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Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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mercoledì, 29 novembre 2006
Postato da anneheche

Generalmente le idee mi vengono in macchina ( comprese le perfidie di Juliette ). E infatti stavo proprio guidando quando ho pensato di creare un nuovo blog, un blog letterario collettivo. Su Splinder esistono molti blog di questo tipo, ma io avevo ben chiari in mente gli elementi che avrebbero differenziato Caffè Letterario. Volendo sintetizzare, sono essenzialmente due: lo spessore degli autori ( senza nulla togliere agli altri siti ) e la pianificazione dei post. Uno alla settimana. Un post da leggere con calma, meditare, magari rileggere, commentare. Forse, in futuro, la frequenza potrebbe aumentare: ma con un limite massimo di due. Stabilite queste coordinate, ho scelto il "taglio" del blog, e su questa base ho invitato gli autori ( che ringrazio caldamente per aver aderito al mio progetto ). Non ho contattato blogger che stimo, leggo e commento regolarmente, ma che scrivono cose differenti da quelle che appariranno su Caffè Letterario: romanzi, storie dell'orrore, fantasy, racconti a puntate, poesie. Difatti Sandra non è stata scelta, visto che sul suo blog sta postando Buffy, che è proprio un romanzo horror. Dato che mi considero una scrittrice di evasione, mi ero ritagliata un ruolo di direttrice artistica e di organizzatrice: già mi vedevo seduta su una poltrona di pelle umana, con alti stivali neri e un frustino in mano. L'immagine mi piaceva, ma a quanto pare, invece, posterò anch'io; vorrà dire che la considererò  una sfida a me stessa. Per il nome del blog mi sono ispirata a Pietro Verri. Verri era l'amante di Giulia Beccaria, e probabilmente il padre naturale di Alessandro Manzoni. Eglì fondò un circolo letterario, aperto a poeti e scrittori influenzati dalle idee dell'illuminismo francese. Si ritrovavano per chiacchierare e per leggersi l'un l'altro brani delle opere a cui stavano lavorando. Un'esperienza simile l'ha vissuta Tolkien, l'autore del "Signore degli Anelli"; correvano i primi anni cinquanta ed eravamo in Inghilterra: quindi nel suo caso il ritrovo era logicamente un appartato pub. Lo spirito di Caffè Letterario è questo: un luogo tranquillo, discreto; un "bistrot" dove trascorrere momenti piacevoli, leggendo scritti di alto livello ( fatta eccezione per i miei, naturalmente ). Credo di aver detto tutto: il primo post sarà editato il primo dicembre. I nomi degli autori? Li troverete su CAFFE' LETTERARIO. Posso solo anticipare che fra essi vi è il vincitore del premio per il miglior blog letterario 2006, Briciolanellatte, un nome che è ormai mitico su Splinder. E gli altri non sono da meno. Penso che sarà un bel blog. Mi gioco la chioma. E non farò la fine di Juliette...

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domenica, 26 novembre 2006
Postato da anneheche

bacioIn quegli attimi Juliette non pensava più ai suoi propositi di vendetta. Non riusciva a pensare. Corinne la stava facendo letteralmente impazzire. La biondina aveva smesso di ricambiare, non era in grado di farlo; con gli occhi chiusi viveva sensazioni talmente intense da diventare quasi intollerabili. Sentiva l'odore giovane e sano di Corinne, avvertiva il movimento della lingua dentro di lei, percepiva le carezze che contemporaneamente riceveva il suo clitoride. Non aveva mai provato nulla di simile in vita sua; il suo corpo era attraversato da una successione di orgasmi, uno più squassante dell'altro. Se avesse cercato un termine per descrivere ciò che le stava accadendo, avrebbe  certamente usato la parola "devastante", perchè realmente si sentiva devastata, investita da un uragano di emozioni, travolta da un mare di sensazioni. A un tratto, senza rendersene neppure conto, incominciò a piangere: quello che Corinne le stava facendo aveva superato la sua soglia di sopportazione; era talmente bello da traformarsi in una sorta di supplizio. Alla fine, si rilasciò esausta e appagata. Non aveva nemmeno le forze per muoversi; mentre la brunetta la coccolava teneramente, viaggiava in un mondo vagamente onirico, dove i pensieri si muovevano con torbida lentezza. Il suo respiro era affannoso; si sentiva spossata. Corinne adesso si era messa al suo fianco, le accarezzava il viso, con una mano stringeva la sua. Sarebbe potuto nascere un grande amore; un amore fatto di sesso ma anche di poesia, una passione unica, assoluta. Aveva scoperto che fare all'amore con una donna era qualcosa di estremamente diverso, di più completo, di più profondo. Di più dolce. Juliette avrebbe potuto innamorarsi di Corinne, e vivere momenti meravigliosi, sperimentare inedite complicità. Sarebbe stato stupendo. Ma non era ciò che voleva. Lentamente, recuperò le forze, riprese a pensare, tornò vigile e attenta. Sorrise in maniera irresistibile alla sua amante, e mentre le sussurrava che l'amava, aveva una sola idea nella mente. Le avrebbe distrutte entrambe. Michelle e Corinne.

Vi ricordo su sandraoale.splinder.com IL TEST DI SANDRA. Venite a giocare!

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venerdì, 24 novembre 2006
Postato da anneheche

anne heche pollJuliette era davanti allo specchio. Finalmente la direttrice del collegio le aveva dato il permesso di mettere la parrucca che l'autista di suo padre aveva portato appositamente da Parigi. Ora era un'altra cosa! Soddisfatta di sè, si tolse la maglietta per esaminare i suoi seni. Storse il naso: erano belli, ma ancora troppo piccoli. Con un lieve senso di rimpianto pensò che non sarebbero mai cresciuti abbastanza; si consolava con le gambe snelle e slanciate, le caviglie sottili e il ventre perfettamente piatto. Bussarono alla porta. Juliette si coprì i seni con le mani, prima di dire "avanti"; sapeva già chi stava venendo a parlarle. Corinne entrò nella camera. Aveva l'espressione afflitta, come se portasse un grande peso dentro al cuore. Ma quando guardò Juliette sorrise. "Come stai bene!", esclamò. "Sei bellissima!" La biondina fece un cenno noncurante con la mano, poi le rivolse uno sguardo interrogativo. Corinne parve confondersi all'improvviso. Juliette la osservò in silenzio; immaginava cosa era venuta a dirle, tuttavia godeva del suo imbarazzo. La brunetta si schiarì la voce. "Ho ripensato al tuo discorso. Ho riflettuto a lungo e devo ammettere che hai ragione. Hai sbagliato, ma hai già pagato in abbondanza... io non voglio vederti soffrire ancora. Sono venuta a offrirti la mia amicizia." D'un tratto Juliette incominciò a piangere. Fra le lacrime disse:"Corinne tu sei la persona più buona del mondo! Sei straordinaria...oh, ti prego, perdonami!" Lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, quindi le protese verso la brunetta. Le due ragazze si abbracciarono e Corinne la strinse forte, mentre Juliette continuava a piangere. "Quanto ti amo!", sussurrò la biondina. Corinne non avrebbe voluto, aveva un appuntamento con Jasmine quel pomeriggio; inoltre, benchè la sua offerta di amicizia fosse assolutamente sincera, non aveva comunque dimenticato ciò che la biondina aveva fatto a Nathalie, e diffidava ancora un poco di lei. Ma il corpo di Juliette era così bello, sottile; emanava un profumo fresco e pulito, simile a una giornata di primavera; il viso solcato dalle lacrime era tanto grazioso e affascinante... Non seppe resistere e cercò la sua bocca. Fu un bacio dolce e inebriante. Poi le toccò i capezzoli, sentendoli diventare turgidi al contatto delle sue dita. Si chinò e li lambì con la lingua, iniziò a succhiarli, mentre Juliette rovesciava la testa all'indietro e gemeva. Corinne non avrebbe mai saputo ricostruire con precisione ciò che in seguito avvenne, la dinamica esatta di quegli avvenimenti; tutto si svolse come in un sogno. Le due giovani si ritrovarono nude nel letto, dapprima sdraiate una sull'altra, in una successione infinita di baci; quindi stese all'incontrario. Corinne entrò con la lingua dentro il corpo di Juliette, e si sentì immensamente felice quando la ragazza bionda incominciò a godere.

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martedì, 21 novembre 2006
Postato da anneheche

scarlettCorinne scosse la testa, incredula. "Stai scherzando?" Juliette le rivolse un sorriso triste. "Assolutamente no!", rispose. "Ma non pretendo che tu mi creda, non lo spero nemmeno. Lasciami dire questo, però: io ho commesso delle cattiverie, ne sono perfettamente consapevole; ma guardami! Non pensi che forse sia stata punita in modo troppo crudele? E poi voglio dirti un'altra cosa. La tua amica Michelle... ricordi quella sera in camera quando ti  sorprendemmo mentre ti stavi toccando?" Corinne non l'avrebbe mai dimenticata: era stata l'esperienza più umiliante della sua vita. "Io mi limitai a prenderti in giro, ma chi ti spinse per terra e scaraventò il tuo materasso sul pavimento? L'adorabile Michelle! Ti ha mai chiesto scusa?" Corinne cercò di ricostruire i particolari di quell'episodio, ma le immagini che le vennero in mente erano confuse e nebulose; rammentava soltanto l'angoscia che aveva provato, la voglia di piangere...forse Juliette che la insultava; tuttavia era possibile che fosse stata Michelle, anche se non avrebbe potuto giurarlo. Juliette si passò una mano sul capo alla ricerca di capelli immaginari, quindi proseguì:"Non mi perdonerai mai, lo so. Eppure potrei spiegarti i motivi che mi hanno spinta a fare certe cose. Ma non importa: è la mia condanna senza appello! Ti amerò in silenzio, da lontano." E prima che Corinne potesse ribattere, Juliette corse via. La brunetta sentì che singhiozzava. Provò una grande pena per lei. In fondo non aveva tutti i torti: era stata castigata in maniera tremenda da Michelle, ma la stessa Michelle non era esente da colpe. Si sentì confusa e vagamente infelice; Juliette le era sembrata sincera, aveva ammesso francamente di avere sbagliato, e adesso stava soffrendo; forse l'amava davvero. E lei, Corinne, non aveva mosso un dito per evitare che le tagliassero i capelli. Sono una ragazza cattiva, si disse. Sono arida ed egoista. Juliette si è comportata male, è fuori questione, ma non è giusto che debba continuare a soffrire. Poi, inaspettato, un ricordo balenò nella sua mente. Rivide la scena. Come in sogno.

Corinne spinse delicatamente la biondina sino a farle assumere una posizione supina, quindi si inginocchiò sopra di lei e la penetrò con un dito. Erano le stesse cose che Nathalie aveva fatto a lei, e di cui conservava un ricordo intatto. Ripetendo i movimenti della figlia del fattore,  quasi l'avesse davanti agli occhi in una visione parallela, incominciò a dare piacere a Juliette. La ragazza bionda gemeva, divaricando e chiudendo le gambe come seguisse il tempo di una musica che lei sola era in grado di sentire. Senza arrestare la sua azione, Corinne si sdraiò su di lei e cercò nuovamente la sua bocca. Le mani di Juliette le percorsero la schiena; il corpo della biondina era scosso da continui tremiti, la giovane aveva chiuso gli occhi e gemeva sempre più forte. Benchè non fosse vergine, pensava Corinne, non aveva mai sperimentato le mani di una donna. Abbandonò le sue labbra per raggiungere i seni, succhiò un capezzolo, mentre il dito continuava a muoversi dentro di lei. A un tratto Juliette gridò. "Godo! Godo! Quanto ti amo!" Corinne si sentì felice per la prima volta da quel tragico giorno in cui suo padre l'aveva scoperta con Nathalie.

Ma quel ricordo non la eccitò minimamente. Senza quasi rendersene conto, Corinne incominciò a piangere. 

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sabato, 18 novembre 2006
Postato da anneheche

Vorrei ringraziare pubblicamente Arwen ( arwen06.splinder.com ) per aver postato una mia poesia nel suo blog. Grazie, cara amica! Mi hai veramente commossa.

scarlett

Distesa nel suo letto e coccolata dal buio della notte, Juliette non riusciva ad addormentarsi. Pensieri contrastanti si presentavano l'uno dopo l'altro, come balzani folletti delle tenebre: la consapevolezza che ci sarebbero voluti almeno due anni per veder ricrescere i suoi capelli a una lunghezza accettabile, il  piano che aveva ideato per colpire Michelle, il destino che avrebbe riservato a Corinne. Con un senso di rabbia si rese conto che quando pensava alla brunetta, viveva due sentimenti contrastanti: da un lato l'assoluto desiderio di vendetta, dall'altro il rimpianto per i baci e le carezze che aveva ricevuto da lei. Juliette amava gli uomini, e ne era perfettamente consapevole, tuttavia con Corinne aveva scoperto un universo nuovo ed inaspettato, che l'aveva colmata di passione. Non avrebbe mai sospettato che fare all'amore con una ragazza potesse essere così bello. Chiuse gli occhi, cercando di rivivere le emozioni che aveva provato quel giorno: quasi senza accorgersene, la sua mano scivolò sulle cosce. Iniziò ad accarezzarsi le gambe, quindi risalì sino al pube, mentre l'altra mano correva ai capezzoli turgidi. Non avrebbe voluto, ma fu più forte di lei: incominciò a masturbarsi, immaginando che fosse Corinne a donarle il piacere. Raggiunse rapidamente l'orgasmo, e nell'intensità di quegli attimi balenò in lei la consapevolezza di ciò che avrebbe fatto. Due ragazze, due vendette differenti: e quella riservata alla brunetta sarebbe servita anche a farla godere di nuovo. Si addormentò soddisfatta.

Corinne stava passeggiando nel parco. Faceva molto freddo, e la giovane si strinse nel giaccone invernale. Quando vide Juliette, si irrigidì. In un certo senso quella ragazza le faceva pena, tuttavia non poteva dimenticare il male che le aveva fatto, l'orribile messinscena studiata appositamente per ferire Nathalie. Juliette si fermò a qualche passo da lei, esitante. Dopo un momento di silenzio, le rivolse la parola con una voce flebile e contrita. "Corinne, posso chiederti cinque minuti? Solo cinque, ti prego. Vorrei dirti delle cose." La brunetta le rivolse uno sguardo freddo, ma non se la sentiva di negarle un breve colloquio. Annuì con un cenno del capo. Juliette era pallida in viso, visibilmente a disagio; si torceva nervosamente le mani, cambiava continuamente la gamba d'appoggio. "Allora?", la spronò Corinne. "Cosa volevi dirmi?" Juliette le rivolse uno sguardo triste. "So che non mi perdonerai mai.", esordì. "Ed è giusto così: io non merito di essere perdonata. Sono stata troppo cattiva! Eppure..." Si interruppe e parve sul punto di scoppiare in lacrime. "Eppure?", la incalzò Corinne. "Non mi crederai.", rispose Juliette. "Non mi crederai mai. Mi rendo conto che detto da me suona inverosimile, però..." Ci fu un'altra lunga pausa. Corinne la fissava in silenzio, chiedendosi dove volesse andare a parare. Juliette trasse un profondo respiro. "Io ti amo veramente!", sussurrò.

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giovedì, 16 novembre 2006
Postato da anneheche

 Lo scopo del post  precedente era principalmente quello di fare un breve riassunto della storia, e di far conoscere meglio i protagonisti, per tutti i nuovi lettori. Poi c'è stato anche un simpatico referendum ( grazie per aver partecipato ) che ha visto trionfare "la aitante, seducente ed atletica" ( definizione di Fhenice ) Jasmine. Ecco comunque la classifica finale: 1 Jasmine 2 Michelle 3 Juliette 4 Leblanc 5 Corinne. Ed ora il nuovo episodio. Buona lettura!

scarlett

Era stanca di piangere. Era stanca di specchiarsi ogni mattina e di vedere il suo cranio rasato. Era stanca di essere tormentata dalle sue compagne di stanza. Alla fine, riuscì a reagire; lentamente il suo naturale magnetismo riaffiorò. Ottenne di venire trattata con maggior rispetto dalle due ragazze che condividevano la camera con lei. Il passo successivo fu semplice: le soggiogò psicologicamente, rendendole sue succubi. In mente aveva una sola idea, e quell'idea si irrobustiva sempre più con il passare del tempo. Juliette detestava Corinne, ma odiava con tutta se stessa Michelle. Non avrebbe mai scordato quel terribile giorno: quando l'avevano trascinata nella stanza di Sandrine, quando l'avevano immobilizzata, quando la sua ex amica le aveva tagliato i capelli. Desiderava la vendetta più di ogni altra cosa al mondo, e in pura linea teorica ora l'aveva a portata di mano: avrebbe potuto denunciare Michelle, raccontando la scena di sesso cui aveva assistito dalla porta dello studio del professor Leblanc. Ma cosa avrebbe ottenuto? Michelle sarebbe stata espulsa dal collegio, e Daniel Leblanc licenziato. Sarebbe stata una ben magra soddisfazione. Voleva di più. Molto di più. Voleva la rovina di quella ragazza, e in sottordine quella di Corinne. Desiderava un trionfo totale, definitivo. E un piano incominciava a delinearsi nella sua mente. Nascosta dietro a una colonna, vide l'insegnante di matematica che passeggiava nel parco con la sua nemica. Fingevano di parlare di numeri, di equazioni o di teoremi; in realtà sapeva che flirtavano senza ritegno. Fu colta da un'ondata di gelosia: Leblanc piaceva anche a lei. Se avesse avuto ancora i suoi meravigliosi capelli biondi, avrebbe tentato di sedurlo; ora non era in grado di farlo, ma domani chissà... In ogni caso, adesso aveva altro cui pensare. Entrò nello studio del professore. Sapeva già che, quando era assente, non chiudeva mai la porta a chiave. Com'erano ingenui gli uomini! Entrata nel locale, si guardò attorno. Dopo un momento di esitazione si diresse verso il computer. Lo accese. Le venne richiesta la password. Si mise a riflettere; doveva esserci un modo per scoprirla: forse si trattava di una formula matematica, oppure Leblanc era così sprovveduto da aver deciso di utilizzare il suo nome. Ma le sembrava un'ipotesi improbabile.Aprì i cassetti della scrivania, passandoli man mano in rassegna. A un tratto notò alcune buste ingiallite che contenevano delle lettere; infilata in un foglio c'era una foto che raffigurava una giovane donna dall'aspetto sbiadito. Sorrideva all'obiettivo in una maniera che le parve quasi patetica. Girò la fotografia. Lesse: "Tua per sempre! Domenique." Tornò al pc. Digitò quel nome. Immediatamente sullo schermo comparvero le icone. Juliette sorrise, mentre cliccava su Outlook Express.

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martedì, 14 novembre 2006
Postato da anneheche

kateCORINNE è una ricca fanciulla di Strasburgo. Durante le vacanze estive, nella grande tenuta provenzale della famiglia, conosce Nathalie, la figlia del fattore. Le due ragazze dapprima fanno amicizia, poi scoprono l'amore. Ma un triste giorno il padre di Corinne le sorprende: manda sua figlia in un severo collegio, e licenzia il fattore. Nel rigido istituto, la bruna Corinne deve sopportare le continue angherie di Juliette, bionda "reginetta" della scuola. Un giorno, però, si ribella. (Corinne aveva i capelli neri, lucidi come pietra bagnata; occhi grigi che potevano incredibilmente sfumare nell'azzurro cupo; e un viso affilato che non sarebbe stato esatto definire bello, specie per la perenne smorfia imbronciata che assumeva la sua bocca, peraltro troppo piccola. Tuttavia non era lontana dalla soglia della bellezza, e in taluni casi l'aveva senza dubbio varcata )

Corinne e Juliette: la resa dei contiJULIETTE dopo uno scontro fisico con Corinne, nel quale riporta nettamente la peggio, decide di vendicarsi. Fingendosi umile e sottomessa, seduce la brunetta ( scoprendo le gioie dell'amore saffico ). Il suo perfido piano ha due precisi obiettivi, e il primo viene raggiunto quando fa in modo che Nathalie, la figlia dell'ex fattore, assista incredula e disperata a un appassionato bacio fra lei e Corinne. Ma Juliette commette un errore, annotando le sue intenzioni su un diario. Sarà punita da Michelle che le taglia i capelli a zero. (Corinne era animata da una furia cieca. Prese il sopravvento e inchiodò l'avversaria al pavimento. La biondina le tirò i capelli, ma Corinne le afferrò le mani e le costrinse al suolo, si sistemò a cavalcioni su di lei e le immobilizzò le braccia con le ginocchia. Juliette non poteva più muoversi. In preda al panico, gridò: "Michelle, Sandrine, toglietemela di dosso!" Le due ragazze non si mossero. )

lJASMINE è la splendida insegnante di ginnastica del collegio. Seduce Corinne e intraprende una relazione amorosa con lei. ( E poi la lingua dell'insegnante che lambiva i piccoli seni candidi, che succhiava i capezzoli rosei, che si soffermava maliziosamente nelle orecchie della ragazza. I gemiti di Corinne; l'espressione estatica del suo viso, che la carenza di luce trasformava in un volto stupendo, simile a quello di una dea dell'antichità. )

voglio anchMICHELLE, ex braccio destro di Juliette, è passata dalla parte di Corinne. Si innamora di Leblanc, il nuovo supplente di matematica, fidanzato con la tenera Domenique, e scopre con lui la grande passione. (Si muoveva dentro di lei, le unghie della ragazza conficcate nella sua schiena, le gambe sollevate per accoglierlo pienamente. Quando raggiunsero insieme l'orgasmo, la giovane si inarcò, chiudendo gli occhi con il volto stravolto. Lui la guardò incantato. Era bellissima. )

Per leggere tutta la storia di fila, è sufficiente cliccare sulla categoria ( Le Mie Parole ) "Corinne".

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domenica, 12 novembre 2006
Postato da anneheche

voglio anchNon sapeva se fosse amore. Forse era qualcosa di diverso. Forse era qualcosa  di più. Le dolci serate con Domenique, le carezze tenere e gli sguardi languidi, le mani che si sfioravano, le passeggiate domenicali, le letture condivise: all'improvviso tutto questo gli sembrava unicamente una sbiadita routine fatta di affetto, stima reciproca, abitudini consolidate, un  vago senso di poesia: con Michelle era differente. Lei gli era entrata nel sangue; al mattino si svegliava con la sola idea di vederla, entrava in classe e cercava immediatamente il suo sguardo, si dedicava coscienziosamente al suo compito di insegnante, spiegava la recondita magia dei numeri, vedeva aumentare il profitto delle ragazze; ma in una parte della sua mente c'era spazio soltanto per lei. E poi arrivava il pomeriggio. A differenza di Juliette e di Corinne, non vi era nulla di efebico nel corpo di Michelle: i seni, già sviluppati, erano grandi e pieni; le gambe sode, slanciate e forti; l'espressione che accompagnava l'orgasmo era priva dello stupore della scoperta: risultava quella di una donna perfettamente capace di condurre alla gioia il suo uomo, e consapevole di pretendere altrettanta gioia. Michelle non voleva regali piovuti dal cielo, esigeva sapendo che le era dovuto. Leblanc era riuscito a procurarsi un vecchio divano che aveva sistemato accanto alla parete. Quando Michelle entrava nel suo studio non era tempo di parole: i due amanti si spogliavano quasi con frenesia, si abbracciavano e si esploravano, e ogni giorno c'era una scoperta nuova, ogni amplesso superava quello precedente, sembrava che non esistessero limiti  che non fossero in grado di superare. Quel pomeriggio fu indimenticabile. Daniel riuscì a possederla per un tempo infinito, mentre sotto di lui Michelle impazziva di piacere. Si muoveva dentro di lei, le unghie della ragazza conficcate nella sua schiena, le gambe sollevate per accoglierlo pienamente. Quando raggiunsero insieme l'orgasmo, la giovane si inarcò, chiudendo gli occhi con il volto stravolto. Lui la guardò incantato. Era bellissima. Leblanc non si avvide che la porta dello studio si apriva lentamente; per una malaugurata sbadataggine si era scordato di chiuderla a chiave.Una ragazza si affacciò e li osservò per alcuni istanti, quindi richiuse silenziosamente l'uscio. Corinne era acqua passata. La nemica mortale di questa ragazza si chiamava Michelle.

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giovedì, 09 novembre 2006
Postato da anneheche

voglio anch

Quella notte Daniel Leblanc si rigirò a lungo nel letto, incapace di prendere sonno. Una domanda assillava l'insegnante: come è possibile che anche l'uomo più intelligente, colto e sensibile si avvii lungo la strada del degrado morale e della perdita della propria integrità, unicamente a causa di un paio di cosce femminili? Naturalmente, quella era una visione limitata e parziale, che in fondo gli faceva torto; c'era dell'altro: quando aveva visto Michelle per la prima volta davanti alla cattedra, quando aveva ascoltato la sua parlata cantilenante, tipica del sud della Francia, quando la ragazza era entrata nel suo studio con un banale pretesto, quando gli si era avvicinata per guardare lo sviluppo dell'equazione che lui stava tracciando su un foglio di carta, quando aveva percepito il profumo di lei, così fresco e invitante: quella successione di momenti avevano determinato ineluttabilmente la sua caduta. Nella penombra dello studio aveva scordato la dolce Domenique, che trepidante lo aspettava a Parigi; aveva ignorato la voce della ragione; aveva smarrito il rispetto di se stesso. Ora nella mente riviveva immagini confuse, simili a quelle di un sogno bizzarro e incantato; ma purtroppo non di un sogno si trattava , non di un gioco perverso della mente, non di una fantasia privata e irrealizzabile.

Non sapeva come fosse successo. Ricordava solo il primo bacio, lieve, soltanto di labbra; la studiata ritrosia della giovane; il secondo contatto fra le loro bocche, le lingue che si esploravano, si intrecciavano; la visione di quelle gambe superbe, inguainate nella calze nere; il contatto della sua mano esitante con le toniche cosce di Michelle. E poi il corpo nudo della ragazza, l'erezione prepotente e immediata, l'arroganza del suo membro, diventato ad un tratto padrone del suo cervello. Le carezze sempre più urgenti ai seni, la lingua sui capezzoli, la mano di lei che gli sfiorava il torace, il ventre, infine il pene. Michelle distesa a gambe larghe sulla scrivania, la penetrazione, la possessione. Un turbine di emozioni che lo avevano investito con la forza di un uragano. I gemiti di lei, i suoi ansiti, l'amplesso divorato quasi con furia, il sublime momento dell'orgasmo. L'abbandono sul corpo di lei. La gioia che scaturiva dagli occhi della giovane. Un senso di beatitudine che lo sommergeva, facendogli dimenticare ogni altra cosa.

Disteso sul suo letto, in preda a mille sensi di colpa, Daniel Leblanc era disperato.Sapeva che quello che era accaduto rappresentava solo un primo passo. La china della perdizione lo attendeva. Perchè era pazzo di Michelle.

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mercoledì, 08 novembre 2006
Postato da anneheche

voglio anch"Preferisco chiamarvi per nome.", disse il professor Leblanc sollevando gli occhi dal registro. "Juliette e Michelle, venite." Le due ragazze si alzarono e si avvicinarono alla cattedra. Benchè Daniel Leblanc si sforzasse di ignorare il cranio rasato di Juliette, Michelle notò l'espressione perplessa dell'insegnante. "Aveva dei capelli stupendi, professore: biondi, morbidi, lunghi sino alle spalle. Nessuno ha mai capito perchè ha deciso di tagliarseli. In questo modo, poi!" Si udirono vari risolini; Juliette diventò paonazza. Leblanc si rese conto del suo imbarazzo, guardò nuovamente il registro e disse:"Hai dei buoni voti, Juliette. Torna pure al posto." Quindi si rivolse a Michelle. "Invece mi pare di capire che la matematica non è precisamente il tuo pane." La ragazza sorrise. "Preferisco un altro genere di baguette, professore." Altre risate risuonarono nell'aula. Persino Corinne fece una smorfia divertita. "Vai alla lavagna, Michelle. Stai tranquilla: questa non è un'interrogazione, cercheremo di incominciare a scoprire la magia della materia che insegno."

Quel pomeriggio, circa alle tre, Daniel Leblanc sentì bussare alla porta del suo studio. "Avanti!", disse. Entrò Michelle. Indossava una gonna nera e una camicetta bianca. La gonna era sicuramente più corta di quanto  fosse consentito nel collegio; l'insegnante si chiese come aveva fatto a passare inosservata. La camicetta era sbottonata. In testa la ragazza portava un vezzoso cappello nero. A Leblanc risultava che non fossero consentiti i cappelli. Ma non erano cose che lo riguardavano. Piuttosto, i suoi occhi corsero alle gambe della giovane: suo malgrado, si ritrovò a fissarle. Sulla bocca di Michelle comparve un sorriso malizioso. "Mi scusi, professore.", disse con un tono di voce dolce e sommesso. "Mi potrebbe dedicare cinque minuti di tempo per spiegarmi una cosa che non ho capito?" Leblanc ricambiò il sorriso. "Certamente!", rispose. "Accomodati." Michelle si sedette di fronte alla scrivania, accavallando le gambe e scoprendo le cosce.

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