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Generalmente le idee mi vengono in macchina ( comprese le perfidie di Juliette ). E infatti stavo proprio guidando quando ho pensato di creare un nuovo blog, un blog letterario collettivo. Su Splinder esistono molti blog di questo tipo, ma io avevo ben chiari in mente gli elementi che avrebbero differenziato Caffè Letterario. Volendo sintetizzare, sono essenzialmente due: lo spessore degli autori ( senza nulla togliere agli altri siti ) e la pianificazione dei post. Uno alla settimana. Un post da leggere con calma, meditare, magari rileggere, commentare. Forse, in futuro, la frequenza potrebbe aumentare: ma con un limite massimo di due. Stabilite queste coordinate, ho scelto il "taglio" del blog, e su questa base ho invitato gli autori ( che ringrazio caldamente per aver aderito al mio progetto ). Non ho contattato blogger che stimo, leggo e commento regolarmente, ma che scrivono cose differenti da quelle che appariranno su Caffè Letterario: romanzi, storie dell'orrore, fantasy, racconti a puntate, poesie. Difatti Sandra non è stata scelta, visto che sul suo blog sta postando Buffy, che è proprio un romanzo horror. Dato che mi considero una scrittrice di evasione, mi ero ritagliata un ruolo di direttrice artistica e di organizzatrice: già mi vedevo seduta su una poltrona di pelle umana, con alti stivali neri e un frustino in mano. L'immagine mi piaceva, ma a quanto pare, invece, posterò anch'io; vorrà dire che la considererò una sfida a me stessa. Per il nome del blog mi sono ispirata a Pietro Verri. Verri era l'amante di Giulia Beccaria, e probabilmente il padre naturale di Alessandro Manzoni. Eglì fondò un circolo letterario, aperto a poeti e scrittori influenzati dalle idee dell'illuminismo francese. Si ritrovavano per chiacchierare e per leggersi l'un l'altro brani delle opere a cui stavano lavorando. Un'esperienza simile l'ha vissuta Tolkien, l'autore del "Signore degli Anelli"; correvano i primi anni cinquanta ed eravamo in Inghilterra: quindi nel suo caso il ritrovo era logicamente un appartato pub. Lo spirito di Caffè Letterario è questo: un luogo tranquillo, discreto; un "bistrot" dove trascorrere momenti piacevoli, leggendo scritti di alto livello ( fatta eccezione per i miei, naturalmente ). Credo di aver detto tutto: il primo post sarà editato il primo dicembre. I nomi degli autori? Li troverete su CAFFE' LETTERARIO. Posso solo anticipare che fra essi vi è il vincitore del premio per il miglior blog letterario 2006, Briciolanellatte, un nome che è ormai mitico su Splinder. E gli altri non sono da meno. Penso che sarà un bel blog. Mi gioco la chioma. E non farò la fine di Juliette...
In quegli attimi Juliette non pensava più ai suoi propositi di vendetta. Non riusciva a pensare. Corinne la stava facendo letteralmente impazzire. La biondina aveva smesso di ricambiare, non era in grado di farlo; con gli occhi chiusi viveva sensazioni talmente intense da diventare quasi intollerabili. Sentiva l'odore giovane e sano di Corinne, avvertiva il movimento della lingua dentro di lei, percepiva le carezze che contemporaneamente riceveva il suo clitoride. Non aveva mai provato nulla di simile in vita sua; il suo corpo era attraversato da una successione di orgasmi, uno più squassante dell'altro. Se avesse cercato un termine per descrivere ciò che le stava accadendo, avrebbe certamente usato la parola "devastante", perchè realmente si sentiva devastata, investita da un uragano di emozioni, travolta da un mare di sensazioni. A un tratto, senza rendersene neppure conto, incominciò a piangere: quello che Corinne le stava facendo aveva superato la sua soglia di sopportazione; era talmente bello da traformarsi in una sorta di supplizio. Alla fine, si rilasciò esausta e appagata. Non aveva nemmeno le forze per muoversi; mentre la brunetta la coccolava teneramente, viaggiava in un mondo vagamente onirico, dove i pensieri si muovevano con torbida lentezza. Il suo respiro era affannoso; si sentiva spossata. Corinne adesso si era messa al suo fianco, le accarezzava il viso, con una mano stringeva la sua. Sarebbe potuto nascere un grande amore; un amore fatto di sesso ma anche di poesia, una passione unica, assoluta. Aveva scoperto che fare all'amore con una donna era qualcosa di estremamente diverso, di più completo, di più profondo. Di più dolce. Juliette avrebbe potuto innamorarsi di Corinne, e vivere momenti meravigliosi, sperimentare inedite complicità. Sarebbe stato stupendo. Ma non era ciò che voleva. Lentamente, recuperò le forze, riprese a pensare, tornò vigile e attenta. Sorrise in maniera irresistibile alla sua amante, e mentre le sussurrava che l'amava, aveva una sola idea nella mente. Le avrebbe distrutte entrambe. Michelle e Corinne.
Vi ricordo su sandraoale.splinder.com IL TEST DI SANDRA. Venite a giocare!
Juliette era davanti allo specchio. Finalmente la direttrice del collegio le aveva dato il permesso di mettere la parrucca che l'autista di suo padre aveva portato appositamente da Parigi. Ora era un'altra cosa! Soddisfatta di sè, si tolse la maglietta per esaminare i suoi seni. Storse il naso: erano belli, ma ancora troppo piccoli. Con un lieve senso di rimpianto pensò che non sarebbero mai cresciuti abbastanza; si consolava con le gambe snelle e slanciate, le caviglie sottili e il ventre perfettamente piatto. Bussarono alla porta. Juliette si coprì i seni con le mani, prima di dire "avanti"; sapeva già chi stava venendo a parlarle. Corinne entrò nella camera. Aveva l'espressione afflitta, come se portasse un grande peso dentro al cuore. Ma quando guardò Juliette sorrise. "Come stai bene!", esclamò. "Sei bellissima!" La biondina fece un cenno noncurante con la mano, poi le rivolse uno sguardo interrogativo. Corinne parve confondersi all'improvviso. Juliette la osservò in silenzio; immaginava cosa era venuta a dirle, tuttavia godeva del suo imbarazzo. La brunetta si schiarì la voce. "Ho ripensato al tuo discorso. Ho riflettuto a lungo e devo ammettere che hai ragione. Hai sbagliato, ma hai già pagato in abbondanza... io non voglio vederti soffrire ancora. Sono venuta a offrirti la mia amicizia." D'un tratto Juliette incominciò a piangere. Fra le lacrime disse:"Corinne tu sei la persona più buona del mondo! Sei straordinaria...oh, ti prego, perdonami!" Lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, quindi le protese verso la brunetta. Le due ragazze si abbracciarono e Corinne la strinse forte, mentre Juliette continuava a piangere. "Quanto ti amo!", sussurrò la biondina. Corinne non avrebbe voluto, aveva un appuntamento con Jasmine quel pomeriggio; inoltre, benchè la sua offerta di amicizia fosse assolutamente sincera, non aveva comunque dimenticato ciò che la biondina aveva fatto a Nathalie, e diffidava ancora un poco di lei. Ma il corpo di Juliette era così bello, sottile; emanava un profumo fresco e pulito, simile a una giornata di primavera; il viso solcato dalle lacrime era tanto grazioso e affascinante... Non seppe resistere e cercò la sua bocca. Fu un bacio dolce e inebriante. Poi le toccò i capezzoli, sentendoli diventare turgidi al contatto delle sue dita. Si chinò e li lambì con la lingua, iniziò a succhiarli, mentre Juliette rovesciava la testa all'indietro e gemeva. Corinne non avrebbe mai saputo ricostruire con precisione ciò che in seguito avvenne, la dinamica esatta di quegli avvenimenti; tutto si svolse come in un sogno. Le due giovani si ritrovarono nude nel letto, dapprima sdraiate una sull'altra, in una successione infinita di baci; quindi stese all'incontrario. Corinne entrò con la lingua dentro il corpo di Juliette, e si sentì immensamente felice quando la ragazza bionda incominciò a godere.
Corinne scosse la testa, incredula. "Stai scherzando?" Juliette le rivolse un sorriso triste. "Assolutamente no!", rispose. "Ma non pretendo che tu mi creda, non lo spero nemmeno. Lasciami dire questo, però: io ho commesso delle cattiverie, ne sono perfettamente consapevole; ma guardami! Non pensi che forse sia stata punita in modo troppo crudele? E poi voglio dirti un'altra cosa. La tua amica Michelle... ricordi quella sera in camera quando ti sorprendemmo mentre ti stavi toccando?" Corinne non l'avrebbe mai dimenticata: era stata l'esperienza più umiliante della sua vita. "Io mi limitai a prenderti in giro, ma chi ti spinse per terra e scaraventò il tuo materasso sul pavimento? L'adorabile Michelle! Ti ha mai chiesto scusa?" Corinne cercò di ricostruire i particolari di quell'episodio, ma le immagini che le vennero in mente erano confuse e nebulose; rammentava soltanto l'angoscia che aveva provato, la voglia di piangere...forse Juliette che la insultava; tuttavia era possibile che fosse stata Michelle, anche se non avrebbe potuto giurarlo. Juliette si passò una mano sul capo alla ricerca di capelli immaginari, quindi proseguì:"Non mi perdonerai mai, lo so. Eppure potrei spiegarti i motivi che mi hanno spinta a fare certe cose. Ma non importa: è la mia condanna senza appello! Ti amerò in silenzio, da lontano." E prima che Corinne potesse ribattere, Juliette corse via. La brunetta sentì che singhiozzava. Provò una grande pena per lei. In fondo non aveva tutti i torti: era stata castigata in maniera tremenda da Michelle, ma la stessa Michelle non era esente da colpe. Si sentì confusa e vagamente infelice; Juliette le era sembrata sincera, aveva ammesso francamente di avere sbagliato, e adesso stava soffrendo; forse l'amava davvero. E lei, Corinne, non aveva mosso un dito per evitare che le tagliassero i capelli. Sono una ragazza cattiva, si disse. Sono arida ed egoista. Juliette si è comportata male, è fuori questione, ma non è giusto che debba continuare a soffrire. Poi, inaspettato, un ricordo balenò nella sua mente. Rivide la scena. Come in sogno.
Corinne spinse delicatamente la biondina sino a farle assumere una posizione supina, quindi si inginocchiò sopra di lei e la penetrò con un dito. Erano le stesse cose che Nathalie aveva fatto a lei, e di cui conservava un ricordo intatto. Ripetendo i movimenti della figlia del fattore, quasi l'avesse davanti agli occhi in una visione parallela, incominciò a dare piacere a Juliette. La ragazza bionda gemeva, divaricando e chiudendo le gambe come seguisse il tempo di una musica che lei sola era in grado di sentire. Senza arrestare la sua azione, Corinne si sdraiò su di lei e cercò nuovamente la sua bocca. Le mani di Juliette le percorsero la schiena; il corpo della biondina era scosso da continui tremiti, la giovane aveva chiuso gli occhi e gemeva sempre più forte. Benchè non fosse vergine, pensava Corinne, non aveva mai sperimentato le mani di una donna. Abbandonò le sue labbra per raggiungere i seni, succhiò un capezzolo, mentre il dito continuava a muoversi dentro di lei. A un tratto Juliette gridò. "Godo! Godo! Quanto ti amo!" Corinne si sentì felice per la prima volta da quel tragico giorno in cui suo padre l'aveva scoperta con Nathalie.
Ma quel ricordo non la eccitò minimamente. Senza quasi rendersene conto, Corinne incominciò a piangere.
Vorrei ringraziare pubblicamente Arwen ( arwen06.splinder.com ) per aver postato una mia poesia nel suo blog. Grazie, cara amica! Mi hai veramente commossa.

Distesa nel suo letto e coccolata dal buio della notte, Juliette non riusciva ad addormentarsi. Pensieri contrastanti si presentavano l'uno dopo l'altro, come balzani folletti delle tenebre: la consapevolezza che ci sarebbero voluti almeno due anni per veder ricrescere i suoi capelli a una lunghezza accettabile, il piano che aveva ideato per colpire Michelle, il destino che avrebbe riservato a Corinne. Con un senso di rabbia si rese conto che quando pensava alla brunetta, viveva due sentimenti contrastanti: da un lato l'assoluto desiderio di vendetta, dall'altro il rimpianto per i baci e le carezze che aveva ricevuto da lei. Juliette amava gli uomini, e ne era perfettamente consapevole, tuttavia con Corinne aveva scoperto un universo nuovo ed inaspettato, che l'aveva colmata di passione. Non avrebbe mai sospettato che fare all'amore con una ragazza potesse essere così bello. Chiuse gli occhi, cercando di rivivere le emozioni che aveva provato quel giorno: quasi senza accorgersene, la sua mano scivolò sulle cosce. Iniziò ad accarezzarsi le gambe, quindi risalì sino al pube, mentre l'altra mano correva ai capezzoli turgidi. Non avrebbe voluto, ma fu più forte di lei: incominciò a masturbarsi, immaginando che fosse Corinne a donarle il piacere. Raggiunse rapidamente l'orgasmo, e nell'intensità di quegli attimi balenò in lei la consapevolezza di ciò che avrebbe fatto. Due ragazze, due vendette differenti: e quella riservata alla brunetta sarebbe servita anche a farla godere di nuovo. Si addormentò soddisfatta.
Corinne stava passeggiando nel parco. Faceva molto freddo, e la giovane si strinse nel giaccone invernale. Quando vide Juliette, si irrigidì. In un certo senso quella ragazza le faceva pena, tuttavia non poteva dimenticare il male che le aveva fatto, l'orribile messinscena studiata appositamente per ferire Nathalie. Juliette si fermò a qualche passo da lei, esitante. Dopo un momento di silenzio, le rivolse la parola con una voce flebile e contrita. "Corinne, posso chiederti cinque minuti? Solo cinque, ti prego. Vorrei dirti delle cose." La brunetta le rivolse uno sguardo freddo, ma non se la sentiva di negarle un breve colloquio. Annuì con un cenno del capo. Juliette era pallida in viso, visibilmente a disagio; si torceva nervosamente le mani, cambiava continuamente la gamba d'appoggio. "Allora?", la spronò Corinne. "Cosa volevi dirmi?" Juliette le rivolse uno sguardo triste. "So che non mi perdonerai mai.", esordì. "Ed è giusto così: io non merito di essere perdonata. Sono stata troppo cattiva! Eppure..." Si interruppe e parve sul punto di scoppiare in lacrime. "Eppure?", la incalzò Corinne. "Non mi crederai.", rispose Juliette. "Non mi crederai mai. Mi rendo conto che detto da me suona inverosimile, però..." Ci fu un'altra lunga pausa. Corinne la fissava in silenzio, chiedendosi dove volesse andare a parare. Juliette trasse un profondo respiro. "Io ti amo veramente!", sussurrò.
Lo scopo del post precedente era principalmente quello di fare un breve riassunto della storia, e di far conoscere meglio i protagonisti, per tutti i nuovi lettori. Poi c'è stato anche un simpatico referendum ( grazie per aver partecipato ) che ha visto trionfare "la aitante, seducente ed atletica" ( definizione di Fhenice ) Jasmine. Ecco comunque la classifica finale: 1 Jasmine 2 Michelle 3 Juliette 4 Leblanc 5 Corinne. Ed ora il nuovo episodio. Buona lettura!

Era stanca di piangere. Era stanca di specchiarsi ogni mattina e di vedere il suo cranio rasato. Era stanca di essere tormentata dalle sue compagne di stanza. Alla fine, riuscì a reagire; lentamente il suo naturale magnetismo riaffiorò. Ottenne di venire trattata con maggior rispetto dalle due ragazze che condividevano la camera con lei. Il passo successivo fu semplice: le soggiogò psicologicamente, rendendole sue succubi. In mente aveva una sola idea, e quell'idea si irrobustiva sempre più con il passare del tempo. Juliette detestava Corinne, ma odiava con tutta se stessa Michelle. Non avrebbe mai scordato quel terribile giorno: quando l'avevano trascinata nella stanza di Sandrine, quando l'avevano immobilizzata, quando la sua ex amica le aveva tagliato i capelli. Desiderava la vendetta più di ogni altra cosa al mondo, e in pura linea teorica ora l'aveva a portata di mano: avrebbe potuto denunciare Michelle, raccontando la scena di sesso cui aveva assistito dalla porta dello studio del professor Leblanc. Ma cosa avrebbe ottenuto? Michelle sarebbe stata espulsa dal collegio, e Daniel Leblanc licenziato. Sarebbe stata una ben magra soddisfazione. Voleva di più. Molto di più. Voleva la rovina di quella ragazza, e in sottordine quella di Corinne. Desiderava un trionfo totale, definitivo. E un piano incominciava a delinearsi nella sua mente. Nascosta dietro a una colonna, vide l'insegnante di matematica che passeggiava nel parco con la sua nemica. Fingevano di parlare di numeri, di equazioni o di teoremi; in realtà sapeva che flirtavano senza ritegno. Fu colta da un'ondata di gelosia: Leblanc piaceva anche a lei. Se avesse avuto ancora i suoi meravigliosi capelli biondi, avrebbe tentato di sedurlo; ora non era in grado di farlo, ma domani chissà... In ogni caso, adesso aveva altro cui pensare. Entrò nello studio del professore. Sapeva già che, quando era assente, non chiudeva mai la porta a chiave. Com'erano ingenui gli uomini! Entrata nel locale, si guardò attorno. Dopo un momento di esitazione si diresse verso il computer. Lo accese. Le venne richiesta la password. Si mise a riflettere; doveva esserci un modo per scoprirla: forse si trattava di una formula matematica, oppure Leblanc era così sprovveduto da aver deciso di utilizzare il suo nome. Ma le sembrava un'ipotesi improbabile.Aprì i cassetti della scrivania, passandoli man mano in rassegna. A un tratto notò alcune buste ingiallite che contenevano delle lettere; infilata in un foglio c'era una foto che raffigurava una giovane donna dall'aspetto sbiadito. Sorrideva all'obiettivo in una maniera che le parve quasi patetica. Girò la fotografia. Lesse: "Tua per sempre! Domenique." Tornò al pc. Digitò quel nome. Immediatamente sullo schermo comparvero le icone. Juliette sorrise, mentre cliccava su Outlook Express.
CORINNE è una ricca fanciulla di Strasburgo. Durante le vacanze estive, nella grande tenuta provenzale della famiglia, conosce Nathalie, la figlia del fattore. Le due ragazze dapprima fanno amicizia, poi scoprono l'amore. Ma un triste giorno il padre di Corinne le sorprende: manda sua figlia in un severo collegio, e licenzia il fattore. Nel rigido istituto, la bruna Corinne deve sopportare le continue angherie di Juliette, bionda "reginetta" della scuola. Un giorno, però, si ribella. (Corinne aveva i capelli neri, lucidi come pietra bagnata; occhi grigi che potevano incredibilmente sfumare nell'azzurro cupo; e un viso affilato che non sarebbe stato esatto definire bello, specie per la perenne smorfia imbronciata che assumeva la sua bocca, peraltro troppo piccola. Tuttavia non era lontana dalla soglia della bellezza, e in taluni casi l'aveva senza dubbio varcata )
JULIETTE dopo uno scontro fisico con Corinne, nel quale riporta nettamente la peggio, decide di vendicarsi. Fingendosi umile e sottomessa, seduce la brunetta ( scoprendo le gioie dell'amore saffico ). Il suo perfido piano ha due precisi obiettivi, e il primo viene raggiunto quando fa in modo che Nathalie, la figlia dell'ex fattore, assista incredula e disperata a un appassionato bacio fra lei e Corinne. Ma Juliette commette un errore, annotando le sue intenzioni su un diario. Sarà punita da Michelle che le taglia i capelli a zero. (Corinne era animata da una furia cieca. Prese il sopravvento e inchiodò l'avversaria al pavimento. La biondina le tirò i capelli, ma Corinne le afferrò le mani e le costrinse al suolo, si sistemò a cavalcioni su di lei e le immobilizzò le braccia con le ginocchia. Juliette non poteva più muoversi. In preda al panico, gridò: "Michelle, Sandrine, toglietemela di dosso!" Le due ragazze non si mossero. )
JASMINE è la splendida insegnante di ginnastica del collegio. Seduce Corinne e intraprende una relazione amorosa con lei. ( E poi la lingua dell'insegnante che lambiva i piccoli seni candidi, che succhiava i capezzoli rosei, che si soffermava maliziosamente nelle orecchie della ragazza. I gemiti di Corinne; l'espressione estatica del suo viso, che la carenza di luce trasformava in un volto stupendo, simile a quello di una dea dell'antichità. )
MICHELLE, ex braccio destro di Juliette, è passata dalla parte di Corinne. Si innamora di Leblanc, il nuovo supplente di matematica, fidanzato con la tenera Domenique, e scopre con lui la grande passione. (Si muoveva dentro di lei, le unghie della ragazza conficcate nella sua schiena, le gambe sollevate per accoglierlo pienamente. Quando raggiunsero insieme l'orgasmo, la giovane si inarcò, chiudendo gli occhi con il volto stravolto. Lui la guardò incantato. Era bellissima. )
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Non sapeva se fosse amore. Forse era qualcosa di diverso. Forse era qualcosa di più. Le dolci serate con Domenique, le carezze tenere e gli sguardi languidi, le mani che si sfioravano, le passeggiate domenicali, le letture condivise: all'improvviso tutto questo gli sembrava unicamente una sbiadita routine fatta di affetto, stima reciproca, abitudini consolidate, un vago senso di poesia: con Michelle era differente. Lei gli era entrata nel sangue; al mattino si svegliava con la sola idea di vederla, entrava in classe e cercava immediatamente il suo sguardo, si dedicava coscienziosamente al suo compito di insegnante, spiegava la recondita magia dei numeri, vedeva aumentare il profitto delle ragazze; ma in una parte della sua mente c'era spazio soltanto per lei. E poi arrivava il pomeriggio. A differenza di Juliette e di Corinne, non vi era nulla di efebico nel corpo di Michelle: i seni, già sviluppati, erano grandi e pieni; le gambe sode, slanciate e forti; l'espressione che accompagnava l'orgasmo era priva dello stupore della scoperta: risultava quella di una donna perfettamente capace di condurre alla gioia il suo uomo, e consapevole di pretendere altrettanta gioia. Michelle non voleva regali piovuti dal cielo, esigeva sapendo che le era dovuto. Leblanc era riuscito a procurarsi un vecchio divano che aveva sistemato accanto alla parete. Quando Michelle entrava nel suo studio non era tempo di parole: i due amanti si spogliavano quasi con frenesia, si abbracciavano e si esploravano, e ogni giorno c'era una scoperta nuova, ogni amplesso superava quello precedente, sembrava che non esistessero limiti che non fossero in grado di superare. Quel pomeriggio fu indimenticabile. Daniel riuscì a possederla per un tempo infinito, mentre sotto di lui Michelle impazziva di piacere. Si muoveva dentro di lei, le unghie della ragazza conficcate nella sua schiena, le gambe sollevate per accoglierlo pienamente. Quando raggiunsero insieme l'orgasmo, la giovane si inarcò, chiudendo gli occhi con il volto stravolto. Lui la guardò incantato. Era bellissima. Leblanc non si avvide che la porta dello studio si apriva lentamente; per una malaugurata sbadataggine si era scordato di chiuderla a chiave.Una ragazza si affacciò e li osservò per alcuni istanti, quindi richiuse silenziosamente l'uscio. Corinne era acqua passata. La nemica mortale di questa ragazza si chiamava Michelle.
Quella notte Daniel Leblanc si rigirò a lungo nel letto, incapace di prendere sonno. Una domanda assillava l'insegnante: come è possibile che anche l'uomo più intelligente, colto e sensibile si avvii lungo la strada del degrado morale e della perdita della propria integrità, unicamente a causa di un paio di cosce femminili? Naturalmente, quella era una visione limitata e parziale, che in fondo gli faceva torto; c'era dell'altro: quando aveva visto Michelle per la prima volta davanti alla cattedra, quando aveva ascoltato la sua parlata cantilenante, tipica del sud della Francia, quando la ragazza era entrata nel suo studio con un banale pretesto, quando gli si era avvicinata per guardare lo sviluppo dell'equazione che lui stava tracciando su un foglio di carta, quando aveva percepito il profumo di lei, così fresco e invitante: quella successione di momenti avevano determinato ineluttabilmente la sua caduta. Nella penombra dello studio aveva scordato la dolce Domenique, che trepidante lo aspettava a Parigi; aveva ignorato la voce della ragione; aveva smarrito il rispetto di se stesso. Ora nella mente riviveva immagini confuse, simili a quelle di un sogno bizzarro e incantato; ma purtroppo non di un sogno si trattava , non di un gioco perverso della mente, non di una fantasia privata e irrealizzabile.
Non sapeva come fosse successo. Ricordava solo il primo bacio, lieve, soltanto di labbra; la studiata ritrosia della giovane; il secondo contatto fra le loro bocche, le lingue che si esploravano, si intrecciavano; la visione di quelle gambe superbe, inguainate nella calze nere; il contatto della sua mano esitante con le toniche cosce di Michelle. E poi il corpo nudo della ragazza, l'erezione prepotente e immediata, l'arroganza del suo membro, diventato ad un tratto padrone del suo cervello. Le carezze sempre più urgenti ai seni, la lingua sui capezzoli, la mano di lei che gli sfiorava il torace, il ventre, infine il pene. Michelle distesa a gambe larghe sulla scrivania, la penetrazione, la possessione. Un turbine di emozioni che lo avevano investito con la forza di un uragano. I gemiti di lei, i suoi ansiti, l'amplesso divorato quasi con furia, il sublime momento dell'orgasmo. L'abbandono sul corpo di lei. La gioia che scaturiva dagli occhi della giovane. Un senso di beatitudine che lo sommergeva, facendogli dimenticare ogni altra cosa.
Disteso sul suo letto, in preda a mille sensi di colpa, Daniel Leblanc era disperato.Sapeva che quello che era accaduto rappresentava solo un primo passo. La china della perdizione lo attendeva. Perchè era pazzo di Michelle.
"Preferisco chiamarvi per nome.", disse il professor Leblanc sollevando gli occhi dal registro. "Juliette e Michelle, venite." Le due ragazze si alzarono e si avvicinarono alla cattedra. Benchè Daniel Leblanc si sforzasse di ignorare il cranio rasato di Juliette, Michelle notò l'espressione perplessa dell'insegnante. "Aveva dei capelli stupendi, professore: biondi, morbidi, lunghi sino alle spalle. Nessuno ha mai capito perchè ha deciso di tagliarseli. In questo modo, poi!" Si udirono vari risolini; Juliette diventò paonazza. Leblanc si rese conto del suo imbarazzo, guardò nuovamente il registro e disse:"Hai dei buoni voti, Juliette. Torna pure al posto." Quindi si rivolse a Michelle. "Invece mi pare di capire che la matematica non è precisamente il tuo pane." La ragazza sorrise. "Preferisco un altro genere di baguette, professore." Altre risate risuonarono nell'aula. Persino Corinne fece una smorfia divertita. "Vai alla lavagna, Michelle. Stai tranquilla: questa non è un'interrogazione, cercheremo di incominciare a scoprire la magia della materia che insegno."
Quel pomeriggio, circa alle tre, Daniel Leblanc sentì bussare alla porta del suo studio. "Avanti!", disse. Entrò Michelle. Indossava una gonna nera e una camicetta bianca. La gonna era sicuramente più corta di quanto fosse consentito nel collegio; l'insegnante si chiese come aveva fatto a passare inosservata. La camicetta era sbottonata. In testa la ragazza portava un vezzoso cappello nero. A Leblanc risultava che non fossero consentiti i cappelli. Ma non erano cose che lo riguardavano. Piuttosto, i suoi occhi corsero alle gambe della giovane: suo malgrado, si ritrovò a fissarle. Sulla bocca di Michelle comparve un sorriso malizioso. "Mi scusi, professore.", disse con un tono di voce dolce e sommesso. "Mi potrebbe dedicare cinque minuti di tempo per spiegarmi una cosa che non ho capito?" Leblanc ricambiò il sorriso. "Certamente!", rispose. "Accomodati." Michelle si sedette di fronte alla scrivania, accavallando le gambe e scoprendo le cosce.