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Il giornale che pubblicherà a dicembre il mio calendario mi ha autorizzata a postare cinque foto in rete. Si tratta di "nudi" d'autore, privi di alcuna volgarità; in due foto sono con un'altra donna: immagini intriganti, ma comunque di studio.
Chi fosse interessato a vedere le foto (nessuno, credo) non deve fare altro che cliccare qui.
A differenza di Juliette, Sandrine non si lasciava sopraffare dalle emozioni. Agiva sempre in base a un lucido calcolo, e odio o paura non minavano in alcun modo la sua capacità di giudizio. Non amava le ragazze ricche del collegio, perchè quasi tutte provenivano da famiglie prestigiose: sapeva bene che suo padre era invece un arricchito, ma proprio per questo lo stimava di più. Dalla biondina aveva appreso la malizia e la capacità di stilare piani, si era anche divertita con lei a letto, tuttavia la disprezzava profondamente per la sua codardia. Per pura perfidia l'aveva consegnata a Michelle e alle altre, ed era rimasta delusa quando aveva appreso che non l'avevano neppure picchiata. Adesso la poverina era impazzita, o almeno così si vociferava. A Sandrine interessava soltanto che fosse fuori gioco. Non era mossa da spirito di vendetta: voleva semplicemente riconquistare i privilegi e le attenzioni di cui aveva goduto quando Juliette comandava ancora sul collegio. Non le interessava altro, benchè trovasse irresistibile l'idea di far soffrire la scialba Corinne. A dire il vero, c'era un'altra cosa cui mirava...
Bussò alla porta del professor Leblanc e attese educatamente che la invitasse ad entrare. Quando fece il suo ingresso nello studio, gli rivolse un sorriso malizioso. L'insegnante era seduto dietro alla scrivania. "Cosa c'è, Sandrine?", le domandò distrattamente. "Ho una bella notizia per lei!", rispose la ragazza. Leblanc la guardò, perplesso. "Una bella notizia?" Sandrine rise allegramente. "Certo! Non è contento di sapere che certe foto siano al sicuro? Potrebbero essere finite nelle mani di chiunque, anche di qualche persona cattiva. Invece, le ho io!" Il professore scosse la testa. "Di quali foto stai parlando?" In realtà, lo aveva capito benissimo; cercava di guadagnare tempo per comprendere le reali intenzioni della giovane. Gli sembrava che fosse un'amica di Juliette e questo non deponeva a suo favore. Sandrine rise nuovamente. Una risata squillante. "Le foto di lei e della sua amichetta bionda...sa, quella che è finita in manicomio. Si immagina cosa succederebbe se dovesse vederle la direttrice?" Leblanc provò a pensarci. La risposta era semplice: lo avrebbero licenziato e la sua carriera di insegnante sarebbe finita per sempre. "Le hai con te?", le chiese, temendo già la risposta. Uno strano sesto senso gli suggeriva che quella ragazza era ancora più diabolica di Juliette. "Sono in un posto sicuro, stia tranquillo! E comunque gliele consegnerò...non appena mi avrà dato venticinquemila euro."
Leblanc sbiancò in viso. "Ma non possiedo una somma simile!"
Sandrine esibì un sorriso angelico. "Sono certa che troverà il modo per procurarseli. Ha una settimana di tempo, professore." Girò sui tacchi e uscì dallo studio.
Daniel Leblanc fissò a lungo la porta, chiedendosi cosa aveva fatto di male nella sua vita.
Sandrine si avviò verso il bosco. Era una piacevole giornata di sole, l'aria era tiepida e profumata, il cielo si stagliava sopra di lei perfettamente azzurro. La ragazza aveva un appuntamento con Mimmo. Voleva sapere se era già riuscito a riconquistare la fiducia di Corinne.
Vi ricordo che nel CORINNE BLOG c'è il riassunto delle puntate precedenti, aggiornato in tempo reale. Per leggerlo, cliccate qui. Inoltre, troverete IL GIOCO DI CORINNE, i PROFILI dei personaggi principali e i vostri preziosissimi commenti. Ho impaginato il blog all'incontrario, in modo che il post con il riassunto appaia sempre per primo.

Per un momento, un momento breve, forse brevissimo, ma non per questo meno angosciante, Michelle provò un senso di ripulsa. Daniel Leblanc era dentro di lei, e lei lo amava, amava il suo intelletto e il suo corpo, il suo profumo e il suo modo di fare all’amore; ma quell’uomo, il suo uomo, aveva fatto le stesse cose con Juliette. L’aveva penetrata, baciata; l’aveva portata all’orgasmo. Cercò di immaginare la scena, ma era una visione straziante; la allontanò da sé, tuttavia si irrigidì, e il professore colse quel cambiamento repentino. Si staccò da lei e accese la luce. La guardò negli occhi, nel tentativo di capire cosa stesse succedendo.
“Ti è piaciuto fare sesso con Juliette?” Michelle avrebbe voluto mordersi la lingua, ma ormai l’aveva detto. Temeva la risposta, e sapeva che avrebbe capito se Daniel le avesse mentito.
“Sì.”, rispose Leblanc. “Sì, mi è piaciuto, ma solo perché credevo che fossi tu.”
“Ma come è possibile!”, scattò Michelle. “Non ti rendevi conto che era un’altra donna? Bacia forse come me? Si muove come me? Ha lo stesso mio corpo?”
Leblanc sembrò fissare il vuoto. Ci fu un silenzio che alla ragazza parve interminabile. Un silenzio che era assordante. “Avevo bevuto.”, disse lui. “Però alla fine me ne sono accorto.”
Michelle gli rivolse uno sguardo amaro. “Intanto te l’eri scopata!”
“A causa di un inganno.” Leblanc fece un gesto vago con la mano. “Io amo te, non lei. E questo lo sai benissimo!”
“Già. Però eri preoccupato per la sua salute.”
“Non essere assurda! Te l’ho già spiegato: temevo che le avessi fatto del male, che in quel bosco fossero accadute cose orribili. Ma quando mi hai detto che era stata solo una messinscena per spaventarla, ti ho creduto subito. Anche tu mi devi credere!”
Fuori della finestra, la primavera celebrava se stessa. Il sole disegnava forme geometriche nel parco, creando incantati giochi di luce sull’erba verde. Da est proveniva un soffio di vento tiepido, che accarezzava le cime degli alberi. Michelle guardò per alcuni istanti quello spettacolo affascinante; ma la sua mente correva altrove. Voleva credergli. Lo voleva disperatamente. E forse, alla fine, gli avrebbe creduto. Ma l’ombra di Juliette si sarebbe frapposta a lungo fra lei e la felicità.
Con il cuore che le batteva forte, Corinne entrò nella palestra. Quando Jasmine la vide, impallidì. Le due donne si guardarono, entrambe intimidite. Nessuna delle due osava rompere il ghiaccio. Poi Jasmine disse:”Sei stata brava! Hai vinto la gara più importante.” Corinne scoppiò in lacrime. Mentre si rifugiava nelle sue braccia, mormorò:”Perdonami, amore mio!”
Domani, mercoledì 28 marzo, la mia amica GISELLE mi dedicherà un post, nella sua speciale rubrica. Grazie! Per andare da lei, cliccate qui.
Oggi ho creato un nuovo blog: CORINNE BLOG. Lì troverete un riassunto, continuamente aggiornato, delle vicende di Corinne.
Non credo che sia necessario spiegare chi è Maria Strofa: più di centomila visite in soli tre mesi di attività fanno del suo blog un fenomeno assolutamente unico e irripetibile. Specie se consideriamo che in quel sito non ci sono racconti erotici, nè poesie (la cosa più facile da commentare, visto che Strofa è arrivato a una media sbalorditiva di commenti, quasi duecento al giorno), nè comunque argomenti che siano, in qualche modo, nazionalpopolari. Il blog di Maria Strofa, in realtà, è elitario e profondamente culturale. Come si spiega allora il motivo di un successo tanto vistoso? Nel suo post di oggi, lo spiega egli stesso con uno scritto che definirei "al cianuro", in cui spietatamente ci avvisa di aver condotto un esperimento sociologico. Mi sento molto coinvolta da ciò che egli sostiene, dato che di questi argomenti mi occupai tempo addietro nel blog di Sandra, benchè in forma dubitativa, ponendomi più che altro degli interrogativi e ricevendo risposte che mi parvero allora rassicuranti. Ma quello che scrive Maria Strofa (che ha linkato entrambi i miei blog, anche se a questo punto non so se per sincero apprezzamento o perchè rientravo nel suo esperimento) mi spinge persino a pensare di chiudere il mio sito.
Alcuni estratti del suo post:
I due blog che preferisco in assoluto (e che non cito per non mettere in difficoltà nessuno) hanno una media di due, tre, quattro commenti al giorno: e il motivo di questo non si riferisce alla scarsa qualità. Si riferisce alla decisione dei portatori di blog di non sollecitare commenti tramite la logica del do ut des.
Come se uno scrittore fosse costretto per continuare a vendere libri a leggere e a comprare quelli dei suoi lettori.
I molti commenti che ho ricevuto non dipendono dalla qualità del mio blog: dipendono dal fatto che, volutamente, ho fatto centinaia di migliaia di pisciatine in giro che mi sono ritornate.
Dice Samuel Johnson: Solo uno sciocco scriverebbe se non per denaro.
Aggiungo io: solo uno sciocco scrive gratis o per ricevere un commento a condizione di avere fatto un commento da chi ti commenta.
Qualche mattina, facendo esperimenti da laboratorio, ho commentato un centinaio di blog dicendo stronzate assurde; dopo due o tre ore avevo ricevuto in risposta un ottanta percento di commenti.
Il resto potete leggerlo direttamente nel suo blog.
E' vero quello che egli afferma? Tutto il sistema dei blog si riduce a un do ut des? Non esiste sincerità di giudizio ma soltanto calcolo e opportunismo? Le amicizie virtuali sono fasulle?
Per il momento non trovo risposte. Dazed and confused.
Mentre Paola le leccava la vagina, Marzia sapeva che avrebbe rimpianto per sempre quel momento. Con la testa piacevolmente imprigionata fra le cosce morbide e forti della moglie di Enrico, annusava avidamente l’odore penetrante di femmina sana ed eccitata che proveniva dal corpo della donna stesa su di lei; ricambiava con la sua lingua; ma a tratti, brevi istanti intrisi di consapevole lucidità, capiva che stava commettendo il più grande errore della sua vita. Ma poi incominciò a godere, e Paola succhiò il suo nettare, e lacrime di gioia si affacciarono nei suoi occhi azzurri, quegli occhi che, essendo lei mora, a detta di molti uomini rendevano il suo viso simile a quello di una dea.
Quando aveva guardato nel videocitofono, era intenta a preparare i bagagli. L’indomani si sarebbe trasferita a casa di Enrico per aprire la pagina più esaltante della sua esistenza. L’aveva riconosciuta immediatamente, dato che lui le aveva mostrato una foto. Non ignorava certamente che, prima o poi, avrebbe dovuto incontrarla; tuttavia il primo impulso fu di non aprirle. Si rese conto che sarebbe stato un atto di viltà, nient’altro che rimandare un problema che, per quanto sgradevole fosse, andava necessariamente affrontato e, se possibile, risolto. Quando Paola entrò nel suo appartamento (tre locali più un terrazzo che si affacciava sul mare), le si mozzò quasi il fiato in gola: non avrebbe mai immaginato che la sua rivale fosse tanto attraente. Benché calzasse delle ballerine, la sovrastava di almeno dieci centimetri; ci voleva poco a capire che la sua altezza non era inferiore al metro e ottanta. La minigonna rivelava due gambe superbe, e il resto…Marzia pensò a una giocatrice di pallavolo che facesse anche la top model (le venne in mente Maurizia Cacciatori). Occhi verdi, espressivi, indagatori, con un fondo di durezza che li rendeva magnetici; lunghi capelli neri, del nero di una notte priva di stelle; seni che la canotta estiva sembrava non essere in grado di trattenere. Un pensiero la attraversò, fugace ma non per questo meno maligno: “e l’ha lasciata per me?” Sapeva di non essere brutta, ma tutto a un tratto il suo corpo minuto le parve insignificante. La invitò ad accomodarsi. Paola non dava la sensazione di essere ostile e nemmeno di essere venuta lì per piangere. “Perché allora?”, si chiese porgendole una tazzina di caffè bollente.
Lo scoprì un’ora dopo, anche se per il resto della sua vita non riuscì mai a comprendere come Paola avesse capito, quale diabolico potere l’avesse resa conscia del fatto che a lei piacevano le donne, sebbene fino a quel giorno solo sotto forma di sogno irrealizzabile, che viveva unicamente nei suoi desideri più bui e nascosti.
Paola cambiò posizione nel letto, ed iniziò a sfregarle il clitoride, agendo come se fosse un piccolo membro maschile, muovendo le dita in senso verticale e poi in circolo, sino a renderlo duro. Quindi introdusse due dita nella vagina completamente bagnata, si chinò su di lei e la baciò sulla bocca. Marzia si inarcò, graffiò la morbida schiena della donna che la stava facendo impazzire, poi strinse convulsamente il cuscino. Sentiva il sudore che le colava addosso; il suo viso era alterato in un’espressione di piacere selvaggio. Enrico non l’aveva mai vista in quello stato, e nessuno degli uomini che l’avevano preceduto. Paola abbandonò la sua bocca per leccarle un capezzolo, con le dita che continuavano a muoversi incessantemente dentro di lei. Marzia incominciò a urlare.
Quello era il sogno della sua vita che si materializzava, si faceva carne e sangue, usciva dai pertugi della mente per diventare realtà.
“Dio mio!”, gridò. “Godo! Cazzo quanto godo!”
Non notò l’espressione compiaciuta di Paola; ma più tardi avrebbe ascoltato le sue parole: “Tesoro, staremo magnificamente insieme, io, te…ed Enrico!”
Marzia sapeva che aveva ragione: non avrebbe mai rinunciato a lei. Ciò non le impedì di piangere. C’erano voluti tre anni per convincere Enrico a lasciare la moglie, e adesso lei aveva sciupato tutto. Rovinato tutto. Irrimediabilmente. Lo avrebbe dovuto dividere per sempre con un’altra donna.
“Ti aiuto a preparare le valigie.”, disse Paola alzandosi dal letto.
Fu Michelle ad andare a chiamare un dottore.
Avevano portato Juliette nel bosco: Corinne e Michelle la tenevano per mano, le altre quattro ragazze seguivano ridacchiando un po’ perfidamente. La biondina non aveva opposto resistenza. Bianca in viso, con le labbra serrate e un’espressione di profonda angoscia dipinta sul volto, aveva camminato a testa bassa, nell’atteggiamento di un condannato che si avvia al patibolo. “La cattiveria non si accompagna necessariamente al coraggio”, aveva pensato Corinne osservandola.
Arrivarono in un luogo riparato, dove non potevano essere né viste né sentite da qualcuno che si trovasse appena fuori dal collegio o anche sul limitare del campo sportivo. Mentre il sole incominciava a tramontare in un prodigio di colori, liberarono Juliette, che si addossò a un albero, tremando visibilmente. “Cosa volete farmi?", chiese.
Mimmo scosse la testa. “Juliette non mi è simpatica, ma non mi piace l’idea che venga picchiata selvaggiamente.” Sandrine gli rivolse uno sguardo gelido. “Ormai è troppo tardi. Non puoi fare più nulla. Parliamo dei nostri affari, invece!” Mimmo annuì. In fondo, erano cose fra donne che non lo riguardavano. Erano più interessanti i nuovi sviluppi: Sandrine che subentrava a Juliette, pronta a pagarlo con la stessa generosità. Un nuovo piccolo passo verso il mare azzurro della Campania. E il compito era facile: convincere Corinne che l’amava veramente e che le parole dette dalla biondina erano state solo menzogne. Ci avrebbe messo dieci minuti. Rise e Sandrine si unì alla risata.
“Ti confesso che mi piacerebbe toglierti i jeans e frustarti sulle gambe!”, disse Michelle. “Te lo meriteresti! Ma stai tranquilla: non vogliamo farti del male. Vogliamo piuttosto capire…parlare…comprendere le ragioni del tuo comportamento, i motivi di tanto odio. Poi, sarai libera di lasciare questa scuola oppure di rimanere; ti assicuro che nessuna ti torcerà un capello. Hai la mia parola.” Guardò Juliette, in attesa di una risposta, ma ciò che vide la sgomentò. Gli occhi della biondina erano spenti, privi di luce; un filo di bava fuoriusciva dalla bocca quasi spalancata; le mani compivano gesti senza senso. Sembrava un’idiota.
Sul blog Caffè Letterario c’è un post eccezionale di Lallylake. Vi consiglio caldamente di leggerlo. Cliccate qui.
Sandrine entrò nella camera e scoppiò a ridere. "Ti sei pisciata addosso!" Juliette le rivolse uno sguardo carico d'odio, ma in quel momento la vergogna e la paura erano comunque i due stati d'animo predominanti. "Perchè mi hai tradita?" Sandrine fece un gesto noncurante con la mano. "Il passato è passato...adesso dobbiamo occuparci del presente. Ti stanno venendo a cercare e solo io ti posso salvare!" La biondina si rese conto che aveva ragione: era sola contro tutto il collegio; benchè Sandrine si fosse comportata in modo spregevole, registrando la loro conversazione per poi diffonderla pubblicamente, restava la sua unica alleata, la sua ancora di salvezza. "Devo scappare!", esclamò. "Certo.", rispose Sandrine. "E io ti aiuterò a farlo. Ma prima...sai c'era un passaggio molto interessante nel tuo discorsetto, quando dicevi che tutte le ragazze dell'istituto avrebbero dovuto leccarti i piedi." La giovane si sedette sull'unica poltrona della stanza e allungò le lunghe gambe. "Leccami le scarpe!", ordinò con voce fredda. Juliette strabuzzò gli occhi. "Tu sei pazza! Non farò mai una cosa del genere. Mai!" Sandrine fece il gesto di alzarsi. "Molto bene. Ti lascio alle tue amiche. Non verranno per parlare, lo sai, vero?" La biondina la fissò incredula. Ma il terrore che le suscitava il pensiero di quello che avrebbero potuto farle, Michelle in testa, era superiore al suo orgoglio. Sandrine le rivolse un sorriso sprezzante. "Coraggio! Mettiti a quattro zampe e vieni a leccarmi le scarpe!" Juliette scosse la testa, completamente frastornata. Ma la paura montava in lei, viscida e opprimente: sapeva che le restava poco tempo, stavano arrivando. Si inginocchiò e strisciò sul pavimento. Sandrine allungò un piede verso di lei, con la suola della scarpa rivolta verso il suo viso. Juliette soffocò lo schifo e leccò. Sandrine cambiò piede, e Juliette leccò nuovamente, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime. "Bene!" Sandrine si alzò dalla poltrona. "Lascia perdere la valigia, te la manderò io a casa. Mettiti qualcosa su quei pantaloncini pieni di piscia e seguimi!" La biondina si affrettò a infilarsi un paio di jeans, un maglione e un giubbotto. Le due ragazze uscirono dalla camera. Juliette stava per dirigersi verso lo scalone, ma Sandrine la bloccò, indicandole la direzione opposta. "Ti stanno aspettando lì sotto. Seguimi." Percorse il corridoio sino a una porticina che si apriva su uno sgabuzzino. C'era una porta celata alla vista da alcuni materassi accatastati l'uno sull'altro. Li spostò e incominciò a scendere una scala buia e tortuosa. Juliette la seguiva, senza parlare, con il cuore che batteva forte. Si sarebbe salvata! Solo questo contava. Sparire per sempre da quel maledetto collegio, dimenticare Michelle, Corinne e la schifosa traditrice che l'aveva costretta a quell'atto degradante. In fondo alla scala c'era una porta. Sandrine la aprì. Dava sul parco, proprio vicino al cancello sempre aperto che avrebbe rappresentato la salvezza. Juliette trasse un sospiro di sollievo ed uscì nel tiepido pomeriggio primaverile. Il sole splendeva nel cielo azzurro, l'aria profumava di fiori, e lei era salva! Poi le vide. Erano in sei e la stavano aspettando. Si girò per scappare, ma la sua compagna la spinse con violenza verso di loro. Sarebbe stata una scena divertente da vedere, pensò Sandrine, ma aveva cose più urgenti da fare. Si chiuse la porta alle spalle e risalì le scale. Aveva eliminato Juliette, avrebbe colpito anche Michelle e Corinne: lei era la più forte. Dalla biondina aveva appreso la malizia, tuttavia c'era una differenza sostanziale fra loro due: Juliette era mossa dall'odio, non si era dimostrata lucida; Sandrine, invece, non provava sentimenti, e questo rappresentava la sua forza. Inoltre, si era assicurata il migliore fra gli alleati. Mimmo.
La voce che usciva dall’altoparlante a tratti risultava gracchiante, probabilmente a causa di una cattiva registrazione, ma le parole si capivano distintamente. “Quella piccola cagna di Michelle…mi sono fatta il suo uomo e adesso lo sto ricattando perché ho in mano delle foto compromettenti. Al momento stabilito gli ordinerò di lasciarla. In quanto alla stupida, detestabile Corinne…”
Juliette si accorse di avere la maglietta fradicia di sudore; il cuore le batteva all’impazzata, mentre ondate di panico sempre più forti soffocavano la rabbia che provava nei confronti di Sandrine. Ricordava bene quando aveva pronunciato quelle parole. Sandrine l’aveva praticamente costretta, stuzzicandole perfidamente il clitoride e interrompendosi ogni volta che lei smetteva di parlare. Era successo a gennaio, in una stupenda giornata di sole che aveva il sapore della primavera.
“Corinne conoscerà la disperazione più nera, quando Mimmo le riderà in faccia, svelandole che aveva solo inteso prenderla in giro. E poi…il resto te lo dirò un’altra volta. Sappi solo che tutte le cretine mentecatte di questo collegio torneranno a essere mie succubi, come un tempo, a baciare la terra dove cammino, a leccarmi i piedi!”
Juliette si guardò ansiosamente intorno. Le collegiali la stavano fissando con un’espressione ostile che le fece accapponare la pelle. Evitò lo sguardo gelido di Michelle. Maledetta Sandrine! Perché l’aveva tradita?
Sconvolta dall’angoscia, corse verso l’istituto, salì le scale quattro alla volte e si rifugiò in camera. Senza cambiarsi, tirò fuori dall’armadio la valigia e incominciò a riporvi freneticamente gli indumenti. Le tremavano le mani, avvertiva come un senso di nausea, dovuto senza dubbio alla paura. Tendeva le orecchie ansiosamente, sapeva che sarebbero venute a cercarla. Aveva quasi finito di preparare la valigia, quando sentì dei passi che si avvicinavano nel corridoio. Fissò sgomenta la porta. La maniglia si abbassò.
Juliette si urinò addosso.