttavia con grandissima dignità." Le spiegò che di questo avevano tenuto conto e, sebbene raramente operassero scelte simili, avevano infine deciso di rimandarlo sulla Terra. "Sino alla fine.", aggiunse accendendo una Camel e aspirando una boccata di fumo con evidente piacere. "Che buona!", esclamò ridendo. "Ne avevo scordato il sapore." Poi si alzò, fece il giro del tavolo e le prese una mano. La sua era calda e asciutta. Laura sentiva le lacrime scorrerle sulle guance. Avrebbe voluto dirgli tante cose, raccontargli delle notti insonni, del lavoro in cui si era gettata anima e corpo per sopravvivere, delle mille avanche che aveva respinto. E poi spiegargli che alla fine il dolore sordo e insostenibile si era trasformato in una malinconia diffusa, simile alla nebbia dell'autunno. Parlargli del ragazzino down che seguiva. Ma le parole non le uscivano di bocca. Preferiva guardarlo, mirare quel viso che, a distanza di dieci anni, ricordava in ogni minimo particolare; assaporare la stretta della sua mano; vivere quegli istanti di indicibile felicità.
Stefano delicatamente la aiutò ad alzarsi. "Vieni.", disse. "Andiamo nel bosco. Ricordi? Entrambi amiamo la neve." Lei lo seguì verso la porta che dalla cucina dava direttamente sul piccolo giardino. C'era una staccionata, e ,oltre, l'incanto degli antichi alberi secolari. All'improvviso, ebbe un mancamento. L'ultima immagine, prima di perdere i sensi, fu quella di lui che la sosteneva per non farla cadere. E l'ultimo ricordo, quello del suo profumo.

Quando si svegliò, non nevicava più. Sarebbe andata a lavorare. E quel giorno si sarebbe sentita meno sola.

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giovedì, 15 novembre 2007
Postato da anneheche

Ma d'ora in poi cancellerò tutti i commenti con foto troppo grandi.

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giovedì, 15 novembre 2007
Postato da anneheche

Fantasy"Quel libro non ti appartiene! Dammelo!" La fata pronunciò quelle parole con una voce più gelida del ghiaccio. Ceinwyn cadde in ginocchio, tendendo il prezioso tomo verso di lei. "Farò tutto quello che vuoi.", disse. "Ma ti prego, non farmi del male!"
Chiara sorrise. Era stato ancora più facile del previsto. Sughart si avvicinò a Ceinwyn e allungò una mano per prendere il libro.

Sughart prese il libro, soppesandolo fra le mani.
Era un tomo voluminoso e pesante, con le pagine ormai ingiallite dal tempo. La fata lo sfogliò, soffermandosi a esaminare un disegno che riproduceva il cielo stellato. Era stato realizzato con grande perizia, certamente da un antico Maestro. Sotto al disegno, alcune parole sembravano comporre una formula magica: tuttavia era di difficile comprensione. Sughart decise che si sarebbe dedicata a quel compito più tardi. Prima, voleva interrogare la servitrice di Dark.
Chiara si stava chiedendo se in quel testo avrebbero trovato finalmente la chiave per affrontare e sconfiggere la Strega, quando all'improvviso provò una sensazione di freddo. Distolse lo sguardo da Sughart per osservare Ceinwyn. Notò un particolare che la allarmò. Dagli occhi della creatura del male era scomparsa l'aria supplice, sostituita da una strana luce di trionfo. Sconcertata, la ragazza si girò in direzione della dama bionda. Desiderava metterla in guardia, anche se non sapeva esattamente da cosa. Ma prima che potesse parlare, un fumo denso e nero si levò dal libro, salendo sinuoso come un serpente e avvolgendo la fata nelle sue spire. Sughart lasciò cadere il libro a terra. "Chiara, non ci vedo più! Stai attenta!" Aveva il volto sconvolto dal dolore, come se quel fumo fosse velenoso e la stesse straziando. Si portò le mani agli occhi, sfregandoli invano. "Chiara, sono diventata cieca!" La voce di Sughart era velata dalla sofferenza. Con calma, Ceinwyn si alzò. Aprì il mantello nero e impugnò un coltello dalla lama sottile. Si avvicinò alla dama con un sorriso malvagio disegnato sulle labbra. Si muoveva con la grazia di una pantera. "Stolta! Come hai potuto pensare di sfidare la grande Mermaid?" Poi affondò la lama nella carne di Sughart. Il coltello penetrò fino al cuore. Mentre la fata barcollando cercava di allontanarsi, Ceinwyn rigirò l'arma sino a quando non la vide scivolare al suolo priva di vita. Raccolse il libro e lanciò uno sguardo sprezzante a Chiara. La ragazza aveva assistito sgomenta alla terribile scena. "L'ultima nemica di Mermaid è morta.", sibilò Ceinwyn. "Adesso il mondo ci appartiene definitivamente. Tu, ora, mi seguirai. La mia padrona ama il sangue fresco delle fanciulle."
Con gli occhi colmi di lacrime, Chiara le obbedì incamminandosi dietro a lei. Come poteva opporsi alla sua volontà, quando nemmeno la fata era riuscita a fermarla? Si era affezionata alla dama e la sua scomparsa la addolorava profondamente. Inoltre, adesso era sola e aveva paura. La creatura della notte disponeva di terribili poteri: quale magia aveva fatto scaturire quel fumo dal libro? Che perfido artifizio aveva reso cieca la fata? E Mermaid avrebbe bevuto il suo sangue? Non sapeva rispondere a uno solo di questi interrogativi. Con l'animo colmo di angoscia si avviò lungo l'antica strada, allontanandosi dal bosco di Toradir, diretta verso il castello nero di Dark la Strega.
Si era alzato il vento. Proveniva da nord ed era freddo e tagliente.

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mercoledì, 14 novembre 2007
Postato da anneheche

il mio librohttp://www.rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=ssilvia

Vi ricordo che "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore, collana Pizzo Nero) è reperibile nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Altrimenti potete cercarlo sul portale IBS oppure, se non avete una carta di credito, direttamente da Borelli Editore, che accetta pagamenti in contanti. Il libro costa 12 euro. "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" è il prequel di "Ritorno a Lesbo".

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lunedì, 12 novembre 2007
Postato da anneheche

Silvia 12Stavo sbagliando tutto e lo sapevo. Quando ero stata lasciata da Maddalena avevo sofferto molto, tuttavia conservando il mio orgoglio. Non l'avevo mai cercata. Mi ero limitata a scriverle una lettera che poi non avevo spedito: era rimasta per un pò in un cassetto e alla fine l'avevo stracciata. Con Silvia era diverso. Non riuscivo ad accettare l'idea di perderla; e il fatto che continuassimo a frequentarci, benchè da semplici amiche, la sua vicinanza, i discorsi che comunque ci accomunavano, il profumo che la contraddistingueva, acuivano il mio disperato bisogno di amarla e di esserne amata.
Credo di possedere buone doti psicologiche, e avevo intuito che la nostra non era una rottura definitiva. Semplicemente lei aveva deciso di farmela pagare. Forse quella sera avevo effettivamente esagerato e adesso Silvia mi stava presentando il conto. Avrei dovuto agire di conseguenza, comportandomi da abile giocatrice di scacchi: ma non ci riuscivo. Sebbene fossi perfettamente conscia di agire nel modo più stupido possibile, continuavo a telefonarle, a mandarle sms, a comprarle regali. Lei reagiva venendo a casa mia quando voleva, senza una regola fissa. Spesso mi trattava con freddezza, sempre rifiutava i miei baci o le mie carezze. Si sedeva davanti al pc e leggeva e rileggeva quello che avevo scritto. "Una Storia" procedeva bene; lavoravo con impegno a quel progetto sfornando almeno mille parole al giorno. Silvia mi elogiava, riservandomi poche critiche assolutamente marginali. Dopo aver letto e riletto, accendeva la televisione. Sdraiata sul divano, mi chiedeva di portarle da bere o di prepararle un panino. Io obbedivo, sentendomi una perfetta cretina. A volte mi chiedevo come era possibile che una ragazza così giovane fosse riuscita a stregarmi in quella maniera, e da dove prendesse la gelida sicurezza che sapeva manifestare in ogni momento. Mi biasimavo aspramente, meditando di troncare un rapporto che mi rendeva infelice; decidevo di non chiamarla più e di sbarrarle l'uscio del mio appartamento. Ma bastava che non la vedessi per un giorno per far naufragare tutti i miei propositi. Ero innamorata di Silvia, e sapevo che, prima di allora, non avevo mai amato tanto intensamente una persona. Di lei mi piaceva tutto: la bellezza, l'intelligenza, l'ironia che in certi casi si trasformava in feroce sarcasmo, la personalità, l'odore. Era impensabile rinunciare alla sua presenza.
Quell'anno nevicò prima del tempo. Forse fu la neve a infondermi il coraggio necessario. Decisi che avrei chiuso per sempre con lei: non potevo più accettare lo stillicidio di emozioni che quotidianamente mi colmava di ansia e di angoscia. Meglio la solitudine. Prima o poi l'avrei dimenticata; in fondo, altre donne erano scivolate nella mia vita per poi trasferirsi altrove e il loro ricordo ormai era lieve proprio come un fiocco di neve. Un raggio di sole è sufficiente per scioglierlo, e alla fine la luce del passato si affievolisce sino a trasformarsi in un'eco sbiadita e distante. Mi sarei concentrata sul mio nuovo romanzo, avrei frequentato nuovamente la palestra oppure sarei andata a nuotare in piscina. Avrei letto qualche buon libro e ascoltato musica.
Silvia entrò in casa fradicia come un pulcino.
Non mi diede il tempo di parlare.
Mi abbracciò e mi condusse in camera da letto.
Più tardi, nel cuore della notte, disse che mi amava.

Vi ricordo che "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore, collana Pizzo Nero) è reperibile nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Altrimenti potete cercarlo sul portale IBS oppure, se non avete una carta di credito, direttamente da Borelli Editore, che accetta pagamenti in contanti. Il libro costa 12 euro. "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" è il prequel di "Ritorno a Lesbo".

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