Odi et Amo
Questo è il mio Libro
Mi Parlano
Le Mie Storie
Frasi
Pensieri Che Leggo
Box

Le Mie Storie
Credits
Categorie
Feeds
Disclaimer
Chi Sono
Nel Cammino
Le Recensioni Del Mio Libro

Michelle gli aveva regalato un lettore. Le note di Mozart risuonavano nello studio, tracciando suggestive immagini primaverili in perfetta simbiosi con lo splendore incantato di quel pomeriggio illuminato dal sole. Le ragazze del collegio erano quasi tutte fuori, nel parco, a godere il tepore della giornata quasi estiva. Benché Corinne l’avesse rassicurata, Juliette se ne stava in disparte, rimuginando sul forzato sodalizio con Sandrine. La biondina detestava profondamente la sua vecchia alleata: ma si rendeva conto di essere completamente nelle sue mani.
Jasmine si stava allenando furiosamente in palestra, ignorando il caldo e i rivoli di sudore che le colavano addosso.
Nello studio di Leblanc, due corpi avvolti nella penombra si muovevano in sintonia, desiderosi soltanto di dare e ricevere piacere. Michelle aveva gli occhi chiusi; le gambe tornite avvinghiavano la schiena dell’uomo che era dentro di lei con tutta l’arroganza che sembrava aver perso, ma che come per magia era riaffiorata. In principio, Daniel l’aveva deliziata con la lingua, esplorandola, passando dai piedi all’interno delle cosce, soffermandosi nell’ano, risalendo fino al seno grande e pieno. Poi l’aveva penetrata. Inizialmente si era mosso lentamente, creando un dolce preludio, accompagnato da baci teneri, carezze piene d’amore, sguardi che rivelavano tutta l’intensità della sua passione. Quindi, il ritmo si era fatto incalzante, a tempo con la musica eterna del grande compositore austriaco. Michelle lo assecondava, lo risucchiava; avrebbe voluto averlo lì per sempre. Provava sensazioni di ineguagliabile intensità…era prosa e poesia, arte e misticismo; era un viaggio nel pianeta dell’amore, dove la lussuria si spoglia di ogni connotato lascivo per assurgere a puro piacere dell’anima.
Leblanc le succhiò avidamente un capezzolo; la ragazza lo strinse a sé con tutta la sua forza. Le bocche si incontrarono, le lingue si assaporarono golose. Alla fine il piacere divampò simile a un incendio; alte fiamme si levarono sino al cielo. Il professore e l’alunna raggiunsero l’orgasmo contemporaneamente, e fu il momento più alto della loro relazione. Sarebbero seguiti coccole e frasi bisbigliate, promesse eterne e sorrisi colmi di dolcezza. La musica cessò e il silenzio avvolse il loro amore.
Per leggere il riassunto delle puntate precedenti cliccate qui.
CHE BEL BLOG CHE HAI! VIENI A VEDERE IL MIO.
Ciò che colpì immediatamente Loeilouvert fu l’odore. Lo conosceva bene: un misto di ferore felino, dovuto alla presenza dei leoni, di esalazioni prodotte dagli elefanti, di sentore di segatura. E poi le luci, l’atmosfera magica che sin da piccola l’aveva irresistibilmente attratta. Il brusio degli spettatori, le esclamazioni colme di stupore dei bambini.
Subito dopo, provò un brivido di eccitazione perché era lei sulla piattaforma, pronta a spiccare il balzo. Ancora una volta avrebbe sfidato la forza di gravità, volteggiando elastica ed elegante, sino a trovare l’approdo nella salda stretta delle mani del suo compagno. Quindi, dopo aver oscillato sotto al tendone, simile a un angelo fatto di carne, si sarebbe lanciata nuovamente, mentre la platea l’avrebbe osservata con il cuore in gola.
Nina Loeilouvert era giovane, e bellissima, le gambe superbamente modellate, le cosce muscolose che non presentavano un filo di grasso, il corpo flessuoso che il body colorato metteva generosamente in risalto. Nina amava quella sfida, Nina era nata per volare. Quel momento superava l’intensità di un orgasmo, era più travolgente del sesso. Avvertì distintamente che i capezzoli erano diventati duri, sentì che si stava bagnando. Poi i riflettori la illuminarono.
Rivolse uno sguardo altezzoso al pubblico sottostante. E volò.
La lussuosa clinica era immersa nel verde della campagna francese, appena oltre la banlieu parigina. Quel giorno era Pasqua e le infermiere stavano festeggiando nella stanza di una di loro con uno spuntino a base di patatine fritte e di champagne acquistato a buon mercato. I pazienti riposavano tranquillamente, protetti dal silenzio e dalla natura; l’abitato più vicino distava infatti non meno di cinque chilometri. Fuori delle finestre, si udivano solo i sospiri del vento primaverile che corteggiava i fiori.
Juliette fu destata da un rumore. Aprì gli occhi e vide Sandrine. La ragazza era ferma sull’uscio della camera, la stava osservando con un’espressione che alla biondina parve indecifrabile. Indossava dei pantaloncini corti, calzava scarpe da ginnastica e in testa aveva un cappello nero. Juliette saltò giù dal letto. Odiava Sandrine: forse ancor più di Michelle. Quella stronza l’aveva tradita due volte, prima facendo ascoltare all’intero collegio la sua voce registrata, poi consegnandola a Corinne e alle altre. Se ripensava a quei momenti terribili, quando l’avevano portata nel bosco, si sentiva invadere nuovamente dal panico: aveva temuto che la picchiassero, che la torturassero, che la punissero duramente per ciò che aveva fatto. E adesso Sandrine aveva la faccia tosta di venirla a trovare?
La fronteggiò, le guance arrossate per la collera. “Cosa vuoi da me? Vattene!”
Sandrine rise. Si accomodò su una sedia, accavallando le gambe nude. “Cosa voglio da te? Che torni al collegio! Ho bisogno di una complice che sappia eseguire alla perfezione i miei ordini.” In pratica, si trattava della stessa proposta che tempo prima la biondina aveva fatto a lei.
Juliette scosse il capo. Non avrebbe mai potuto tornare in quell’istituto; Corinne e Michelle l’avrebbero tormentata, rendendole la vita un inferno. Inoltre, non aveva dimenticato che Sandrine l’aveva costretta a leccarle le scarpe: era stato l’atto più umiliante della sua vita. “Vattene!”, ripetè quasi urlando. Sandrine si alzò, andandole vicino, sino a sfiorarla. “Ascoltami, pisciasotto. Ormai sei guarita: tu tornerai al collegio. Altrimenti, questa sera, il tuo paparino riceverà due foto e vedrà la sua adorata figliola nuda su un letto, con un uomo accanto, naturalmente anch’egli nudo.”
Juliette la guardò sconcertata. Anche Mimmo l’aveva tradita!
Sandrine sembrò leggerle nel pensiero. “Ora Henry lavora per me.”, disse. “Perché io sono la più forte.”
“Ti detesto!”, gridò la biondina.
Sandrine le rivolse un sorriso divertito.
Michelle rifletteva, affacciata alla finestra della sua camera. Daniel Leblanc si era confidato con lei, rivelandole l’infame ricatto di Sandrine. Corinne, interrogata con astuzia, le aveva detto che era tornata con Mimmo e che lo amava perdutamente. Michelle aveva capito che Sandrine era perfida. Perfida quanto Juliette: ma molto più pericolosa. Sarebbe intervenuta lei, doveva interrompere quella catena di menzogne e di sotterfugi! Però, si sarebbe comportata in modo diverso: a Juliette aveva tagliato i capelli a zero, ma con Sandrine occorreva usare un altro metodo, più sottile, che fosse all’altezza della sua mente malvagia. La chiamarono a tavola per il pranzo pasquale. Mentre usciva dalla stanza, la ragazza sorrise. Aveva un piano. E poteva funzionare.
Per leggere il riassunto delle puntate precedenti cliccate qui.
Foto by DeepDungeonDark.
La Luce Verde è uno strano personaggio che si aggira per i blog, lasciando inevitabilmente sempre lo stesso commento: Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio. Alcuni, fra cui Anneheche, ignorano il banale spam; altri sono attratti dalla curiosità e visitano il suo sito, scoprendo un blog completamente vuoto, privo di post, di link e di categorie. Ma quando arriva la preside Nina Loeilouvert trova una serie di immagini che hanno come tema il circo...
DeirdreLaStrega capitò lì assolutamente per caso. Infatti
Guardò Anneheche. La bionda era svenuta. Il suo corpo appariva devastato, la delicata pelle ambrata delle gambe e del ventre era orribilmente martoriata.
“Dio mio cosa ho fatto!”
DeirdreLaStrega si strinse il capo fra le mani.
Poi scrollò la testa e si guardò attorno. Si trovava in ufficio e davanti a sé aveva solo lo schermo di un computer. Adesso il blog della Luce Verde era tornato a essere vuoto. Deirdre mosse la mano per disconnettersi, ma un istante prima che lo facesse, sul template comparve una scritta, tracciata in verde.
Torna a trovarmi!
Jasmine si stava dirigendo verso il bosco. Camminava a passo svelto, quasi assecondando il corso tumultuoso dei suoi pensieri. Corinne le aveva giurato che l'amava ancora, ma il suo istinto femminile le diceva che quelle parole erano false. Probabilmente alla brunetta era mancato il coraggio necessario per confessarle la verità, ma presto lo avrebbe trovato e allora sarebbe finita per sempre. Si asciugò le lacrime con il dorso della mano, quindi lanciò un'occhiata svagata al sole che si apprestava al tramonto, in un'incredibile suggestione di colori che incendiava il cielo. L'aria ora si era fatta tiepida; incantevoli profumi si sprigionavano dalla moltitudine di fiori; un vento fresco proveniva da settentrione, sussurrando promesse d'amore ai maestosi alberi che facevano da cornice al parco.
Riconobbe immediatamente Mimmo. Il giovane fumava tranquillamente una sigaretta, seduto sull'erba verde del prato. Jasmine gli sorrise.Malgrado la tristezza, era contenta di vederlo: le era riuscito subito simpatico e lo considerava un ragazzo educato e sensibile. Henry ricambiò il sorriso e con un cenno della mano la invitò ad accomodarsi vicino a lui. Jasmine si sedette, incrociando le gambe. Come a volte succede, sentiva l'impulso di sfogarsi, di confidarsi con qualcuno, e il fatto che Mimmo fosse praticamente uno sconosciuto le facilitava il compito. Può capitare: nello scompartimento di un treno, sapendo che non si vedrà mai più la persona cui si sta aprendo il proprio cuore, oppure in un ristorante, o sulla panchina di un giardino pubblico.
Henry la ascoltò in silenzio, con grande attenzione. Poi le disse che lui era omosessuale e che il suo uomo lo aveva appena lasciato. A Jasmine vennero i brividi: che singolare gioco del destino! Due persone emotive e sensibili accomunate dalla stessa sorte avversa. Sapendo di non correre alcun rischio, lo abbracciò. L'odore di Mimmo era buono e la sua stretta forte e rassicurante. Le sussurrò dolci parole all'orecchio, mentre la coccolava teneramente. Jasmine sentì che qualcosa si agitava in lei. Tuttavia non riusciva decifrare il gioco di emozioni che le suscitava la vicinanza di quell'uomo. Aveva perso l'amore di Corinne. Ma aveva trovato un nuovo amico. Forse il bene più prezioso, pensò in preda a una strana commozione.
Poco distante da loro, Sandrine li osservava. Con un sorriso divertito si disse che probabilmente avrebbe perso la scommessa. Quel Mimmo era veramente un mago! Daniel Leblanc era nelle sue mani, e con lui Michelle; Corinne aveva perso la testa per Henry...e adesso anche l'insegnante di ginnastica rischiava di cadere nella rete preparata appositamente per lei. La ragazza trasse un sospiro soddisfatto. Poi il sorriso si trasformò in un ghigno. Ora toccava a Juliette.
PER I NUOVI LETTORI: cliccando qui potrete leggere il riassunto delle puntate precedenti.

.
Nello studio adiacente la palestra faceva caldo. La primavera era ormai avanzata, rigogliosa e generosa di frutti, nettamente in anticipo sui tempi, dato che non era ancora arrivata
Le due donne erano madide di sudore. I corpi avvinghiati si muovevano lentamente, allo stesso ritmo, come in una danza ipnotica. Corinne aveva gli occhi chiusi e stringeva i denti, mentre Jasmine la penetrava con il dildo e si muoveva in lei. La brunetta le graffiava la schiena, a tratti gemeva: ma era solo una messinscena. Non provava più nulla. L’insegnante di ginnastica le succhiava i capezzoli, e lei immaginava che fosse Mimmo a farlo; la baciava avidamente, ma non era la bocca di Henry; e il fallo artificiale si dimostrava solo un pallido surrogato di quel meraviglioso oggetto magico che era il membro del suo amante. Benché sudato, il corpo di Jasmine emanava un buon profumo: tuttavia non era l’odore di Mimmo; e il suo fisico tonico da atleta nata non possedeva la stessa forza di quello del giovane.
Alla fine, Jasmine si accorse che Corinne, in realtà, era fredda e distante, e che la sua non era altro che una finzione. Si staccò da lei, guardandola negli occhi. “Non mi ami più.”, disse.
Sandrine contò i soldi, quindi rivolse uno sguardo ironico a Leblanc. “Tremila euro!” Il professore si strinse nelle spalle. “E’ tutto quello che posseggo.” La ragazza si sedette a gambe larghe davanti alla scrivania. Anche se era angosciato, Daniel non potè evitare un’occhiata alle splendide cosce. Sandrine indossava dei calzoncini corti, una maglietta attillata e sembrava l’emblema della salute. Leblanc distolse subito lo sguardo, ma la giovane lo aveva notato e scoppiò a ridere. “Non ti basta Michelle?”, lo provocò. Poi si fece seria. “Ovviamente i soldi non sono sufficienti.”, disse. “Ma io sono buona! Vorrà dire che mi renderai alcuni piccoli servigi.”
Vi ricordo che nel CORINNE BLOG c'è il riassunto delle puntate precedenti, aggiornato in tempo reale. Per leggerlo, cliccate qui. Inoltre, troverete IL GIOCO DI CORINNE, i PROFILI dei personaggi principali e i vostri preziosissimi commenti. Ho impaginato il blog all'incontrario, in modo che il post con il riassunto appaia sempre per primo.(E quindi l'ultimo post, SCENE DI SESSO AL COLLEGIO, è in fondo alla pagina: comunque, per vederlo subito basta cliccare sulla categoria "love"). Corinne Blog viene costantemente ampliato, anche se non sempre sotto forma di nuovi post.
Foto by DEEPDUNGEONDARK
Marco arrancava, cercando disperatamente di salire nel modo più rapido possibile. Ma lo stretto sentiero che si inerpicava, fra rovi e sassi, verso il culmine della scarpata gli offriva scarsi appigli. Spesso incespicava; si rialzava, grondante di sudore, e ricominciava quella folle corsa contro il tempo. Il treno era ancora distante, tuttavia macinava chilometri su chilometri; la sua corsa era inarrestabile e l'uomo non ignorava che gli restava pochissimo, qualche minuto appena, per scongiurare la tragedia. Man mano che si avvicinava al tratto pianeggiante dove correvano le rotaie, i suoi occhi inquadravano sempre più chiaramente la terribile scena che si stava svolgendo sotto il sole accecante di quel pomeriggio di agosto. Le due donne erano vestite curiosamente allo stesso modo: in pantaloncini corti e stivaletti estivi. Marzia calzava un cappello nero, che non tratteneva la folta chioma bionda. Carlotta era legata, stesa in mezzo alle rotaie. Non parlava più, probabilmente aveva esaurito tutte le suppliche possibili: guardava la sua rivale con espressione angosciata. Marzia ricambiava lo sguardo. Sembrava che assaporasse tutto lo sgomento, la disperazione e lo strazio della donna che le aveva rubato il marito. Era una scena impressionante. Marco chiamò a raccolta le ultime forze rimastegli e continuò la sua disperata corsa contro il tempo.
Quando Marzia le aveva telefonato, chiedendole un nuovo incontro, Carlotta aveva soffocato uno sbadiglio annoiato. Si erano già viste una volta, e la bionda moglie di Marco si era comportata in maniera patetica: con le lacrime agli occhi, l'aveva implorata di non portarle via il marito. Carlotta le aveva riso in faccia. Era abituata a prendere ciò che voleva, e ormai quell'uomo era suo. Presto sarebbe venuto a vivere da lei, abbandonando per sempre la moglie piagnucolosa. Marzia era sicuramente una donna attraente: ma era anche una debole, una perdente nata. Carlotta sapeva riconoscerle e l'aveva inquadrata immediatamente. Lei, invece, era una vincente, e la legge della vita non prevedeva compassione per gli esseri destinati a soccombere. L'aveva scacciata dall'appartamento in malo modo. E adesso la stupida voleva un nuovo incontro? Accettò per il gusto di umiliarla nuovamente. L'avrebbe fatta piangere ancora, si sarebbe divertita ascoltando le sue patetiche suppliche, e infine l'avrebbe buttata fuori di casa.
Il campanello squillò e lei andò ad aprire la porta. Si aspettava la stessa donna sottomessa e tremante, che torcendosi le mani l'aveva scongiurata di non rovinare una famiglia, di pensare almeno al piccolo figlio che non aveva ancora compiuto sei anni. Ma la attendeva una sorpresa. Prima ancora di entrare, Marzia le sferrò un violento pugno, colpendola esattamente sulla mascella. Carlotta finì per terra, intontita e dolorante. Mentre cercava di riprendersi, si sentì afferrare il braccio, vide l'ago che entrava nella sua pelle, e immediatamente dopo perse i sensi. Poi visse una specie di oblio doloroso, vagamente capì che veniva trascinata fuori di casa e caricata su una macchina.
In uno stato di semi incoscienza, si rese conto che l'auto partiva, affrontava un lungo tragitto e quindi si fermava. Capì che Marzia se l'era caricata in spalla e stava salendo lungo uno stretto sentiero. Il sole era simile a un martello implacabile, il caldo si era fatto insopportabile; Carlotta aveva le ascelle fradice di sudore, tuttavia era percorsa da brividi gelati, come se avesse la febbre. Intuiva che stava per accadere qualcosa di spaventoso. Quando riprese pienamente conoscenza, si ritrovò legata saldamente. Ascoltò la voce fredda che le annunciava che presto sarebbe passato un treno. Invano, pianse, si disperò, promise di lasciare Marco. Una risata beffarda accolse le sue parole. Non voleva morire: voleva vivere, fare all'amore, godere della sua giovinezza. Ma tutto ciò le era precluso. Sentì distintamente il fischio del treno. Il terrore la avvolse come un manto avvelenato. Mentre l'angoscia la divorava, udì un grido:"Carlotta, arrivo!"Riconobbe la voce di Marco. Il cuore incominciò a batterle selvaggiamente nel petto. Era salva!
Marco era a pochi metri dalla fine della scarpata. Vide il treno arrivare. Sua moglie si stava allontanando con calma, non lo aveva notato, così come non si era accorta che l'aveva seguita con la macchina fin lì. Purtroppo un camion lentissimo si era frapposto fra loro, facendogli perdere minuti preziosi. Urlò a Carlotta che stava arrivando, ma in quel mentre incespicò, cadendo e scivolando sul pendio scosceso. Si rialzò immediatamente; poteva ancora farcela. Con un balzo raggiunse la ferrovia. Ma era troppo tardi. Si lasciò cadere all'indietro per evitare che il treno travolgesse anche lui. Non sentì l'urlo disumano che lanciò Carlotta.
Trash post ispirato dalla foto di DEEPDUNGEONDARK
Per un tempo che a Corinne era parso lunghissimo era stato fermo dentro di lei, quasi stesse attendendo qualcosa; quindi aveva incominciato a muoversi con lentezza estenuante. Fuori dal gazebo il sole illuminava il bosco, facendo risaltare le infinite sfumature dei colori degli alberi. Un ruscello gorgogliava accarezzato pigramente dalla brezza primaverile. Piccole gocce di sudore si formarono sulle tempie della ragazza. Il cuore le batteva forte; quella sorta di attesa, di interminabile preludio, rappresentava il primo passo di un viaggio che lei sapeva si sarebbe dimostrato stupendo. Ma era un primo passo estenuante, avvolto nelle spire dell'attesa: e quell'attesa diventava, minuto dopo minuto, sempre più intollerabile. Mimmo leccò i piccoli rivoli di sudore, le cercò la bocca, concedendole un bacio colmo di passione, quindi si ritrasse. Era un gioco eccitante e perfido, che tuttavia a un tratto terminò. Il giovane iniziò ad accelerare i movimenti, la sua formidabile consistenza sembrò ingrandirsi ancora, assumendo la durezza di una roccia. Corinne lo avvinghiò con le gambe. Era una sensazione vicina all'estasi: lui la riempiva completamente, e adesso le movenze si trasformarono in un assalto che era quasi brutale, violento, simile a una fiamma che divorasse il bosco, bruciando tronchi, muschio, erba e terra; un fuoco che si innalzava sprigionando fumi percorsi da scintille, salendo alto verso il cielo azzurro e alla fine tutto oscurando. La brunetta si mise a gridare, mentre gli orgasmi si succedevano l'uno all'altro, in una successione che non aveva mai conosciuto sino a quel giorno. Si inarcò in un ultimo sussulto, mentre Mimmo veniva dentro di lei. Poi, stremata, si abbandonò al ricordo di quanto era successo. Lacrime di gioia scivolarono sul suo viso. Henry le bevve, una ad una, coccolandola teneramente.
Fu soltanto dopo, quando Henry si rivestì, che le lacrime di Corinne scaturirono da un sentimento diverso. Il rimorso. Sapeva di aver perduto Jasmine per sempre, e quella prospettiva era agghiacciante. Fu come se all'improvviso il vento gelido dell'inverno avesse scacciato la primavera. La fiamma era spenta, e la pioggia cadeva battente. Il suo cuore non riusciva a reggere due emozioni tanto diferenti: la passione e la tristezza. Avrebbe voluto confidarsi con qualcuno, avrebbe voluto ascoltare un consiglio, una traccia di vita da seguire: ma sapeva che la decisione spettava solo a lei. Ed era già presa.
Mimmo uscì dal gazebo. Corinne si abbandonò a un pianto dirotto.
Per i nuovi lettori: qui troverete il riassunto delle puntate precedenti.
Corinne si sentiva scissa in due. Era una sensazione angosciante, nella quale rischiava di perdersi. Invano cercava di affidarsi alla forza della ragione. Se esaminava con attenzione i suoi sentimenti, sentiva di amare Jasmine: non aveva scordato il suo sogno di vivere con l’insegnante; né quel desiderio aveva perso suggestione e incanto. Ma i suoi sensi le dicevano un’altra cosa. Le carezze di Jasmine, i baci teneri e appassionati, la delicata esplorazione dei loro sessi, quello che era sembrato essere l’apice della sua sensualità, ora appariva come un sole lontano, celato alla vista da vaste formazioni di nubi. Nubi che racchiudevano la potenza del fulmine. Non aveva mai provato orgasmi tanto devastanti come quelli che sapeva donarle Mimmo; la semplice idea di perderlo, di non poter più assaporare la magia che quel giovane era in grado di creare, la colmava di una sorta di panico paralizzante, quasi la sua vita fosse destinata a svilirsi in un piatto grigiore se privata di quei momenti. Eppure non era una sciocca e si rendeva conto che, prima o dopo, avrebbe dovuto fare una scelta.
Nella stanza buia chiuse gli occhi. Immaginò i due scenari, così come un pittore arriva a figurarsi un quadro prima di dipingerlo, o un musicista ascolta le sue note senza aver ancora toccato il pianoforte. Se avesse lasciato Jasmine, si sarebbe disperata. La sua infelicità non avrebbe conosciuto limiti. Ma se avesse perso Mimmo, sarebbe stato come cessare di vivere.
Si girò nel letto, inquieta. Era stata raggiunta da un’idea curiosa. Si sfiorò una coscia nuda, giocò con un capezzolo. Mentre le dita stuzzicavano il clitoride, lasciò che i pensieri vagassero in assoluta libertà.
Dapprima indistinta, quindi sempre più chiara, un’immagine si formò nella sua mente.
Quella di Mimmo.
Tutto perfetto, pensò Sandrine. Si era liberata di Juliette e teneva saldamente nelle mani i destini di Corinne e di Michelle. Leblanc sarebbe diventato il suo schiavo, dato che non avrebbe mai trovato i soldi che gli aveva chiesto. Lei avrebbe preso quello che c’era da prendere e avrebbe continuato a ricattarlo sotto altre forme. Con un sorriso divertito si chiese se Mimmo sarebbe riuscito a vincere la scommessa, seducendo Jasmine. Poi il sorriso si trasformò in un ghigno malvagio. Le vacanze pasquali si stavano avvicinando. Sarebbe andata a fare una visita a Juliette. Con la biondina non aveva ancora finito.
Vi ricordo che nel CORINNE BLOG c'è il riassunto delle puntate precedenti, aggiornato in tempo reale. Per leggerlo, cliccate qui. Inoltre, troverete IL GIOCO DI CORINNE, i PROFILI dei personaggi principali e i vostri preziosissimi commenti. Ho impaginato il blog all'incontrario, in modo che il post con il riassunto appaia sempre per primo. I caratteri diversi di questo post non sono imputabili a me, ma al consueto eccezionale funzionamento di Splinder.
Vi ricordo anche il blog di Sandra, dove troverete un nuovo post: Caterina e il bosco. Se volete leggerlo, cliccate qui.