anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

Mi Parlano

Le Mie Storie

Frasi

Pensieri Che Leggo

Box





Le Mie Storie

Credits


Categorie

Feeds

  • Powered by Splinder

Disclaimer

Chi Sono

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Nel Cammino


Le Recensioni Del Mio Libro

sabato, 31 marzo 2007
Postato da anneheche

Il giornale che pubblicherà a dicembre il mio calendario mi ha autorizzata a postare cinque foto in rete. Si tratta di "nudi" d'autore, privi di alcuna volgarità; in due foto sono con un'altra donna: immagini intriganti, ma comunque di studio.
Chi fosse interessato a vedere le foto (nessuno, credo) non deve fare altro che cliccare qui.

permalink | Leggi i commenti (24)
Categorie del post: ironia |Grazie per i vostri commenti (24)(pop-up)
giovedì, 29 marzo 2007
Postato da anneheche

SandrineA differenza di Juliette, Sandrine non si lasciava sopraffare dalle emozioni. Agiva sempre in base a un lucido calcolo, e odio o paura non minavano in alcun modo la sua capacità di giudizio. Non amava le ragazze ricche del collegio, perchè quasi tutte provenivano da famiglie prestigiose: sapeva bene che suo padre era invece un arricchito, ma proprio per questo lo stimava di più. Dalla biondina aveva appreso la malizia e la capacità di stilare piani, si era anche divertita con lei a letto, tuttavia la disprezzava profondamente per la sua codardia. Per pura perfidia l'aveva consegnata a Michelle e alle altre, ed era rimasta delusa quando aveva appreso che non l'avevano neppure picchiata. Adesso la poverina era impazzita, o almeno così si vociferava. A Sandrine interessava soltanto che fosse fuori gioco. Non era mossa da spirito di vendetta: voleva semplicemente riconquistare i privilegi e le attenzioni di cui aveva goduto quando Juliette comandava ancora sul collegio. Non le interessava altro, benchè trovasse irresistibile l'idea di far soffrire la scialba Corinne. A dire il vero, c'era un'altra cosa cui mirava...
Bussò alla porta del professor Leblanc e attese educatamente che la invitasse ad entrare. Quando fece il suo ingresso nello studio, gli rivolse un sorriso malizioso. L'insegnante era seduto dietro alla scrivania. "Cosa c'è, Sandrine?", le domandò distrattamente. "Ho una bella notizia per lei!", rispose la ragazza. Leblanc la guardò, perplesso. "Una bella notizia?" Sandrine rise allegramente. "Certo! Non è contento di sapere che certe foto siano al sicuro? Potrebbero essere finite nelle mani di chiunque, anche di qualche persona cattiva. Invece, le ho io!" Il professore scosse la testa. "Di quali foto stai parlando?" In realtà, lo aveva capito benissimo; cercava di guadagnare tempo per comprendere le reali intenzioni della giovane. Gli sembrava che fosse un'amica di Juliette e questo non deponeva a suo favore. Sandrine rise nuovamente. Una risata squillante. "Le foto di lei e della sua amichetta bionda...sa, quella che è finita in manicomio. Si immagina cosa succederebbe se dovesse vederle la direttrice?" Leblanc provò a pensarci. La risposta era semplice: lo avrebbero licenziato e la sua carriera di insegnante sarebbe finita per sempre. "Le hai con te?", le chiese, temendo già la risposta. Uno strano sesto senso gli suggeriva che quella ragazza era ancora più diabolica di Juliette. "Sono in un posto sicuro, stia tranquillo! E comunque gliele consegnerò...non appena mi avrà dato venticinquemila euro."
Leblanc sbiancò in viso. "Ma non possiedo una somma simile!"
Sandrine esibì un sorriso angelico. "Sono certa che troverà il modo per procurarseli. Ha una settimana di tempo, professore." Girò sui tacchi e uscì dallo studio.
Daniel Leblanc fissò a lungo la porta, chiedendosi cosa aveva fatto di male nella sua vita.

Sandrine si avviò verso il bosco. Era una piacevole giornata di sole, l'aria era tiepida e profumata, il cielo si stagliava sopra di lei perfettamente azzurro. La ragazza aveva un appuntamento con Mimmo. Voleva sapere se era già riuscito a riconquistare la fiducia di Corinne.

Vi ricordo che nel CORINNE BLOG c'è il riassunto delle puntate precedenti, aggiornato in tempo reale. Per leggerlo, cliccate qui. Inoltre, troverete IL GIOCO DI CORINNE, i PROFILI dei personaggi principali e i vostri preziosissimi commenti. Ho impaginato il blog all'incontrario, in modo che il post con il riassunto appaia sempre per primo.

permalink | Leggi i commenti (111)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (111)(pop-up)
martedì, 27 marzo 2007
Postato da anneheche

 voglio anch

Per un momento, un momento breve, forse brevissimo, ma non per questo meno angosciante, Michelle provò un senso di ripulsa. Daniel Leblanc era dentro di lei, e lei lo amava, amava il suo intelletto e il suo corpo, il suo profumo e il suo modo di fare all’amore; ma quell’uomo, il suo uomo, aveva fatto le stesse cose con Juliette. L’aveva penetrata, baciata; l’aveva portata all’orgasmo. Cercò di immaginare la scena, ma era una visione straziante; la allontanò da sé, tuttavia si irrigidì, e il professore colse quel cambiamento repentino. Si staccò da lei e accese la luce. La guardò negli occhi, nel tentativo di capire cosa stesse succedendo.

“Ti è piaciuto fare sesso con Juliette?” Michelle avrebbe voluto mordersi la lingua, ma ormai l’aveva detto. Temeva la risposta, e sapeva che avrebbe capito se Daniel le avesse mentito.

“Sì.”, rispose Leblanc. “Sì, mi è piaciuto, ma solo perché credevo che fossi tu.”

“Ma come è possibile!”, scattò Michelle. “Non ti rendevi conto che era un’altra donna? Bacia forse come me? Si muove come me? Ha lo stesso mio corpo?”

Leblanc sembrò fissare il vuoto. Ci fu un silenzio che alla ragazza parve interminabile. Un silenzio che era assordante. “Avevo bevuto.”, disse lui. “Però alla fine me ne sono accorto.”

Michelle gli rivolse uno sguardo amaro. “Intanto te l’eri scopata!”

“A causa di un inganno.” Leblanc fece un gesto vago con la mano. “Io amo te, non lei. E questo lo sai benissimo!”

“Già. Però eri preoccupato per la sua salute.”

“Non essere assurda! Te l’ho già spiegato: temevo che le avessi fatto del male, che in quel bosco fossero accadute cose orribili. Ma quando mi hai detto che era stata solo una messinscena per spaventarla, ti ho creduto subito. Anche tu mi devi credere!”

Fuori della finestra, la primavera celebrava se stessa. Il sole disegnava forme geometriche nel parco, creando incantati giochi di luce sull’erba verde. Da est proveniva un soffio di vento tiepido, che accarezzava le cime degli alberi. Michelle guardò per alcuni istanti quello spettacolo affascinante; ma la sua mente correva altrove. Voleva credergli. Lo voleva disperatamente. E forse, alla fine, gli avrebbe creduto. Ma l’ombra di Juliette si sarebbe frapposta a lungo fra lei e la felicità.

 

Con il cuore che le batteva forte, Corinne entrò nella palestra. Quando Jasmine la vide, impallidì. Le due donne si guardarono, entrambe intimidite. Nessuna delle due osava rompere il ghiaccio. Poi Jasmine disse:”Sei stata brava! Hai vinto la gara più importante.” Corinne scoppiò in lacrime. Mentre si rifugiava nelle sue braccia, mormorò:”Perdonami, amore mio!”

 

Domani, mercoledì 28 marzo, la mia amica GISELLE mi dedicherà un post, nella sua speciale rubrica. Grazie! Per andare da lei, cliccate qui.

Oggi ho creato un nuovo blog: CORINNE BLOG. Lì troverete un riassunto, continuamente aggiornato, delle vicende di Corinne.

permalink | Leggi i commenti (109)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (109)(pop-up)
lunedì, 26 marzo 2007
Postato da anneheche

A proposito del post di Maria Strofa.
Ho letto (e riletto) con estrema attenzione i commenti fin qui ricevuti; inoltre ho ragionato di mio.
Concordo sul fatto che Maria Strofa, in realtà, ha scoperto l'acqua calda; sono anche d'accordo con chi afferma che, essendo il suo un blog di qualità,da molti veniva semplicemente letto e commentato per il puro piacere di farlo. A costo di ripetermi, ribadisco che bianco e nero non esistono: esiste il grigio. Ci sono mille implicazioni, svariate sfaccettature.
Lo spam esiste, questo è fuori questione; tuttavia ci sono anche persone sincere che leggono e commentano perchè apprezzano il talento (o meno) di chi scrive. Possono nascere rapporti di empatia veri e reali, sebbene confinati nel mondo del virtuale.
UN ESEMPIO: a gennaio mi avete dato più di 500 voti, facendomi arrivare terza in un concorso cui partecipavano circa 200 fra blog, siti e piattaforme (?) varie. Il voto era segreto e, a parte qualche amico che lo dichiarava (senza secondi fini, conosco bene i blogger in questione), io non so chi mi ha votata. E' stata una sensazione molto piacevole: era come se io fossi la vostra squadra di calcio preferita, passatemi il paragone ;)
Un altro concetto, secondo me, è importante: esiste una sottile differenza fra spam e visibilità. Chi sta chiuso nel suo blog vita natural durante non sarà mai conosciuto, e quindi letto e commentato.
Non credo che sia giusto, laddove Maria Strofa l'avesse veramente fatto (ma di questo non abbiamo, e forse non avremo mai prove) lasciare commenti poco sinceri, offendendo così la sensibilità di una persona.
Il mio blog non chiude!
Un grande bacio
permalink | Leggi i commenti (54)
Categorie del post: qui sono molto seria |Grazie per i vostri commenti (54)(pop-up)
venerdì, 23 marzo 2007
Postato da anneheche

Non credo che sia necessario spiegare chi è Maria Strofa: più di centomila visite in soli tre mesi di attività fanno del suo blog un fenomeno assolutamente unico e irripetibile. Specie se consideriamo che in quel sito non ci sono racconti erotici, nè  poesie (la cosa più facile da commentare, visto che Strofa è arrivato a una media sbalorditiva di commenti, quasi duecento al giorno), nè comunque argomenti che siano, in qualche modo, nazionalpopolari. Il blog di Maria Strofa, in realtà, è elitario e profondamente culturale. Come si spiega allora il motivo di un successo tanto vistoso? Nel suo post di oggi, lo spiega egli stesso con uno scritto che definirei "al cianuro", in cui spietatamente ci avvisa di aver condotto un esperimento sociologico. Mi sento molto coinvolta da ciò che egli sostiene, dato che di questi argomenti mi occupai tempo addietro nel blog di Sandra, benchè in forma dubitativa, ponendomi più che altro degli interrogativi e ricevendo risposte che mi parvero allora rassicuranti. Ma quello che scrive Maria Strofa (che ha linkato entrambi i miei blog, anche se a questo punto non so se per sincero apprezzamento o perchè rientravo nel suo esperimento) mi spinge persino a pensare di chiudere il mio sito.

Alcuni estratti del suo post:

I due blog che preferisco in assoluto (e che non cito per non mettere in difficoltà nessuno) hanno una media di due, tre, quattro commenti al giorno: e il motivo di questo non si riferisce alla scarsa qualità. Si riferisce alla decisione dei portatori di blog di non sollecitare commenti tramite la logica del do ut des.

Come se uno scrittore fosse costretto per continuare a vendere libri a leggere e a comprare quelli dei suoi lettori.

I molti commenti che ho ricevuto non dipendono dalla qualità del mio blog: dipendono dal fatto che, volutamente, ho fatto centinaia di migliaia di pisciatine in giro che mi sono ritornate.
Dice Samuel Johnson: Solo uno sciocco scriverebbe se non per denaro.
Aggiungo io: solo uno sciocco scrive gratis o per ricevere un commento a condizione di avere fatto un commento da chi ti commenta.

Qualche mattina, facendo esperimenti da laboratorio, ho commentato un centinaio di blog dicendo stronzate assurde; dopo due o tre ore avevo ricevuto in risposta un ottanta percento di commenti.

Il resto potete leggerlo direttamente nel suo blog.

E' vero quello che egli afferma? Tutto il sistema dei blog si riduce a un do ut des? Non esiste sincerità di giudizio ma soltanto calcolo e opportunismo? Le amicizie virtuali sono fasulle?

Per il momento non trovo risposte. Dazed and confused.

 

permalink | Leggi i commenti (157)
Categorie del post: qui sono molto seria |Grazie per i vostri commenti (157)(pop-up)
mercoledì, 21 marzo 2007
Postato da anneheche

DeepDungeonDarkMentre Paola le leccava la vagina, Marzia sapeva che avrebbe rimpianto per sempre quel momento. Con la testa piacevolmente imprigionata fra le cosce morbide e forti della moglie di Enrico, annusava avidamente l’odore penetrante di femmina sana ed eccitata che proveniva dal corpo della donna stesa su di lei; ricambiava con la sua lingua; ma a tratti, brevi istanti intrisi di consapevole lucidità, capiva che stava commettendo il più grande errore della sua vita. Ma poi incominciò a godere, e Paola succhiò il suo nettare, e lacrime di gioia si affacciarono nei suoi occhi azzurri, quegli occhi che, essendo lei mora, a detta di molti uomini rendevano il suo viso simile a quello di una dea.

 

Quando aveva guardato nel videocitofono, era intenta a preparare i bagagli. L’indomani si sarebbe trasferita a casa di Enrico per aprire la pagina più esaltante della sua esistenza. L’aveva riconosciuta immediatamente, dato che lui le aveva mostrato una foto. Non ignorava certamente che, prima o poi, avrebbe dovuto incontrarla; tuttavia il primo impulso fu di non aprirle. Si rese conto che sarebbe stato un atto di viltà, nient’altro che rimandare un problema che, per quanto sgradevole fosse, andava necessariamente affrontato e, se possibile, risolto. Quando Paola entrò nel suo appartamento (tre locali più un terrazzo che si affacciava sul mare), le si mozzò quasi il fiato in gola: non avrebbe mai immaginato che la sua rivale fosse tanto attraente. Benché calzasse delle ballerine, la sovrastava di almeno dieci centimetri; ci voleva poco a capire che la sua altezza non era inferiore al metro e ottanta. La minigonna rivelava due gambe superbe, e il resto…Marzia pensò a una giocatrice di pallavolo che facesse anche la top model (le venne in mente Maurizia Cacciatori). Occhi verdi, espressivi, indagatori, con un fondo di durezza che li rendeva magnetici; lunghi capelli neri, del nero di una notte priva di stelle; seni che la canotta estiva sembrava non essere in grado di trattenere. Un pensiero la attraversò, fugace ma non per questo meno maligno: “e l’ha lasciata per me?” Sapeva di non essere brutta, ma tutto a un tratto il suo corpo minuto le parve insignificante. La invitò ad accomodarsi. Paola non dava la sensazione di essere ostile e nemmeno di essere venuta lì per piangere. “Perché allora?”, si chiese porgendole una tazzina di caffè bollente.

 

Lo scoprì un’ora dopo, anche se per il resto della sua vita non riuscì mai a comprendere come Paola avesse capito, quale diabolico potere l’avesse resa conscia del fatto che a lei piacevano le donne, sebbene fino a quel giorno solo sotto forma di sogno irrealizzabile, che viveva unicamente nei suoi desideri più bui e nascosti.

Paola cambiò posizione nel letto, ed iniziò a sfregarle il clitoride, agendo come se fosse un piccolo membro maschile, muovendo le dita in senso verticale e poi in circolo, sino a renderlo duro. Quindi introdusse due dita nella vagina  completamente bagnata, si chinò su di lei e la baciò sulla bocca. Marzia si inarcò, graffiò la morbida schiena della donna che la stava facendo impazzire, poi strinse convulsamente il cuscino. Sentiva il sudore che le colava addosso; il suo viso era alterato in un’espressione di piacere selvaggio. Enrico non l’aveva mai vista in quello stato, e nessuno degli uomini che l’avevano preceduto. Paola abbandonò la sua bocca per leccarle un capezzolo, con le dita che continuavano a muoversi incessantemente dentro di lei. Marzia incominciò a urlare.

Quello era il sogno della sua vita che si materializzava, si faceva carne e sangue, usciva dai pertugi della mente per diventare realtà.

“Dio mio!”, gridò. “Godo! Cazzo quanto godo!”

Non notò l’espressione compiaciuta di Paola; ma più tardi avrebbe ascoltato le sue parole: “Tesoro, staremo magnificamente insieme, io, te…ed Enrico!”

Marzia sapeva che aveva ragione: non avrebbe mai rinunciato a lei. Ciò non le impedì di piangere. C’erano voluti tre anni per convincere Enrico a lasciare la moglie, e adesso lei aveva sciupato tutto. Rovinato tutto. Irrimediabilmente. Lo avrebbe dovuto dividere per sempre con un’altra donna.

“Ti aiuto a preparare le valigie.”, disse Paola alzandosi dal letto.

 

permalink | Leggi i commenti (121)
Categorie del post: erotismo |Grazie per i vostri commenti (121)(pop-up)
martedì, 20 marzo 2007
Postato da anneheche

Fu Michelle ad andare a chiamare un dottore.

 

sempre da dungeonAvevano portato Juliette nel bosco: Corinne e Michelle la tenevano per mano, le altre quattro ragazze seguivano ridacchiando un po’ perfidamente. La biondina non aveva opposto resistenza. Bianca in viso, con le labbra serrate e un’espressione di profonda angoscia dipinta sul volto, aveva camminato a testa bassa, nell’atteggiamento di un condannato che si avvia al patibolo. “La cattiveria non si accompagna necessariamente al coraggio”, aveva pensato Corinne osservandola.

Arrivarono in un luogo riparato, dove non potevano essere né viste né sentite da qualcuno che si trovasse appena fuori dal collegio o anche sul limitare del campo sportivo. Mentre il sole incominciava a tramontare in un prodigio di colori, liberarono Juliette, che si addossò a un albero, tremando visibilmente. “Cosa volete farmi?", chiese.

 

Mimmo scosse la testa. “Juliette non mi è simpatica, ma non mi piace l’idea che venga picchiata selvaggiamente.” Sandrine gli rivolse uno sguardo gelido. “Ormai è troppo tardi. Non puoi fare più nulla. Parliamo dei nostri affari, invece!” Mimmo annuì. In fondo, erano cose fra donne che non lo riguardavano. Erano più interessanti i nuovi sviluppi: Sandrine che subentrava a Juliette, pronta a pagarlo con la stessa generosità. Un nuovo piccolo passo verso il mare azzurro della Campania. E il compito era facile: convincere Corinne che l’amava veramente e che le parole dette dalla biondina erano state solo menzogne. Ci avrebbe messo dieci minuti. Rise e Sandrine si unì alla risata.

 

“Ti confesso che mi piacerebbe toglierti i jeans e frustarti sulle gambe!”, disse Michelle. “Te lo meriteresti! Ma stai tranquilla: non vogliamo farti del male. Vogliamo piuttosto capire…parlare…comprendere le ragioni del tuo comportamento, i motivi di tanto odio. Poi, sarai libera di lasciare questa scuola oppure di rimanere; ti assicuro che nessuna ti torcerà un capello. Hai la mia parola.” Guardò Juliette, in attesa di una risposta, ma ciò che vide la sgomentò. Gli occhi della biondina erano spenti, privi di luce; un filo di bava fuoriusciva dalla bocca quasi spalancata; le mani compivano gesti senza senso. Sembrava un’idiota.

 

Sul blog Caffè Letterario c’è un post eccezionale di Lallylake. Vi consiglio caldamente di leggerlo. Cliccate qui.

permalink | Leggi i commenti (58)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (58)(pop-up)
domenica, 18 marzo 2007
Postato da anneheche

sempre da dungeonSandrine entrò nella camera e scoppiò a ridere. "Ti sei pisciata addosso!" Juliette le rivolse uno sguardo carico d'odio, ma in quel momento la vergogna e la paura erano comunque i due stati d'animo predominanti. "Perchè mi hai tradita?" Sandrine fece un gesto noncurante con la mano. "Il passato è passato...adesso dobbiamo occuparci del presente. Ti stanno venendo a cercare e solo io ti posso salvare!" La biondina si rese conto che aveva ragione: era sola contro tutto il collegio; benchè Sandrine si fosse comportata in modo spregevole, registrando la loro conversazione per poi diffonderla pubblicamente, restava la sua unica alleata, la sua ancora di salvezza. "Devo scappare!", esclamò. "Certo.", rispose Sandrine. "E io ti aiuterò a farlo. Ma prima...sai c'era un passaggio molto interessante nel tuo discorsetto, quando dicevi che tutte le ragazze dell'istituto avrebbero dovuto leccarti i piedi." La giovane si sedette sull'unica poltrona della stanza e allungò le lunghe gambe. "Leccami le scarpe!", ordinò con voce fredda. Juliette strabuzzò gli occhi. "Tu sei pazza! Non farò mai una cosa del genere. Mai!" Sandrine fece il gesto di alzarsi. "Molto bene. Ti lascio alle tue amiche. Non verranno per parlare, lo sai, vero?" La biondina la fissò incredula. Ma il terrore che le suscitava il pensiero di quello che avrebbero potuto farle, Michelle in testa, era superiore al suo orgoglio. Sandrine le rivolse un sorriso sprezzante. "Coraggio! Mettiti a quattro zampe e vieni a leccarmi le scarpe!" Juliette scosse la testa, completamente frastornata. Ma la paura montava in lei, viscida e opprimente: sapeva che le restava poco tempo, stavano arrivando. Si inginocchiò e strisciò sul pavimento. Sandrine allungò un piede verso di lei, con la suola della scarpa rivolta verso il suo viso. Juliette soffocò lo schifo e leccò. Sandrine cambiò piede, e Juliette leccò nuovamente, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime. "Bene!" Sandrine si alzò dalla poltrona. "Lascia perdere la valigia, te la manderò io a casa. Mettiti qualcosa su quei pantaloncini pieni di piscia e seguimi!" La biondina si affrettò a infilarsi un paio di jeans, un maglione e un giubbotto. Le due ragazze uscirono dalla camera. Juliette stava per dirigersi verso lo scalone, ma Sandrine la bloccò, indicandole la direzione opposta. "Ti stanno aspettando lì sotto. Seguimi." Percorse il corridoio sino a una porticina che si apriva su uno sgabuzzino. C'era una porta celata alla vista da alcuni materassi accatastati l'uno sull'altro. Li spostò e incominciò a scendere una scala buia e tortuosa. Juliette la seguiva, senza parlare, con il cuore che batteva forte. Si sarebbe salvata! Solo questo contava. Sparire per sempre da quel maledetto collegio, dimenticare Michelle, Corinne e la schifosa traditrice che l'aveva costretta a quell'atto degradante. In fondo alla scala c'era una porta. Sandrine la aprì. Dava sul parco, proprio vicino al cancello sempre aperto che avrebbe rappresentato la salvezza. Juliette trasse un sospiro di sollievo ed uscì nel tiepido pomeriggio primaverile. Il sole splendeva nel cielo azzurro, l'aria profumava di fiori, e lei era salva! Poi le vide. Erano in sei e la stavano aspettando. Si girò per scappare, ma la sua compagna la spinse con violenza verso di loro. Sarebbe stata una scena divertente da vedere, pensò Sandrine, ma aveva cose più urgenti da fare. Si chiuse la porta alle spalle e risalì le scale. Aveva eliminato Juliette, avrebbe colpito anche Michelle e Corinne: lei era la più forte. Dalla biondina aveva appreso la malizia, tuttavia c'era una differenza sostanziale fra loro due: Juliette era mossa dall'odio, non si era dimostrata lucida; Sandrine, invece, non provava sentimenti, e questo rappresentava  la sua forza. Inoltre, si era assicurata il migliore fra gli alleati. Mimmo.

permalink | Leggi i commenti (103)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (103)(pop-up)
venerdì, 16 marzo 2007
Postato da anneheche

Il porcellino annusò l’aria fresca dell’alba; sapeva di primavera e gli procurò un senso di eccitazione. Il sole si profilava all’orizzonte, preannunciando una giornata stupenda. La notte era stata dolce e lenta, illuminata da migliaia di magiche stelle, piccoli punti luminosi disposti sullo sfondo nero del cielo. Naturalmente il porcellino non sapeva attribuire un significato a quelle visioni, nello stesso modo in cui non comprendeva appieno il transitare delle stagioni e le emozioni che gli procuravano: l’aspettativa gioiosa della primavera, il caldo abbraccio dell’estate rigogliosa di vita, l’autunno che colorava di rosso bruciato i boschi. L’inverno gli piaceva meno. In ogni caso, era un porcellino molto felice: amava i suoi genitori, e stravedeva per i fratellini con cui passava tutte le giornate a giocare. La vita scorreva serena e lieve, addolcita dallo squisito cibo che gli davano da mangiare.
Quando vide l’uomo, non si preoccupò minimamente: sapeva che quegli strani esseri allampanati volevano solo il suo bene, erano loro che lo colmavano di prelibatezze, e lo trattavano sempre in maniera estremamente gentile. Lo seguì fiducioso, senza accorgersi dell’espressione angosciata con cui sua mamma lo guardava. Lo seguì, mentre il sole saliva alto nel cielo, disperdendo dorati raggi sulla campagna odorosa di primavera. Lo seguì, immaginando qualche nuovo gioco.
 
Adesso forse lo state mangiando, il porcellino rosa. In quell’appetitoso panino.
permalink | Leggi i commenti (71)
Categorie del post: racconti |Grazie per i vostri commenti (71)(pop-up)
giovedì, 15 marzo 2007
Postato da anneheche

scarlettLa voce che usciva dall’altoparlante a tratti risultava gracchiante, probabilmente a causa di una cattiva registrazione, ma le parole si capivano distintamente. “Quella piccola cagna di Michelle…mi sono fatta il suo uomo e adesso lo sto ricattando perché ho in mano delle foto compromettenti. Al momento stabilito gli ordinerò di lasciarla. In quanto alla stupida, detestabile Corinne…”

Juliette si accorse di avere la maglietta fradicia di sudore; il cuore le batteva all’impazzata, mentre ondate di panico sempre più forti soffocavano la rabbia che provava nei confronti di Sandrine. Ricordava bene quando aveva pronunciato quelle parole. Sandrine l’aveva praticamente costretta, stuzzicandole perfidamente il clitoride e interrompendosi ogni volta che lei smetteva di parlare. Era successo a gennaio, in una stupenda giornata di sole che aveva il sapore della primavera.

“Corinne conoscerà la disperazione più nera, quando Mimmo le riderà in faccia, svelandole che aveva solo inteso prenderla in giro. E poi…il resto te lo dirò un’altra volta. Sappi solo che tutte le cretine mentecatte di questo collegio torneranno a essere mie succubi, come un tempo, a baciare la terra dove cammino, a leccarmi i piedi!”

Juliette si guardò ansiosamente intorno. Le collegiali la stavano fissando con un’espressione ostile che le fece accapponare la pelle. Evitò lo sguardo gelido di Michelle. Maledetta Sandrine! Perché l’aveva tradita?

Sconvolta dall’angoscia, corse verso l’istituto, salì le scale quattro alla volte e si rifugiò in camera. Senza cambiarsi, tirò fuori dall’armadio la valigia e incominciò a riporvi freneticamente gli indumenti. Le tremavano le mani, avvertiva come un senso di nausea, dovuto senza dubbio alla paura. Tendeva le orecchie ansiosamente, sapeva che sarebbero venute a cercarla. Aveva quasi finito di preparare la valigia, quando sentì dei passi che si avvicinavano nel corridoio. Fissò sgomenta la porta. La maniglia si abbassò.

Juliette si urinò addosso.

permalink | Leggi i commenti (77)
Categorie del post: corinne |Grazie per i vostri commenti (77)(pop-up)

Heracleum blog & web tools