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Conclusi l'affare prima del previsto. Avevo preventivato di restare in Giappone sino al 9 gennaio: ma all'ultimo momento la società concorrente si ritirò, lasciandomi campo libero. Presi il primo volo e dopo un viaggio infinito atterrai alla Malpensa. Ero in tempo per trascorrere la notte dell'ultimo dell'anno con mia moglie; naturalmente non avevamo prenotato da nessuna parte: pensai che avremmo trascorso quelle ore nell'intimità della nostra casa, una bottiglia di champagne, un cd di buona musica e subito a letto a coccolarci a vicenda. Era un'idea che mi allettava. Avrei risparmiato un sacco di soldi, avremmo evitato le feste troppo affollate, non saremmo finiti nell'imbuto del traffico. E poi io adoro fare all'amore con Daniela. Inutile che aggiunga che lei è pazza di me. Decisi di non telefonarle, le avrei fatto una sorpresa meravigliosa. Sapevo che lei avrebbe trascorso il Capodanno davanti alla tv, perciò ero sicuro di trovarla. In Giappone le avevo acquistato un kimono bellissimo ed ero certo che quel regalo l'avrebbe resa felice: i colori si adattavano perfettamente ai suoi lunghi capelli biondi e alla sua carnagione pallida; sarebbe stata uno schianto con il mio kimono, ci potete scommettere. Dovete sapere che mia moglie è una donna bellissima, avrebbe potuto fare la modella, invece ha saggiamente deciso di dedicare la sua vita a me. E' una cuoca bravissima e una padrona di casa attenta e premurosa; sposandola, ho vinto il classico terno al lotto. Salii sulla mia Bmw argento e mi diressi verso il centro di Milano. Ero contento di tornare a casa. Quando entrai nell'appartamento ( duecento metri quadri dalle parti di San Babila ), sentii una canzone di Alanis Morissette, "One", un brano che a Daniela piace moltissimo e che ha fatto da colonna sonora a molte notti di sesso. Tuttavia non mi stupii più di tanto: la Morissette è adatta a varie circostanze. La televisione era spenta, la musica proveniva dalla camera da letto. A passi felpati percorsi il corridoio e mi affacciai all'uscio della stanza, pronto a ricevere il suo profumato abbraccio. La camera era in penombra, la grande finestra dava sulla sera fredda e animata di Milano. Daniela gemeva. Era nuda, avvinghiata ad uno sconosciuto. Lui la stava scopando. Erano posti di fianco, una delle posizioni che lei predilige; potevo vedere le sue lunghe gambe, il sedere perfettamente modellato, la schiena morbida su cui scivolavano i biondi capelli. Potevo sentire l'intensità dei suoi gemiti che aumentava. Potevo capire che l'uomo, il perfetto sconosciuto, la stava sbattendo alla grande. Nello spazio di un minuto, ma credo che in realtà trascorsero solo pochi secondi, provai una gamma di sensazioni che è molto difficile ricostruire con precisione: un senso infinito di amarezza, rabbia, istinto omicida, voglia di piangere. Nel mio cervello si insinuò strisciante anche un desiderio perverso: vedendo il corpo sinuoso di mia moglie che assecondava i movimenti dell'uomo, per un istante coltivai la folle idea di balzare su quel letto, strapparla a lui e possederla sino a farla impazzire. In fondo, era un mio diritto; quella pelle morbida mi apparteneva, quei capezzoli avevano conosciuto la mia lingua, quei piedi i miei baci, quelle cosce le mie carezze. Ma scacciai immediatamente il pensiero insensato. Rimasi fermo a osservarli, a straziarmi davanti alla visione di quell'amplesso selvaggio, quasi animalesco. Poi Daniela gridò:"Godo! Cazzo come mi piace!" E subito dopo:"Dio quanto ti amo! Ti amo, Franco! Ti amo!"
A quel punto mi voltai e riguadagnai silenziosamente la porta di casa. Uscii nel gelo della città festante. Andavo a sbronzarmi. Non sapevo cosa sarebbe accaduto l'indomani. Non volevo saperlo. Volevo solo bere. Bere sino a stordirmi. Salii sulla Bmw argento, accesi il motore, ingranai la marcia e andai a cercare un bar.
Uhm non mi piace fare "campagna elettorale", però sono in zona Uefa :) ma non ancora in zona Champions League :( Un bacione a chi mi voterà ( sulla sinistra del template, dove c'è la foto ). Ci vuole un secondo, è sufficiente cliccare e poi confermare il voto :D. E a chi non mi voterà? Un bacione ugualmente!
Vi ricordo il blog Caffè Letterario: nel post di Laltroio ci sono le parole che tutte noi donne vorremmo sentirci dire...almeno una volta nella vita.
POST SCRITTO DA TROPPOGENUINA E DA ANNEHECHE
Tutto era cominciato per gioco. Una battuta gettata a caso durante una cena con amici. "Non sarebbe male una cosa a tre!"…da allora Erica non era più riuscita a togliersi quel pensiero dalla testa. All’inizio era stato sottile ed insinuante, poi sempre più insistente, al punto che cominciava a guardare ogni donna con uno sguardo nuovo. Non più di curiosità o invidia in certi casi, ma con un’idea carezzevole…chiedendosi di che colore era la sua biancheria. Quale profumo faceva la sua pelle…che espressioni assumeva durante l’amore, come godeva quando raggiungeva l’orgasmo. Guardava tutte, dalle colleghe, alle amiche fino alle ragazze che le passavano accanto per strada. Quell’idea era diventata una piacevole ossessione. Spesso, mentre suo marito Luca lavorava al computer la sera, o mentre leggeva, lei si chiudeva in bagno. Lasciava che la sua mano, dalle dita sottili e tremanti, risalisse lungo la gamba avvolta dagli autoreggenti…toccasse l’interno palpitante della coscia e si fermasse al suo sesso. Entrava e cominciava la sua esplorazione verso il piacere. Prima aveva sempre immaginato l’asta di un uomo mentre si toccava, rigida e decisa che entrava in lei…ma ora no…ora immaginava labbra morbide sul pube. Una lingua piccola ma sapiente, lunghi capelli ad accarezzare la pelle, solleticandola. Con un pensiero dolce misto ad un’eccitante voglia di trasgressione si masturbava, mordendosi una mano per soffocare i gemiti…finchè non godeva fino alle lacrime. Poi tornava da Luca che le sorrideva, ignaro dei suoi pensieri più intimi. Aveva ancora voglia del suo uomo, lo amava, eppure quel pensiero insinuante non l’abbandonava più ormai.
Una sera decise di aprire i propri desideri a Luca e farlo partecipe delle proprie fantasie. All’inizio lui si era stupito di questa cosa, concependola più come un proprio fallimento nel soddisfarla che come una sana curiosità sessuale. Poi, anche lui aveva cominciato ad immaginare come sarebbe potuto essere, dopotutto fare l’amore con due donne era un sogno ricorrente per gli uomini. Che una delle due donne fosse la moglie toccava i fili della sua gelosia, un senso di possesso del corpo di Erica che mai prima aveva provato. In fondo,però, non gli dispiaceva e cominciò anche lui a sognare come sarebbe stato. Mentre faceva l’amore con la moglie aveva, spesso, immaginato di essere con un’altra. Un essere affamato di sesso, che faceva l’amore in modo animale e questo lo aiutava specie quando il rapporto era in un periodo un po’ stanco, ma con quella richiesta Erica lo aveva stupito e ora la guardava da un’ottica diversa…non era più solo la donna che si prendeva cura di lui e dei loro figli, ma era una femmina che provava desideri altrettanto "perversi", mostrandosi a lui con un’umanità inaspettata. Non era più un essere da rispettare ma anche da scopare, come avrebbe fatto con una sconosciuta. Amare due donne…magari leccare una fino allo spasmo, affondando la lingua, facendola serpeggiare fino a farla venire…mentre l’altra si dedicava al suo sesso.
In tacito accordo decisere che sarebbe stato così, avrebbero fatto l’amore con un’altra donna.
Simona non avrebbe potuto essere più diversa da Erica: bruna l'una, bionda l'altra; alta, formosa, con gli occhi scuri come la notte la prima; bionda, minuta, con gli occhi del colore del mare la seconda. Luca le guardava, seduto sul bordo del letto, le mani tremanti che stringevano fra le dita una sigaretta ormai completamente consumata. Ciò che vedeva era lo spettacolo più eccitante e sensuale cui mai avesse assistito in vita sua sua: le due donne erano sdraiate una sull'altra, i capelli neri di Simona che si confondevano con la soffice peluria chiara di sua moglie, le gambe divaricate di Erica che tremavano, il suo viso quasi nascosto dalle cosce dell'altra donna. Quando Luca si rese conto che stavano venendo entrambe, in una perfetta sincronia quasi magica, non fu più in grado di trattenersi: si tolse i boxer, rivelando il membro arrogante, prese per le natiche Simona, la scostò dal corpo di sua moglie e la penetrò. La prima reazione di Erica fu di folle gelosia; avrebbe voluto cacciare quella donna dal suo letto, dalla sua casa. Non riusciva a tollerare l'idea che il pene di suo marito fosse dentro di lei...ma poi si ricordò che era stata lei a volere che questo accadesse...e un istante dopo la rabbia si tramutò in eccitazione. Si stese vicino alla coppia e incominciò a leccare i seni di Simona, a succhiarle i capezzoli, a morderli; quindi cercò la sua bocca per un bacio avido, mentre l'azione di Luca diventava dirompente. Simona iniziò a godere, e nuovamente Erica fu percorsa da una fitta di gelosia, pungente come ghiaccio; ma pochi istanti dopo suo marito entrava in lei, riempendola completamente. Ed ora toccò alla mora di lasciar correre la lingua sul suo corpo, di stringerle i piccoli seni quasi con violenza, di accarezzarle dolcemente i capelli, di colmarla di infinite delizie. Quando arrivò l'orgasmo, fu talmente devastante che Erica si mise a piangere. Simona leccò le sue lacrime ad una ad una. Fuori dei vetri della finestra la notte del 26 dicembre passava lentamente. Mancavano ancora molte ore all'alba.
Troppo Genuina e Anne
NATURALMENTE POTETE LEGGERE QUESTO POST ANCHE SUL BLOG TROPPO GENUINA
Uhm non mi piace fare "campagna elettorale", però sono in zona Uefa :) ma non ancora in zona Champions League :( Un bacione a chi mi voterà ( sulla sinistra del template, dove c'è la foto ). Ci vuole un secondo, è sufficiente cliccare e poi confermare il voto :D. E a chi non mi voterà? Un bacione ugualmente!
Buon Natale ai 94 blogger che mi hanno linkata:
topidacombattimento, phduepuntocinque, lellaonme, amezzanotteinpunto, lacioccolateria, nonlovolevofare, fichipersempre, ladybijou, abenobashi, myscatteredtales, arwen06, delizia, ferrosbattuto, arken, alessandro3001, amabilmente, sagapotora, catsaldclaude, malvi, groik, luna70, santamargherita, lacucinadimeg, magnolia75, superstarswrestling, diariodiunaragazzavergin, onblog, cuckdago, sandraoale, pensierovagante, cicirinello, torbidoblog, eroticouomo, elementum, lat0nasc0st0, alekskuntz, incontriravvicinati, evaneschens, pegaso48, bastardunderwear, tittyna, rumorerosa, smack100, ondecorteradio, angie7, biker, lapetitepeste, spyrocomics, unicuiquesuum, pourparler, deusexmachina, bambinecattive, monicamarghetti, thebluelight, ilblogdelmax, giselleb, ilrattodiganimeda, ninaohnina, stanzetta-degli-orrori, koko, lapadroncina, criptolelle, gothicpunkstyle, mattianlaseppia, icesun249, univers, lunamarmotta, mistiques, senzaunnome, franksaul, ovviamentecaos, miaschiava, matteom, nemolina, uomolibero83, henrycow, loandre, skarbie, wwwgoodnightmoon dalla pagina di Splinder. BorelliEditore, MaestroBuitre, Elementale, Drin, Bilbo da altre piattaforme. Poi mi sono scomparsi molti link di blog che hanno chiuso oppure si sono resi privati. E' difficile ricostruire il tutto a memoria. Però, credo di poter citare IaiaMilano, IrishCoffe, Annina e DianaLove. Ultimi arrivi prima del 25 dicembre: merlino93, antares666, grakula, poesiepensieri, vionne, amicosegreto06.
Buon Natale a chi mi ha scelta come amica.
Buon Natale a chi passa a commentarmi ( questa volta non farò nomi, perchè dimentico sempre qualcuno e poi vengo giustamente sgridata come la scorsa estate... ).
Buon Natale a chi viene a leggermi.
Buon Natale a mio padre, che mi legge da lassù.
Antonio Todaro sapeva ormai da tempo che suo figlio Marco non credeva più a Babbo Natale: ma ciò non gli impediva di allestire ogni anno la solita messinscena. Allo scoccare della mezzanotte si travestiva, con tanto di barba bianca e di cappuccio rosso, e andava e mettere i regali sotto l'albero. Svegliato da quei rumori, Marco sbirciava attraverso la porta socchiusa, osservava il padre riporre i doni e quindi tornava a dormire, sognando le splendide sorprese che avrebbe scoperto la mattina dopo. Si trattava di un gioco, ed entrambi ne erano perfettamente consapevoli, ma era un gioco bello che faceva parte della tradizione famigliare, specie da quando era morta la mamma. Tuttavia quell'anno non ci sarebbero stati molti regali, la piccola ditta di Antonio era in crisi e l'uomo si era potuto permettere un solo acquisto. Todaro era per natura ottimista, pensava di riuscire ad uscire da quel periodo buio, di raddrizzare le sorti della sua impresa e di riprendersi alla grande. Ma un unico regalo gli sembrava davvero poco: aveva paura di deludere il bambino, anche se il piccolo Marco non era nè viziato, nè pretenzioso. Fu così che decise di sistemare il pacchetto sotto l'albero rinunciando alla consueta scenetta; a mezzanotte il bimbo non si sarebbe svegliato e l'indomani si sarebbe dovuto accontentare di quel modesto dono. "L'anno prossimo tutto tornerà come prima!", si disse Todaro per consolarsi. Ma, quando si coricò, era profondamente avvilito. Quella notte trascorse lentamente; faceva molto freddo, il cielo era buio e senza stelle, sulle montagne vicine nevicava. Todaro si svegliò tardi. Saltò giù dal letto e corse in soggiorno. Ciò che vide lo sgomentò. Suo figlio era pazzo di gioia e di eccitazione; sotto l'albero vi era una quantità di doni, uno più bello dell'altro. Il pavimento era ricoperto dalla carta colorata che era servita per allestire i pacchi; ovunque c'erano giochi, alcuni dei quali assolutamente misteriosi, quasi incantati. Marco corse ad abbracciare il padre. Todaro strinse forte a sè il figlio, chiedendosi da dove saltassero fuori tutti quei regali. Gli sembrava di vivere un sogno. Eppure era ben sveglio! Poi il bambino si allontanò di due passi e guardò il papà con una luce divertita negli occhi. "Sei il miglior padre di questo mondo!", disse. Rise e aggiunse:"Ma quando crescerai? Ti ho visto dalla finestra, sai? Che bisogno c'era di spendere tutti quei soldi per noleggiare addirittura una slitta e due renne?"
Vi ricordo il blog Caffè Letterario: questa settimana, dopo il mio post, ci sarà uno squisito scritto di Loeilouvert.
Stefano De Gregorio guidava per le vie del centro, in preda a una profonda insoddisfazione. Aveva scritto un libro, strappando le ore al sonno, rubando ogni attimo possibile alla giornata, finendo per perdere Silvia, che si era stancata dei suoi continui sbalzi d'umore e del suo atteggiamento distratto e lontano, come perso in altri mondi. Aveva scritto un libro bellissimo, e lo sapeva: in quel romanzo era riuscito a riversare le sue più profonde emozioni, aveva dato vita a personaggi che sembravano vivere sulla carta, tanto erano credibili e ben caratterizzati. La sua storia aveva un senso, era avvincente e ricca di poesia. Poi lo aveva mandato a dieci case editrici e, con l'eccezione di una che non si era nemmeno degnata di rispondere, aveva ricevuto nove risposte praticamente identiche. "La ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto. Purtroppo siamo spiacenti di comunicarle che..." Stefano detestava il monotono lavoro di ufficio che gli era toccato in sorte, non amava i suoi colleghi, e aveva sognato di dedicare la sua vita alla scrittura. Ma evidentemente non stava scritto nelle stelle. Perso in quei cupi pensieri, sbagliò strada e si ritrovò a percorrere il lungolago. Era una serata gelida, sferzata dal vento del nord: nemmeno le luci e gli addobbi natalizi riuscivano a infonderle un minimo di calore. Si guardava distrattamente intorno quando notò il mendicante. Lo aveva visto molte volte su quella panchina, proprio di fronte al lago. Ora l'homeless sedeva tutto intirizzito, stringendosi nel sudicio cappotto che lo accompagnava da anni. "Poveretto!", pensò Stefano. Spinto da uno strano impulso, rallentò, parcheggiò la macchina e si avviò in direzione del vecchio mendicante. "Vieni.", gli disse. "Stasera voglio che tu ti goda una buona cena, al caldo." Fece salire sulla Punto l'incredulo vecchio e lo condusse a casa sua. Quando entrarono nel piccolo appartamento, Stefano stappò una bottiglia di vino, e offrì un bicchiere al suo ospite. Poi apparecchiò la tavola, e preparò una cena a base di ravioli in brodo, salmone, cestini gastronomici, prosciutto crudo e insalata russa. Il mendicante mangiò avidamente, e bevve quasi tutta la bottiglia di vino. Quando Stefano lo riaccompagnò sul lungolago e gli porse un biglietto da cento euro, il vecchio gli sorrise e gli disse:"Sei un uomo buono. Sicuramente la tua vita è bella e piena di soddisfazioni, perchè te lo meriti." Stefano alzò le spalle. Non intendeva sciupare l'atmosfera di quella serata parlando delle sue frustrazioni, del meraviglioso libro che aveva scritto e che nessuno avrebbe mai letto. Si salutarono, entrambi vagamente impacciati.
Due giorni dopo, Stefano De Gregorio andò a controllare la posta. C'era una lettera. Riconobbe immediatamente il marchio della casa editrice, l'unica che non gli aveva ancora risposto, la più importante. "Un altro rifiuto!", pensò mentre apriva la busta. Scorse rapidamente il foglio. C'era scritto:"Siamo lieti di comunicarle..."
Quella sera, ubriaco di felicità, sbagliò strada e si ritrovò a percorrere il lungolago. Gli tornò alla mente il vecchio mendicante. Parcheggiò la Punto e si avviò in direzione della panchina. Voleva condividere con lui la sua grande gioia. Ma il mendicante non c'era.
Vi ricordo Caffè Letterario: questa settimana c'è un mio post.
PS Ragazzi/e siete un amore! Quanti voti mi state dando! Grazie :)))
Mi sembra il minimo. Vi consiglio di leggere il post "Un dolce segreto" di questo blog: troppogenuina. Incomincia così: "Alessandra camminava tra la neve alta."
Michelle indossava una gonna blu lunga sino al ginocchio, ballerine con il laccio, una camicia bianca e un maglione blu a V. Aveva le guance arrossate per il pomeriggio di sesso con il professor Leblanc. Imboccò il corridoio che conduceva alla sua stanza e vide Juliette che usciva dalla camera. La biondina era in tuta da ginnastica, appariva tutta scarmigliata e, quando scorse Michelle, assunse un'espressione spaventata. Le due ragazze si incrociarono a metà corridoio. "Cosa ci fai qui?", le domandò Michelle. Juliette per un istante non seppe rispondere, ma poi rapida un'idea si formò nella sua mente. "Volevo parlarti.", rispose in tono sommesso. "Io e te non abbiamo proprio niente da dirci!" La biondina unì le mani, come in un gesto di supplica. "Michelle, ti prego, ascoltami. Voglio tornare a essere tua amica. Non mi importa quello che mi hai fatto; nonostante tutto, ti voglio ancora bene!" L'altra fece un sorriso sprezzante. "Tu vai per la tua strada, comportati bene, e non ti accadrà più nulla. Solo, stammi alla larga!" Un'espressione di profondo sconforto si dipinse sul volto di Juliette; da attrice consumata fece apparire due lacrime negli occhi. "Come preferisci.", disse. "Ma un giorno cambierai idea. La cambierai su di me...e su quella serpe di Corinne: lei si finge tua amica, ma sparla di te appena volti l'angolo. Comunque, lo scoprirai da sola. Sappi solo che mi sei tanto cara!" Dopodichè si allontanò in fretta, ignorando lo sguardo gelido di Michelle. Scese le scale, uscì in cortile e si diresse verso lo studio di Leblanc. Ormai era calata la sera, faceva molto freddo; nel cielo apparivano le prime stelle, lontani punti luminosi che brillavano simili a piccole scintille su un grande specchio nero. Giunta davanti alla porta dello studio, Juliette bussò educatamente. "Avanti!", disse la voce dell'insegnante. La biondina entrò.
Leblanc sollevò lo sguardo dai compiti che stava correggendo. Ultimamente tutta la classe era notevolmente migliorata, e quasi tutte le ragazze avevano raggiunto la sufficienza. "Cosa c'è, Juliette?" La giovane, in piedi davanti alla scrivania, aveva un'aria timida e impaurita; si torceva nervosamente le mani. Leblanc la osservò perplesso. "Coraggio, parla!" L'uomo non capiva il motivo di quell'agitazione: Juliette era la seconda della classe. Infine la ragazza parve trovare il coraggio. "E' successa una cosa molto grave, professore. Ho riflettuto a lungo, combattuta fra il desiderio di essere onesta e la solidarietà nei confronti di una mia compagna. Ma alla fine mi sono decisa: non potevo tacere davanti a una simile ignominia." L'insegnante la scrutò in viso, completamente sconcertato da quelle strane parole. Ciò che vide fu una faccia pulita da brava ragazza, occhi limpidi che sembravano incapaci di mentire, un'espressione intelligente e franca. "Prosegui, Juliette!" la sollecitò, invitandola ad accomodarsi di fronte a lui con un cenno della mano. Juliette esitò per un attimo, poi disse:"Una ragazza è entrata qui, nel suo studio, ha usato il suo computer... e ha inviato una e-mail alla sua fidanzata."
Questa sera, verso mezzanotte, andrò a bere un drink al Caffè Letterario...però dovrò stare attenta: mi hanno detto che i camerieri hanno le mani lunghe e rubano i post ai clienti...io ho giusto un post nuovo nella borsetta. E se me lo fregano e lo pubblicano lì?
Le guance di Juliette si infiammarono. Corinne, ferma sulla soglia, la stava osservando con espressione severa. La biondina ripose il reggiseno nel cassetto. "Sono venuta a riprendermi il mio diario.", disse, estraendolo dalla tasca e mostrandolo a Corinne. "Michelle non aveva il diritto di tenerlo!" Era vero, pensò Corinne, ma questo non giustificava comunque il suo comportamento: non si fruga nella roba degli altri. "Dovevi chiederglielo.", ribattè. Ancora paonazza in viso, Juliette scosse la testa. "E tu pensi che me lo avrebbe ridato? Michelle è cattiva d'animo e mi odia. E comunque ho paura di lei."Corinne riflettè su quelle parole. Forse Juliette non aveva tutti i torti. Michelle parlava sempre in modo molto duro della biondina, inoltre quel diario glielo aveva rubato e nemmeno questo era giusto. Entrò in camera, chiudendosi la porta alle spalle; per sicurezza girò la chiave nella serratura. "Potresti passare dei guai.", disse come parlando a se stessa. "Facciamo così: dirò a Michelle che sono stata io a renderti il diario." Juliette le corse incontro e l'abbracciò, stringendola forte. "Come sei buona, Corinne! E quanto ti amo, tesoro della mia vita!" Vi era una magia nell'aria, una misteriosa magia che sembrava legare le due giovani; erano molto diverse fra loro, e l'una ignorava l'antagonismo dell'altra, la seconda nutriva sentimenti di odio...eppure quella magia impalpabile funzionò ancora una volta, simile a un incantesimo sottile, appeso a qualche lontana stella di un cielo fatato. L'abbraccio si trasformò in qualcosa di differente, le bocche si cercarono e si trovarono, le lingue si allacciarono. Juliette si spogliò febbrilmente. Prima di imitarla, Corinne le baciò i capezzoli, dapprima con delicatezza estrema, poi con passione, sino a morderli, strappandole un piccolo lamento. Una volta a letto, sdraiate una sull'altra, percepirono entrambe distintamente l'odore sano e penetrante dell'eccitazione. Le lingue si mossero, accarezzando, vezzeggiando, esplorando sino in fondo. Corinne raggiunse l'orgasmo per prima, e continuò a regalare piacere alla biondina, che si contorceva sul letto incapace di rimanere ferma. Poi la ragazza bruna si rialzò e le baciò i piedi, mordicchiandole le dita, mentre con una mano le accarezzava i polpacci. Risalì il corpo di Juliette, procurandole una serie infinita di piccoli brividi, quindi giocò a lungo con il clitoride. Infine la penetrò con un dito e la condusse nuovamente all'orgasmo. Fuori dei vetri della finestra il tramonto incendiava il cielo in una fantasmagoria di stupendi colori.
Michelle uscì dallo studio del professor Leblanc, incamminandosi verso il corpo principale del collegio. Era preoccupata: avevano fatto splendidamente all'amore, ma poi Daniel le era parso triste, come se un grosso peso gli gravasse sul cuore. La ragazza immaginava che avesse una fidanzata da qualche parte, e che questa fosse la ragione della sua malinconia. "Alla fine la scorderà", pensò mentre entrava nell'istituto. "E sarà solo mio!" Voleva andare in camera a lavarsi, ma prima di salire le scale, si voltò e lanciò un ultimo sguardo al cielo infiammato di quel prodigioso pomeriggio d'autunno.
"La bambina, una cascata di boccoli d’oro su di un viso d’angelo, si avvicinò in punta di piedi alla madre."... Il resto su Caffè Letterario.
Chi non ama i diversi non è cristiano.
...Quasi che l'omosessuale sia un reietto, un individuo residuale, una fonte di male per definizione, un aborto biologico da isolare. E tutt'al più da curare e redimere biologicamente...
Non è odiando l'amore diverso che si possa diffondere amore, perchè l'amore non sopporta aggettivi come non li sopporta la libertà. L'amore è uno, è un sentimento ineffabile, nasce come e dove nasce e va sempre rispettato. Così come la persona.
Eugenio Scalfari
VI RICORDO CAFFE' LETTERARIO
Juliette socchiuse cautamente la porta dello studio. La stanza era in penombra e inizialment