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Sandrine andò ad aprire la porta in slip e canotta. Benchè fuori l'aria fosse gelida, la casa era esageratamente calda; i suoi genitori infatti si ostinavano a mantenere una temperatura superiore ai ventidue gradi. Era curiosa di sapere cosa Juliette volesse da lei. Dal giorno in cui le avevano tagliato i capelli, non si erano più rivolte la parola. Sandrine era stata per lungo tempo segretamente innamorata di lei, ma ora preferiva la compagnia di Corinne e di Michelle. Riteneva che la biondina fosse una sciocca vanesia, e inoltre si era dimostrata una perdente. Juliette entrò nell'appartamento, strofinandosi le mani per il freddo; era avvolta in una elegante pelliccia e calzava morbidi stivali foderati. Si guardò attorno con espressione vagamente disgustata: quella era la classica dimora di una famiglia di parvenue. Ma non era ciò che la interessava, al momento. Rivolse un sorriso mieloso all'ex amica, mentre si toglieva la pelliccia e la lasciava scivolare su una poltrona. Sandrine non la invitò ad accomodarsi, per godere del suo imbarazzo. Ma Juliette non sembrò accorgersi di quella scortesia. "Sono venuta a trovarti", disse."perchè vorrei che tornassimo amiche come un tempo." Ignorò l'occhiata incredula dell'altra e proseguì:"Non mi importa di quello che è successo...non ricordo nemmeno se hai collaborato con Michelle. Io ti volevo bene, e te ne voglio ancora." Sandrine ribattè con una una risatina sarcastica. "Ti bloccavo le caviglie per evitare che scalciassi." Juliette scosse la testa, facendo ondeggiare la parrucca bionda. "Sicuramente ti avevano obbligata. Michelle, Corinne...sono due carogne. Sparlano di te, lo sapevi? Ma presto la pagheranno cara! Tu sei sempre stata la mia preferita; adesso ho due nuove amiche, le mie compagne di stanza, ma non sono molto intelligenti, certamente non alla tua altezza." Sandrine le rivolse uno sguardo beffardo. "Vorresti farmi credere che, anche se ti ho tenuta ferma mentre ti rapavano, saresti disposta a scordarlo? Che vuoi la mia amicizia? Che Corinne e Michelle sparlano di me?" Juliette annuì, sorridendo dolcemente. "Di quello ho le prove! E a tempo debito te le mostrerò. Ti ripeto: per me il passato è sepolto. Ho bisogno di te, della tua amicizia, del tuo aiuto. Mi vendicherò di Michelle, stanne certa, e poi io e te avremo in mano il collegio. Ricordi i vecchi tempi?" Sandrine la ascoltò, pensierosa. Effettivamente, quando era stata amica di Juliette, aveva goduto di molti privilegi; le ragazze si inchinavano al suo passaggio, erano disposte a farle mille favori. Adesso la situazione era cambiata. Benchè fosse amica di Corinne, era una come tante. La biondina sembrava molto sicura di se stessa...e poi a Sandrine non interessava l'amicizia, bensì il potere. Aveva giudicato Juliette una perdente, ma forse si era sbagliata. Forse sarebbe andata davvero come la biondina diceva. La sua sicurezza era contagiosa. Si passò una mano sui capelli, studiando che risposta darle. Juliette capì di aver fatto centro, le prese una mano fra le sue e la strinse. Non ignorava l'antica passione che Sandrine aveva avuto per lei, anche se aveva sempre finto di non accorgersene. All'improvviso, la abbracciò. Poi, approfittando del suo stupore, la baciò sulla bocca.
CHE BEL BLOG CHE HAI! VIENI A VEDERE IL MIO.
Anneheche rimuginava cupamente. Si interrogava sul destino di Juliette: alla fine la biondina avrebbe avuto la sua vendetta o sarebbe stata sconfitta nuovamente? Anne sapeva che i lettori vogliono il lieto fine, che nella fattispecie significava il trionfo dell'amore fra Corinne e Jasmine, la riappacificazione di Michelle con Daniel Leblanc, e la giusta punizione di Juliette. Tuttavia si sentiva fortemente indecisa. Inoltre, posto che la storia avesse preso quella direzione, che genere di castigo avrebbe riservato a Juliette? Doveva intraprendere una strada splatter? Michelle le avrebbe tagliato la lingua, mozzato le orecchie, cavato gli occhi? Potrei parlarne con Elementale, si disse, oppure con Underwetbastard, che scrive racconti polizieschi. "Vedremo.", fu la sua conclusione finale. D'altro canto, non si era mai posta questo tipo di problema, non aveva mai cercato di organizzare una trama; le idee solitamente le venivano in macchina oppure di notte, e le soluzioni si presentavano da sole. Erano i personaggi che decidevano cosa fare, non lei. Bevve un sorso di acqua Evian e si collegò al suo blog. L'ultimo commento era di una certa Luce Verde. Lo lesse. Non le era mai interessato questo modo di presentarsi. Ignorò il commento e spense il pc.
Univers era un giovane intelligente e riflessivo. Prendeva ogni cosa con estrema serietà: che si trattasse degli studi, della musica o della lettura di un libro. Come blogger si comportava nello stesso modo, riservando la sua attenzione a pochi blog selezionati con cura. Dato che scriveva racconti, prediligeva ovviamente quelli a lui più vicini, scartando invece siti che considerava eccessivamente fatui. Quando si sedette davanti al pc, sentì l'insorgere di una fastidiosa emicrania. Si tolse gli occhiali e si massaggiò delicatamente le tempie. Non era di buon umore e il suo stato d'animo non migliorò quando lesse l'ultimo commento relativo al suo post. "Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio." Univers non aveva tempo per queste sciocchezze. Ignorò lo stupido invito, e andò invece in un altro blog, dove forse avrebbe trovato la nuova puntata di un racconto che gli piaceva. Aveva già dimenticato il nome dello sprovveduto blogger che gli aveva lasciato il messaggio. Se in quel momento qualcuno glielo avesse chiesto, avrebbe risposto: "Luce qualcosa..."
Angie7 era un'antropologa, che per diletto aveva aperto un blog su Splinder. Appassionata lettrice di Conrad, Noam Chomsky, De Martino e Baricco, aveva vissuto per un anno in Messico, dove si era innamorata, cinematograficamente parlando, della sensuale attrice Salma Hayek. Nel suo sito aveva scelto come presentazione "me stessa e il mio esatto opposto", e in effetti a volte faticava a comprendersi, aveva mille sfaccettature diverse, spesso in contrapposizione fra loro. Di volta in volta poteva essere ironica, irrequieta, super critica, disordinata, idealista, incazzata, viaggiatrice. Amava la musica e le sarebbe piaciuto vivere negli anni settanta. Quella mattina, quando visionò il suo blog, trovò un commento nuovo. "Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio." Essendo per natura curiosa, Angie7 andò a scoprire il mondo della Luce Verde.
Questa notte abbandonerò lungo il sentiero una briciola di perfidia. Qui.
CHE BEL BLOG CHE HAI! VIENI A VEDERE IL MIO.
In un'altra circostanza i due ragazzi sarebbero stati presi da una quantità di pensieri lascivi. Ad esempio, sbattersi la preside lì, sul pavimento, senza tante storie. Benchè avesse una quarantina d'anni la professoressa Nina Loeilouvert si mangiava in insalata quasi tutte le allieve del liceo. Potevano andare in giro con la pancia fuori, il piercing, gli orecchini al naso ed esibire tette giovani e sode, ma non avevano un decimo del fascino e del sex-appeal della preside. Mora, con i capelli mossi, senza un solo filo bianco, minuta ma provvista di seni generosi, con deliziose caviglie sottili, Nina Loeilouvert era il sogno proibito di tutta la scolaresca maschile, e anche di qualche ragazza. Rappresentava uno straordinario esempio di incrocio razziale: italiana a tutti gli effetti, era tuttavia di ascendenza austro-slavo-franco-tunisina. I professori, naturalmente, stravedevano per lei. Era anche gioviale e simpatica, ma quando, come quella mattina, i suoi occhi scuri dal particolare taglio allungato sprizzavano faville c'era proprio d'aver paura. Alla fine congedò i due studenti con un brusco cenno della mano. Rimasta sola, dedicò uno sguardo annoiato al mucchio di scartoffie che la attendevano sulla scrivania. Più tardi, si disse. Accese il pc e si collegò a Internet.
Come ogni lunedì mattina, Fastidiosetta si recò puntualmente al lavoro. Era una donna affascinante, sui trent'anni, alta più di un metro e settanta, con lunghi capelli neri e gambe strepitose. Quando fu in ufficio, si sedette davanti al computer, lo accese e si collegò a Internet. Fastidiosetta aveva un blog. Un blog è una sorta di diario postato in rete; quello di Fastidiosetta si chiamava "stanzetta-degli-orrori", ed era sulla piattaforma di Splinder. La donna decise di dare uno sguardo agli ultimi commenti. In cima alla lista, scorse un nome nuovo, che non conosceva e che la attrasse in modo singolare: La Luce Verde. Fastidiosetta cliccò e andò a vedere...
Il commento era di una banalità sconcertante, lo spam più insulso che avesse mai letto: "Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio." Fastidiosetta, detta anche Fasti, era nota per il suo spirito sarcastico. Decise di andare nell'insulso blog della Luce Verde e di lasciare un commento caustico. Puntò il mouse e cliccò...
QUESTO e i prossimi due episodi, che si intervalleranno a Corinne, sono episodi pilota. Se non dovessero piacere, interromperò la serie.
Vi ringrazio per l'affetto che mi state dimostrando: potete votare sino al 31 gennaio...Un bacione a tutti :)
Corinne uscì di casa per andare a sbrigare alcune commissioni. Era una mattina molto fredda, il cielo si stagliava grigio e minaccioso, la neve incombeva su Strasburgo. La ragazza camminava a passo sostenuto, nel tentativo di scaldarsi; era immersa in una serie di pensieri che in un modo o nell'altro riguardavano tutti Jasmine. Chissà perchè le donne non potevano sposarsi fra loro? E come sarebbe stato un matrimonio con l'insegnante di ginnastica? Avrebbero adottato un figlio? Sorrise fra sè di quelle puerili fantasticherie...e andò a sbattere contro un giovane che proveniva dall'alto lato. Fu lui a scusarsi. "Accidenti, sono proprio sbadato! Mi scusi, signorina." Corinne gli dedicò una rapida occhiata. Benchè infastidita dal piccolo incidente, era rimasta colpita dal suo linguaggio educato, addirittura formale, e dallo spiccato accento parigino. Il giovane le sorrise. Un sorriso quasi timido. Era un bel tipo, alto, con le spalle larghe e la vita sottile, un viso dai lineamenti mediterranei, occhi neri e una massa di folti capelli ricci. "E' stata colpa mia.", disse Corinne. "Ero distratta e non l'ho vista arrivare...ma diamoci del "tu"...non ti ho visto arrivare." Il ragazzo sorrise nuovamente. Un sorriso incantevole, pensò Corinne. "Mi chiamo Henry. Ma per gli amici sono Mimmo." La brunetta rise. "Mimmo! Mimmo! Che divertente." Lui le porse la mano e Corinne gliela strinse. La stretta del giovane era forte, salda, ma al contempo delicata. La mano era piacevolmente calda. "Posso offrirti una cioccolata?" Corinne lo guardò per qualche istante in silenzio, poi annuì. "Volentieri.", rispose.
Nuda nel letto, Juliette era attraversata da sensazioni contrastanti. Il suo piano era semplicemente perfetto, e fra poco avrebbe avuto finalmente l'agognata vendetta. Sebbene il suo odio fosse rivolto principalmente a Michelle, detestava profondamente anche Corinne...ed entrambe sarebbero cadute nella sua rete. Ma, benchè fosse soddisfatta di quanto aveva ideato, provava un forte senso di rabbia all'idea che Corinne... Si sentiva frustrata, con il cuore colmo di invidia. Decise che doveva assolutamente rivedere Mimmo. Voleva riassaporare i suoi baci, sentire nuovamente quelle abili mani giocare con il suo corpo, essere ancora penetrata, e posseduta in quella maniera strepitosa. Chiuse gli occhi, cercando di ricostruire nella mente le ore trascorse con lui; immaginò di essere ancora fra le sue braccia. Incominciò ad accarezzarsi un seno, strinse il capezzolo quasi con violenza. L'altra mano indugiò sul ventre, discese sino al pube, arrivò al clitoride. Dapprima lo toccò lievemente, lo sfiorò, tornò a titillarlo; poi, già bagnata, si infilò tutte le piccole dita dentro. Si morse la lingua, mentre si inarcava, sognando che fosse Mimmo a prenderla. E forse chiamò il suo nome, benchè, presa com'era dalla passione, non avrebbe potuto giurarlo.
Voglio dare un grande bacione a Elisabetta Canalis, che ha letto il mio post dedicato a lei e mi ha mandato una sua fotografia con autografo. Se riuscirò a scannerizzarla, la posterò sul blog. Ciao Eli!
Ultimissimi voti... :)
Quando una donna andava a letto con Mimmo non poteva sapere che stava per commettere il più grave errore della sua vita. Avrebbe rimpianto per sempre quel giorno, struggendosi al ricordo; si sarebbe masturbata di nascosto, dopo aver fatto all'amore con il marito o con il fidanzato, rivivendo nella mente e nell'anima la gioia sconfinata che Mimmo aveva saputo donarle. Era come fare sesso con il diavolo, e non dipendeva solamente da un fattore fisico, dalla consistenza del membro; in realtà Mimmo avrebbe potuto essere paragonato a Mozart, a Picasso, a Proust...con l'unica differenza che egli non componeva musica, non dipingeva, nè scriveva: la sua arte si esplicava nell'atto amoroso, e nessuno sapeva deliziare un'amante con la sua straordinaria capacità. Nato da genitori italiani, Mimmo era tuttavia francese e il suo vero nome era Henry. Mimmo gli serviva come "nome da battaglia", e in questo modo veniva chiamato dai portieri degli hotel di lusso che gli procuravano la clientela. Naturalmente non lavorava più, perchè guadagnava già a sufficienza. Non sempre era entusiasta delle donne con cui andava a letto, ma quel pomeriggio si sentiva fortemente eccitato. La ragazzina era bella, con un fisico acerbo e snello che lo solleticava; aveva un visino ingenuo e pulito che contrastava in maniera perversa con gli aspetti a volte quasi lascivi della propria sensualità; era calda e appassionata; e, benchè fosse molto giovane, dimostrava esperienza e grande capacità tecnica. Con lei lo avrebbe fatto gratuitamente, per il piacere di farlo: ma ovviamente non era tanto sciocco da rinunciare alla bella sommetta che si era fatto versare anticipatamente. Le aveva già procurato una serie infinita di orgasmi e adesso la stava sodomizzando. Lei stringeva i denti e graffiava il cuscino, quasi incapace di sopportare le ondate di piacere che la travolgevano con la forza di un mare in tempesta. Se non avesse avuto altri impegni, Mimmo sarebbe andato avanti sino a notte: la biondina gli piaceva proprio.
Juliette gemeva sempre più forte, pazza di gioia. In tutta la sua vita non aveva mai provato qualcosa di lontanamente simile a quello che Mimmo le stava facendo. I molti ragazzi con cui era stata, l'autista, Corinne... era come paragonare una modesta cittadina di provincia a Parigi, come scegliere fra un paio di jeans e un vestito di Armani, come cercare una similitudine fra una banale piscina e il mare aperto. Alla fine si rilasciò esausta sul letto. Era distrutta. Si domandò se sarebbe riuscita a trovare la forza per rivestirsi, uscire da quella stanza e affrontare il tragitto per tornare a casa. Ma benchè fosse fisicamente spossata, il suo cervello rimaneva sempre lucido e attento. Aveva sperimentato di persona. Ciò che si diceva in giro di Mimmo era vero. Gli rivolse un sorriso seducente, prese la Gauloise dalla sua bocca e aspirò una boccata di fumo. Poi gli fece la domanda: "Vuoi guadagnare molti soldi?" Mimmo le rivolse uno sguardo interrogativo. "Certamente!", rispose. "Cosa devo fare?" Juliette rise, si rotolò nel letto, gli puntò un piede nudo sul torace e incominciò a spiegare.
Ultimi giorni di gennaio...ultimi voti :)
Vi ricordo il blog Caffè Letterario con il grande esordio di Miskin!
UNA GRANDE NOTIZIA CHE CI RIGUARDA TUTTI.
Nell'era della globalizzazione e dell'impero mondiale americano, questo fatto non interessa solamente gli elettori di New York o di Los Angeles: riguarda i cittadini di tutto il mondo. Dopo la disastrosa presidenza di Bush, nuovi scenari potrebbero aprirsi; porte spalancate verso la pace, la distensione e il progresso civile e democratico. Questo blog non si è mai occupato di politica, ma oggi faccio una doverosa eccezione. Sono molto contenta.
OGGI UN POST DEDICATO AI NUOVI AMICI: SI TRATTA DI UN CAPITOLO DI "LESBO E' UN'ISOLA DEL MAR EGEO", CHE FU EDITATO AD AGOSTO.
Con i primi di agosto smettemmo di andare in palestra. Il caldo si era fatto intollerabile ed era insensato continuare a sudare all'inverosimile. Io avevo fatto molti progressi: ero brava soprattutto negli esercizi per le gambe, leg press e leg extension, dato che, benchè snelle, le mie gambe sono piuttosto forti. Me la cavavo bene anche alla lat machine, una macchina che serve a sviluppare i muscoli dorsali. Il resto mi piaceva meno, ed evitavo accuratamente i manubri per rafforzare i bicipiti. Dopo l'ultimo allenamento, come al solito, entrammo nella sala docce. Mi stavo insaponando, quando Maddy si insinuò nel mio box. "Sei pazza?", le chiesi sgranando gli occhi. In palestra c'erano ancora diverse ragazze, e anche un paio di signore meno giovani; da un momento all'altro avrebbero potuto raggiungerci e non mi sembrava il caso di suscitare uno scandalo. Ma forse Maddalena quel giorno voleva stupirmi. Oppure amava giocare con il fuoco perchè le piaceva il rischio. Non la conoscevo a sufficienza per azzardare un'ipotesi realistica. So solo che protestai vivacemente, mentre le sue mani incominciavano a percorrere il mio corpo, giocando con la schiuma ed eccitandomi mio malgrado. "Maddy, smettila!", protestai. Lei rise e si chinò per baciarmi i capezzoli. Sapeva perfettamente che questa è una delle due o tre cose a cui non so resistere. Chiusi gli occhi, pregando che non entrasse nessuno. Poi mi dimenticai del pericolo incombente, e la lasciai fare, abbandonandomi al piacere crescente. In effetti quella situazione rischiosa aumentava l'eccitazione, ed ero percorsa da scariche di adrenalina. A un tratto lei dimostrò tutta la sua forza fisica: mi sollevò, appoggiandomi al vetro della cabina, e portò il mio pube all'altezza della sua bocca. In quella posizione, iniziò a esplorarmi con la lingua. Cercavo di non dimenarmi perchè avevo paura di sfuggire alla sua presa e di cadere rovinosamente; tuttavia era molto difficile restare ferma mentre mi sentivo divorare, nel senso letterale del termine. Raggiunsi rapidamente un orgasmo di straordinaria intensità, ma mi sforzai disperatamente di non gemere. Una piccola parte di me restava sempre all'erta, con l'orecchio rivolto alla porta, ma devo onestamente precisare che si trattava di una parte decisamente minuscola. In realtà, stavo impazzendo di piacere. Quando finì e mi lasciò tornare con i piedi per terra, mi tremavano le gambe. La spinsi fuori dal box, insultandola scherzosamente. Un istante dopo, entrò Sabrina, l'istruttrice di aerobica.
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Un bussare lieve alla porta fece trasalire Corinne. Vergognandosi di se stessa, si ricompose e scese dal letto, avviandosi verso l'uscio. Aprì e vide Jasmine. L'insegnante di ginnastica era più bella che mai: era vestita in modo semplice, con una gonna lunga, scarpe con poco tacco e un cappotto che dimostrava almeno un paio d'anni; ma il suo viso appariva radioso e il fisico, alto e armonioso, avrebbe fatto girare la testa alla stragrande maggioranza degli uomini. Le due donne si salutarono, non senza qualche imbarazzo; poi Corinne si scostò e la invitò ad entrare nella stanza. Mentre Jasmine si toglieva il cappotto, la ragazza chiuse a doppia mandata la porta. Sapeva che i suoi genitori sarebbero tornati molto tardi e che quindi quella sera avrebbe avuto il tempo e la calma che troppo spesso in collegio erano mancati. Si girò verso la professoressa e le rivolse un sorriso timido. Si sentiva a disagio, dato che l'aveva tradita con Juliette, ma in quel momento scordò i suoi sensi di colpa. La vista di quella stupenda donna aveva il potere di stordirla, di ammaliarla, di trasportarla in un mondo lontano e remoto, simile al regno di una fiaba. Le due giovani si abbracciarono, si baciarono con passione; poi quasi febbrilmente si liberarono dei vestiti. Stese sul letto, fianco a fianco, incominciarono a toccarsi a vicenda i seni, in un susseguirsi di movimenti lenti e delicati che si alternavano a carezze più urgenti, a tratti quasi rudi. Poi Jasmine si sollevò sulle ginocchia, alzò le gambe di Corinne e cercò con la lingua il suo pube. La brunetta chiuse gli occhi, si morse le labbra, mentre il piacere la attraversava a ondate sempre più forti. Iniziò a gemere e a contorcersi sul letto, incapace di rimanere ferma. Juliette era definitivamente scomparsa dalla sua mente: ora c'era spazio solo per Jasmine, e per quello che l'insegnante le stava facendo. Se avesse cercato un aggettivo, uno solo, per descrivere ciò che provava, avrebbe scelto "meraviglioso". Fino a quella sera non aveva mai provato sensazioni simili, era come perdersi in un mare di delizia. L'orgasmo la raggiunse con tale intensità che per un istante pensò che sarebbe morta.
Davanti allo specchio del bagno, Daniel Leblanc rifletteva cupamente. Da qualsiasi parte esaminasse la sua situazione, la conclusione cui perveniva era sempre la stessa: non amava più Domenique. Per quanto si fosse sforzato di allontanare per sempre da sè Michelle, era lei che voleva. In un incredulo lampo di consapevolezza, si rese conto che era disposto a perdonarla, che era pronto a scordare il suo comportamento da ragazzina sciocca...voleva solamente stringerla fra le sue braccia. Ed era ciò che avrebbe fatto. Sentì la voce di Domenique che lo chiamava dalla camera, trasse un profondo respiro e si preparò a dirle che aveva deciso di lasciarla. Desiderava Michelle. Tutto il resto non contava.
WEBCOMIC si augura che questo episodio vi sia piaciuto e vi ricorda che è a vostra disposizione per personalizzare i vostri blog.
Ultimi giorni di voto...fino al 31 gennaio. Questa la classifica aggiornata: 1 ADW 2 Elisa e Susanna 3 Anneheche (251 partecipanti).
La maglietta rossa leggermente bagnata di sudore contrasta piacevolmente con i capelli biondi che scendono sino alle spalle. Il verde brillante del prato accoglie i passi lenti della ragazzina. Cammina un pò curva, come ingobbita sotto il peso della sconfitta; è abituata a vincere, ma oggi è arrivata seconda: Letizia è partita meglio, e lei non è più riuscita a recuperare lo svantaggio iniziale. E' una giornata calda e piacevole, il sole primaverile, il vento tiepido, un cielo terso e limpido, quasi privo di nubi. La ragazzina si siede su una panchina appartata, celata alla vista da un gruppo di alberi. Si toglie le scarpe da ginnastica, i calzini bianchi, e si massaggia i piedi. Qualche lacrima scivola sulle sue guance, non ha ancora imparato che nello sport è prevista anche la sconfitta. Alza lo sguardo e vede l'insegnante di educazione fisica che cammina lentamente verso di lei, le mani infilate nelle tasche della tuta, un bel sorriso stampato sul volto. Prende posto accanto a lei e la cinge con un braccio, un gesto affettuoso, di conforto, a volte più importante di una parola. Lei rimane in silenzio, grata, mentre il sole asciuga le sue lacrime. Poi lui parla, con la sua voce rassicurante, bassa e profonda. "Hai perso perchè hai corso male.", le dice. "Letizia non è più forte di te, ha soltanto una partenza migliore perchè il suo baricentro è più basso, ma l'avevi sempre rimontata. Oggi ti sei fatta prendere dall'ansia, ti sei disunita, e hai perso la frequenza giusta. La prossima volta andrà meglio." Lei tira su con il naso e abbozza un sorriso incerto. Sa che il professore ha ragione...solo, odia perdere. Un altro silenzio, coccolato dal sole e dalla brezza che si fa sempre più calda; nell'aria si odono i richiami degli uccellini. Lei li ama, del resto ama tutti gli animali, i cani, i gatti, gli scoiattoli. La mano dell'insegnante si muove, dalle spalle scende sulla maglietta, sfiora i piccoli seni, indugia. Lei si irrigidisce, sorpresa e turbata, non capisce cosa sta succedendo. Poi l'altra mano va sulle cosce, e su, verso i pantaloncini; scosta l'elastico, tocca gli slip, si infila sotto. La ragazzina vive momenti di sgomento, sente distintamente il respiro dell'uomo che si è fatto pesante, avverte il contatto delle dita...di scatto si alza e corre verso il campo sportivo. Lui rimane seduto sulla panchina, di un verde logorato dal tempo. Lei corre, corre, mentre sente che ha perso per sempre l'innocenza. Vorrebbe morire.
Quella ragazzina si chiama Alessandra.
Vionne un solo segreto, ma credo basti. A mia volta nomino cinque blogger che dovranno raccontare cinque segreti e scegliere altri cinque partecipanti. I nominati: LATONASCOSTO, ARWEN, FASTIDIOSETTA, RINGER, TROPPOGENUINA.
Cosa ne sapete dei sogni di una ragazzina di quattordici anni? Crescendo, li avete dimenticati; la vita a volte è stata dura con voi e vi siete costruiti una scorza, vi siete rivestiti di acciaio, avete scordato l'incanto dell'immaginazione, avete perso il potere di costruire mondi fatti su misura, dove esiste solo il bello, dove non viene concesso spazio al male, alla cattiveria, all'invidia sottile e malvagia. Io invece so ancora creare spazi inimmaginabili, fiabe incantate; oppure viaggi alla ricerca del mio eros, colmi di sensazioni e di emozioni talmente profonde da lasciarmi senza fiato. Ed ecco: una spiaggia bianca; nel cielo perfettamente azzurro il sole splende e illumina la verde distesa del mare. Solo il rumore del vento, e il lontano stridio di qualche gabbiano. Lei è lì e mi aspetta. E' superbamente bella: alta, i capelli scuri che contrastano con il colore della sabbia, le gambe perfette, il costume bianco che spicca sulla pelle abbronzata. Mi attende. Io sono ancora piccola, sebbene già formata. Lei, invece, è una dea dei nostri giorni. Conosco in anticipo il sapore ad un tempo dolce e salato dei baci che ci scambieremo, fremo mentre le sue mani giocano con il mio seno tenero e acerbo, trasalisco quando mi tocca lievemente una gamba. Ricambio un pò goffamente. Prima ci siamo parlate, le ho esternato tutta la mia ammirazione, le ho detto che è la numero uno. Da sempre. Le ho confessato che a scuola sono stata presa in giro, perchè il mio diario è pieno di sue fotografie, e di poesie che le ho dedicato: mi ha sorriso, dolce e rassicurante. Non perdere i tuoi sogni, mi ha detto. Sono come le stelle di un cielo ancora pulito e innocente, senza macchia alcuna. Conservali più a lungo che puoi. Assaporo ancora adesso queste splendide parole, le ripeto nella mia mente come un magico mantra. Lo so, lo so che non potrà portarmi con sè in America; non ignoro certamente che questo incontro sarà l'unico. Non conta. Resterà per sempre incastonato nella mia anima, come il ricordo più prezioso e vivido della mia ancor giovane vita. Il vento gioca con i nostri capelli, li mischia e li confonde, una cascata d'oro lucente e il nero della notte più seducente. Mi rigiro nel mio lettino, adesso il sonno sta arrivando lentamente, chiudo gli occhi. Fra poco dormirò. Spero tanto di sognarti anche questa notte, domani sarà tempo di scuola, tempo di crescere, di diventar donna. Ma ora sono ancora una ragazzina, e tutto mi è lecito. Anche di dirti, di sussurrarti che ti amo. Elisabetta. Mi ascolterà soltanto la notte.
Se non vi siete stancati...il voto prosegue sino al 31 gennaio. Un bacio a tutti :)))
Caffè Letterario raddoppia: due post alla settimana. Sul template del blog il calendario.