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Corinne è una ricca fanciulla di Strasburgo. Durante le vacanze estive, nella grande tenuta provenzale della famiglia, conosce Nathalie, la figlia del fattore. Le due ragazze sono molto diverse fra loro: intelligente, malinconica e sensibile, la bruna Corinne; solare, esuberante e vitale, la bionda Nathalie. Dapprima diventano amiche, poi scoprono l'amore. Ma un triste giorno il padre di Corinne le sorprende: manda sua figlia in un severo collegio, e licenzia il fattore. Nel rigido istituto, l'infelice Corinne deve sopportare le continue angherie di Juliette, bionda "reginetta" della scuola. Una sera viene sorpresa dalle sue compagne di stanza mentre si masturba; Juliette e Michelle le strappano di dosso coperte e lenzuola, ricoprendola di ingiurie. Un giorno, però, Corinne si ribella e affronta Juliette in uno scontro fisico, nel quale riporta nettamente la meglio. Umiliata davanti alle altre collegiali, la biondina decide di vendicarsi: fingendosi umile e sottomessa, seduce la brunetta ( scoprendo le gioie dell'amore saffico ). Il suo perfido piano ha due precisi obiettivi, e il primo viene raggiunto quando fa in modo che Nathalie, la figlia dell'ex fattore, assista incredula e disperata a un appassionato bacio fra lei e Corinne. Ma Juliette commette un errore, annotando le sue intenzioni su un diario. Trascinata a forza in una camera, sarà punita da Michelle che le taglia i capelli a zero. Nel frattempo, sbocciano due nuovi amori: quello fra Corinne e Jasmine, la seducente insegnante di educazione fisica del collegio; e quello fra Michelle e Daniel Leblanc, il nuovo supplente di matematica, fidanzato con la tenera Domenique. Juliette sembra finita: abbandonata dalle amiche e presa continuamente in giro per il cranio rasato, ottiene tuttavia il permesso di mettersi una parrucca...e assieme ai capelli torna a crescere l'ombra della sua malizia. Ora la sua nemica mortale si chiama Michelle, sebbene la sua sete di vendetta riguardi anche Corinne. Entrata furtivamente nello studio di Leblanc, invia un'e-mail a Domenique, incolpando poi dell'accaduto Michelle. Il professore tronca immediatamente la sua relazione, ma durante la pausa natalizia scopre di non poter vivere senza Michelle; va a cercarla e si rende conto della sua innocenza. Per colpire Corinne, la perfida Juliette ingaggia Henry, in arte Mimmo, un gigolò superdotato, la cui caratteristica è quella di rovinare per sempre le donne che vanno a letto con lui, in quanto mai più potranno riassaporare un'estasi simile. La biondina incarica Mimmo di sedurre Corinne. Quindi riconquista alla sua causa la cinica Sandrine, facendone il suo braccio destro. In realtà, le due giovani si disprezzano a vicenda.
Bene, pensò Sandrine, mentre coccolava la sua amante. Juliette si era innamorata di lei, e questo significava che avrebbe potuto usarla. Tutto sommato, non aveva cambiato idea, riteneva sempre che la biondina fosse una debole. Una ragazza dal carattere fragile. Comunque, era anche vero che Juliette era intelligente e maliziosa: e, standole vicina, Sandrine, avrebbe imparato a usare quella intelligenza e quella malizia. Poi sarebbe venuto il suo momento. Juliette si lasciava accarezzare e baciare, come una gattina desiderosa delle attenzioni del padrone; ma la sua mente correva. Era stato più facile del previsto riconquistare Sandrine; era soddisfatta perché si era assicurata una valida alleata. Naturalmente l'avrebbe usata, sinchè le sarebbe stata utile, quindi, l'avrebbe castigata. Non aveva certo dimenticato quello che le aveva fatto. Prima toccava a Corinne e a Michelle. Ma poi, al momento opportuno,sarebbe venuto anche il suo turno. Sorrise e sembrò il sorriso di un angelo. Con un tono di voce dolce e suadente ripetè:"Ti amo, Sandrine!"
Dopo le vacanze di Natale, Juliette entra nottetempo nello studio di Leblanc e, facendosi passare per Michelle, fa all'amore con lui.
Daniel Leblanc fissò sconcertato la ragazza che giaceva nuda sul divano letto. Era un uomo riflessivo, che si affidava quasi sempre alla forza della ragione; tuttavia in quel momento il suo pur vasto intelletto non gli venne in soccorso. Non sapeva cosa dire, non sapeva cosa pensare; il primo impulso sarebbe stato quello di insultarla: ma come poteva, se fino a un attimo prima aveva goduto del suo corpo? Scosse la testa, quasi a ribadire la sua incredulità. Poi la vide sorridere, un sorriso sfrontato e impudente. Non riuscì a trattenere la collera gelida che lo invase. "Sei una puttana!", esclamò. Juliette rise. "Certo!", ribattè. Sono una puttana, la tua puttana, visto che d'ora in avanti mi farò scopare da te ogni volta che lo vorrò!" L'insegnante scosse nuovamente il capo, completamente frastornato. "Non sei male, sai?", proseguì la biondina. "Non proprio la fine del mondo...ma te la cavi. Chissà come hai fatto godere quella cagna in calore di Michelle!" Il professore si rese conto che durante quella breve conversazione non aveva smesso di guardare il delizioso corpo nudo, sottile, efebico, disteso a gambe aperte sul divano; distolse gli occhi, sentendosi vagamente ridicolo. "Tu hai accusato ingiustamente Michelle!", disse con un tono di voce più controllato. "Sei stata tu a scrivere a Domenique!" Più che di un'accusa, si trattava di un'amara constatazione. Juliette rise. "Come sei intelligente!" Leblanc si passò una mano sui capelli. Cercava di riflettere, di capire l'assurdo disegno di quella ragazza; ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a pervenire a una conclusione razionale. "Ma perchè?", chiese infine. Juliette gli posò un piede sul torace. "Perchè", rispose, "voglio che tu diventi il mio amante. Voglio che tu mi divida con Michelle, sino a quando non cambierò idea. E' possibile che un giorno ti chiederò di lasciarla...e tu obbedirai!" Daniel Leblanc stava per replicare, ma non ne ebbe il tempo. In quel preciso momento, la porta dello studio si spalancò.
Corinne rilesse per la terza volta la lettera. Nessuno le aveva mai scritto frasi tanto dolci e coinvolgenti, nessuno l'aveva mai compresa in quel modo, quasi entrando nel suo cuore e sfogliandolo, petalo dopo petalo, come fosse un fiore. Quel giovane le era stato simpatico fin dal primo momento in cui l'aveva visto, ma adesso, dopo quelle stupende parole, voleva rivederlo. Decise che sarebbe andata all'appuntamento segreto, che con estremo tatto e infinita gentilezza Mimmo le aveva proposto.
Vorrei segnalarvi un libro che mi è piaciuto molto: SEI TU di Claudia Baldini. Narra la storia d'amore fra Paolo, un aitante medico di Follonica, e Giulia, un' affascinante scrittrice. La splendida spiaggia di Calaviolina fa da cornice a questo eccitante racconto, in grado di regalare ai lettori intense emozioni dal profumo di mare. Le pagine scorrono una dopo l'altra, senza un attimo di sosta, grazie allo stile assolutamente coinvolgente e scorrevole.
http://www.lulu.com/content/467295
Foto by DIANALOVE.
VISTA DA ANNEHECHE:
Quella sera il professor Leblanc era uscito a cena con alcuni colleghi; quasi un modo per dire addio alle vacanze natalizie e predisporsi all'attività didattica, che sarebbe ripresa l'indomani. A tavola parlarono degli ultimi film, di politica, di letteratura. Daniel non partecipava alla conversazione, pensava a Michelle: non vedeva l'ora di stringerla nuovamente fra le braccia, di fare all'amore con lei, di vedere quello splendido viso illuminato dalla passione. Torno' al collegio verso le undici e andò subito a letto. Aveva bevuto un pò troppo e, non essendo abituato all'alcool, gli girava lievemente la testa. Prima di partire, aveva comprato un nuovo divano letto: non gli piaceva la camera che gli era stata destinata, preferiva dormire nel suo studio, accanto ai libri, agli scritti e alle cose che gli erano care. Si addormentò immediatamente. Circa un'ora dopo, una ragazza penetrò furtivamente nella stanza. Abituati gli occhi all'oscurità, si spogliò e si avvicinò al divano letto. Scostò delicatamente coperte e lenzuola, e si sdraiò accanto a Leblanc. L'insegnante dormiva profondamente, non si accorse di nulla: altrimenti avrebbe intravisto una silhouette inginocchiarsi, chinarsi verso di lui e prendere in bocca il suo membro. Daniel stava sognando confusamente. Strane visioni si alternavano nella sua mente: laghi azzurri incastonati fra alte montagne cosparse di neve, cavalli lanciati al galoppo contro le postazioni nemiche, scoiattoli nel folto di un bosco incantato...ma qualcosa lo strappò al sogno.
Confuso e intontito, si rese tuttavia conto di essere fortemente eccitato; un istante dopo, percepì il contatto di una bocca, di una lingua. Non voleva venire in quel modo! "No, Michelle!", esclamò con la voce resa roca dal sonno e dal vino. La sospinse con dolcezza sul letto, e fu sopra di lei. La penetrò, mentre un'immensa gioia si impossessava di lui. Incominciò a possederla con furia, pazzo d'amore e di
desiderio. Lei assecondava i suoi movimenti, gli graffiava la schiena, ricambiava avidamente i baci. Era meraviglioso. Forse a causa dell'alcool, forse per quella circostanza assolutamente imprevista, l'amplesso durò moltissimo, un tempo infinito, sospeso su ali di una dolcezza inenarrabile. Alla fine, Leblanc venne, e la ragazza con lui. Daniel rimase sopra di lei, a riprender fiato; e, a un tratto, si rese conto che c'era qualcosa che non quadrava. All'inizio non riuscì a comprendere,ma poi...Il corpo femminile che stava sotto al suo gli era sconosciuto. Michelle aveva seni più sviluppati, cosce più grosse, bacino più largo. E, inoltre, faceva all'amore in modo diverso. Improvvisamente sobrio e cosciente, l'insegnante saltò giù dal divano e accese la luce.
VISTA DA PASSAGGISEGRETI:
Luce, sguardo e mani.
Vedo, sento e provo. Alchimie.
Movimento sensuale di capo.
S'apre la carne al contatto .
Nessuno può godere del mio silenzioso pensiero.
Mi ubriaco di pelle nuda ...
Il respiro mi desta, il sospiro m'ingabbia.
Una voce lontana ma viva mi scuote.
E' pelle e profumo.
Si modifica il corpo, si arrossa il pensiero.
E' impetuosa l'onda che mi sommerge.
Ti tremo addosso tra i veli d'indecenza.
E' il sogno forte e compatto, il desidero fatto di labbra.
Bramare o volare ?
Trattenere o toccare ?
Reprimere il desiderio mentre scoppia la mente ed il fluido.
Non puoi controllarti, non puoi controllarmi, perchè dentro è intensità pura ...
IL MIO POST SU CAFFE' LETTERARIO:
Li svegliarono prima dell'alba. Il tempo di scendere dalla branda e di stropicciarsi le mani per il freddo, e furono sospinti fuori, nel gelo quasi irreale della steppa...
Camminavano lentamente, fianco a fianco, evitando di guardarsi. Michelle rifletteva sulle parole che Daniel Leblanc le aveva detto; una ragazza era stata da lui e l'aveva accusata di aver mandato una e-mail a Domenique, inoltre aveva affermato che lei si era vantata pubblicamente della sua relazione con lui. Il professore non aveva voluto dirle il nome della delatrice; ma Michelle era pressochè certa che si trattava di Juliette. Se solo avesse avuto uno straccio di prova, questa volta non si sarebbe limitata a tagliarle i capelli: con il cuore gonfio di ira passava in rassegna tutto ciò che avrebbe voluto farle...ma le mancava la sicurezza assoluta che fosse stata davvero la biondina. Finalmente, parlò. A voce bassa, scandendo lentamente le parole. "Mi credi adesso, amore?" L'insegnante si girò verso di lei, le sorrise, poi annuì. "Si, ti credo, tesoro. E sono felice che tu sia innocente, perchè ti amo. Mi sei entrata nel sangue, ero disposto a perdonarti, volevo soltanto capire; ma naturalmente è meglio così." Michelle gli prese una mano e la portò al viso. "Non vuoi proprio dirmi il nome di quella ragazza?" L'uomo scosse il capo. "No, Michelle, non posso. Ma le parlerò. Desidero comprendere il motivo del suo comportamento, mi sembra così assurdo..." La giovane esibì un sorriso triste. "Non è assurdo, amore mio: è dettato dall'odio e dall'invidia. Io credo di sapere chi è, tuttavia non la toccherò nemmeno con un dito; sarà la vita a punirla. Alla fine, sarà costretta a pagare un prezzo molto alto per la sua malvagità. Ma adesso basta, Daniel...parliamo di noi!" Poi Michelle baciò Leblanc. Entrambi si sentirono immensamente felici.
Juliette faticava a seguire il resoconto di Henry. A quanto pareva, ogni cosa procedeva per il verso giusto e Corinne era già quasi cotta. Ora Mimmo le stava annunciando la prossima mossa: subito dopo le vacanze natalizie, sarebbe andato a trovarla in collegio dove l'avrebbe sedotta definitivamente. Gli occorreva una camera da letto. La biondina avrebbe voluto rispondergli che gliela avrebbe procurata, ma non era in grado di parlare. Mimmo aveva ripreso a muoversi dentro di lei, con la stupefacente abilità che gli era propria; le succhiava un capezzolo, mentre la scopava. Nell'immaginazione della biondina quel membro era qualcosa di immenso, e di prodigioso. Sollevò le gambe, era il modo che preferiva di fare all'amore; un istante dopo, incominciò a godere. Il piacere che provò fu addirittura superiore a quello dell'incontro precedente, una sensazione che non avrebbe mai saputo descrivere, un orgasmo che la condusse alla porta del cielo. Gridò, mentre gli occhi le si colmavano di lacrime. Ai suoi piani avrebbe pensato dopo.
Sandrine era molto soddisfatta di sè. Da Juliette avrebbe imparato molto, quanto le sarebbe servito in futuro, quando, dopo essersi liberata di lei, avrebbe infine agito in prima persona. Per di più, le era piaciuto molto fare sesso con la biondina, e il fatto di averla sodomizzata le arrecava una soddisfazione sottile. Nel mondo degli animali, rappresentava la prova di chi era l'essere dominante. O almeno le sembrava di aver letto qualcosa di simile su un libro.
Qui vi attende un gioco veramente difficile...per duri!
Quando la vide provò un tuffo al cuore. Ricordava la piccola immagine racchiusa nell'avatar, raffigurante un volto giovane e grazioso, quello di una fanciulla pulita e serena, affamata di vita. Ma dal vivo era molto di più: una splendida ragazza, alta almeno un metro e settanta, i lunghi capelli neri che incorniciavano un viso semplicemente stupendo, un corpo perfetto, e soprattutto una luce profonda negli occhi scuri pieni di vita. Antonio Malinverno si incamminò verso di lei, quasi esitando; abbozzò un sorriso timido, simile a quello di un ragazzo al primo appuntamento. E invece aveva sessant'anni.
Dopo la morte della moglie, era andato in pensione e aveva aperto un blog. Non contava molti amici, non gli interessava uscire di casa ed affrontare il mondo esterno senza di lei; la casa rappresentava un rifugio sereno e il computer uno svago che gli permetteva di scordare la sua solitudine. Incominciò a scrivere. Poesie meravigliose, ricche di immagini che scaturivano direttamente dal suo cuore; racconti realizzati con una prosa perfetta, squarci di vita vissuta oppure avventure incantate in mondi lontani e suggestivi. Il primo post ebbe dieci commenti, il secondo quindici, poi, in rapida successione, diventarono trenta, quaranta, cento, duecento. Molti gli mandavano messaggi privati. Antonio rispondeva sempre. A tutti. Diventò un punto di riferimento: dispensava consigli, parole di incoraggiamento, frasi gentili e sempre sincere, perchè era buono d'animo. Poi arrivò Isabella. Era la sua prima lettrice, la prima fan. Ormai egli sapeva che avrebbe trovato il suo commento pochi minuti dopo aver postato, e si trattava di commenti profondi che rivelavano intelligenza e sensibilità. Il passo successivo fu rappresentato dai messaggi. Isabella si era innamorata di lui. Voleva conoscerlo. Malinverno aveva scelto un avatar che raffigurava un pinguino, gli erano sempre piaciuti i pinguini; le rispose che aveva sessant'anni...non gli sembrava il caso. Ma Isabella insisteva. Con la caparbia tenacia dei giovani gli spiegò infinite volte che non era interessata all'aspetto fisico, ma alla sua anima. Al suo ingegno tanto vasto. Alla fine, Antonio Malinverno acconsentì. Provava molta paura all'idea di incontrare una ragazza così giovane, sapeva che, al di là della differenza di età, egli non era prestante, nemmeno da ragazzo era stato bello. Tuttavia Isabella era riuscita a stregarlo. Non sapeva cosa sarebbe successo, non voleva porsi domande alle quali non avrebbe potuto rispondere. Ma desiderava vederla. Parlare con lei. Assaporare il suo profumo. Bearsi della sua avvenenza. Fissarono un appuntamento in una città a metà strada. Entrambi descrissero come si sarebbero vestiti.
Sebbene fosse il 14 febbraio, il clima era mite. Nel cielo azzurro splendeva un sole che sapeva di primavera. Antonio Malinverno si fermò a pochi passi da Isabella. Sorrise nuovamente. Questa volta in modo più convinto. Ma poi...vide un'ombra passare nello sguardo della ragazza. Cercò di interpretare l'espressione di quel viso tanto bello, di dare un senso alla nuova luce che passava in quegli occhi, di capire il motivo della strana piega che aveva assunto la sua bocca. Non ne ebbe il tempo. Isabella si voltò e fuggì via.
Dedicato con tanto affetto a una persona speciale.
Michelle uscì di casa molto presto. Andava a trovare un'amica che non vedeva dall'estate precedente; voleva confidarsi, sfogare l'amarezza e la desolazione che si erano impadronite di lei dopo che Leblanc l'aveva lasciata. A dispetto del clima rigido, portava dei jeans a vita bassa che le lasciavano scoperta la pancia; essendo piuttosto stretti, mettevano in risalto le splendide forme del suo sedere e delle gambe. Calzava scarpe da ginnastica nere. Un giubbotto di pelle completava il suo abbigliamento. Quando uscì dal portone, provò un tuffo al cuore. Un uomo la stava attendendo. Aveva un'espressione seria, quasi sofferente; immobile davanti alla casa, sembrava una statua. Era Daniel Leblanc.
Il locale era caldo e accogliente. Si respirava un buon profumo di dolci. Seduti a un tavolino d'angolo, Corinne e Mimmo sorbivano una cioccolata bollente. La ragazza si trovava perfettamente a suo agio: quel giovane era educato e gentile, con un modo di fare quasi timido che la inteneriva. Inoltre, era simpatico e intelligente. Chiacchierare con lui era un vero piacere; i minuti correvano, senza che la brunetta se ne rendesse conto. In Mimmo riscontrava alcuni tratti del suo carattere: la riservatezza, una certa aura malinconica, l'amore per la natura e per la poesia. Si sorprese a parlargli di sensazioni e di ricordi che non avrebbe mai pensato di svelare a qualcuno; era felice di averlo conosciuto. Henry, in arte Mimmo, sembrava ascoltare con attenzione le sue parole: ma, in realtà, pensava ad altro. Era stato più facile del previsto conquistare la fiducia di quella sciocca ragazzina; ancora un'ora, e sarebbe stata cotta di lui. Juliette sarebbe stata contenta del suo operato. Pregustò il lauto compenso che lo attendeva. Poi si lasciò sfuggire un sorriso malizioso: avrebbe fatto nuovamente sesso con lei, e la prospettiva lo attirava molto. Un nuovo pensiero lo raggiunse: sarebbe stato più bello con la biondina o con Corinne? Erano due ragazze diverse, e lui si sentiva pronto a scommettere che la morettina era in grado di riservargli molte piacevoli sorprese.
Sandrine non si sentiva sazia di Juliette. Ricominciò a baciarle i seni, mentre le sue abili dita stuzzicavano il clitoride. La biondina mugolò di piacere. Poi le dita entrarono in lei, conducendola rapidamente all'orgasmo. Sandrine scese dal letto e, camminando scalza, andò ad aprire l'armadio; frugò sotto una pila di maglioni, estraendo infine un dildo. Tornando verso il letto, sorrise con una strana luce negli occhi. "Ti farò provare qualcosa di nuovo!", mormorò con un tono di voce basso e lievemente roco. Juliette si stirò pigramente. "Mi piacciono le novità.", rispose, chiedendosi cosa intendesse esattamente dire. Lo scoprì pochi minuti dopo. Sandrine la penetrò a fondo, facendole scoprire le gioie e i dolori della sodomia.
Sul blog di Sandra c'è un giochino. Se volete, cliccate qui.
Il template del blog era nero, molto semplice. In alto, sulla sinistra, si stagliava una figura geometrica di colore verde che sembrava un cilindro; il nome del sito, tracciato a lettere verdi, era La Luce Verde. Non c'erano link. Non c'erano categorie. Non c'erano post. Fastidiosetta esaminò lo schermo, perplessa. Guardò il contatore delle visite: segnalava 1. Una sola visita, evidentemente la sua. Era chiaro che quel sito era stato aperto da poco; ma che senso aveva fare spamming se non si aveva nemmeno un post da offrire? Il mondo è pieno di gente stravagante, si disse la donna. E in fondo cos'è Splinder, se non un riflesso della vita reale? Decise di tornare nella stanzetta-degli-orrori, tuttavia, un istante prima che potesse cliccare, sullo schermo apparve improvvisamente una scritta: BEN ARRIVATA, FASTIDIOSETTA! Fasti era una persona coraggiosa, ma quelle parole, tracciate in verde, ebbero il potere di spaventarla. Esitò per un solo momento, poi abbandonò quell'assurdo sito.
La seconda ad arrivare fu Loeilouvert. Si era concessa un'oretta di tempo per navigare, quindi si sarebbe dedicata alle scartoffie del liceo. Lei trovò un post. O per essere più precisi, una foto e una scritta: l'immagine raffigurava il tendone di un circo, le parole invitavano a cliccare per leggere il testo. La preside seguì le istruzioni, ma non trovò un racconto, bensì una serie di fotografie, peraltro tutte molto belle. Nella prima si vedeva un domatore, in giacca rossa e pantaloni neri, alle prese con due maestosi leoni. La seconda mostrava tre clown, con i caratteristici nasi posticci; la terza alcuni splendidi cavalli che correvano in circolo lungo la pista del circo. Curioso!, pensò Loeilouvert. Poi vide la quarta immagine. Sbiancò in viso e rimase immobile a fissarla, come ipnotizzata. Scosse la testa. Distolse lo sguardo, dicendosi che si trattava di un'allucinazione. Lasciò trascorrere qualche secondo, trasse un profondo respiro e, dopo una breve esitazione, tornò a guardare. L'immagine non era cambiata. Non è possibile!, mormorò Loeilouvert, sgomenta.
Sandrine non era più invaghita di Juliette, tuttavia la desiderava ancora. Quel corpo sottile ed efebico, i soffici capelli biondi, gli occhi chiari, il sorriso ad un tempo malizioso ed ingenuo, uniti al suo profumo fresco che sapeva di primavera, ebbero il potere di stordirla. Ricambiò il bacio avidamente, mentre le sue mani correvano ai piccoli seni, soffermandosi sui capezzoli rosei. Juliette aveva in mente soltanto Mimmo, ma era già stata a letto con una donna, e l'esperienza non le era dispiaciuta affatto. Inoltre, sotto il profilo fisico, Sandrine la attirava più di Corinne: non era una ragazza bella, nel senso classico del termine, però era attraente e sensuale. Castana, con gli occhi di un verde screziato, era alta e ben fatta; i lineamenti del viso erano regolari, e il naso lievemente lungo non stonava assolutamente: anzi, se fosse stato un nasino alla francese, mal si sarebbe adattato alla configurazione del suo volto. Le due giovani si baciarono a lungo, con passione, poi tenendosi abbracciate si trasferirono nella camera di Sandrine. Si spogliarono e si stesero sul letto. Sandrine incominciò a baciare i piedi della biondina; le succhiò gli alluci, risalì alle caviglie sottili, ai polpacci, alle cosce. Le infilò un dito nell'ano, inizialmente, con delicatezza, ma subito dopo spingendolo con decisione, giusto per osservare la sua reazione. Juliette strabuzzò gli occhi, ma non oppose resistenza. Infine, Sandrine entrò con la lingua in lei, esplorandola a fondo; intanto, le mani stringevano i seni, titillavano i capezzoli, tornavano a stringere con forza. Juliette iniziò a godere; aveva le gambe divaricate; con i piedi strusciava le lenzuola, con le mani spingeva quasi la testa dell'altra, come ad assicurarsi che non smettesse di colmarla di delizia. S'inarcò e con un movimento aggraziato sollevò le gambe, offrendosi completamente. Sandrine leccò voracemente, bevendo il suo nettare. Juliette si mise a gemere, mentre l'orgasmo la travolgeva. Poi gridò:" Sandrine, ti amo!". L'estasi dipinta sul suo viso, la luce quasi selvaggia che avevano assunto i suoi occhi, l'intonazione della voce: ogni particolare conferiva sincerità a quella frase, e Sandrine ne fu assolutamente compiaciuta.
Bene, pensò, mentre coccolava la sua amante. Juliette si era innamorata di lei, e questo significava che avrebbe potuto usarla. Tutto sommato, non aveva cambiato idea, riteneva sempre che la biondina fosse una debole. Una ragazza dal carattere fragile. Sandrine non avrebbe mai chiesto pietà a Corinne, nemmeno dopo venti schiaffi. Né avrebbe pianto, e supplicato Michelle di non tagliarle i capelli; si sarebbe comportata con gelida fermezza. Non avrebbe perso la dignità. Tuttavia, era anche vero che Juliette era intelligente e maliziosa: e, standole vicina, Sandrine, avrebbe imparato a usare quella intelligenza e quella malizia. Poi sarebbe venuto il suo momento. Juliette si lasciava accarezzare e baciare, come una gattina desiderosa delle attenzioni del padrone; ma la sua mente correva. Era stato più facile del previsto riconquistare Sandrine; era soddisfatta perché si era assicurata una valida alleata. Naturalmente l'avrebbe usata, sinchè le sarebbe stata utile, quindi, l'avrebbe castigata. Non aveva certo dimenticato quello che le aveva fatto. Prima toccava a Corinne e a Michelle. Ma poi, al momento opportuno,sarebbe venuto anche il suo turno. Sorrise e sembrò il sorriso di un angelo. Con un tono di voce dolce e suadente ripetè:"Ti amo, Sandrine!"