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DI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE
ANNEHECHE:
Laura raggiunse la stazione Termini con un'unica valigia che conteneva lo stretto necessario.
Il resto glielo avrebbe spedito Luigi al nuovo indirizzo. Si fermò al bar per bere un caffè. "Perchè finisce un amore?", si chiese quasi distrattamente mentre sorseggiava la bevanda calda. Non era semplice trovare una risposta. I motivi potevano essere vari e diversi, a seconda dei casi: e ogni singolo caso era differente dagli altri.
Troppi silenzi che avevano sostituito le allegre risate. Un muro nato chissà come che aveva separato le loro anime. Binari che ormai correvano in direzioni opposte. E infine l'esplosione: la rabbia di lui, le parole gelide e taglienti che l'avevano sconvolta.
"Sono stanca di piangere.", pensò avviandosi al treno. Ma forse aveva esaurito la scorta di lacrime, perchè ormai i suoi occhi erano perfettamente asciutti. Laura amava ancora Luigi, lo aveva sempre amato sin da quel lontano primo giorno. Come per una crudele beffa del destino si erano conosciuti proprio lì, alla stazione; le era scivolato di mano il fazzoletto e lui prontamente lo aveva raccolto. Era stato sufficiente uno sguardo, un sorriso, il primo di una serie infinita. Luigi era buono, intelligente e sensibile. Da subito l'aveva fatta sentire una regina, e per lunghi anni era riuscito a proteggerla dal mondo, dalle miserie, dalla sua sensibilità eccessiva. Le aveva scaldato il cuore, condivendo con lei ogni attimo possibile; di volta in volta, si era trasformato in giullare, in principe, in ragazzino innamorato, rendendola immensamente felice. E poi...
"Cosa ho sbagliato?", si domandò sapendo già in partenza che non sarebbe mai riuscita a darsi una risposta. Forse il colpevole era il tempo che l'aveva resa meno bella. Probabilmente Luigi aveva un'amante. "Eppure non sono brutta.", si disse rendendosi immediatamente conto di quanto vacuo fosse quel pensiero. "Sono meno intelligente di lui." Ma questa era una considerazione ancora più sciocca, dato che stavano insieme da otto anni.
La sua mente corse verso il baratro nero del futuro che la attendeva; immaginò notti insonni e risvegli amari. Avevano sempre fatto la prima colazione assieme, uno dei momenti più belli delle loro giornate. Un bacio prima di uscire, un bacio alla sera quando lui tornava. Spesso si presentava con un fiore, sempre con un sorriso. Quanto le sarebbero mancati quei sorrisi? Non osava pensarci. Si rese conto che le tremavano le gambe. Respirò profondamente, con uno sforzo di volontà cambiò corso ai suoi pensieri.
Lentamente si diresse verso il suo scompartimento. Ma ogni passo era pesante, infinitamente pesante. Si sarebbe trovata un nuovo lavoro. A Milano c'erano sicuramente molte opportunità. Avrebbe frequentato una palestra, si sarebbe impegnata nel volontariato, avrebbe cercato di conoscere gente. La sua vita sarebbe cambiata: addirittura forse in meglio. Quella palese assurdità la ricondusse sull'orlo delle lacrime; non era vero che la scorta era finita, in realtà non finisce mai, simile al più grande fra gli oceani.
Salì sul treno, prese posto e tirò fuori dalla borsa un libro, sapendo già che non sarebbe riuscita a leggere. Intanto, idee confuse si mescolavano a immagini del passato. Curiosamente la più nitida era quella relativa alla prima colazione. Se fosse riuscita a cancellarla dal cuore, probabilmente avrebbe risolto ogni problema. O almeno avrebbe compiuto un primo importante passo. Analizzò quel pensiero, valutandolo e lo giudicò sensato, benchè di difficile attuazione.
Poi scoppiò in lacrime.
Fu in quel momento che una mano si posò delicatamente sulla sua spalla.
Non aveva bisogno di voltarsi per sapere a chi apparteneva quella mano.
Levata dal sonno, sfioro labbra
spalmate di caffè e rugiada
Ricordo.
Occhiata furtiva nell'intimità
e sguardo dolce d'un riso celeste
Rivedo.
Parole mescolate
dal suono distinto dell'addio
Riascolto.
Nuovo incontro,
infinito lavacro d'ambrosia
Rivivo.
E con te,
scorra il mio tempo ...
Non ho parole!!!
Tutta sfortuna :(
Ehm ci sono amici che si preoccupano...mi riferisco alla partita :D
Poi cancello!
"Negli abissi del tempo esisteva una grande sacerdotessa.", disse Faus portando alla bocca un cucchiaio colmo di carne e di verdura lessata. Alla fine, aveva deposto le arie da finto burbero invitando le due donne a cena e a fermarsi per la notte. "Era molto saggia e disponeva di vasti poteri. Aveva riunito attorno a sè alcune discepole, che indirizzava lungo la via del bene, elargendo loro preziosi consigli e sottoponendole a un impegnativo addestramento. La migliore di esse si chiamava Ethelweis: aveva già appreso gran parte delle conoscenze della sacerdotessa, e un giorno sarebbe diventata la sua erede. Molto dotata era anche una bellissima giovane di nome Lilith. Ma Lilith era la seconda e, avendo un immenso orgoglio, mal sopportava quella condizione. Incominciò a odiare Ethelweis, a spiare ogni suo movimento; con l'inganno le carpì molte informazioni. Poi, una notte..."
Faus si interruppe per versarsi del vino, bevve un'abbondante sorsata, dopodichè si asciugò la bocca con il dorso della mano. Chiara stava pensando che, benchè brutto oltre ogni limite, il Fabbro non era assolutamente antipatico: la sua era solo una facciata, forse dovuta alla vita solitaria che conduceva. Sughart era silenziosa e assorta.
"Una notte buia d'inverno", riprese Faus, "Lilith si recò nella camera di Ethelweis. Entrò furtivamente, senza fare il minimo rumore, si avvicinò al letto, le strappò il cuscino da sotto la testa e la soffocò, premendoglielo sul viso con tutta la forza del suo giovane corpo. Ethelweis cercò di difendersi, ma era stata colta alla sprovvista: presto smise di dibattersi abbandonandosi alla morte. Lilith era felice. Aveva eliminato la sua rivale, adesso lei sarebbe succeduta alla sacerdotessa. Ma fu vista uscire dalla camera di Ethelweis e denunciata alla saggia madre. Venne processata e condannata a morte. Sarebbe stata uccisa a frustate: tutte le discepole della sacerdotessa si sarebbero alternate allo scudiscio. Si trattava di una morte terribilmente dolorosa, ma la sua colpa era molto grave e certamente non meritava alcun genere di pietà. Inutilmente Lilith pianse e supplicò, inginocchiandosi per terra e spazzando il pavimento con i lunghi capelli. Fu condotta fuori e legata ad un albero. La prima frustata le strappò un grido di dolore, ma..."
Faus si interruppe nuovamente per versarsi ancora da bere. Se dall'esterno la sua casa appariva fatiscente, all'interno invece era piacevole e arredata in modo confortevole. Un ceppo di legno ardeva nel caminetto, la tavola era riccamente imbandita, candele sapientemente disposte ai quattro lati della stanza diffondevano luce e un gradevole profumo. Chiara sorseggiò il vino, trovandolo squisito.
"Ma non ci fu una seconda frustata. Lilith aveva appreso molto, conosceva la magia, anche se a fin di male. Una quantità di corvi calò all'improvviso dal cielo, puntando agli occhi delle ragazze. Lilith fu liberata, si impadronì di uno scudiscio e, facendosi largo fra le fanciulle che tentavano inutilmente di opporsi all'assalto degli uccelli, raggiunse la sacerdotessa. La uccise lentamente. Mentre la saggia madre si contorceva per la sofferenza, la mente di Lilith entrava in lei, scandagliando la sua anima e impadronendosi di tutto il suo sapere. Quando la sacerdotessa spirò, Lilith era divenuta fortissima. Liberò una malvagia risata di vendetta e giurò che avrebbe servito per sempre il male. "Non mi chiamo più Lilith!", gridò all'esercito di corvi. "Da oggi io sono Mermaid, tuttavia mi conosceranno con il nome di Dark."
Faus scosse gravemente la testa. "Non potete nulla contro di lei. Ecco perchè non vi darò l'ultima spada rimastami."
Chiara è al mare con la sorella Stefania. Le due ragazze trovano un anello che trasporta Chiara in un altro mondo. Qui la attende Sughart, una fata in lotta con la strega Dark. Chiara apprende che un'antica profezia indica che solo una persona venuta da fuori può sfidare Dark. Le due donne partono alla volta del castello della strega. Dopo aver sconfitto un mago, servitore di Dark, Sughart annuncia alla ragazza che le procurerà una spada magica...
Quando Chiara e Sughart entrarono nel bosco di Toradir, il sole splendeva alto nel cielo.
"Questo è uno dei pochi luoghi ancora immuni dal potere di Dark.", disse la dama. "E qui troveremo la tua spada." Chiara si guardò intorno. Lo scenario era fiabesco: alberi sconosciuti e bellissimi si stagliavano ai lati del sentiero che stavano percorrendo; non c'era neve e sembrava di essere in primavera, dato che in ogni dove spuntavano fiori dai mille colori frammisti a ciuffi di erba tenera. L'aria era dolce e profumata.
Si inoltrarono nella foresta per un lungo tratto, poi in prossimità di una grande faggio svoltarono verso occidente, seguendo una pista più stretta e disagevole. "Ormai siamo quasi arrivate.", disse Sughart indicando una collina che svettava sulla vegetazione a circa mezzo miglio di distanza. "Lì vive Faus."
All'improvviso Sughart si fermò bruscamente. Aveva l'espressione vigile e attenta. Si guardò intorno, mentre Chiara la imitava chiedendosi cosa avesse sentito la dama. Ma il bosco sembrava deserto; dopo qualche istante la fata riprese il cammino, seguita dalla ragazza. Chiara non osava parlare, ma adesso aveva paura: era come se un vento gelido fosse entrato in lei, e quella sensazione di freddo la sgomentava perchè le rammentava gli artigli del Male. Ricordò il corvo che aveva assalito la dama: era un essere malvagio e crudele, tuttavia la fata lo aveva ucciso. Quel pensiero la rasserenò; Sughart era molto potente e l'avrebbe protetta. La sgradevole sensazione di gelo svanì, e la giornata parve riempirsi di nuovi colori.
Non distante da loro, celata alla vista da una grande quercia, una donna le osservava. Era alta, bruna, avvolta in un mantello nero. Che andassero pure dal Fabbro! Al momento opportuno Dark si sarebbe occupata di loro. Ceinwyn fece un sorriso sprezzante e scomparve nel folto degli alberi.
Sughart e Chiara raggiunsero la sommità della collina mentre il sole incominciava a calare. Videro una piccola casa di pietra dall'aspetto fatiscente. Seduto su un ceppo, davanti alla porta, sedeva un vecchio dall'aspetto ributtante. Stava fumando la pipa con aria accigliata. La dama lo informò del motivo della sua visita.
Faus rovesciò la testa all'indietro ridendo. Poi sgarbatamente disse: "Perdi il tuo tempo, Sughart. E' da tempo immemorabile che non costruisco più spade!"
Faceva freddo e il lago del Segrino era avvolto nella nebbia, ma Irina non aveva paura.
Guardava davanti a sè scorgendo quel poco che poteva vedere, mentre i suoi pensieri percorrevano strade sconosciute e inedite. Aveva smesso di ricordare e preferiva accogliere quasi passivamente impressioni ed emozioni che sembravano provenire dalla mente di un'altra persona. Irina era caustica, brillante e spiritosa. Dotata di un alto spessore intellettivo, lo aveva messo al servizio di molteplici attività, anche e soprattutto sociali. Lavorava con i bambini. Scriveva. Forse amava. Ma adesso tutto questo non contava più. Venendo in macchina da Como aveva osservato dal finestrino la sera che si rivestiva di bruma. Una strana associazione di idee le aveva fatto pensare all'ultimo haiku che aveva scritto..."cascata di pensieri mi incenerisce", ma quelle parole, quei versi riflettevano solo in parte il vuoto del suo cuore: esso era simile a un abisso che reclamava la sua anima.
Irina amava l'autunno. Le foglie ingiallite che cadevano dagli alberi creando sentieri sorprendentemente fiabeschi, l'atmosfera colma di pace che racchiudeva l'aspettativa dell'inverno, le piante che respiravano piano in attesa della carezza della neve. L'odore delle caldarroste, il fumo che saliva lento nel cielo, i boschi che assaporavano gli ultimi raggi di sole donando alla vista paesaggi superbi che solo un grande pittore avrebbe saputo cogliere. Oppure un poeta dotato di fervida immaginazione. L'estate era calda e frenetica, l'autunno sereno e riflessivo. Irina fissò lo sguardo sullo specchio d'acqua, avvertendo che il gelo che aveva sommerso il suo cuore lentamente veniva sostituito da una sensazione di profonda calma. In quella calma poteva cercare e trovare nuovi significati che forse fino a quella sera le erano sempre sfuggiti. Il vento sibilava ma non era un rumore che intimoriva, non un richiamo di lupi bensì l'eterna saggezza della natura troppo spesso oltraggiata dall'uomo. Il lontano richiamo di un uccello. Uno scoiattolo che passò furtivo. Poi il silenzio, che racchiudeva in sè musiche sublimi. Lei poteva sentirle. Sorrise.
Irina dalle bionde trecce. Lo so: in realtà i tuoi capelli sono castani, lunghi, mossi, in perfetta armonia con gli occhi cui appartengono sfumature verdi, marroni e grigie. Ma nel mio immaginario rimani la fanciulla dalle bionde trecce. Adesso ti alzi, spolverando il vestito, e ti allontani lentamente dall'acqua.
Non ti avrà. Nè questa notte nè mai.
- post these rules;
- each person tagged must post eight random facts about themeselves;
- tags should be written in a post dedicated to;
- at the end of the post eight or more people have to be tagged and named;
- go to their page and leave a comment telling them they've being tagged!
(postare le regole, parlare di otto fatti a caso che riguardino se stessi in un post dedicato, scegliere altre otto persone da taggare e dire loro che sono taggate).
1 Perchè non posterò più la Luce Verde.
Benchè io sia fermamente convinta della assoluta irresponsabilità di un autore, dopo lunga meditazione ho deciso di sospendere la pubblicazione di questa serie per un motivo che ora proverò a spiegare. La storia era giunta a un momento decisivo: in cambio dei sogni regalati, la misteriosa entità adesso avrebbe chiesto il pagamento di un prezzo. Dato che questo prezzo riguardava alcuni aspetti piuttosto torbidi della vita in rete, e che su Splinder purtroppo esiste anche una piccola minoranza (piccola se rapportata all'elevato numero di blog, meno piccola se intesa come valore assoluto) di persone scarsamente affidabili, non intendevo suggerire mio malgrado idee sommamente negative che avrebbero potuto causare atti irresponsabili. E' con rammarico che abbandono questa serie (forse avrei dovuto pensarci prima di incominciarla, ma all'epoca il mio blog non era così frequentato nè si erano verificati alcuni fatti strani su Splinder), tuttavia mi sembra la scelta più giusta e corretta. In ogni caso, le puntate già editate della Luce Verde rimarranno su questo sito; e in fondo, seppur incompiute, possono avere comunque un senso. Chi dovesse leggerle si sceglierà una conclusione personale della vicenda.
2 Desidero ringraziare ancora una volta gli amici che hanno comprato e letto il mio libro, "Lesbo è un'isola del Mar Egeo". Ricordo che è reperibile nelle migliori librerie; se non fosse fisicamente presente basterà ordinarlo, in negozio oppure sul portale Ibs. In questo secondo caso, sarà sufficiente digitare il titolo del romanzo o il mio nome e cognome. Poi come non rivolgere un caloroso grazie a chi ha parlato del mio libro nel suo blog? Vorrei fare i nomi, ma sicuramente scorderei qualcuno e non sarebbe davvero una cosa carina!
3 Credo proprio che questo sia l'anno buono! Magggica tricolore?!
4 Quattro è il mio numero preferito, perciò mi fermo qui (anche perchè il mio template è pieno di informazioni su di me) ringraziando i blogger che mi hanno linkata :))) Prima, però, voglio raccontarvi una cosa divertente. Spesso, quando sono da un cliente e lui sta visionando il campionario o magari facendo una telefonata, mi impossesso del suo pc e leggo e commento i post dei miei amici. Poi gli faccio vedere il mio blog: è un metodo infallibile per vendere. Perchè di me potete tranquillamente dire che non so scrivere, ma non che non so vendere cravatte!
wwwsplinder è linkato da 159 blog:
antiobnublilux, fraildreams, moksha20, singlexscelta, bulumba, manuelaarcore, lorilaiy, lanarratrice, lorilaiy, arietta, fiorespontaneo, semiprendi, vince1475, carugo22060, oltreilboscoditoradir, salzach, lavoretti, taanith, pensierorumoroso, andrealazzaripercarrara, silenes, vitadasingle, ticklingblog, pioggiadaprile, pennarossa, bloblogblog, ilneodecadentismo, avantgardemusic, glioda, serendipidity, andrealazzaripercarrara, blogzob, kkarl, florathewarrior, ugc, cpr, valeriuscorvus, ipensieridelcuore, nonsoloio, quellochemifrega, amoriecatastrofi, deepadventures, incontriravvicinati, mp3staffparty, famohpsse, socrateaquilani, spherikamente, robertopellegrino, catetom, ildivanodellaheedellalu, mumblepatatrac, puma74, contenebbia, silvii, versetti, soffiodimaggio, farmacoultravioletto, adorabileparmigiana, gramignamaligna, claudiabg, adelaramos, antonella1029, casalingaprecaria, oizo, avantgardemusic, caffegrazie, myownalienplanet, graffiati, viverefelici, scarabocchiodicomicomix, lag0scur0, dalloway66, ak47, magentaeffect, candychicsoap, terminator, lolitadream, brianzolitudine, musicamiaealtro, raccontiincompiuti, erotikaneve, labbradimiele, iltitto, equilibriostrapazzato, pachucha, arachnide, marleneinnoir, vocedelventoice, passaggisegreti, alexvictims, raggiox, apepam, estremaimmagine, sugarandcoffee, irrisolta, lallylake, fatazuccherina, mariagrazia81, rainboy, amicosegreto06, vionne, grakula, antares666, topidacombattimento, lellaonme, amezzanotteinpunto, lacioccolateria, nonlovolevofare, fichipersempre, abenobashi, myscatteredtales, arwen06, ferrosbattuto, arken, alessandro3001, amabilmente, sagapotora, catsaldclaude, luna70, santamargherita, lacucinadimeg, magnolia75, cuckdago, sandraoale, pensierovagante, cicirinello, caffenero, eroticouomo, elementum, lat0nasc0st0, alekskuntz, evaneschens, pegaso48, tittyna, smack100, ondecorteradio, biker, spyrocomics, bambinecattive, monicamarghetti, postfiction, giselleb, stanzetta-degli-orrori, koko, criptolelle, mattianlaseppia, icesun249, univers, lunamarmotta, mistiques, senzaunnome, franksaul, miaschiava, blueviola, nemolina, uomolibero83, loandre, skarbie, wwwgoodnightmoon
Scelgo quindi quattro persone (e non otto): Ladylilith, LadySackville, Ceinwyn, Faus.
PS La donna nella foto è la "vera" Anne Heche...a scanso di equivoci ;)
Manuela uscì dalla metropolitana, risalì i gradini che portavano a San Babila e imboccò corso Vittorio Emanuele. Si era vestita in modo casual: un paio di scarpe da ginnastica, jeans a vita bassa e un giubbotto sportivo. Dato che era una splendida ragazza, attirava comunque gli sguardi dei passanti; ci era abituata e, a seconda del suo umore, la cosa poteva infastidirla o colmarla di segreto orgoglio.
Camminando a passo sostenuto, raggiunse il luogo dell'appuntamento. Guardò l'orologio e vide che era in anticipo di qualche minuto. Meglio così: si sarebbe preparata mentalmente all'incontro.
Era da molto tempo che lo sognava, ma le erano occorsi infiniti sforzi per ottenerlo e, adesso che si trovava vicina alla meta, si sentiva agitata e quasi confusa. Aveva commesso una sciocchezza? Avrebbe dovuto ascoltare gli ammonimenti di Davide? Trasse un profondo sospiro, mentre involontariamente scrollava le spalle. Era sempre stata abituata a lottare per ottenere ciò che voleva, sapeva di non essere soltanto attraente ma anche intelligente e perspicace, e il desiderio di incontrare Mister Charlie era del tutto legittimo. Alla fine lui aveva ceduto, acconsentendo a conoscerla di persona: solo questo contava!
Come spesso accade, era entrata nel blog di Mister Charlie del tutto casualmente. Aveva letto il post, sgranando gli occhi per la meraviglia. Si trattava di un racconto bellissimo, scritto a tinte pastello, deliziosamente surreale e ricco di insegnamenti nascosti. Aveva lasciato un commento entusiasta, e il giorno dopo Mister Charlie era venuto da lei a ricambiare la visita. Il blog di Manuela, ManuFollia, era un diario vivace e spontaneo. Mister Charlie l'aveva gratificata con una nota di apprezzamento. Da quel giorno, lei aveva letto e commentato tutti i suoi post, rimanendo sempre più affascinata da un talento che, a suo giudizio, non aveva eguali in Splinder. Era stato inevitabile scrivergli un messaggio privato, al quale lui aveva risposto...
Manuela si guardò intorno per vedere se Davide stava arrivando. Le aveva garantito di essere una persona puntuale, e la regolare cadenza con cui pubblicava i suoi racconti (inevitabilmente, al mercoledì e alla domenica) deponeva in tal senso. Sapeva che avrebbe visto un uomo anziano, basso di statura, piuttosto grasso, con una giacca blu e dei pantaloni di flanella. Un uomo che lei sentiva di amare, perchè non aveva mai cercato la bellezza fine a se stessa, bensì l'ingegno, la sensibilità, la cultura e la bontà d'animo. E Davide possedeva ampiamente queste quattro caratteristiche: decine di pvt stavano a testimoniarlo. Mister Charlie l'aveva messa in guardia. Un conto era la rete, altro la vita reale. Anche lui sentiva di amarla, ma la delusione che lei avrebbe provato vedendolo avrebbe spento sul nascere quel rapporto idealizzato e virtuale. Non esisteva un futuro per loro, se non a livello di amicizia. Caparbiamente Manuela aveva insistito, ribadendo che sapeva quello che voleva; a venticinque anni non era più una ragazzina, e aveva le idee molto chiare. Certo: sarebbe stato meglio se Davide fosse stato più giovane, o almeno non obeso e flaccido (così si era descritto); tuttavia per lei l'amore nasceva dall'anima e non dal basso ventre.
Cambiò piede d'appoggio, chiedendosi se per caso lui non avesse cambiato idea. Era in ritardo di dieci minuti. Osservò le persone che le passavano accanto, ma nessuno era anziano, piccolo e grasso. Non c'erano giacche blu nei paraggi, nè pantaloni di flanella. Dopo venti minuti di attesa incominciò a innervosirsi. Benchè fosse una mattinata invernale, il sole splendeva alto nel cielo e iniziava a far caldo. Manuela sbuffò.
A un tratto un bel giovane di circa trent'anni le si avvicinò. Era moro, alto, con gli occhi verdi attraversati da pagliuzze dorate. In un altro momento l'avrebbe sicuramente attratta. Sembrava intimidito. Lei lo guardò con fare interrogativo, visto che non accennava a parlare e si limitava a fissarla. Finalmente lui parve trovare il coraggio. Sorrise e disse:"Il tuo post di ieri era splendido!"
Poi Mister Charlie la prese per mano.