anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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giovedì, 28 dicembre 2006
Postato da anneheche

maddalena

Conclusi l'affare prima del previsto. Avevo preventivato di restare in Giappone sino al 9 gennaio: ma all'ultimo momento la società concorrente si ritirò, lasciandomi campo libero. Presi il primo volo e dopo un viaggio infinito atterrai alla Malpensa. Ero in tempo per trascorrere la notte dell'ultimo dell'anno con mia moglie; naturalmente non avevamo prenotato da nessuna parte: pensai che avremmo trascorso quelle ore nell'intimità della nostra casa, una bottiglia di champagne, un cd di buona musica e subito a letto a coccolarci a vicenda. Era un'idea che mi allettava. Avrei risparmiato un sacco di soldi, avremmo evitato le feste troppo affollate, non saremmo finiti nell'imbuto del traffico. E poi io adoro fare all'amore con Daniela. Inutile che aggiunga che lei è pazza di me. Decisi di non telefonarle, le avrei fatto una sorpresa meravigliosa. Sapevo che lei avrebbe trascorso il Capodanno davanti alla tv, perciò ero sicuro di trovarla. In Giappone le avevo acquistato un kimono bellissimo ed ero certo che quel regalo l'avrebbe resa felice: i colori si adattavano perfettamente ai suoi lunghi capelli biondi e alla sua carnagione pallida; sarebbe stata uno schianto con il mio kimono, ci potete scommettere. Dovete sapere che mia moglie è una donna bellissima, avrebbe potuto fare la modella, invece ha saggiamente deciso di dedicare la sua vita a me. E' una cuoca bravissima e una padrona di casa attenta e premurosa; sposandola, ho vinto il classico terno al lotto. Salii sulla mia Bmw argento e mi diressi verso il centro di Milano. Ero contento di tornare a casa. Quando entrai nell'appartamento ( duecento metri quadri dalle parti di San Babila ), sentii una canzone di Alanis Morissette, "One", un brano che a Daniela piace moltissimo e che ha fatto da colonna sonora a molte notti di sesso. Tuttavia non mi stupii più di tanto: la Morissette è adatta a varie circostanze. La televisione era spenta, la musica proveniva dalla camera da letto. A passi felpati percorsi il corridoio e mi affacciai all'uscio della stanza, pronto a ricevere il suo profumato abbraccio. La camera era in penombra, la grande finestra dava sulla sera fredda e animata di Milano. Daniela gemeva. Era nuda, avvinghiata ad uno sconosciuto. Lui la stava scopando. Erano posti di fianco, una delle posizioni che lei predilige; potevo vedere le sue lunghe gambe, il sedere perfettamente modellato, la schiena morbida su cui scivolavano i biondi capelli. Potevo sentire l'intensità dei suoi gemiti che aumentava. Potevo capire che l'uomo, il perfetto sconosciuto, la stava sbattendo alla grande. Nello spazio di un minuto, ma credo che in realtà trascorsero solo pochi secondi, provai una gamma di sensazioni che è molto difficile ricostruire con precisione: un senso infinito di amarezza, rabbia, istinto omicida, voglia di piangere. Nel mio cervello si insinuò strisciante anche un desiderio perverso: vedendo il corpo sinuoso di mia moglie che assecondava i movimenti dell'uomo, per un istante coltivai la folle idea di balzare su quel letto, strapparla a lui e possederla sino a farla impazzire. In fondo, era un mio diritto; quella pelle morbida mi apparteneva, quei capezzoli avevano conosciuto la mia lingua, quei piedi i miei baci, quelle cosce le mie carezze. Ma scacciai immediatamente il pensiero insensato. Rimasi fermo a osservarli, a straziarmi davanti alla visione di quell'amplesso selvaggio, quasi animalesco. Poi Daniela gridò:"Godo! Cazzo come mi piace!" E subito dopo:"Dio quanto ti amo! Ti amo, Franco! Ti amo!"

A quel punto mi voltai e riguadagnai silenziosamente la porta di casa. Uscii nel gelo della città festante. Andavo a sbronzarmi. Non sapevo cosa sarebbe accaduto l'indomani. Non volevo saperlo. Volevo solo bere. Bere sino a stordirmi. Salii sulla Bmw argento, accesi il motore, ingranai la marcia e andai a cercare un bar.

Uhm non mi piace fare "campagna elettorale", però sono in zona Uefa :) ma non ancora in zona Champions League :( Un bacione a chi mi voterà ( sulla sinistra del template, dove c'è la foto ). Ci vuole un secondo, è sufficiente cliccare e poi confermare il voto :D. E a chi non mi voterà? Un bacione ugualmente!

Vi ricordo il blog Caffè Letterario: nel post di Laltroio ci sono le parole che tutte noi donne vorremmo sentirci dire...almeno una volta nella vita.

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martedì, 26 dicembre 2006
Postato da anneheche

POST SCRITTO DA TROPPOGENUINA E DA ANNEHECHE

Tutto era cominciato per gioco. Una battuta gettata a caso durante una cena con amici. "Non sarebbe male una cosa a tre!"…da allora Erica non era più riuscita a togliersi quel pensiero dalla testa. All’inizio era stato sottile ed insinuante, poi sempre più insistente, al punto che cominciava a guardare ogni donna con uno sguardo nuovo. Non più di curiosità o invidia in certi casi, ma con un’idea carezzevole…chiedendosi di che colore era la sua biancheria. Quale profumo faceva la sua pelle…che espressioni assumeva durante l’amore, come godeva quando raggiungeva l’orgasmo. Guardava tutte, dalle colleghe, alle amiche fino alle ragazze che le passavano accanto per strada. Quell’idea era diventata una piacevole ossessione. Spesso, mentre suo marito Luca lavorava al computer la sera, o mentre leggeva, lei si chiudeva in bagno. Lasciava che la sua mano, dalle dita sottili e tremanti, risalisse lungo la gamba avvolta dagli autoreggenti…toccasse l’interno palpitante della coscia e si fermasse al suo sesso. Entrava e cominciava la sua esplorazione verso il piacere. Prima aveva sempre immaginato l’asta di un uomo mentre si toccava, rigida e decisa che entrava in lei…ma ora no…ora immaginava labbra morbide sul pube. Una lingua piccola ma sapiente, lunghi capelli ad accarezzare la pelle, solleticandola. Con un pensiero dolce misto ad un’eccitante voglia di trasgressione si masturbava, mordendosi una mano per soffocare i gemiti…finchè non godeva fino alle lacrime. Poi tornava da Luca che le sorrideva, ignaro dei suoi pensieri più intimi. Aveva ancora voglia del suo uomo, lo amava, eppure quel pensiero insinuante non l’abbandonava più ormai.

Una sera decise di aprire i propri desideri a Luca e farlo partecipe delle proprie fantasie. All’inizio lui si era stupito di questa cosa, concependola più come un proprio fallimento nel soddisfarla che come una sana curiosità sessuale. Poi, anche lui aveva cominciato ad immaginare come sarebbe potuto essere, dopotutto fare l’amore con due donne era un sogno ricorrente per gli uomini. Che una delle due donne fosse la moglie toccava i fili della sua gelosia, un senso di possesso del corpo di Erica che mai prima aveva provato. In fondo,però, non gli dispiaceva e cominciò anche lui a sognare come sarebbe stato. Mentre faceva l’amore con la moglie aveva, spesso, immaginato di essere con un’altra. Un essere affamato di sesso, che faceva l’amore in modo animale e questo lo aiutava specie quando il rapporto era in un periodo un po’ stanco, ma con quella richiesta Erica lo aveva stupito e ora la guardava da un’ottica diversa…non era più solo la donna che si prendeva cura di lui e dei loro figli, ma era una femmina che provava desideri altrettanto "perversi", mostrandosi a lui con un’umanità inaspettata. Non era più un essere da rispettare ma anche da scopare, come avrebbe fatto con una sconosciuta. Amare due donne…magari leccare una fino allo spasmo, affondando la lingua, facendola serpeggiare fino a farla venire…mentre l’altra si dedicava al suo sesso.

In tacito accordo decisere che sarebbe stato così, avrebbero fatto l’amore con un’altra donna.

Simona non avrebbe potuto essere più diversa da Erica: bruna l'una, bionda l'altra; alta, formosa, con gli occhi scuri come la notte la prima; bionda, minuta, con gli occhi del colore del mare la seconda. Luca le guardava, seduto sul bordo del letto, le mani tremanti che stringevano fra le dita una sigaretta ormai completamente consumata. Ciò che vedeva era lo spettacolo più eccitante e sensuale cui mai avesse assistito in vita sua sua: le due donne erano sdraiate una sull'altra, i capelli neri di Simona che si confondevano con la soffice peluria chiara di sua moglie, le gambe divaricate di Erica che tremavano, il suo viso quasi nascosto dalle cosce dell'altra donna. Quando Luca si rese conto che stavano venendo entrambe, in una perfetta sincronia quasi magica, non fu più in grado di trattenersi: si tolse i boxer, rivelando il membro arrogante, prese per le natiche Simona, la scostò dal corpo di sua moglie e la penetrò. La prima reazione di Erica fu di folle gelosia; avrebbe voluto cacciare quella donna dal suo letto, dalla sua casa. Non riusciva a tollerare l'idea che il pene di suo marito fosse dentro di lei...ma poi si ricordò che era stata lei a volere che questo accadesse...e un istante dopo la rabbia si tramutò in eccitazione. Si stese vicino alla coppia e incominciò a leccare i seni di Simona, a succhiarle i capezzoli, a morderli; quindi cercò la sua bocca per un bacio avido, mentre l'azione di Luca diventava dirompente. Simona iniziò a godere, e nuovamente Erica fu percorsa da una fitta di gelosia, pungente come ghiaccio; ma pochi istanti dopo suo marito entrava in lei, riempendola completamente. Ed ora toccò alla mora di lasciar correre la lingua sul suo corpo, di stringerle i piccoli seni quasi con violenza, di accarezzarle dolcemente i capelli, di colmarla di infinite delizie. Quando arrivò l'orgasmo, fu talmente devastante che Erica si mise a piangere. Simona leccò le sue lacrime ad una ad una. Fuori dei vetri della finestra la notte del 26 dicembre passava lentamente. Mancavano ancora molte ore all'alba.

Troppo Genuina e Anne

NATURALMENTE POTETE LEGGERE QUESTO POST ANCHE SUL BLOG TROPPO GENUINA

Uhm non mi piace fare "campagna elettorale", però sono in zona Uefa :) ma non ancora in zona Champions League :(  Un bacione a chi mi voterà ( sulla sinistra del template, dove c'è la foto ). Ci vuole un secondo, è sufficiente cliccare e poi confermare il voto :D. E a chi non mi voterà? Un bacione ugualmente!

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giovedì, 21 dicembre 2006
Postato da anneheche

poi vedoBuon Natale ai 94  blogger che mi hanno linkata:

topidacombattimento, phduepuntocinque, lellaonme, amezzanotteinpunto, lacioccolateria, nonlovolevofare, fichipersempre, ladybijou, abenobashi, myscatteredtales, arwen06, delizia, ferrosbattuto, arken, alessandro3001, amabilmente, sagapotora, catsaldclaude, malvi, groik, luna70, santamargherita, lacucinadimeg, magnolia75, superstarswrestling, diariodiunaragazzavergin, onblog, cuckdago, sandraoale, pensierovagante, cicirinello, torbidoblog, eroticouomo, elementum, lat0nasc0st0, alekskuntz, incontriravvicinati, evaneschens, pegaso48, bastardunderwear, tittyna, rumorerosa, smack100, ondecorteradio, angie7, biker, lapetitepeste, spyrocomics, unicuiquesuum, pourparler, deusexmachina, bambinecattive, monicamarghetti, thebluelight, ilblogdelmax, giselleb, ilrattodiganimeda, ninaohnina, stanzetta-degli-orrori, koko, lapadroncina, criptolelle, gothicpunkstyle, mattianlaseppia, icesun249, univers, lunamarmotta, mistiques, senzaunnome, franksaul, ovviamentecaos, miaschiava, matteom, nemolina, uomolibero83, henrycow, loandre, skarbie, wwwgoodnightmoon dalla pagina di Splinder. BorelliEditore, MaestroBuitre, Elementale, Drin, Bilbo da altre piattaforme. Poi mi sono scomparsi molti link di blog che hanno chiuso oppure si sono resi privati. E' difficile ricostruire il tutto a memoria. Però, credo di poter citare IaiaMilano, IrishCoffe, Annina e DianaLove. Ultimi arrivi prima del 25 dicembre: merlino93, antares666, grakula, poesiepensieri, vionne, amicosegreto06.

Buon Natale a chi mi ha scelta come amica.

Buon Natale a chi passa a commentarmi ( questa volta non farò nomi, perchè dimentico sempre qualcuno e poi vengo giustamente sgridata come la scorsa estate... ).

Buon Natale a chi viene a leggermi.

Buon Natale a mio padre, che mi legge da lassù.

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martedì, 19 dicembre 2006
Postato da anneheche

Antonio Todaro sapeva ormai da tempo che suo figlio Marco non credeva più a Babbo Natale: ma ciò non gli impediva di allestire ogni anno la solita messinscena. Allo scoccare della mezzanotte si travestiva, con tanto di barba bianca e di cappuccio rosso, e andava e mettere i regali sotto l'albero. Svegliato da quei rumori, Marco sbirciava attraverso la porta socchiusa, osservava il padre riporre i doni e quindi tornava a dormire, sognando le splendide sorprese che avrebbe scoperto la mattina dopo. Si trattava di un gioco, ed entrambi ne erano perfettamente consapevoli, ma era un gioco bello che faceva parte della tradizione famigliare, specie da quando era morta la mamma. Tuttavia quell'anno non ci sarebbero stati molti regali, la piccola ditta di Antonio era in crisi e l'uomo si era potuto permettere un solo acquisto. Todaro era per natura ottimista, pensava di riuscire ad uscire da quel periodo buio, di raddrizzare le sorti della sua impresa e di riprendersi alla grande. Ma un unico regalo gli sembrava davvero poco: aveva paura di deludere il bambino, anche se il piccolo Marco non era nè viziato, nè pretenzioso. Fu così che decise di sistemare il pacchetto sotto l'albero rinunciando alla consueta scenetta; a mezzanotte il bimbo non si sarebbe svegliato e l'indomani si sarebbe dovuto accontentare di quel modesto dono. "L'anno prossimo tutto tornerà come prima!", si disse Todaro per consolarsi. Ma, quando si coricò, era profondamente avvilito. Quella notte trascorse lentamente; faceva molto freddo, il cielo era buio e senza stelle, sulle montagne vicine nevicava. Todaro si svegliò tardi. Saltò giù dal letto e corse in soggiorno. Ciò che vide lo sgomentò. Suo figlio era pazzo di gioia e di eccitazione; sotto l'albero vi era una quantità di doni, uno più bello  dell'altro. Il pavimento era ricoperto dalla carta colorata che era servita per allestire i pacchi; ovunque c'erano giochi, alcuni dei quali assolutamente misteriosi, quasi incantati. Marco corse ad abbracciare il padre. Todaro strinse forte a sè il figlio, chiedendosi da dove saltassero fuori tutti quei regali. Gli sembrava di vivere un sogno. Eppure era ben sveglio! Poi il bambino si allontanò di due passi e guardò il papà con una luce divertita negli occhi. "Sei il miglior padre di questo mondo!", disse. Rise e aggiunse:"Ma quando crescerai? Ti ho visto dalla finestra, sai? Che bisogno c'era di spendere tutti quei soldi per noleggiare addirittura una slitta e due renne?"

Vi ricordo il blog Caffè Letterario: questa settimana, dopo il mio post, ci sarà uno squisito scritto di Loeilouvert.

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sabato, 16 dicembre 2006
Postato da anneheche

Stefano De Gregorio guidava per le vie del centro, in preda a una profonda insoddisfazione. Aveva scritto un libro, strappando le ore al sonno, rubando ogni attimo possibile alla giornata, finendo per perdere Silvia, che si era stancata dei suoi continui sbalzi d'umore e del suo atteggiamento distratto e lontano, come perso in altri mondi. Aveva scritto un libro bellissimo, e lo sapeva: in quel romanzo era riuscito a riversare le sue più profonde emozioni, aveva dato vita a personaggi che sembravano vivere sulla carta, tanto erano credibili e ben caratterizzati. La sua storia aveva un senso, era avvincente e ricca di poesia. Poi lo aveva mandato a dieci case editrici e, con l'eccezione di una che non si era nemmeno degnata di rispondere, aveva ricevuto nove risposte praticamente identiche. "La ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto. Purtroppo siamo spiacenti di comunicarle che..." Stefano detestava il monotono lavoro di ufficio che gli era toccato in sorte, non amava i suoi colleghi, e aveva sognato di dedicare la sua vita alla scrittura. Ma evidentemente non stava scritto nelle stelle. Perso in quei cupi pensieri, sbagliò strada e si ritrovò a percorrere il lungolago. Era una serata gelida, sferzata dal vento del nord: nemmeno le luci e gli addobbi natalizi riuscivano a infonderle un minimo di calore. Si guardava distrattamente intorno quando notò il mendicante. Lo aveva visto molte volte su quella panchina, proprio di fronte al lago. Ora l'homeless sedeva tutto intirizzito, stringendosi nel sudicio cappotto che lo accompagnava da anni. "Poveretto!", pensò Stefano. Spinto da uno strano impulso, rallentò, parcheggiò la  macchina e si avviò in direzione del vecchio mendicante. "Vieni.", gli disse. "Stasera voglio che tu ti goda una buona cena, al caldo." Fece salire sulla Punto l'incredulo vecchio e lo condusse a casa sua. Quando entrarono nel piccolo appartamento, Stefano stappò una bottiglia di vino, e offrì un bicchiere al suo ospite. Poi apparecchiò la tavola, e preparò una cena a base di ravioli in brodo,  salmone, cestini gastronomici, prosciutto crudo e insalata russa. Il mendicante mangiò avidamente, e bevve quasi tutta la bottiglia di vino. Quando Stefano lo riaccompagnò sul lungolago e gli porse un biglietto da cento euro, il vecchio gli sorrise e gli disse:"Sei un uomo buono. Sicuramente la tua vita è bella e piena di soddisfazioni, perchè te lo meriti." Stefano alzò le spalle. Non intendeva sciupare l'atmosfera di quella serata parlando delle sue frustrazioni, del meraviglioso libro che aveva scritto e che nessuno avrebbe mai letto. Si salutarono, entrambi vagamente impacciati.

Due giorni dopo, Stefano De Gregorio andò a controllare la posta. C'era una lettera. Riconobbe immediatamente il marchio della casa editrice, l'unica che non gli aveva ancora risposto, la più importante. "Un  altro rifiuto!", pensò mentre apriva la busta. Scorse rapidamente il foglio. C'era scritto:"Siamo lieti di comunicarle..."

Quella sera, ubriaco di felicità, sbagliò strada e si ritrovò a percorrere il lungolago. Gli tornò alla mente il vecchio mendicante. Parcheggiò la Punto e si avviò in direzione della panchina. Voleva condividere con lui la sua grande gioia. Ma il mendicante non c'era.

Vi ricordo Caffè Letterario: questa settimana c'è un mio post.

PS Ragazzi/e siete un amore! Quanti voti mi state dando! Grazie :)))

Mi sembra il minimo. Vi consiglio di leggere il post  "Un dolce segreto" di questo blog: troppogenuina. Incomincia così: "Alessandra camminava tra la neve alta."

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giovedì, 14 dicembre 2006
Postato da anneheche

scarlett

Michelle indossava una gonna blu lunga sino al ginocchio, ballerine con il laccio, una camicia bianca e un maglione blu a V. Aveva le guance arrossate per il pomeriggio di sesso con il professor Leblanc. Imboccò il corridoio che conduceva alla sua stanza e vide Juliette che usciva dalla camera. La biondina era in tuta da ginnastica, appariva tutta scarmigliata e, quando scorse Michelle, assunse un'espressione spaventata. Le due ragazze si incrociarono a metà corridoio. "Cosa ci fai qui?", le domandò Michelle. Juliette per un istante non seppe rispondere, ma poi rapida un'idea si formò nella sua mente. "Volevo parlarti.", rispose in tono sommesso. "Io e te non abbiamo proprio niente da dirci!" La biondina unì le mani, come in un gesto di supplica. "Michelle, ti prego, ascoltami. Voglio tornare a essere tua amica. Non mi importa quello che mi hai fatto; nonostante tutto, ti voglio ancora bene!" L'altra fece un sorriso sprezzante. "Tu vai per la tua strada, comportati bene, e non ti accadrà più nulla. Solo, stammi alla larga!" Un'espressione di profondo sconforto si dipinse sul volto di Juliette; da attrice consumata fece apparire due lacrime negli occhi. "Come preferisci.", disse. "Ma un giorno cambierai idea. La cambierai su di me...e su quella serpe di Corinne: lei si finge tua amica, ma sparla di te appena volti l'angolo. Comunque, lo scoprirai da sola. Sappi solo che mi sei tanto cara!" Dopodichè si allontanò in fretta, ignorando lo sguardo gelido di Michelle. Scese le scale, uscì in cortile e si diresse verso lo studio di Leblanc. Ormai era calata la sera, faceva molto freddo; nel cielo apparivano le prime stelle, lontani punti luminosi che brillavano simili a piccole scintille su un grande specchio nero. Giunta davanti alla porta dello studio, Juliette bussò educatamente. "Avanti!", disse la voce dell'insegnante. La biondina entrò.

Leblanc sollevò lo sguardo dai compiti che stava correggendo. Ultimamente tutta la classe era notevolmente migliorata, e quasi tutte le ragazze avevano raggiunto la sufficienza. "Cosa c'è, Juliette?" La giovane, in piedi davanti alla scrivania, aveva un'aria timida e impaurita; si torceva nervosamente le mani. Leblanc la osservò perplesso. "Coraggio, parla!" L'uomo non capiva il motivo di quell'agitazione: Juliette era la seconda della classe. Infine la ragazza parve trovare il coraggio. "E' successa una cosa molto grave, professore. Ho riflettuto a lungo, combattuta fra il desiderio di essere onesta e la solidarietà nei confronti di una mia compagna. Ma alla fine mi sono decisa: non potevo tacere davanti a una simile ignominia." L'insegnante la scrutò in viso, completamente sconcertato da quelle strane parole. Ciò che vide fu una faccia pulita da brava ragazza, occhi limpidi che sembravano incapaci di mentire, un'espressione intelligente e franca. "Prosegui, Juliette!" la sollecitò, invitandola ad accomodarsi di fronte a lui con un cenno della mano. Juliette esitò per un attimo, poi disse:"Una ragazza è entrata qui, nel suo studio, ha usato il suo computer... e ha inviato una e-mail alla sua fidanzata."

Questa sera, verso mezzanotte, andrò a bere un drink al Caffè Letterario...però dovrò stare attenta: mi hanno detto che i camerieri hanno le mani lunghe e rubano i post ai clienti...io ho giusto un post nuovo nella borsetta. E se me lo fregano e lo pubblicano lì?

 

 

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lunedì, 11 dicembre 2006
Postato da anneheche

scarlett

Le guance di Juliette si infiammarono. Corinne, ferma sulla soglia, la stava osservando con espressione severa. La biondina ripose il reggiseno nel cassetto. "Sono venuta a riprendermi il mio diario.", disse, estraendolo dalla tasca e mostrandolo a Corinne. "Michelle non aveva il diritto di tenerlo!" Era vero, pensò Corinne, ma questo non giustificava comunque il suo comportamento: non si fruga nella roba degli altri. "Dovevi chiederglielo.", ribattè. Ancora paonazza in viso, Juliette scosse la testa. "E tu pensi che me lo avrebbe ridato? Michelle è cattiva d'animo e mi odia. E comunque ho paura di lei."Corinne riflettè su quelle parole. Forse Juliette non aveva tutti i torti. Michelle parlava sempre in modo molto duro della biondina, inoltre quel diario glielo aveva rubato e nemmeno questo era giusto. Entrò in camera, chiudendosi la porta alle spalle; per sicurezza girò la chiave nella serratura. "Potresti passare dei guai.", disse come parlando a se stessa. "Facciamo così: dirò a Michelle che sono stata io a renderti il diario." Juliette le corse incontro e l'abbracciò, stringendola forte. "Come sei buona, Corinne! E quanto ti amo, tesoro della mia vita!" Vi era una magia nell'aria, una misteriosa magia che sembrava legare le due giovani; erano molto diverse fra loro, e l'una ignorava l'antagonismo dell'altra, la seconda nutriva sentimenti di odio...eppure quella magia impalpabile funzionò ancora una volta, simile a un incantesimo sottile, appeso a qualche lontana stella di un cielo fatato. L'abbraccio si trasformò in qualcosa di differente, le bocche si cercarono e si trovarono, le lingue si allacciarono. Juliette si spogliò febbrilmente. Prima di imitarla, Corinne le baciò i capezzoli, dapprima con delicatezza estrema, poi con passione, sino a morderli, strappandole un piccolo lamento. Una volta a letto, sdraiate una sull'altra, percepirono entrambe distintamente l'odore sano e penetrante dell'eccitazione. Le lingue si mossero, accarezzando, vezzeggiando, esplorando sino in fondo. Corinne raggiunse l'orgasmo per prima, e continuò a regalare piacere alla biondina, che si contorceva sul letto incapace di rimanere ferma. Poi la ragazza bruna si rialzò e le baciò i piedi, mordicchiandole le dita, mentre con una mano le accarezzava i polpacci. Risalì il corpo di Juliette, procurandole una serie infinita di piccoli brividi, quindi giocò a lungo con il clitoride. Infine la penetrò con un dito e la condusse nuovamente all'orgasmo. Fuori dei vetri della finestra il tramonto incendiava il cielo in una fantasmagoria di stupendi colori.

Michelle uscì dallo studio del professor Leblanc, incamminandosi verso il corpo principale del collegio. Era preoccupata: avevano fatto splendidamente all'amore, ma poi Daniel le era parso triste, come se un grosso peso gli gravasse sul cuore. La ragazza immaginava che avesse una fidanzata da qualche parte, e che questa fosse la ragione della sua malinconia. "Alla fine la scorderà", pensò mentre entrava nell'istituto. "E sarà solo mio!" Voleva andare in camera a lavarsi, ma prima di salire le scale, si voltò e lanciò un ultimo sguardo al cielo infiammato di quel prodigioso pomeriggio d'autunno. 

"La bambina, una cascata di boccoli d’oro su di un viso d’angelo, si avvicinò in punta di piedi alla madre."... Il resto su Caffè Letterario.

 

 
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domenica, 10 dicembre 2006
Postato da anneheche

Chi non ama i diversi non è cristiano.

 

...Quasi che l'omosessuale sia un reietto, un individuo residuale, una fonte di male per definizione, un aborto biologico da isolare. E tutt'al più da curare e redimere biologicamente...

Non è odiando l'amore diverso che si possa diffondere amore, perchè l'amore non sopporta aggettivi come non li sopporta la libertà. L'amore è uno, è un sentimento ineffabile, nasce come e dove nasce e va sempre rispettato. Così come la persona.

Eugenio Scalfari

VI RICORDO CAFFE' LETTERARIO

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venerdì, 08 dicembre 2006
Postato da anneheche

scarlett

Juliette socchiuse cautamente la porta dello studio. La stanza era in penombra e inizialment