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Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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lunedì, 30 luglio 2007
Postato da anneheche

The_Erotic_Chimera_by_Howard_David_JohnsonMentre il corvo si librava in volo, l'uomo nero aprì il mantello e impugnò una spada. La lama balenò al sole del tardo pomeriggio. Visto da vicino, l'essere misterioso appariva ancora più alto e imponente, emanava un'aura crudele e sinistra. Si diresse verso Sughart, ma la dama non si mosse. Rimase ferma, impassibile, lo sguardo fisso su di lui. Il servitore di Dark alzò l'arma, pronto a colpire.
Chiara soffocò un grido. La lama puntava dritta al cuore di Sughart; la dama non sembrava in grado di difendersi, nè di evitare il colpo. Era sempre immobile e non dava segno di voler combattere, posto che avesse potuto farlo, priva com'era di armi. Al cospetto di quel formidabile nemico era piccola e fragile. La spada saettò e parve raggiungerla, tuttavia, un istante prima che questo accadesse, la lama fu investita da un fascio di luce accecante, un bagliore azzurro talmente intenso che costrinse Chiara a chiudere gli occhi. Quando la ragazza li riaprì, l'arma si era dissolta nell'aria. L'uomo nero lanciò un urlo di rabbia.
Ma egli non era un semplice servo: da tempo immemorabile conosceva i più reconditi misteri della magia; i suoi poteri erano vasti e oscuri; di tutti i servitori di Dark era il più malvagio e potente. Si strinse nel manto nero, pronunciando alcune parole in un linguaggio sconosciuto: erano suoni gutturali e cupi, che evocavano immagini di morte. Un istante dopo, si era trasformato in un falco predatore. Volò in alto, descrivendo un ampio cerchio, prima di scendere in picchiata su Sughart, gli artigli protesi a ghermire gli occhi. Tutto si era svolto così rapidamente che Chiara quasi non si rese conto di ciò che stava succedendo. Vide il rapace attaccare la dama bionda, strillò per la paura...poi si accorse che, al posto di Sughart, c'era un maestoso cervo, provvisto di corna lunghe e aguzze. Il falco cambiò traettoria all'ultimo momento, evitando per un soffio di venire incornato.
Scese a terra e diventò un serpente.

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sabato, 21 luglio 2007
Postato da anneheche

DI PASSAGGISEGRETI E ANNEHECHE

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ANNEHECHE:

Era un pigro pomeriggio estivo. Nella villa affacciata sulla rada regnava un profondo silenzio, interrotto soltanto dal suono della risacca e dallo stridio di qualche gabbiano. Cristina stava pensando a quanto fosse bello essere in casa da sola, senza la presenza a volte opprimente dei genitori, quando all'improvviso la porta del bagno si aprì. Le mani della ragazza corsero istintivamente a coprire i seni. Vedendo che si trattava di Paola, le sfuggì un'esclamazione di sorpresa. Paola era la domestica e, benchè fossero quasi coetanee, non erano mai entrate in confidenza. Inoltre, quello era il suo giorno di riposo e non avrebbe dovuto trovarsi lì. Cristina provava un oscuro senso di rivalità nei confronti di quella ragazza: malgrado le costasse ammetterlo, la giudicava più bella, più matura, più affascinante. Paola era alta, mora, con forme procaci e uno splendido portamento. Cristina aveva un viso stupendo, ma era più bassa di statura, con un corpo quasi efebico. Qualsiasi ragazzo avrebbe scelto Paola, ne era certa; e questo la irritava profondamente.
Aprì la bocca per invitarla ad uscire immediatamente, ma le parole le morirono in gola. Senza tradire il minimo imbarazzo, la colf aveva incominciato a spogliarsi. Si tolse la gonna, sfilò le scarpe, lasciò a cadere a terra il top. Nel frattempo, i suoi occhi non abbandonavano quelli di Cristina. La ragazza nella vasca da bagno non era mai stata con un'altra donna, si considerava eterosessuale al cento per cento; ma la visione di quel fisico superbo, il gioco seduttivo e intrigante degli sguardi, la sicurezza contagiosa di Paola, la ammaliarono. Non si oppose, quando vide che stava per raggiungerla: le fece spazio, chiedendosi cosa sarebbe successo, anche se sapeva che si trattava di una domanda sciocca. Per un istante provò un brivido di paura. Aveva appena finito di leggere il romanzo d'esordio di una certa Alessandra Bianchi, e in quel libro c'era una scena tremenda che si svolgeva proprio in una vasca da bagno...ma poi il timore fu sostituito da un senso crescente di eccitazione. Le dita di Paola si posarono sui suoi capezzoli. Dapprima in modo delicato, con un movimento circolare, dolce e insistito, che le procurò un brivido di piacere; quindi in maniera più rude, sino a stringerli come in una morsa. Cristina si lasciò sfuggire un gemito di dolore. Paola continuò a lavorare con le dita, alternando gentilezza a crudeltà: a tratti toccava le più profonde corde del desiderio, per poi passare repentinamente a una sorta di gioco sadomaso. Con gli occhi chiusi, Cristina viveva, attimo dopo attimo, quelle sensazioni contrastanti, senza ribellarsi quando l'altra le provocava dolore, ma aspettando che le dita tornassero a vezzeggiarla. Dalla finestra aperta sull'estate giungeva il profumo del mare, che si univa all'odore dell'incenso e al sapore del sole. Nella piccola baia le onde si muovevano lente, cullate dal vento dell'ovest. Le sagome delle barche a vela si profilavano nitidamente nell'incanto di quella magnifica giornata. Ma, qualora avesse avuto la possibilità di scegliere, quale immagine un ispirato pittore avrebbe deciso di disegnare e di dipingere?
Paola si sistemò meglio nella vasca, in modo da avere Cristina fra le sue gambe. Le mani scivolarono nell'acqua, dando inizio a nuove delizie. Si dedicò a lungo al clitoride, poi un dito entrò nell'ano, un altro nella vagina. Cristina fu investita da un orgasmo devastante. Paola la baciò sul collo, quindi le girò la testa e finalmente le lingue delle due ragazze si incontrarono. Un istante dopo, la penetrò con tutta la mano. Cristina gridò. Mentre allargava le gambe e muoveva convulsamente i piedi, ripetè come fosse un mantra: "Ti amo !" Una risatina sommessa accolse quella dichiarazione. Poi Paola disse:"Non ti sembra di correre un pò troppo?" Tuttavia il suo sorriso dolce contraddiceva il senso di quella frase scherzosa. Cambiò agilmente posizione per darle piacere in un altro modo.

PASSAGGISEGRETI:

Attraversare la cascata di emozioni
e tratteggiare con le dita il vapore
Blandizie
Pudicizie svanite nel sussurro di fianchi
che lasciano cadere stelle e parole
Il pulsare del seno mentre cammini nei miei sensi
Mi racconti di onde, di gocce, e di labbra
Bagnate di una dolcezza che è solo mia, solo tua ...



adadariya37415hv3
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mercoledì, 18 luglio 2007
Postato da anneheche

All_Hallows_Eve_copyIl mattino dopo uscirono presto di casa. Il sole era sorto da poco e, benchè fosse una giornata serena, il freddo era molto intenso; durante la notte il vento di settentrione aveva soffiato con forza, e la neve era coperta da uno strato di ghiaccio. Chiara si strinse nel mantello che le aveva dato Sughart: malgrado fosse un pò troppo grande, la scaldava e la proteggeva dai rigori del clima invernale. La dama bionda l'aveva munita anche di un paio di comodi stivali, che le permettevano di camminare agevolmente sul sentiero che correva in mezzo al bosco. La sera prima avevano parlato a lungo. Dopo aver cenato (pietanze talmente prelibate che la ragazza non le avrebbe mai scordate), Sughart le aveva spiegato il suo piano. Sarebbero andate al castello di Dark. Si trattava di un'impresa estremamente pericolosa: lontana dagli spiriti delle piante e dei ruscelli, Sughart si sarebbe trovata indifesa; ma era un rischio che intendeva correre, dato che Chiara non avrebbe mai trovato la strada da sola. In quanto alla ragazza, l'anello l'avrebbe protetta; e, inoltre, i malvagi poteri della dama bruna erano assai vasti in quel mondo, ma avrebbero avuto lo stesso effetto su una fanciulla che proveniva da altre terre? La profezia non era esplicita al riguardo, tuttavia indicava chiaramente che solo una persona venuta da fuori avrebbe potuto sfidare Dark.
Camminando di buona lena, uscirono dal bosco a metà mattina. Il sole ora splendeva alto nel cielo, fuori dal riparo degli alberi faceva meno freddo. Durante il tragitto alcuni scoiattoli, incuriositi dal rumore dei passi delle due donne, erano usciti dalle loro tane per sbirciarle. Una volpe dal manto color argento si profilò per alcuni istanti, ma quando Chiara la vide, si dileguò silenziosamente.
Il cielo si stagliava limpido e azzurro, ma, ad est, una coltre di nubi scure creava una cappa sinistra; fumi inquietanti si innalzavano sopra le sagome delle montagne, creando strane forme che potevano sembrare figure paurose, e che il vento si divertiva a scomporre e a ricomporre, proponendo ogni volta un'immagine nuova, ancor più raccapricciante di quella precedente.
A mezzogiorno, si fermarono per mangiare. Sughart estrasse da una bisaccia pane bianco, un vasetto che conteneva del miele e una particolare crema gialla dal sapore squisito. La bevanda dorata parve a Chiara ancora più buona della sera precedente. Dopo essersi rifocillate, sostarono per un'ora, chiacchierando e rilassandosi; poi si rimisero in marcia. Erano circa le quattro del pomeriggio e si trovavano in prossimità dell'imboccatura di una vallata, quando improvvisamente scorsero un uomo. Comparve come per magia, quasi fosse scaturito dal nulla. Era alto, imponente, indossava un manto nero e aveva la testa coperta da un cappuccio. Un corvo era appollaiato sulla sua spalla. Chiara provò un brivido, che non era dovuto al freddo. Quella sinistra apparizione sembrava l'emblema del male. Lo sconosciuto si rivolse a Sughart. "E così la fatina dei boschi ha abbandonato il suo rifugio? Un'azione molto avventata!"
La dama bionda lo guardò con aria di sfida. "Sei un servo di Dark, naturalmente!"
L'uomo nero la fissò in silenzio per alcuni secondi. "Non le interessi più.", poi disse. "Sono qui per ucciderti e per portare la ragazza al castello."

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domenica, 15 luglio 2007
Postato da anneheche

Un regalo di Fata Zuccherina"Abbiamo vissuto un lunghissimo periodo di pace, di serenità e di letizia.", disse Sughart. "Incominciò circa mille anni fa, quando il Signore del Male fu definitivamente sconfitto, e scomparve per sempre. Io ero una bambina, allora: ma ricordo ancora l'ansia e la paura che tutti provammo prima di quell'ultima tremenda battaglia, e poi la grande gioia che si impossessò di noi quando al culmine dello scontro il Nemico cadde per non più rialzarsi. E' una storia di eroismo e di coraggio, che meriterebbe di essere narrata; ma mi manca il tempo per farlo, devo informarti di fatti che sono molto più urgenti."
Chiara sorseggiò la bevanda color oro, senza staccare lo sguardo dalla bellissima donna bionda. Era oltremodo curiosa di sapere qual era il ruolo che lei rivestiva in quella strana vicenda, di capire come l'anello avesse potuto condurla in un altro mondo, e di apprendere cosa Sughart si aspettava da una ragazzina.
"Ma un giorno", proseguì la misteriosa dama, "le cose incominciarono a cambiare. In principio nessuno se ne accorse, poi notammo che strani viandanti percorrevano le nostre terre; si sussurrava di oscure vicende che si stavano svolgendo a est. Parlavano di una donna, una donna bellissima ma crudele, dotata di oscuri poteri, che aveva deciso di prendere il posto che era stato del Signore del Male. Tuttavia, a differenza di esso, lei non si avvaleva di legioni di orchi e di troll; aveva un seguito ridotto, composto da pochi elementi fidati, uomini forse...benchè diversi dagli altri uomini, capaci di sinistre magie, e indubbiamente malvagi. Il potere più grande, comunque, era racchiuso nella mente di questa donna, che con la sola forza del suo pensiero poteva piegare al proprio volere anche il più sapiente fra gli uomini. Presto, queste voci si trasformarono in realtà perchè LEI arrivò qui, imponendo un nuovo ordine, fatto di tristezza, di malvagità e di perversione. Chi tentò di opporsi pagò con la vita il proprio coraggio, oppure fu fatto prigioniero e segregato nelle lugubri celle del suo castello. Fu allora che decisi di affrontarla. Ero convinta di poterla sconfiggere, intendevo catturarla e riservarle la sorte che si meritava: chiuderla in una prigione inaccessibile, da dove non potesse fuggire. Lì si sarebbe rosa, nella sua malizia ormai impotente, lì avrebbe rimpianto gli atti malvagi che aveva commesso; e finalmente il nostro mondo avrebbe ritrovato la pace e la felicità."
Chiara era incantata. Le sembrava di ascoltare una bellissima fiaba, anche se sapeva che non poteva trattarsi di una favola, dato che solo un'ora prima lei si trovava al mare, assieme alla sorella, e ora invece... "Mi recai al castello.", proseguì Sughart. "LEI mi aspettava, sapeva che stavo arrivando. Quando ci incontrammo sul sentiero che conduceva alla sua rocca, capii subito che era più forte di me. Malgrado la mia conoscenza delle arti magiche, la sapienza accumulata in mille anni grazie all'insegnamento dei più saggi fra i maghi, non ero in grado di sconfiggerla. Quando mi vide, LEI rise. Era bellissima, bella come la notte: i lunghi capelli neri le scendevano sino alla cinta dorata che cingeva la sua veste; era alta e flessuosa; e il suo sguardo altero trafiggeva il mio come la lama di un pugnale. "Così saresti Sughart!", disse con disprezzo. "La patetica Sughart che osa sfidare Dark!" Poi mi sentii invadere dal suo pensiero, era gelido come il vento del nord; mi resi conto che scandagliava la mia anima, per piegarla ai suoi infami voleri. In un lampo, compresi che ero perduta...ma trovai la presenza di spirito per voltarmi e fuggire, prima che l'incantesimo fosse compiuto. Pochi giorni dopo Dark venne a cercarmi qui; voleva catturarmi e condurmi prigioniera al castello. Sapevo che mi avrebbe riservato i tormenti più insopportabili, le torture più efferate.
Ma nemmeno lei, nemmeno DARK ha il potere sufficiente per entrare in questo bosco magico.
Qui, io ero al sicuro. Tuttavia, non potevo più uscirne, altrimenti sarei caduta nelle sue mani. Fu allora che mi ricordai della profezia e inviai un Messaggero per farvi avere l'anello."

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mercoledì, 11 luglio 2007
Postato da anneheche

untitled"Mi chiamo Sughart.", disse la donna bionda mentre si inoltrava nel folto del bosco. Camminava rapida e leggera, quasi danzando sulla neve. Chiara notò con stupore che non lasciava impronte. La ragazza la seguiva a fatica, aveva i piedi gelati, provava sempre più freddo e si sentiva prossima a uno svenimento. "Molti anni fa inviammo un Messaggero.", proseguì Sughart. "Il suo compito era di trasferire l'anello a qualcuno di voi, perchè così insegnava un'antica profezia. Ma non è mai tornato: ignoro ciò che può essergli successo, so soltanto che adesso finalmente tu sei giunta qui!"Benchè fosse stremata, Chiara replicò: "Ma non capisco cosa volete da me..." La misteriosa donna bionda non le rispose, prese un sentiero che procedeva a zig zag in mezzo agli alberi ricoperti di neve; dopo un breve falsopiano, si trovarono davanti a un quadrivio. Sughart imboccò la pista che conduceva a ovest; era larga e ben tenuta, la neve era stata sgombrata e giaceva ai lati, disposta in ordinati mucchi. Dopo circa mezzo miglio indicò alla ragazza una casetta che si stagliava su una piccola collina, accanto a un torrente ghiacciato; probabilmente, quello era il cuore del bosco. "Rimandiamo le spiegazioni a dopo.", disse. "Prima devi vestirti e bere una buona bevanda calda." Raggiunsero l'abitazione, e Sughart invitò la ragazza ad entrare, chiudendosi poi la porta alle spalle. Chiara si sentì subito meglio: l'ambiente era caldo e accogliente; in un angolo c'era un camino acceso, che diffondeva un piacevole tepore. Sughart le porse una tazza che conteneva un liquido color dell'oro. Chiara rimase sorpresa per il gusto delicato e quasi inebriante di quella bevanda: provò un'immediata sensazione di benessere. Sughart andò in un'altra stanza e tornò con dei vestiti. Erano morbidi e adatti alla temperatura rigida dell'inverno. La ragazza si vestì con sollievo; ai piedi infilò delle comode pantofole. Poi la misteriosa padrona di casa la fece accomodare su una poltrona, di fronte all'unica finestra di quel locale. Lei prese posto su uno sgabello di legno. Sorrise e disse:"E adesso siamo pronte per i racconti."

GRAZIE PER LE 130.000 VISITE!

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martedì, 10 luglio 2007
Postato da anneheche

jDa domani sono qui per una settimana: Grazia | Il blog del settimanale Grazia

Mi venite a dare una mano?

"Non sempre sento al telefono le ospiti che invito su questo blog. Quando Anneheche mi chiama trovo una voce calma e gentile, che si ostina per un po’ a darmi del “lei”. Si chiama Alessandra Bianchi e il suo romanzo Lesbo è un’isola del Mar Egeo (Borelli Editore) è da pochi giorni in libreria. Ne leggo l’incipit e decido che posso regalarmi qualche minuto di pigrizia, perché lei sa benissimo come presentarsi da sola..." Laura C.

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domenica, 08 luglio 2007
Postato da anneheche

Fairy_Wallpaper_c_HD_Johnson_MMV_0031_copyLo spettacolo era talmente suggestivo da mozzare letteralmente il fiato in gola. A nord, la distesa di pini si stendeva ammantata di neve, illuminata dal pallido sole invernale. Volgendo lo sguardo verso meridione, si poteva scorgere in lontananza un gruppo di piccole case, forse un villaggio, da cui si librava nel cielo azzurro un filo di fumo. A ovest un ruscello ghiacciato riposava in attesa del risveglio della primavera, quando la stagione delle piogge avrebbe portato con sè nuova acqua, che avrebbe ripreso a scorrere fra i campi verdi colmi di fiori dai colori suggestivi, sotto la gentile carezza del vento. Guardando ad oriente, tuttavia, si vedeva un sinistro manto di nubi nere, a tratti percorse da un lampo; lì non splendeva il sole, e lo scenario appariva cupo e desolato: gole incassate profondamente fra montagne dalla sagoma aguzza, simili a enormi denti protesi verso il cielo.
Chiara esaminò quel panorama difforme, mentre mille emozioni si susseguivano in lei. Come poteva essere finita in un luogo simile? Dov'erano la spiaggia e sua sorella? Si tolse l'anello dal dito, sperando che quella magia si ripetesse, riportandola indietro...ma non accadde nulla. Poi si rese conto che stava tremando dal freddo. Era in bikini, e la tramontana soffiava gelida da settentrione. Doveva accendere un fuoco in modo da scaldarsi, altrimenti sarebbe morta assiderata; oppure sbrigarsi a raggiungere il paesino, dove il fumo indicava chiari segni di vita. Ma distava non meno di un miglio, e forse non sarebbe riuscita a coprire quel percorso in tempo per salvarsi.
Stava riflettendo su cosa fare, quando all'improvviso vide una donna. Uscì dal bosco, camminando leggiadra sulla neve. Era alta, bionda, bellissima. Boccoli d'oro le scendevano morbidamente sulle spalle armoniose, coperte da un manto che conteneva le sfumature del tramonto; gli occhi erano verdi come l'acqua del mare; la fronte alta e spaziosa. Ai piedi portava calzature in pelle, finemente conciate. Emanava un senso di autorità e, nel contempo, di profonda dolcezza.
Chiara la guardò sbigottita.
"Ti aspettavo.", disse la misteriosa apparizione. "Sapevo che, prima o poi, qualcuno avrebbe trovato l'anello e sarebbe venuto, anche se non avrei mai immaginato che si sarebbe trattato di una ragazza. Ma va bene così!" Aveva parlato con una voce limpida e melodiosa, simile al suono delle brezza estiva. Indicò il bosco alle sue spalle. "Seguimi, presto! Ti darò dei vestiti." Si incamminò. Dopo un istante di esitazione, Chiara la seguì.

La prima puntata è nel post immediatamente precedente a questo.

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venerdì, 06 luglio 2007
Postato da anneheche

Chiara e StefaniaPer tutto il giorno aveva imperversato lo scirocco, portando con sè la sabbia rossa del deserto. Benchè fossero appena uscite dall'acqua, Chiara e Stefania si sentivano già accaldate. Il sole splendeva ancora con feroce allegria in un cielo totalmento azzurro; alcuni gabbiani volteggiavano sopra il mare a caccia di pesci; in ogni caso, era uno stupendo tardo pomeriggio. Le vacanze erano incominciate da pochi giorni e, come ogni anno, le due ragazze si trovavano in Puglia, dove il loro padre aveva acquistato una casetta a ridosso della spiaggia alcuni anni prima, provvedendo in seguito a ristrutturarla. Malgrado fossero sorelle, non avrebbero potuto essere più diverse: Chiara, la maggiore, aveva diciotto anni, era esile, bionda e di temperamento malinconico; Stefania, più giovane di venti mesi, aveva i capelli neri, un fisico esuberante ed era sempre allegra e affaccendata. Chiara amava leggere, riflettere, perdersi nei meandri della sua anima; Stefania andava pazza per i ragazzi, i giochi e lo sport.
Fu lei a trovare l'anello. Era nascosto dalla sabbia, ma un soffio di vento lo portò in superficie. Il sole lo illuminò per un istante, quanto bastava perchè la ragazza lo vedesse. Si chinò sui talloni, lo raccolse da terra e lo esaminò. Era un anello d'oro, molto semplice, perfettamente liscio. "Che bello!", esclamò la ragazza, mostrandolo alla sorella. Chiara si avvicinò per osservarlo da vicino, quindi sorrise. "Potrebbe essere l'Unico", disse. Entrambe avevano letto "Il Signore degli Anelli", e visto tutti e tre i film della saga. Stefania scosse la testa ridendo. "Sei la solita sognatrice!" Si alzò e lo porse alla sorella. "Coraggio!", esclamò. "Mettilo, così vediamo se sparisci!" Chiara prese l'anello e lo guardò per alcuni istanti. Sebbene fosse un oggetto assai semplice, le sembrava meraviglioso. Ripensò a Gollum, a Bilbo...poi se lo infilò al dito.
Stefania sbiancò in viso.
Chiara era scomparsa.

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mercoledì, 04 luglio 2007
Postato da anneheche

mischa bartonL’appuntamento era al solito bar per le sette di sera. Marco Pistoni arrivò trafelato, era rimasto bloccato nell’ingorgo del traffico e temeva di essere in forte ritardo. Prima di entrare, consultò l’orologio, notando con sollievo di essere in perfetto orario. Fece il suo ingresso nel locale, ordinò un Negroni e si diresse verso il tavolino d’angolo, dove Milena lo stava aspettando fra un sorso di succo di pomodoro e una patatina. Era seduta con le gambe incrociate, un vezzo che lui trovava irresistibile; i capelli castani lievemente ondulati incorniciavano il suo viso dai lineamenti sottili, illuminato da due stupendi occhi grigi, che contenevano le sfumature del mare invernale. Marco la baciò su una guancia, prese posto accanto a lei e frugò nervosamente nella tasca destra della giacca. Da quattro mesi non usciva più con gli amici alla sera, aveva rinunciato anche alle partite di calcio sui maxischermi, per non parlare del cinema, che pure amava tanto. E adesso lo aveva con sé: avvolto in un’elegante confezione, un trilogy forse piccolo, ma ugualmente stupendo. Un meraviglioso anello di fidanzamento, che avrebbe commosso Milena e che rappresentava l’anticamera di un altro genere di anello, quello che lo avrebbe reso felice per tutta la vita. Con la salivazione azzerata a causa dell’emozione sfilò la mano dalla tasca per dare il pacchettino a Milena; ma in quell’istante si presentò il cameriere con la sua consumazione. Rimise la mano in tasca e sorseggiò l’aperitivo. Quindi rivolse un sorriso dolce alla ragazza, ripetendosi per l’ennesima volta che era l’uomo più fortunato della terra: Milena era bellissima, fine, delicata; inoltre disponeva di un’intelligenza pronta e vivace; era buona d’animo e aveva un carattere tranquillo che escludeva a priori le liti banali che a volte rovinano anche i rapporti più felici. Rimise la mano nella tasca. “Milena…”, esordì emozionato. La giovane lo bloccò con un cenno. “Marco, ti devo parlare.” Lui annuì con il capo. “Va bene.”, ribattè. “Ma prima lascia che…” Finalmente tirò fuori il prezioso regalo, appoggiandolo sul tavolino, fra i bicchieri, le patatine e le olive. Milena sembrò non accorgersi del pacchetto. “Devo parlarti.”, ripetè con un’espressione distaccata del volto, che Marco non le conosceva. Con una certa timidezza sospinse il regalo verso di lei, ma il suo gesto passò nuovamente inosservato. Fu colto da uno strano presentimento, ma non ebbe il tempo di focalizzare i suoi pensieri. Milena si sporse verso di lui e disse con voce molto bassa:”Amo un altro.” Marco si sentì ghiacciare il sangue nelle vene. Fu colto da un giramento di testa. Un’ondata di angoscia si riversò nel suo cuore, simile a un’onda di acqua gelida. “Ma…io ti amo!”, esclamò disperato. “Lo so. E mi dispiace molto di farti soffrire. Ma è finita.” Milena si alzò e, con il suo passo elastico e sensuale, si diresse verso l’uscita del bar. Marco rimase immobile a guardarla andare via. Le sue mani giocavano nervosamente con il pacchetto. Che conteneva uno stupendo trilogy. Tre piccoli diamanti.

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domenica, 01 luglio 2007
Postato da anneheche

ValeIl mare era una sconfinata distesa azzurra che si stendeva sino all’orizzonte. La luce intensa del sole illuminava le onde solcate dal vento, l’odore della salsedine giungeva forte sino alla spiaggia deserta. Valentina amava il contatto della sabbia calda sotto ai piedi nudi; con una mano levata a proteggersi dal riverbero della luce osservava incantata quel panorama maestoso, che nella sua incomparabile bellezza arrivava a toccarle il cuore, sino a commuoverla. Vale era bruna, alta, con un corpo stupendo, di prorompente avvenenza. Il bikini bianco faceva risaltare l’abbronzatura perfetta; le gambe, lunghe e slanciate, sembravano nascere dall’opera di uno scultore capace di proporzioni sublimi; i capelli, leggermente mossi, cadevano sino a metà schiena, neri e attraversati da sfumature quasi impercettibili di rosso, simili a lontani bagliori nel cielo buio della notte. La ragazza respirò a piene nari il profumo del mare, assaporò la carezza della brezza mattutina, poi volse lo sguardo per cercare gli occhi di Michele. Il giovane la stava osservando in silenzio, rapito davanti a quello che reputava un miracolo divino, la guardava con la stessa intensità con cui mirava i quadri più belli, quelli che nascono da cuori fecondi e da dita sapienti, prodigi destinati ad arricchire per sempre la storia dell’uomo. Valentina si mosse lentamente, gli catturò le mani stringendole fra le sue; come sempre, scoccò una scintilla, ed entrambi provarono un brivido che ben conoscevano. Il bacio fu dolce, all’inizio solo di labbra, quindi la giovane dischiuse la bocca per accogliere la lingua di lui. Si abbracciarono, soli nella spiaggia bianca e sterminata, simile a un nuovo paradiso terrestre che pareva creato unicamente per loro. Si ritrovarono a terra, avvinghiati; quasi si strapparono i costumi di dosso. Movimenti febbrili, dovuti alla passione che esplodeva con la potenza di un uragano. Michele le baciò avidamente un seno, succhiò il capezzolo, mentre le accarezzava l’interno delle cosce. Lei lo stringeva forte a sé, poi lo accolse e lo seguì nell’incomparabile ritmo dell’amore. Il vento soffiava, teso e regolare, sul mare e sulla spiaggia, asciugando i piccoli cristalli di sudore che si formavano sui loro corpi. Vale intrecciò le gambe sulla schiena di lui. Si inarcò. Vennero insieme, all’unisono, e fu un’emozione talmente intensa che Valentina si ritrovò gli occhi colmi di lacrime. Michele le bevve ad una ad una.

La suora la svegliò, sfiorandole delicatamente un braccio. Benchè fosse ancora presto, la camera era già luminosa. "Valentina, questa mattina se la sente di scendere a fare colazione?" La donna anziana annuì, quindi si alzò faticosamente dal letto. Prima di uscire dalla stanza, il suo sguardo corse involontariamente al cappello di paglia che portava quel lontano giorno, e che da allora aveva sempre conservato con ogni cura. Malgrado avesse gli occhi pieni di lacrime, Vale sorrise.

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