anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

Mi Parlano

Le Mie Storie

Frasi

Pensieri Che Leggo

Box





Le Mie Storie

Credits


Categorie

Feeds

  • Powered by Splinder

Disclaimer

Chi Sono

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Nel Cammino


Le Recensioni Del Mio Libro

giovedì, 28 giugno 2007
Postato da anneheche

rebecca009VISTA DA ANNEHECHE:

Si spogliò lentamente, quasi con calcolata indolenza . Dapprima si liberò con un calcio delle scarpe da ginnastica, quindi fece scendere i jeans fino alle caviglie. Lanciò uno sguardo allusivo all’uomo e si tolse la camicia, slacciando i bottoni con estrema calma. Non portava il reggipetto: nella penombra della stanza il suo seno bianco e pieno risaltò in tutta la sua bellezza. L’aria profumava di incenso e il corpo della donna di sandalo. Silvie portò un dito alla bocca, lo inumidì con la lingua, poi lo passò sul capezzolo. Paul la fissava con gli occhi sbarrati. Si alzò dal letto e cercò di abbracciarla, ma la poliziotta lo colpì con un forte manrovescio che gli procurò un taglio alla bocca. Silvie Legrange sorrise con una luce perversa nello sguardo. I capelli ramati le scendevano morbidamente sulle spalle nude, contrastando con il candore del corpo; era una visione da mozzare il fiato, simile all'incendio di un tramonto su una distesa di neve. Paul la guardò in modo adorante, ma all'improvviso lei gli sferrò un calcio nei testicoli. Benché fosse scalza, gli procurò un dolore devastante. Lo spinse e lui finì a terra, con il viso congestionato dalla sofferenza. Silvie terminò di svestirsi, si sedette a cavalcioni su di lui e lo schiaffeggiò in pieno viso. Malgrado lo shock provocato da quell’esplosione di violenza, Paul ebbe una potente erezione. La Legrange si mosse per accogliere il membro, quindi prese a fare sesso con furia, rovesciando la testa all’indietro.
La sera prima si era portata a letto una ragazza, l’aveva tormentata per buona parte della notte, ma alla fine l’aveva fatta godere. Tuttavia con le donne si controllava, e sebbene a volte le picchiasse, non eccedeva mai; preferiva farle soffrire in maniera più raffinata. Con gli uomini, invece, non aveva scrupoli.
Quando si accorse che lui era venuto, diventò una furia. Non era stato capace di resistere per più di cinque minuti. Non l’aveva soddisfatta. Lo investì di una gragnola di colpi, uno più violento dell’altro. Sapeva che a questo punto gli stava facendo molto male, dato che, benché fosse snella, era una donna forte e atletica; ma riteneva che fosse giusto così. Non sopportava gli amanti incapaci. Non meritavano rispetto.
Non aveva mai dimenticato le botte che suo padre dava a sua madre. Non avrebbe mai scordato quegli attimi terribili, quando lui si levava la cinghia dei pantaloni, la fletteva minacciosamente nell’aria e, rosso in faccia per il troppo vino bevuto, si scagliava contro la povera donna. Poteva risentire le urla disperate della mamma, le bestemmie del padre, il pianto incontrollato del fratellino.
Quando era tornata a casa, dopo essersi arruolata nella polizia, aveva chiuso il vecchio bastardo in bagno. Dopodichè lo aveva picchiato fino a farlo svenire.
Si alzò con una smorfia di disgusto dipinta sul volto, si rivestì e uscì dall'appartamento di quell’incapace del suo fidanzato.

VISTA DA PASSAGGISEGRETI:

Anima dagli inquieti frammenti
Ricordi anemici e
Tracce avulse di emozione
Sangue che pulsa negli occhi
Attendo la fine del rumore
Risucchiata nel buio
Bruciare
la carnalità dei chiaro scuri
Spasmo e delirio
Interessami ...

permalink | Leggi i commenti (144)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (144)(pop-up)
lunedì, 25 giugno 2007
Postato da anneheche

adorabile stregaUn uomo anziano camminava in un bosco. Era il primo giorno d’estate, un tardo pomeriggio limpido e ventoso; il cielo si stagliava azzurro, e lungo il sentiero che correva in mezzo alle piante l’aria era fresca e profumata. L’uomo rifletteva sulla sua vita. Era stato un bambino infelice, solitario e malinconico; aveva avuto pochi amici, dato che spesso la sua compagnia risultava deprimente. Crescendo, non era cambiato: aveva trovato un impiego grigio, ed era vissuto per molti anni da solo. Ricordava che gli unici momenti piacevoli delle sue giornate erano quelli serali, quando, dopo essere rincasato dal lavoro, si sedeva in veranda a godere lo spettacolo incantato del tramonto, a guardare le fronde degli alberi accarezzate dalla brezza serotina, ad assaporare l’odore magico della natura che si prepara ad abbracciare la notte.
Un giorno, conobbe Michela, una bella donna bruna di circa quarant’anni, divorziata e senza figli. Lei vide in Gianni, questo era il nome dell’uomo, tutto quello che gli altri non avevano saputo scorgere: la profonda sensibilità, la bontà d’animo, l’amore per gli animali e per la natura. Si trattò del classico colpo di fulmine; si sposarono, e la vita di Gianni cambiò, diventando meravigliosa. Era un matrimonio perfetto, fra due persone molto simili, entrambe riservate, di carattere mite e dai gusti semplici, la lettura, le passeggiate, la scoperta quotidiana dei piccoli miracoli che, giorno dopo giorno, la vita offre a chi sa coglierli. Il volo di un uccello sullo sfondo immacolato del cielo, l’affettuosa compagnia di un cane, l’alito fragrante del vento.
Dieci anni dopo, Michela morì. Gianni rimase nuovamente solo: ma ora quella solitudine era peggiore, perché aveva conosciuto la felicità, per poi perderla per sempre. La sua esistenza si trasformò in un cammino grigio e triste, che lui nella sua mente paragonava al desolato sobborgo di una metropoli, confrontato a una verde vallata, incuneata fra dolci colline perennemente baciate dal sole.

Questi erano i pensieri che lo accompagnavano quel pomeriggio, mentre il tramonto dipingeva i colori più belli nel cielo e l’aria assumeva un sapore fragrante, che a lui rammentava il gelsomino. Fu allora che la vide. All’improvviso se la trovò davanti, come scaturita dal nulla. Gianni strabuzzò gli occhi. Per quanto da sempre amasse le fiabe, tuttavia sapeva che le streghe non esistevano. Così come non c’erano le fate, gli elfi o gli hobbit. Eppure, la splendida giovane che lo stava osservando da pochi passi era inequivocabilmente una figura magica, non soltanto per com’era vestita, ma anche per l’aura che emanava, e che quasi lui riusciva a intravedere. Era un’aura che trasmetteva bontà. E compassione. Completamente sconcertato, Gianni la fissò in silenzio. Non osava parlare, né muoversi, aveva quasi paura che un gesto affrettato, una mossa avventata, l’avrebbero fatta fuggire.
Poi lei parlò. Aveva una voce stupenda, simile alla melodia di un ruscello che corre fra i campi, o al suono della risacca in un mattino di primavera. “Oggi è il ventuno giugno”, disse, “e mi è consentito esaudire un tuo desiderio. Ma sbrigati ad esprimerlo, perché sono attesa da un bambino. E’ tanto infelice e io farò qualcosa per lui. Però, ora tocca a te!” Gianni non rispose subito. Era confuso. Frastornato. Gli sembrava di vivere un sogno, anche se nel profondo del suo cuore capiva invece che quello che stava accadendo era assolutamente reale. Lei gli sfiorò delicatamente un braccio. “Presto!”, lo incitò. “Altrimenti sarò costretta ad andare e tu perderai la tua opportunità.”
Stupendosi dell’assurdità della sua richiesta, Gianni disse:”Vorrei tanto rivedere Michela!” Lei gli rivolse un sorriso colmo di tenerezza, quindi annuì. Un istante dopo era scomparsa. Quella notte, Gianni andò a coricarsi verso le undici. Prima di addormentarsi, rivisse lo straordinario incontro nel bosco, convincendosi definitivamente che si era trattata di un’allucinazione.
Il mattino dopo non si svegliò.


permalink | Leggi i commenti (160)
Categorie del post: racconti, i miei post preferiti |Grazie per i vostri commenti (160)(pop-up)
venerdì, 22 giugno 2007
Postato da anneheche

Malgrado fosse fradicia di sudore, Silvia rimandò la doccia per assistere alla consueta sconfitta di suo marito. Si era tolta il gonnellino e sedeva nella piccola tribuna, vestita solamente di un bikini nero e delle scarpe da tennis. Calzava un berretto bianco e aveva raccolto a coda di cavallo i lunghi capelli scuri. Dopo un incontro estenuante, aveva sconfitto Claudia; benché fosse superiore fisicamente, faticava sempre a batterla dato che l’altra possedeva una tecnica migliore. Ma alla fine il risultato non cambiava: lei finiva sempre per vincere in due set, mentre Paolo immancabilmente perdeva con il marito di Claudia. Era un rituale che si ripeteva ogni mercoledì, e molto difficilmente in futuro sarebbe cambiato qualcosa. Quando vide la pallina rilanciata da suo marito finire in rete sull’ennesimo servizio vincente di Danilo, si alzò dirigendosi verso gli spogliatoi.


Il cane stava morendo. Prima di arrendersi aveva lottato a lungo. Si era scagliato contro la portiera della macchina, aveva raspato sui vetri del finestrino, aveva abbaiato nel vano tentativo di richiamare l’attenzione dei suoi padroni. Il sole splendeva quasi con ferocia nell’ora del mezzogiorno, nel cielo non vi era la traccia di una nube, l’aria era piatta e immobile, senza un filo di vento. L’abitacolo dell’auto si era trasformato in un forno; le lamiere della carrozzeria scottavano come fossero state create all’inferno. Sammy si rifugiò più in basso che poteva, la lingua gonfia e il cervello straziato dalla sofferenza. Non riusciva a capire perché lo avessero abbandonato, perché si fossero dimenticati di lui. Poi smise di pensare, nella maniera che è propria dei cani di pensare, e si abbandonò a un torpore che rappresentava l’anticamera della morte. L'ultima immagine che vide fu quella di un ruscello.


Il contatto dell’acqua tiepida sulla pelle accaldata le procurò una sensazione di benessere assoluto. Silvia si lavò con calma, assaporando più a lungo che poteva quegli attimi squisiti. Dopo essersi riasciugata e rivestita, si avviò alla macchina. Paolo era già corso in ufficio. Salutista ai confini dell’ipocondria, faceva la doccia soltanto a casa o nel bagno privato che costituiva uno dei benefit del suo impiego da top manager. Mentre camminava con la borsa a tracolla, Silvia pensò al lavoro che la attendeva quel pomeriggio, poi ricordò a se stessa che doveva comprare del vino, perché come ogni mercoledì, quella sera Claudia e Danilo sarebbero venuti a cena a casa sua. Stava per salire sul fuoristrada, quando notò qualcosa di strano. Fu un caso, un’occhiata distratta, che con qualche secondo di ritardo le procurò uno strano senso di ansia. Si avvicinò alla Mercedes grigio metalizzata e guardò dentro. Quello che vide le gelò il sangue nelle vene. Un piccolo bastardino giaceva esanime sul tappetino della macchina. I finestrini della Mercedes erano chiusi. Silvia capì immediatamente che quel cane stava morendo, posto che non fosse già spirato. D’impulso tornò correndo al campo da tennis. Doveva cercare i padroni, doveva avvisarli…
Si fermò. Per qualche istante rimase ferma, immobile, sotto al sole bruciante di quella giornata di luglio. Quindi si diresse nuovamente verso la Mercedes. Mentre camminava, guardava per terra. Quando vide il sasso, lo raccolse soppesandolo fra le mani. Andava bene. Si arrestò davanti al lato del passeggero, prese la mira e scagliò la pietra con tutta la forza che aveva. Il vetro andò in mille pezzi. Fece scattare la sicura, aprì la portiera e raccolse il cagnolino. Era ancora vivo. Si guardò disperatamente intorno, sapeva che aveva pochissimo tempo a disposizione. Poi notò la fontanella. La raggiunse, aprì il rubinetto dell’acqua, mise una mano sotto il getto e la passò sulla fronte del cane. Poi gli fece leccare qualche goccia, poche alla volta, direttamente dal palmo della mano. Ripetè il procedimento due o tre volte. Sul fuoristrada aveva una bottiglia di Evian, ma lo avrebbe fatto bere molto lentamente. Salì al posto di guida, con il bastardino accanto a lei, accese il motore e ingranò la marcia.
“Figli di puttana!”, gridò alla strada deserta. “Non ve lo meritate, bastardi che non siete altro!” photo51

permalink | Leggi i commenti (130)
Categorie del post: racconti |Grazie per i vostri commenti (130)(pop-up)
mercoledì, 20 giugno 2007
Postato da anneheche

DEEPDUNGEONDARKAll’inizio il sogno era vago e indistinto, simile a una fotografia scattata in un ambiente privo di luce, poi divenne più chiaro, assumendo contorni netti e definiti. Corinne era stesa su un grande letto; le lenzuola azzurre profumavano di pulito, la finestra aperta dava su un giardino illuminato dal sole, nell’aria primaverile si udiva il cinguettio degli uccellini. Due figure femminili, due splendide donne, erano sul letto accanto a lei. Jasmine le stava succhiando un capezzolo, mentre le sue dita insistenti e abili giocavano con il clitoride, stuzzicandolo, aumentando man mano la pressione in un movimento circolare che la rendeva pazza di eccitazione . China su di lei, Nathalie la baciava sulla bocca. La figlia del fattore si era fatta ancora più attraente, era diventata donna; la sua lingua era morbida e calda, avvolgente come la carezza del vento, insinuante come un’onda del mare. Corinne viveva momenti meravigliosi, con gli occhi chiusi accoglieva il piacere che le due amanti le stavano donando; poi, all’improvviso, avvertì il peso del corpo di Jasmine su di lei, si sentì penetrare, mentre Nathalie non cessava di baciarla. Le sue mani corsero alla schiena dell’insegnante di ginnastica per stringerla forte a sé. Nel sogno la donna era ancora più abile di Mimmo, la colmava di delizia: in breve la portò al parossismo. Corinne venne e si svegliò. Era sola nel suo letto. Fuori dei vetri della finestra, la notte transitava buia e silenziosa; il cielo si stagliava assolutamente nero senza il chiarore di una sola stella. La ragazza ricordò le parole di Silvie Legrange, rivisse lo sgomento che aveva provato apprendendo il tradimento di Mimmo, e come in quel triste pomeriggio incominciò a piangere.

Juliette si contorceva nel letto mordendo il cuscino. Avrebbe pagato qualsiasi cifra pur di partire per uno di quegli straordinari viaggi che Sandrine aveva saputo donarle; ma adesso la sua nemica non c’era più, Henry era scomparso, e lei non sapeva a chi rivolgersi, dato che non aveva mai frequentato ambienti in cui circolasse droga. Si graffiò il viso, maledicendo Sandrine che con la forza l’aveva condotta in quell’incubo.

Michelle era a cavalcioni su Leblanc. Dopo essere uscita di soppiatto dalla sua stanza, aveva disceso le scale, silenziosa come un fantasma, era uscita dall’edificio principale dell’istituto e camminando scalza nella notte aveva raggiunto lo studio del professore. Bella in un modo quasi arrogante, adesso lo stava cavalcando con una luce selvaggia riflessa nello sguardo.  L'espressione del suo viso esprimeva  l'orgogliosa soddisfazione di una donna che è sicura dell'uomo che ama, e la loro danza sensuale sembrava racchiudere tutta l’estasi del mondo.

Per leggere il riassunto delle puntate precedenti cliccate QUI


permalink | Leggi i commenti (130)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (130)(pop-up)
domenica, 17 giugno 2007
Postato da anneheche

KateVISTI DA ANNEHECHE:

Quando le avevano affidato il caso, Silvie Legrange si era recata immediatamente al collegio. Dapprima aveva parlato con il professor Leblanc, poi con Michelle. Era stata lei a telefonare alla polizia, sollecitando un intervento. A Silvie Michelle piacque subito: era una ragazza intelligente, sveglia e volitiva. Le raccontò di essere stata avvicinata da una compagna, Brigitte, che in lacrime le aveva confessato ciò che avevano fatto a Juliette sotto alla doccia. Per il rimorso non riusciva più a dormire, e desiderava sgravarsi la coscienza da quel terribile peso. Silvie Legrange interrogò Brigitte, quindi fece irruzione nella camera di Sandrine, sorprendendola con la siringa in mano. Dopo averla condotta alla centrale, fece ritorno all’istituto.


Nel gazebo in mezzo al bosco, Corinne era nuda. Sdraiata sul divano, aveva sollevato le gambe in modo da offrirsi completamente a Mimmo. Lui la teneva per le caviglie, mentre la possedeva con il consueto vigore. Come sempre, nell’atto sessuale di Henry combaciavano tre formidabili elementi: la straordinaria consistenza del membro, la durata del rapporto e l’abilità quasi magica che lo rendeva un amante unico. Corinne aveva chiuso gli occhi, gemeva sommessamente e si lasciava trasportare da quel flusso inarrestabile di emozioni deliziose. Non aveva mai provato nulla di simile in vita sua, né con la bionda figlia del fattore, né con Juliette e nemmeno con Jasmine. Il calore del fuoco, l’incanto di una notte pervasa di stelle, il profumo di un bosco al tramonto, il soffio del vento sul mare…Mimmo era questo, e di più; inoltre la giovane percepiva tutto l’amore che lui provava per lei, un sentimento puro e sincero, ne era assolutamente convinta. Fuori da quel nido di passione, le nubi si inseguivano nel cielo sospinte da un fresco vento primaverile; il sole splendeva illuminando il bosco e facendo risaltare gli stupendi colori della natura. Accarezzati dalla brezza, gli alberi riposavano tranquilli nel tardo meriggio.

 Mimmo intensificò la sua azione, portandola ad un’intensità massima; Corinne gridò. L’orgasmo la travolse con la forza di un uragano. Il viso della giovane aveva assunto un'espressione quasi sofferente; il suo corpo, lucido di sudore, era scosso da brividi incontrollabili, mentre emozioni sempre più intense la attraversavano colmandola di passione.  In quel momento la porta del gazebo si aprì. Corinne non se ne accorse, ma Henry si voltò di scatto, scorgendo la giovane donna in jeans. Reagì con grande prontezza di riflessi. La vita gli aveva insegnato ad essere sempre  attento e vigile; disponeva in larga misura di intuito e di spirito di osservazione. Con un’unica occhiata inquadrò la donna e capì che portava soltanto guai. Si infilò i boxer e corse verso di lei. La urtò con una spallata, neutralizzò la sua presa di judo e fu all’aperto. Un istante dopo, era scomparso nel bosco.

VISTI DA PASSAGGISEGRETI:

Ed entri fra gola e cuore
Sospiro ghermito e firma sulla pelle
Brivido liberato da voci
E mani che catturano sudore e anima
Il ritmo avvolto nei fianchi
Ed annego in fili di umori dorati
Vivere non è amare
Se quell’amore non è il tuo ...

Per leggere il riassunto delle puntate precedenti cliccate QUI

permalink | Leggi i commenti (111)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (111)(pop-up)
domenica, 10 giugno 2007
Postato da anneheche

Sara 3Alessandra Bianchi 

Lesbo è un’isola del Mar Egeo

da domani in libreria

Saffo era una grande poetessa, ma è passata alla storia perchè era lesbica. Il termine lesbica deriva da Lesbo, che era la sua isola natale. Pare che fosse esile, con la pelle scura e gli occhi simili a due tizzoni ardenti. Io sono bionda, ho gli occhi azzurri e non passerò alla storia. Quand'è che si capisce di essere dell'altra sponda? Come lo si comprende? Non mi sono mai posta il problema. Io, da bambina, giocavo con le bambole e non con i soldatini. Ho avuto qualche ragazzo, innocenti flirt fatti di timide carezze, bigliettini romantici e un pò puerili, e alcuni baci che non sapevano di nulla. Un tale si è preso la mia verginità in cambio di una scopata da quattro soldi. Ricordo ancora le sue mani goffe, la lingua incapace di procurare la minima emozione, e alla fine un pene timido e incerto che si limitò a funzionare per una trentina di secondi. Poesia meno di zero. Coinvolgimento totalmente assente. Ma io credevo che funzionasse così. Pensai che il sesso non facesse per me. D'altra parte, le esperienze delle mie compagne di scuola non erano tanto differenti, salvo alcune fortunate eccezioni. Andai a sfogliare un'enciclopedia, e corsi alla voce "frigidità". Bene, quello era il mio caso. Nessun problema. Il mondo è pieno di altre cose: cieli azzurri, prati verdi, montagne innevate, mari dai colori dello smeraldo...

Se il vostro libraio non dovesse averlo, sarà sufficiente dirgli di ordinarlo. Editore Borelli, collana Pizzo Nero.

Cliccate QUI per visitare il sito.

permalink | Leggi i commenti (309)
Categorie del post: lesbo |Grazie per i vostri commenti (309)(pop-up)
venerdì, 08 giugno 2007
Postato da anneheche

voglio anchQuel giorno la lezione di educazione fisica si tenne all’aperto, nel campo sportivo, sotto un sole sfavillante che sembrava anticipare l’estate. Il cielo senza nubi era un immenso specchio azzurro; non spirava un alito di vento e, sebbene ci fosse poca umidità, il caldo era soffocante. Dopo vari esercizi a corpo libero, Jasmine organizzò una serie di gare di corsa, che videro trionfare Michelle e Corinne. Juliette si piazzò seconda in entrambe le occasioni, ma a differenza del recente passato, anzichè rodersi per la frustrazione, andò ad abbracciare la vincitrice. Terminata l’ora di ginnastica, le ragazze si affrettarono a guadagnare la sala docce; erano tutte fradice di sudore.
Michelle fu l’unica a prendere una direzione diversa. Camminando con calma, attraversò il parco diretta verso lo studio del professor Leblanc. Attorno a lei, miriadi di fiori stupendi, provvisti di tutti i colori dell’universo, si crogiolavano al sole, godendo del clima di quel pomeriggio. Era il trionfo della natura, il momento forse più alto dell’anno, quando primavera ed estate sono sul punto di congiungersi, le serate si allungano tiepide e chiare, e la notte, privata del freddo invernale, assume un aspetto quasi incantato.
La ragazza bussò alla porta, attese che Daniel la invitasse ad entrare, e un istante dopo fu tra le sue braccia. L’insegnante le tolse la canotta con gesti febbrili, poi fece scivolare i pantaloncini sulle caviglie. “Sono tutta sudata!”, protestò Michelle ridendo. “Mi piaci così!”, replicò Leblanc. Si spogliò a sua volta e si ritrovarono nudi sul divano letto. Daniel iniziò a leccarla, assaporando il gusto del sudore; le baciò i piedi, le caviglie, le cosce tornite. Michelle aveva il ventre piatto come quello di un levriero; Leblanc esplorò l’ombelico con la lingua, quindi le succhiò i capezzoli a lungo. Amava l’odore del suo corpo, che sapeva sì di sudore ma anche di pulito, dato che quella mattina lei si era lavata con estrema cura. Poi percepì distintamente il sentore dell’eccitazione. La baciò avidamente sulla bocca, si staccò da lei per guardarla, per fissarla negli occhi, mentre il suo animo era gonfio d’ amore. La penetrò. Incominciarono a muoversi all'unisono, come seguendo il ritmo di una musica sconosciuta e meravigliosa, che soltanto loro erano in grado di sentire. Michelle si inarcò, avvinghiandolo con le gambe. Lui aumentò la frequenza dell'amplesso. L'orgasmo li raggiunse nello stesso momento, ma Daniel non uscì da quel morbido rifugio; sapeva che a lei piaceva trattenerlo dentro per un tempo lunghissimo. Ma non fu necessario attendere troppo. Presto, Leblanc fu di nuovo pronto.

Per leggere il riassunto delle puntate precedenti cliccate qui.

permalink | Leggi i commenti (127)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (127)(pop-up)
mercoledì, 06 giugno 2007
Postato da anneheche

rebecca009Seduta sul bordo del letto, Sandrine ascoltava con un sorriso ironico le suppliche di Juliette. Era un rituale che si ripeteva: la biondina la implorava di farle un’iniezione e, a seconda dei casi, Sandrine l’accontentava oppure la lasciava parlare invano, per poi congedarla freddamente. A volte l’aveva costretta a fare sesso con lei, e in un’occasione l’aveva sodomizzata in modo brutale: le piaceva infliggere dolore. Era un autentico spasso; inoltre rappresentava la prova inequivocabile del potere assoluto che era in grado di esercitare su di lei. Avrebbe potuto chiederle qualsiasi cosa, e Juliette si sarebbe dannata pur di compiacerla. Sandrine trovava irresistibile questo tipo di rapporto, la padrona e la schiava; e il fatto che Juliette fosse una ragazza ricca e viziata accresceva considerevolmente la sua soddisfazione. Un tempo, era stata la biondina a comandare, e lei a obbedire; ma adesso le parti si erano invertite per sempre. Esistevano squisite implicazioni psicologiche in tutto questo.
Quel giorno, aveva deciso di essere accondiscendente, seguendo il principio del bastone e della carota. “Siediti vicino a me.”, le disse. Juliette si affrettò ad obbedire, arrotolando la manica della camicia. Sandrine tirò fuori da un cassetto la siringa.
In quel momento, la porta della camera si aprì. Entrò una giovane donna dai capelli rossi. Indossava un paio di jeans a vita bassa, con l’ombelico in vista e la camicia annodata, calzava scarpe da ginnastica con le stringhe slacciate. Era decisamente attraente. “La signorina Muniere?”, chiese, guardando Sandrine. “Sono io.”, rispose la ragazza, mentre cercava di nascondere la siringa sotto le lenzuola. “E tu chi sei?”
“Mi chiamo Silvie Legrange. Polizia. La prego di seguirmi.”

Nel gazebo in mezzo al bosco, Corinne prese una mano di Henry e se la portò sul cuore. “Sei la mia vita!”, disse con uno sguardo adorante. Prima avevano fatto l'amore, e come sempre si era dimostrata un'esperienza splendida: Mimmo l'aveva condotta in paradiso e le aveva fatto conoscere gli angeli. Rannicchiata fra le sue braccia, Corinne gli mise un dito sulle labbra per tacitare eventuali proteste e disse:"Non preoccuparti, amore! Chiederò a mio padre quei soldi. So che tu faresti lo stesso per me. Sai, tesoro, io non mi sbaglio mai sulle persone. E tu sei un uomo meraviglioso!"

 Per leggere il riassunto delle puntate precedenti cliccate qui.

permalink | Leggi i commenti (137)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (137)(pop-up)
lunedì, 04 giugno 2007
Postato da anneheche

DeirdreLaStrega4Uno strano personaggio si aggira per Splinder, lasciando sempre lo stesso commento: "Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio." Alcuni, fra cui Anneheche, ignorano il banale spam; altri sono incuriositi e visitano il suo sito, scoprendo un blog completamente vuoto, privo di post, di link e di categorie. Tuttavia, all'improvviso, entrano in una nuova dimensione virtuale, dove vedono realizzarsi i loro sogni più segreti: per Loeilouvert lavorare in un circo, per Angie7 diventare una cantante rock, per Fastidiosetta andare a letto con Johnny Depp, per Univers vincere il premio Strega e conoscere Stephen King, per DeirdreLaStrega seviziare Anneheche. Ma ogni cosa ha un prezzo...

Quella mattina DeirdreLaStrega si precipitò in ufficio. Il giorno prima si erano verificati due inconvenienti. All'inizio tutto era andato per il meglio: Anneheche non era riuscita a creare un post, segnando così la propria sorte. Deirdre le aveva annunciato la condanna a morte, dopodichè le aveva tolto le scarpe incominciando dai piedi. Lente scudisciate sulla pianta, con un intervallo studiato ad arte per unire alla sofferenza fisica l'angoscia dell'attesa; il passo successivo sarebbe stato rappresentato dalla schiena: e qui LaStrega non avrebbe più  smesso sino alla fine. Ma la bionda non aveva retto al dolore ed era svenuta. Mentre Deirdre aspettava nervosamente che riprendesse i sensi era arrivato il suo capo assegnandole una pratica  urgente. Livida di rabbia, aveva dovuto sospendere il supplizio, e quella notte quasi non aveva dormito per la frustrazione. Per impedire che Anneheche svenisse nuovamente, si sarebbe avvalsa di flebo reidratanti che l'avrebbero mantenuta in vita a lungo; in questo modo la sofferenza sarebbe aumentata in modo indicibile, raggiungendo picchi quasi inimmaginabili. Facendo colazione, si era figurata la scena, assaporando in anticipo le urla, le implorazioni  disperate e le lacrime della sua vittima. Quindi era corsa al lavoro. Sul pc la attendeva un messaggio della Luce Verde. Deirdre sapeva cos'era un fake? No, non lo sapeva. La Luce Verde le spiegò pazientemente di cosa si trattava, e poi le disse cosa si aspettava da lei. LaStrega si rifiutò di fare quella porcata. Prese un caffè al distributore automatico, scambiò quattro chiacchiere con una collega e rientrò nel suo ufficio. Muovendo febbrilmente le mani, si collegò al blog della Luce Verde. Con gli occhi della mente vedeva già Anneheche nella stessa posizione in cui l'aveva lasciata, in gergo si diceva "incaprettata", e pregustava la terribile agonia che le avrebbe inflitto. Quando non era riuscita a ideare il post, la bionda l'aveva supplicata di concederle una seconda chance, e presumibilmente lo avrebbe fatto anche oggi; era un altro degli aspetti eccitanti di quel gioco: il piacere perverso di risponderle di no. Inoltre, avrebbe goduto osservando gli spasmi involontari  del suo corpo, sentendo l'odore acre della paura, percependo la disperazione infinita che avrebbe provato.
Entrò nel sito verde e si ritrovò in aperta campagna, circondata da alcune mucche che brucavano tranquillamente l'erba. Un ruscello scorreva vicino a lei e il sole illuminava l'acqua limpida e fredda. Un senso di pace permeava quella scena agreste. Ma Deirdre voleva Anneheche! Non le interessavano le mucche e la campagna: voleva la stanza del castigo! All'improvviso, capì: si era rifiutata di obbedire alla Luce Verde, e questa era la conseguenza. Fu presa dalla disperazione. Quello  era il sogno della sua vita che si realizzava, qualcosa di immensamente superiore al semplice bdsm; era il potere di vita e di morte, era la possibilità di infliggere un tormento tanto devastante da condurre una persona alla pazzia. E la Luce Verde le aveva strappato il giocattolo dalle mani! Non poteva accettarlo.
Provando vergogna di se stessa, scrisse un pvt alla Luce Verde.

Per visitare il sito della Luce Verde cliccate qui. A vostro rischio e pericolo.

permalink | Leggi i commenti (129)
Categorie del post: the green light |Grazie per i vostri commenti (129)(pop-up)

Heracleum blog & web tools