anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

Mi Parlano

Le Mie Storie

Frasi

Pensieri Che Leggo

Box





Le Mie Storie

Credits


Categorie

Feeds

  • Powered by Splinder

Disclaimer

Chi Sono

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Nel Cammino


Le Recensioni Del Mio Libro

lunedì, 29 ottobre 2007
Postato da anneheche

EnricaDI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE

ANNEHECHE:

"Ti ho tradita.", disse Paolo accendendosi una sigaretta.
Da sempre avevano improntato il loro matrimonio sulla reciproca sincerità, si erano ripromessi di dirsi tutto: anche l'eventualità di un tradimento, sebbene nessuno dei due lo ritenesse possibile. Era stata una scelta condivisa da entrambi, basata sulla lealtà che sempre li avrebbe accomunati; tuttavia, ascoltando quelle tre parole, Enrica provò un lieve capogiro, immediatamente seguito da un senso di angoscia. Si diresse verso la finestra, mentre mille interrogativi si affacciavano alla sua mente. Paolo aveva un'amante? Si era innamorato di lei? Adesso l'avrebbe lasciata? Oppure si sarebbe barcamenato come molti altri uomini, promettendo all'una che era solo questione di tempo e poi avrebbe chiesto il divorzio; e all'altra che si trattava di una storia passeggera, destinata a finire con la stessa velocità con cui una candela si spegne per mancanza di ossigeno? L'ossigeno, in questo caso, era rappresentato dall'amore, che lui avrebbe sostenuto di non provare per quella ragazza. Enrica sarebbe stata pronta a scommettere che si trattava di una ventenne. Non sapeva quale di queste alternative l'avrebbe fatta soffrire di meno. Poi si augurò che Paolo non scegliesse la strada peggiore: l'ultima, quella dell'inganno. Mentre guardava fuori dei vetri, si chiese se dipendeva dal fatto che aveva trentacinque anni. Tutti le dicevano che era una bellissima donna; ma certamente non conservava più la prorompente fisicità della sua giovinezza. Paolo aveva quarant'anni, comunque per gli uomini era diverso. Inoltre, esisteva un altro tipo di domanda: come avrebbe reagito lei? Non tanto a livello mentale, ma dentro, nei luoghi profondi del cuore dove i sentimenti vivono una vita propria, che non può essere condizionata dalla ragione.
Quel silenzio che le sembrava innaturale era insopportabile; avrebbe preferito sapere tutto, e subito. Non tollerava l'incertezza. Si voltò, riservandogli uno sguardo stanco. Una sola parola. "Perchè?" Dalla risposta sarebbe dipeso il loro futuro, ne era certa, benchè non avrebbe saputo scegliere la risposta perfetta. Probabilmente perchè non esisteva.
"L'ho conosciuta al bar. Era molto attraente."
Enrica prese a camminare per il soggiorno. All'improvviso l'odore del fumo le diede fastidio. Lo pregò di spegnere la sigaretta. Lui obbedì prontamente. Lei tornò alla finestra. Era una grigia giornata d'autunno, pioveva e il parco che si stendeva davanti alla loro casa era deserto. Solo un bastardino zuppo d'acqua cercava inutilmente un rifugio sotto agli alberi ormai fradici. Nuovamente si girò verso Paolo, seduto immobile sul divano. Era vecchio quel divano, e da tempo avrebbero dovuto cambiarlo. Enrica si stupì di quel pensiero, così incongruo in quel momento. O, forse, aveva una sua logica. Paolo avrebbe cambiato la moglie, invece del divano.
"Come si chiama?", gli domandò. "Il nome non ha importanza.", rispose lui con uno strano sorriso che lei in quella situazione trovò assurdo. "Voglio saperlo.", insistette. Paolo si alzò in piedi, avvicinandosi. "Lascia che prima te la descriva.", proferì a bassa voce. A Enrica non interessava sapere se era bionda o mora, magra o formosa. Altre erano le cose che voleva conoscere; tuttavia lo ascoltò. Lui parlava piano con un tono calmo e controllato. Lo stupido sorriso si era allargato. Enrica si chiese se non fosse diventato demente. "E' alta.", disse. "Bruna. Occhi grigi stupendi. Lunghe gambe slanciate. E poi...e poi ha un seno perfetto."
Cercò di abbracciarla, ma lei lo respinse. Poi notò una luce divertita nel suo sguardo. Si accorse che era piena di brividi. "E il nome?", sussurrò mentre il suo viso si distendeva in un sorriso, inizialmente incerto ma che rapidamente si fece sempre più convinto.
Paolo la baciò e lei ricambiò il bacio. La condusse in camera da letto. Si spogliarono febbrilmente. Fecero all'amore con un'intensità, una passione e una dolcezza infinite. Mentre lei godeva, lui disse: "Si chiamava Enrica! Ma quello era solo un sogno."

PASSAGGISEGRETI:

Intingere lo spirito
nel profumo dell'aria
Modellare le tue dita
nel tocco di un cherubino amaranto
Sciogliere le incertezze tra un bacio sfumato ed
una carezza zuccherina
E poi sussurrare un'ouverture afrodisiaca al silenzio

permalink | Leggi i commenti (159)
Categorie del post: racconti |Grazie per i vostri commenti (159)(pop-up)
venerdì, 26 ottobre 2007
Postato da anneheche

Silvia 7Quella sera Silvia tornò a casa ripensando al momento in cui Alessandra le aveva detto "ti amo!". Se fosse stata un uomo non le avrebbe creduto, perchè quelle parole le erano uscite di bocca mentre stava godendo. Invece sapeva che la scrittrice era sincera: aveva capito che era pazza di lei già da tempo, forse da quella notte in ospedale quando, malgrado fosse sofferente e piena di antidolorifici, non aveva mai smesso di cercarla con gli occhi. Le era quasi sembrato che per qualche oscuro motivo Alessandra avesse paura di perderla.
Quando entrò nel modesto appartamento in cui viveva ignorò le consuete lamentele di suo padre e si chiuse in camera da letto. Tuttavia non si coricò. Prese posto davanti al computer, guardò per alcuni istanti lo schermo nero con aria assorta, infine lo accese. Aprì un nuovo documento e incominciò a digitare sui tasti. Il romanzo di Silvia! Cambiò nome ai protagonisti: il Daniele di Alessandra divenne Massimo, sua moglie Lucia si trasformò in Michela; ma, a parte questo, la storia che scriveva era la stessa. A tratti si fermava e, piena di frustrazione, cancellava una frase. Aveva una memoria eccezionale, ma non intendeva copiare parola per parola il nuovo libro della scrittrice. Voleva usare il "suo" linguaggio, il "suo" stile, solo che in certi punti le appariva rozzo e inadeguato. In quei casi, colma di rabbia, si avvaleva di intere frasi di Ale. Naturalmente si riprometteva di cambiarle: più avanti, quando finalmente l'ispirazione sarebbe venuta a bussare alla sua porta.
Con calma tornò a riva. Le sue lunghe gambe battevano un crawl regolare e perfetto.

Un mattino mi svegliai provando una meravigliosa sensazione di sollievo. Il dolore alla schiena era quasi scomparso. Telefonai in ufficio, annunciando il mio ritorno, e ripresi a lavorare. Inviai un sms a Silvia, dandole appuntamento per quella sera. Mi trovò intenta a scrivere e stranamente non mi parve contenta. Ma forse era solo una mia impressione. In ogni caso, volle leggere la mia produzione di quel giorno. Io ero emozionata come una bambina. Le dissi che, se voleva, potevamo finalmente fare l'amore; la pregai solo di essere delicata. Lei rise. "Ti vulissi purtari comu na rosa." Mi prese per mano, guidandomi verso il letto. Quello che poi accadde superò ogni mia aspettativa: Silvia mi amò teneramente, con una passione e una dolcezza che potevano solo dipendere dall'amore. Mi baciò i piedi, giocò con gli alluci, mi leccò le cosce, entrò con la lingua nella vagina, quella stupenda lingua che nessuna donna da me conosciuta in precedenza aveva saputo usare in quel modo divino. Mentre godevo, le sussurrai che l'amavo. Era la seconda volta che glielo dicevo, ma anche in questa occasione non mi rispose. Si stese supina e io mi misi sopra di lei; iniziai a muovermi lentamente, accogliendo a poco a poco il fallo, finchè non lo ebbi tutto dentro. Aumentai il ritmo, rovesciando la testa all'indietro, mentre venivo travolta da un mare di sensazioni talmente intense da farmi temere che mi sarebbe scoppiato il cuore. Al primo orgasmo, ne seguì immediatamente un secondo. Madida di sudore e scossa dai brividi le gridai ancora che l'amavo, che era la donna della mia vita. La supplicai di non lasciarmi mai.
Silvia finalmente rispose. Disse che si era innamorata di me sin dal primo momento, quando mi aveva vista entrare nell'aula dell'università.
Fuori, nella notte, bianchi fiocchi di neve danzavano quasi irreali, sospinti dal vento delle fate.

Vi ricordo che "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore, collana Pizzo Nero) è reperibile nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Altrimenti potete cercarlo sul portale IBS oppure, se non avete una carta di credito, direttamente da Borelli Editore, che accetta pagamenti in contanti. Il libro costa 12 euro.

permalink | Leggi i commenti (184)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (184)(pop-up)
mercoledì, 24 ottobre 2007
Postato da anneheche

Silvia 6Silvia aveva imparato a nuotare da bambina e, dato che considerava l'acqua il suo elemento naturale, era diventata una nuotatrice provetta. D'inverno frequentava regolarmente una piscina, mentre in estate, appena poteva, si recava al mare. Si spinse al largo, assaporando ogni singola bracciata. Nuotava in modo fluido, ed essendo vigorosa possedeva una notevole resistenza. Avrebbe potuto continuare per ore; in piscina non si fermava mai prima delle cento vasche. Quando fu lontana dalla costa, si mise a dorso godendo della carezza del sole. Si era levata un pò di brezza; sopra di lei il cielo era tanto bello da far male al cuore.
Ricordava molto bene la prima volta in cui Alessandra le aveva detto di amarla. Era stato una sera di pioggia battente. Il vento sibilava fuori dei vetri della finestra e faceva freddo, ma la casa di Ale era ben riscaldata. Erano trascorse due settimane dalla notte del loro "scontro". In quei giorni Silvia si era presa cura di lei. Passato il primo momento di spavento, le lastre avevano rivelato che la scrittrice si era rotta una costola. Il mattino dopo Alessandra aveva firmato ed era tornata a casa: tuttavia non era in grado di guidare e di andare a lavorare; il dolore alla schiena le impediva persino di scrivere. Benchè Silvia non si sentisse particolarmente in colpa, le era stata grata perchè non le aveva mai rinfacciato l'accaduto; d'altra parte, si era trattato di un incidente: non aveva calcolato bene la sua forza, ma l'idea di farle del male era lungi da lei. Quando usciva dall'università andava a casa sua e le preparava da mangiare. Poi si offrì di scrivere sotto dettatura. Era molto veloce, e dopo qualche impaccio iniziale la cosa funzionò perfettamente.
Alla sera rincasava per cenare con i genitori, quindi usciva e tornava da Alessandra. Non potevano fare all'amore, ma questo non le impediva di vezzeggiarla dolcemente. La coccolava e la accudiva.
Un giorno Alessandra le confidò che desiderava scrivere un romanzo "serio". Come sempre, aveva solo una vaga idea della trama. Tutto nasceva dall'immagine iniziale: un uomo che camminava nella notte, avvolto in pensieri cupi. Piovviginava e la nebbia aleggiava sulla città. Chi era quell'uomo? Come si svolgeva la sua vita? Perchè non era felice? Da questi spunti, Alessandra pensava di poter ricavare una
storia di 500 pagine, e di realizzare il libro che l'avrebbe fatta conoscere come narratrice non solo erotica. Non voleva parlare di sesso, bensì di moti dell'anima. Sarebbe stato un vero romanzo, palpitante di vita. Silvia fu entusiasta dell'idea. Si sedette davanti al pc e incominciò a battere sui tasti, seguendo il rapido flusso dei pensieri della scrittrice. Mentre scriveva provava sentimenti contrastanti. Da un lato ammirava sinceramente quella prosa ai suoi occhi tanto scorrevole, da quell'altro si diceva che non sarebbe mai riuscita ad esprimere con la stessa efficacia le emozioni che quelle parole suscitavano. Provava un senso di inadeguatezza, forse d'invidia. Comunque tacitò quei pensieri e si concentrò sul suo compito.
Quando Alessandra fu stanca, Silvia la fece sedere sulle sue ginocchia, si inumidì un dito e si occupò a lungo del suo clitoride. Mentre la scrittrice gemeva, non si rese conto che la sua giovane amante stava ripercorrendo con estrema precisione una pagina di "Lesbo è un'isola del Mar Egeo"...

Vi ricordo che "Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore, collana Pizzo Nero) è reperibile nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Altrimenti potete cercarlo sul portale IBS oppure, se non avete una carta di credito, direttamente da Borelli Editore, che accetta pagamenti in contanti. Il libro costa 12 euro.

Nota dell'autrice: gli spudorati elogi che mi sono rivolta in questo post sono solo finalizzati alla narrazione.

permalink | Leggi i commenti (138)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (138)(pop-up)
lunedì, 22 ottobre 2007
Postato da anneheche

Silvia 4Il giorno dopo era sabato, e trascorsi il pomeriggio leggendo la produzione letteraria di Silvia. Ci saremmo viste quella sera per una pizza, sapevo quanto teneva al mio giudizio, perciò mi dedicai a quel compito con estrema attenzione. Era dotata di molto talento: a volte incappava in qualche ripetizione di troppo, ma si trattava di un peccato assolutamente veniale e facilmente correggibile. E poi chi può dirsi del tutto esente da questo piccolo difetto? Nemmeno Dostoevskij. La prosa, però, era nitida e vigorosa, con immagini che rimanevano scolpite nella mente; i pensieri erano profondi; le poesie ricche di ispirato lirismo. Forse, doveva ancora maturare un pò: ma la stoffa c'era, e di un tessuto sicuramente pregiato. Mi colpì in particolare un racconto ambientato in Sicilia, una sorta di rivisitazione de "Il Vecchio e il Mare". Quando terminai di leggerlo, avevo le lacrime agli occhi. Io non sarei mai stata in grado di scrivere una storia così bella.
Alle sette riposi i fogli e andai a fare la doccia. Mi vestii bene, scegliendo con cura i capi da indossare, mi truccai cercando di mettere in risalto gli occhi, e calzai scarpe con i tacchi; quindi uscii di casa diretta all'appuntamento. Mentre guidavo, canticchiavo allegramente. Avevo il morale a mille. Silvia mi stava aspettando davanti alla pizzeria. Era bella e ansiosa. Ciascuno di noi ha delle debolezze, e compresi immediatamente qual era la sua: per quanto fosse forte e sicura di sè, temeva un eventuale parere negativo su quanto aveva scritto. La rassicurai subito, e poi fui costretta a ripetere gli stessi concetti per tutta la durata della cena. Lei pendeva dalle mie labbra, era felice ed eccitata. Quando mi interrompevo per portare alla bocca la mia povera pizza ormai fredda, mi chiedeva per l'ennesima volta se davvero quel racconto mi era tanto piaciuto oppure se la poesia che parlava di suo padre era davvero bella. Rassegnata, le confermavo che sì, era brava, veramente brava, migliore di me.
"Potremmo scrivere qualcosa insieme.", mi disse al momento del dolce.
"Forse.", risposi dubbiosa. In realtà, avevamo stili molto diversi, e non sapevo se saremmo riuscite ad amalgamarli. Tuttavia si poteva tentare.
Le lasciai pagare il conto e la condussi a casa mia. Dopo la notte precedente, pregustavo un'altra meravigliosa avventura sessuale; quella mattina avevo cambiato le lenzuola, che ora, fresche e profumate, attendevano lo stupendo corpo della mia nuova amica. Silvia si tolse le scarpe e si adagiò sul divano, io mi accovacciai per terra. Chiacchierammo ancora per qualche minuto, poi andammo in camera. Avevo messo nel lettore un cd di Avril Lavigne. La baciai sulla bocca, ma Silvia era euforica ed esuberante, probabilmente per aver passato a pieni voti "l'esame" di scrittura. "Giochiamo alla lotta!", disse. Non ne avevo molta voglia, ma quando mi provocò sostenendo che mi avrebbe messa sotto in meno di tre minuti, il mio spirito competitivo mi spinse ad accettare la sfida. Incominciammo a lottare scherzosamente. Mi resi subito conto che Silvia era molto forte e, dato che detesto perdere, trasformai quello che doveva essere un gioco in una lotta vera. Volevo vincere. Lei mi schienò, ma riuscii a liberarmi e ad allontanarmi a quattro zampe. Non mi diede tregua e mi fu di nuovo sopra. Ancora una volta, in qualche modo, sgusciai dalla sua presa. Eravamo ambedue sudate e scarmigliate; Silvia aveva una luce selvaggia nello sguardo, in fondo era ancora una ragazza e sicuramente si stava divertendo. Avevo bisogno di prendere fiato, rotolai dalla parte opposta del letto e in quel momento le sue gambe scattarono. Mi prese a forbice, stringendomi con tutta la forza che aveva. Era una morsa micidiale. Aprii la bocca per dire che mi arrendevo, ma lei aumentò la stretta e io provai un dolore insostenibile. Non riuscivo neppure a parlare. Silvia strinse ancora di più. Con la forza della disperazione biascicai: "Cedo!"Mi lasciò libera, tuttavia non ero in grado di muovermi. Era come se lei continuasse a stringermi, mentre invece, in ginocchio davanti a me, mi stava guardando con aria preoccupata.
"Silvia, non riesco a muovermi." La mia voce sembrava un rantolo.
Lei mi fissò terrorizzata. Per un istante parve incapace di reagire, poi ancora una volta dimostrò di essere una ragazza sveglia e determinata. Corse al telefono.
Rimase tutta la notte con me all'ospedale
.

permalink | Leggi i commenti (196)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (196)(pop-up)
venerdì, 19 ottobre 2007
Postato da anneheche

Silvia 3La lettura di questo capitolo è vietata ai minori di 18 anni.

Ci trovammo in un ristorantino dalle parti di piazzale Lagosta. Io non avevo fatto in tempo a passare da casa ed ero vestita come quella mattina; i capelli ancora raccolti a coda di cavallo. Silvia, invece, si era cambiata: in minigonna, calze nere e scarpe con i tacchi dimostrava almeno cinque anni di più, ma soprattutto era un autentico schianto. Camminando fianco a fianco, sembravo la sua sorellina minore, dato che, complici anche i tacchi, mi sovrastava di almeno dieci centimetri. Mi rendevo conto di sfigurare accanto a lei. Forse avrei dovuto telefonarle, spostando l'appuntamento di un'ora; ma non mi era proprio venuto in mente che si sarebbe potuta presentare vestita in quel modo. Non avevamo in programma di andare in discoteca, e per quel che ne sapevo le ragazze di vent'anni abbandonavano jeans e calzature sportive solo quando andavano a ballare. Comunque, feci spallucce e la guidai all'interno del locale. Mentre prendevamo posto a un tavolino d'angolo, notai che aveva con sè un voluminoso plico di fogli. Più tardi avrei scoperto che si trattava di tutta la sua produzione letteraria, che naturalmente, secondo i suoi piani, io avrei dovuto esaminare.
Silvia non aveva nulla in comune con Viviana e Maddalena, aggiungerei che non assomigliava a nessuna delle mie ex, e anche il suo segno zodiacale, Gemelli, per me era del tutto inedito. Durante la cena si dimostrò simpatica e seduttiva. Non mi tempestò di domande, come invece avevo temuto, ma spaziò attraverso vari argomenti di conversazione, anche se il mondo dei libri occupò in ogni caso una posizione centrale. Come me, apprezzava Isabella Santacroce. Amava Baricco, e prediligeva la letteratura sudamericana. Andava pazza per Avril Lavigne, Carmen Consoli e Vasco Rossi. Il suo attore preferito era Johnny Depp.
Quando arrivammo al dolce, si autoinvitò a casa mia. Fu esplicita. Le piacevo, aveva capito che ero attratta da lei, e voleva fare sesso con me. Trovava la cosa assolutamente naturale. Disse che detestava gli inutili giri di parole, le velate ipocrisie, gli inviti a vedere fantomatiche collezioni di farfalle. Ridendo, mi parlò in siciliano: "Ti ficcu e ti fazzu muariri!" Evitai di farmi tradurre la frase...
Anch'io desideravo fare all'amore con lei. Nei ritagli di tempo non dedicati al lavoro di quella giornata non avevo pensato ad altro. Le feci un'unica domanda. Silvia fu sincera. Non era mai stata a letto con una donna, tuttavia voleva me. E avrebbe fatto di tutto per avermi. In realtà, non ce n'era bisogno. Pagai io il conto con la carta di credito, promettendole che la prossima volta sarebbe toccato a lei, perciò dando per scontato che ci saremmo riviste, come poi effettivamente accadde. Uscimmo dal ristorante, salimmo sulla mia Golf e mi diressi verso casa, provando un magico senso di aspettativa.
Non ho parlato di magia a sproposito, perchè quello che accadde quella notte fu un viaggio nel mondo dell'amore, dei sogni più segreti e irraggiungibili. Silvia era bellissima. E' facile essere avvenenti a vent'anni, ma lei aveva qualcosa in più: non solo un corpo perfetto e un viso magnifico, ma anche una capacità di seduzione che non avevo mai riscontrato in un'altra donna prima di allora. Non si limitò a possedermi fisicamente, penetrò nella mia anima colmandola di una passione indicibile. Probabilmente aveva grandi capacità intuitive, dato che comprese istintivamente che amavo essere "la donna". Quando aprii un cassetto e le mostrai il dildo, se ne impadronì con naturalezza, e poi si comportò come se fino a quel giorno non avesse fatto altro. Fu lei a spogliarmi e ad adagiarmi sul letto; mentre la guardavo incantata, si svestì lentamente, conferendo a ogni singolo movimento un significato di profondo erotismo. Quindi, fu su di me. Percorse tutto il mio corpo con la lingua, soffermandosi più a lungo sui punti maggiormente erogeni. Li individuava con abilità diabolica, così come comprendeva immediatamente il modo in cui volevo essere baciata, leccata, assaporata. Mi strinse un capezzolo sino a farmi gemere di dolore; dato che era un'attenta lettrice, aveva capito anche quello. Mi infilò un dito nell'ano con l'arroganza della padrona, intanto lambiva il seno, ora con delicatezza. In quei momenti non ero in grado di pensare, ma il giorno dopo mi chiesi com'era possibile che una ragazza avesse una personalità così spiccata...nell'aula di un'università e nel letto di una donna di trentun'anni. Ma non aveva ancora finito di stupirmi. Mi prese per le caviglie, si insinuò fra le mie cosce e incomiciò a leccarmi divinamente. Era talmente abile che iniziai a contorcermi sul letto; il suo movimento circolare, che poi si trasformava in verticale, mi trasmetteva vampate di piacere di intensità quasi intollerabile. Tuttavia non intendeva farmi venire: a tratti si arrestava, per ricominciare qualche istante dopo. Era una tortura deliziosa, ma anche insostenibile. La supplicai di farmi godere. Allora cambiò posizione e mi penetrò. All'inizio si mosse in maniera lenta e dolce, quindi diventò sempre più forte e pressante; arrivò sino in fondo quasi con violenza, soffocò i miei gemiti cercando la mia bocca e catturandomi la lingua. Alla fine l'orgasmo mi raggiunse in modo tanto devastante che urlai.
Più tardi, mentre eravamo teneramente abbracciate nella notte autunnale, incominciai a piangere.
Dopo tanto dolore, dopo infiniti tradimenti e delusioni, forse avevo trovato la felicità.

permalink | Leggi i commenti (193)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (193)(pop-up)
mercoledì, 17 ottobre 2007
Postato da anneheche

Silvia 2Inizialmente provai un moto di irritazione. La trovavo aggressiva e prevenuta. Il fatto che fosse bella non la giustificava, e il fluido italiano con cui si esprimeva me la rendeva ancora più antipatica. Cambiai opinione, quando formulò la sua domanda. Mi resi conto che aveva scelto appositamente un certo tipo di percorso retorico: tutto il male prima, per poi approdare a una conclusione positiva. Generalmente, io uso il metodo opposto, ma in ogni caso il suo quesito era intelligente e perfettamente calzante. Risposi, sforzandomi di essere chiara ed esaustiva. Lei mi parve soddisfatta. Comunque sia, non replicò. Ci fu qualche altra domanda, e finalmente potei lasciare l'aula. Prima di uscire dall'università mi fermai a un distributore di bevande e presi un caffè. Mentre lo sorseggiavo, preparandomi mentalmente a un appuntamento di lavoro che avevo quel pomeriggio (io vendo cravatte, oltre che scrivere), fui raggiunta dalla ragazza bella e aggressiva. Mi sorrise e prese a sua volta un caffè. Vista da vicino, era un autentico spettacolo: alta, mora, con un corpo da favola. Inoltre, aveva un profumo incantevole che mi inebriava. Con sgomento mi accorsi che mi tremavano le gambe. Non mi era più successo da quando mi ero lasciata con Viviana, il secondo grande amore della mia vita. Una donna che però mi aveva deluso profondamente, tradendomi con la mia peggior nemica. Ma di questa storia non voglio parlare, nello stesso modo in cui non intendo ricordare Maddalena, che è stato il mio primo amore. "Mi chiamo Silvia", disse la bella ragazza aggressiva. Le strinsi la mano, evitando di dire il mio nome. Lei sapeva già che mi chiamavo Alessandra Bianchi , che avevo pubblicato un libro intitolato "Lesbo è un'isola del Mar Egeo", che curavo un blog su Splinder e che lavoravo anche nel campo della moda. Scambiammo quattro chiacchiere, poi Silvia mi domandò a bruciapelo se poteva invitarmi a cena. La guardai negli occhi. Lei sostenne il mio sguardo. Mi sarebbe piaciuto moltissimo accettare l'invito, era una persona intelligente e colta e non dubitavo che avremmo passato una splendida serata; inoltre, pur di far sesso con lei sarei andata sulla luna. Aveva un fascino incredibile. Tuttavia, malgrado fosse indubbiamente matura e sicura di sè, ci dividevano undici anni. Certo, era più che maggiorenne, ma la differenza di età mi sembrava troppo grande. E comunque aveva parlato di cena...non di dopocena. Avrei scommesso qualsiasi cifra che era eterosessuale al cento per cento, e che il suo invito nasceva soltanto dal desiderio di confrontarsi con una scrittrice, senza alcun doppio fine. Ma non avevo intenzione di trascorrere una serata desiderandola invano. "Ti prego, fammi questo regalo!" Era passata disinvoltamente al "tu", ma non ci feci caso. Altro occupava la mia mente. Ero combattuta. Se non avessi accettato, avrei sicuramente rimpianto quella decisione; ma se fossi uscita con lei, avrei rischiato una delusione quasi certa.
All'improvviso scoppiai a ridere. Parlare, Alessandra, parlare: questo è quello che vuole. Sei talmente assatanata da non poter affrontare una cena che non preveda un seguito? D'accordo che sei in astinenza da un anno, però...
Silvia rise con me, non saprò mai il perchè. Forse fu la sua risata lievemente roca a farmi prendere una decisione. Risposi, e intanto pensavo che quei comunissimi jeans a vita bassa le stavano d'incanto.
"D'accordo.", dissi. "Questa sera alle otto. Ma facciamo alla romana."

permalink | Leggi i commenti (158)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (158)(pop-up)
lunedì, 15 ottobre 2007
Postato da anneheche

SilviaEra abituata a prendere l'iniziativa, e quando Alessandra tirò fuori da un cassetto il dildo, fu lei a usarlo. Prima di quella notte non aveva mai avuto un rapporto omosessuale, ciononostante si calò con facilità nella parte, immaginando di essere un ragazzo e comportandosi di conseguenza. La condusse in tempi brevi all'orgasmo, ricavandone un'enorme soddisfazione.
Anche al ristorante, era stata lei a sedurre la scrittrice, e non viceversa: era una ragazza forte e decisa, ciò che voleva lo prendeva. Si era presentata in minigonna e scarpe con i tacchi alti, aveva capito subito che Alessandra era fortemente attratta da lei, e dato che desiderava entrare nel suo mondo, si era detta che se quella era la strada per riuscirci, l'avrebbe seguita senza tentennamenti. Poi, a letto, scoprì che si trattava di una strada eccitante, ma non ne rimase sorpresa più di tanto.
Silvia aveva imparato a lottare a scuola. Un giorno, semplicemente, si era stancata del sarcasmo dei compagni, aveva smesso di indossare maglioni goffi ed enormi persino nei mesi caldi, e si era mostrata per quello che era. Quando veniva derisa, reagiva con fredda ironia; la sua personalità si era sviluppata di pari passo con il fisico. Aveva acquistato sicurezza in se stessa e compreso una cosa di fondamentale importanza: che il mondo non appartiene alle persone deboli e insicure. Voleva l'amicizia di Alessandra, desiderava imparare da lei a scrivere un vero libro, e ci sarebbe riuscita diventando la sua amante. La differenza di età contava poco, e il fatto che fossero così diverse, bionda l'una, mora l'altra, snella la prima, fisicamente esuberante la seconda, rappresentava un ulteriore motivo di attrazione che andava a sommarsi all'ammirazione che provava per le sue doti intellettuali.
Il giorno dopo, mentre si recava all'università, Silvia era al settimo cielo. Avrebbe rivisto Alessandra quella sera stessa.
Si alzò dallo scoglio, madita di sudore. Il caldo era intenso e la mancanza di vento rendeva l'aria pressochè irrespirabile; nel cielo privo di nubi, il sole splendeva quasi con ferocia. Silvia scese verso il mare, abbandonando per un momento quei ricordi, e pregustando il delizioso contatto dell'acqua fredda sul suo corpo accaldato.

Era la prima volta che mi trovavo in un'aula universitaria, tuttavia non provavo particolare imbarazzo. Gli sguardi dei ragazzi mi seguivano curiosi. Chi aveva letto il mio libro conosceva le mie inclinazioni sessuali, ma questo non impediva a molti maschi di spogliarmi con gli occhi. Eppure mi ero vestita in modo sportivo, avevo raccolto i capelli a coda di cavallo, e non mi sentivo per nulla sexy. Incominciarono a farmi domande più o meno tutte uguali, e involontariamente guardai l'orologio per vedere quanto mancava alla fine di quell'incontro che si stava dimostrando noioso oltre ogni limite.
Poi una splendida ragazza alzò la mano e incominciò a elencare i difetti del mio libro.

permalink | Leggi i commenti (113)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (113)(pop-up)
venerdì, 12 ottobre 2007
Postato da anneheche

Silvia 5In anteprima per i miei amici, l'incipit del mio nuovo romanzo.

Il mare si stendeva piatto e calmo sino alla linea dell'orizzonte. Solo al largo veniva accarezzato da un filo di brezza, ma era talmente lieve che le barche a vela dai colori sgargianti sembravano immobili. Nel cielo azzurro volavano alcuni gabbiani ; a tratti, calavano sull'acqua a caccia di pesci.
Seduta su uno scoglio, Silvia osservava senza particolare interesse lo spettacolo incommensurabile della natura. Il bikini bianco metteva in risalto il suo corpo superbamente abbronzato. Era stata una bambina magra e rinsecchita, e quando aveva incominciato il liceo, a causa del suo aspetto fisico, spesso aveva dovuto sopportare la feroce ironia dei compagni di classe; nessun ragazzo aveva mai mostrato interesse per lei. Ma a diciotto anni improvvisamente era cambiata: simile a un fiore di particolare bellezza, era sbocciata assumendo forme morbide e femminili; i seni si erano ingrossati, i fianchi allargati, la vita era rimasta sottile ma le gambe si erano fatte tornite e muscolose; i lunghi capelli neri ora incorniciavano un viso bello e seducente, su cui spiccavano gli occhi, verdi e profondi. In breve tempo, il brutto anatroccolo si era trasformato nella reginetta della scuola. Sebbene avesse avuto numerosi flirt, non si era mai innamorata. Forse Mario le piaceva veramente, tuttavia qualcosa non aveva funzionato; si erano lasciati da buoni amici, ed entrambi non avevano versato più di qualche lacrima distratta.
Poi aveva conosciuto Alessandra.
Era stato al primo anno di università, facoltà di lettere moderne. La sua famiglia si era trasferita da Catania a Milano per motivi di lavoro, e lei frequentava la Statale. Una giovane donna bionda si era presentata nell'aula 57 come autrice di un libro, fra l'erotico e l'autobiografico, e aveva risposto alle domande degli studenti. Le domande si erano dimostrate perlopiù banali, ma quando Silvia aveva alzato la mano ed esposto il suo pensiero, la scrittrice l'aveva ascoltata con interesse. L'intervento di Silvia era stato lucido e anche un pò caustico; aveva letto quel romanzo, apprezzandolo con qualche riserva. Alessandra le aveva risposto in modo pacato. A Silvia quella risposta era piaciuta. Più tardi si erano incrociate nel corridoio. Avevano bevuto un caffè insieme.
Era scoccata una scintilla. A Silvia le donne non interessavano, ma voleva conoscere più a fondo il mondo interiore di una scrittrice. Lei scriveva da sempre, benchè in maniera disordinata e priva di metodo: poesie, brevi racconti, saggi critici sulla letteratura americana, in particolare quella degli anni cinquanta. Desiderava confrontarsi, capire e farsi capire.
Quella sera uscirono assieme a cena.
E poi finirono a letto.
Silvia fece due importanti scoperte: la prima, che le donne del nord non erano fredde come invece aveva sempre pensato, la seconda, che era bello donare piacere a un corpo femminile, e anche riceverlo.

permalink | Leggi i commenti (135)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (135)(pop-up)
mercoledì, 10 ottobre 2007
Postato da anneheche

___Howard_David_Johnsons_The_Faerie_GroveCeinwyn odiava Mordecai.
Il potente mago da sempre era il prediletto di Dark: ma recentemente aveva fallito. Lei, invece, era riuscita ad impadronirsi del prezioso libro, e ora si aspettava un' importante ricompensa da parte della Strega; voleva diventare il suo braccio destro, soppiantando Mordecai, così come in passato le era riuscito con altre pericolose rivali. Ripensò con un sorriso a Deirdre che per lungo tempo aveva goduto dei favori di Mermaid. Ceinwyn l'aveva accusata ingiustamente di complottare contro la Padrona, era riuscita a costruire un castello di menzogne tanto abilmente architettato che Dark aveva finito per crederle, facendo giustiziare l'innocente seguace. Poi era toccato alla detestabile Silenes, che la superava in ingegno e bellezza. Con un inganno l'aveva condotta in un bosco, dove l'aveva strangolata con le sue mani lunghe e forti. Dark non aveva mai sospettato di lei. Ceinwyn era paziente e scaltra: era salita molto in alto nella scala gerarchica, ma adesso voleva tutti i favori di Mermaid solo per sè. E poi chissà...forse un giorno sarebbe diventata lei la Signora del Male. Standole accanto aveva appreso molti artifizi e sortilegi.
Assorta in quelle riflessioni, si accorse all'ultimo istante di Sughart.
La fata aveva preso una scorciatoia che le aveva permesso di recuperare l'ora di svantaggio. Mentre Ceinwyn percorreva un'antica strada che congiungeva la foresta di Toradir al castello nero, la dama aveva imboccato un sentiero stretto e disagevole, completamente coperto di neve, che tuttavia evitava una lunga curva risultando quindi molto più breve. Sughart sembrava danzare sulla neve, i suoi passi erano leggeri e agili; nonostante la pista fosse impervia riusciva a procedere speditamente, quasi senza fatica. Chiara arrancava dietro di lei, stringendo i denti per mantenere il suo passo. La ragazza pensava a Faus: dietro ai modi burberi e scostanti, il Fabbro celava un animo buono; inoltre, quando aveva raccontato la storia d'amore di Ethelweis, i suoi occhi si erano illuminati e persino il suo viso era parso meno brutto. Chiara si domandava come potesse essere a conoscenza di avvenimenti così lontani nel tempo, episodi di cui persino Sughart era all'oscuro. Mentre camminavano in silenzio, smise di piovere e un timido sole fece la sua apparizione nel cielo. Sebbene il vento soffiasse da nord, ora il freddo era meno intenso. Infine avvistarono Ceinwyn. Tagliarono per i campi e la raggiunsero.
Le due nemiche si fronteggiarono. A pochi metri di distanza, Chiara osservava la scena: aveva già visto Sughart in azione e non dubitava che avrebbe trionfato anche questa volta; quella donna bruna le incuteva timore, ma l'essere nero era ancora più temibile, e la dama lo aveva sconfitto. "Quel libro non ti appartiene! Dammelo!" La fata pronunciò quelle parole con una voce più gelida del ghiaccio. Ceinwyn cadde in ginocchio, tendendo il prezioso tomo verso di lei. "Farò tutto quello che vuoi.", disse. "Ma ti prego, non farmi del male!"
Chiara sorrise. Era stato ancora più facile del previsto. Sughart si avvicinò a Ceinwyn e allungò una mano per prendere il libro.

permalink | Leggi i commenti (100)
Categorie del post: fiabe |Grazie per i vostri commenti (100)(pop-up)
domenica, 07 ottobre 2007
Postato da anneheche

ist2_1167450_autumn_forest_floorMartina camminava con il fucile a tracolla. Era una donna alta, sportiva e forte. Gli stivali e i pantaloni di fustagno non rendevano giustizia alla sua avvenenza: ma i lunghi capelli castani, il viso dai lineamenti regolari e gli occhi di un particolare colore grigio, screziato di marrone, rivelavano la sua bellezza, ancora intatta nonostante avesse già compiuto quarant'anni.
Dietro di lei, Giancarlo guardava distrattamente il bosco, quasi indifferente allo spettacolo suggestivo dell'autunno, al tappeto di foglie bruciate che si stendeva sul sentiero, alle sorprendenti sfumature degli alberi, all'incanto della natura che, abbandonata dall'estate, attendeva la quiete dell'inverno sotto la tiepida carezza del vento.
I suoi pensieri vagavano altrove.
Ricordava ogni particolare di Mirka. Gli occhi grandi e azzurri, la soffice cascata di capelli biondi, l'esile figura aggraziata, il profumo del suo corpo che aveva avuto il potere di inebriarlo. Rammentava l'accogliente trattoria, la birra trangugiata con piacere, il sorriso timido di lei mentre gli portava un secondo boccale. Qualche parola scambiata ricorrendo a varie lingue, frasi brevi e imprecise che tuttavia contenevano un messaggio da entrambi recepito e accolto; la fede fatta scivolare furtivamente in tasca. Si trovarono quella sera stessa sulla spiaggia, complici la luna piena e le prime stelle di una notte calda e dolcissima. Fecero l'amore in modo tenero e appassionato, con calma, mischiando i loro respiri e sentendo nascere un sentimento che era molto più di una semplice infatuazione; forse per Giancarlo era l'anticamera dell'amore, per Mirka qualcosa che andava oltre. Il giorno dopo lei non lavorava: lo condusse in una