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Se quel giorno un viandante avesse attraversato il parco del collegio, spingendosi sino all'edificio che ospitava la palestra, per proseguire nel suo cammino di alcuni passi fermandosi infine davanti a una finestra, non avrebbe scorto nulla perchè una tendina azzurra celava la vista dell'interno. Ma se un magico soffio di vento, introducendosi chissà come attraverso i vetri chiusi, avesse scostato la tenda, allora il viandante avrebbe potuto assistere ad uno spettacolo affascinante e sensuale. Dopo un istante di comprensibile smarrimento, i suoi occhi avrebbero penetrato la penombra mettendo a fuoco due corpi femminili lucidi di sudore. La figura efebica e dolce di una giovane dai capelli scuri supina sul lettino dei massaggi, una donna dalla complessione più sviluppata distesa su di lei. Mani intrecciate inestricabilmente, bocche avidamente unite in un bacio appassionato, il bacino di Jasmine che si muoveva ritmicamente, le gambe di Corinne che si divaricavano per accogliere dentro di sè lo strumento della passione, i suoi piedi che si muovevano quasi seguendo un tempo misterioso che lei sola poteva udire. E poi la lingua dell'insegnante che lambiva i piccoli seni candidi, che succhiava i capezzoli rosei, che si soffermava maliziosamente nelle orecchie della ragazza. I gemiti di Corinne; l'espressione estatica del suo viso, che la carenza di luce trasformava in un volto stupendo, simile a quello di una dea dell'antichità. Infine il fuoco dell'orgasmo, il godimento assoluto e totale, l'estasi vissuta e gridata senza pudore nè vergogna.
Le due giovani restarono abbracciate in attesa di riprendere fiato. Corinne si sentiva euforica e felice: nemmeno Nathalie l'aveva mai fatta godere in maniera tanto intensa e devastante. Quando si fu ripresa, spinse delicatamente Jasmine in modo da invertire le posizioni, prese il dildo e la penetrò. A sua volta, condusse la donna all'orgasmo.
Malgrado tutto il male che aveva subito da lei, Corinne provava una profonda compassione per Juliette. La biondina era uscita dalla camera di Sandrine letteralmente distrutta: forse Michelle si era dimostrata troppo severa e certamente quella punizione risultava fra le più dure che si potessero immaginare. Juliette era diventata lo zimbello del collegio. In classe non venivano permessi cappelli o foulard, e la sventurata ragazza doveva esibire il suo cranio completamente rasato. Era costantemente presa in giro da tutte e, dato che il suo diario aveva fatto il giro dell'istituto, molte giovani provavano grande piacere nel tormentarla o nell' offenderla. In più, era stata punita dalla direttrice, quando si era rifiutata di svelare il nome di chi le aveva tagliato i capelli. Juliette non aveva parlato perchè sapeva che, se l'avesse fatto, la sua vita si sarebbe trasformata in un inferno. In certe cose, un collegio femminile segue le stesse tacite leggi di un carcere. Juliette aveva chiesto di cambiare stanza: non voleva più rimanere a contatto di gomito con Michelle e Corinne; era stata accontentata, ma adesso condivideva la camera con due ragazze che si divertivano a umiliarla di continuo. Juliette era finita.
Mentre si recava in palestra, tuttavia Corinne stava pensando ad altro. Non capiva il motivo di quella convocazione pomeridiana: in educazione fisica ultimamente aveva riportato dei buoni voti; inoltre non era sicuramente una materia importante, specie se paragonata a francese o storia, dove la brunetta primeggiava. Eppure quel mattino la nuova insegnante di ginnastica, la signorina Jasmine Lacroix, le aveva detto chiaramente che doveva parlarle in privato. Corinne entrò in palestra e si guardò attorno. Jasmine Lacroix si stava dedicando ad alcuni esercizi a corpo libero; per un istante la giovane si fermò a guardarla ammirata. L'insegnante aveva un fisico superbo, estremamente tonico e femminile. Al contrario delle altre professoresse, era molto giovane: probabilmente non superava i ventisei anni, e con le sue allieve si comportava spesso in modo cameratesco, sebbene durante le lezioni fosse assai esigente. Jasmine la notò e le sorrise, prese un asciugamano e si deterse il sudore dal viso. Poi la invitò nel suo piccolo studio, adiacente alla palestra. "Sono molto contenta di te.", esordì non appena furono entrate. Si chiuse la porta alle spalle e proseguì:"Sei diventata molto sciolta nei movimenti, sei agile e ti sei anche irrobustita. Potresti diventare la prima della classe anche in educazione fisica." Corinne la ringraziò, chiedendosi comunque ancora una volta quale fosse la ragione di quel colloquio. L'insegnante si tolse la tuta da ginnastica, rimanendo in slip e reggiseno bianchi; con la salvietta si deterse il sudore dal corpo. "L'attività fisica è fondamentale.", spiegò a Corinne, senza mostrare il minimo imbarazzo per la sua mise. "Per certi versi, è più utile delle lettere o della matematica, perchè nella vita la salute viene prima di tutto." Corinne annuì, vagamente perplessa. Jasmine ripose l'asciugamano, si ravviò i capelli castano scuri, quindi scrutò la giovane e disse:"Spogliati, voglio esaminarti con attenzione." Corinne non era molto convinta, tuttavia obbedì, restando a sua volta in mutandine e reggipetto neri. L'insegnante si chinò e le tastò un polpaccio. "Bene, sei proprio tonica.", commentò soddisfatta. Poi la sua mano risalì alle cosce. "Come sono sode! Certo, sei giovane, ma molte ragazze alla tua età hanno già la cellulite oltre ad orribili cuscinetti di grasso, oppure sono totalmente prive di muscoli. Se continuerai ad impegnarti nel lavoro fisico, svilupperai un corpo da favola, te lo garantisco!" Corinne assentì con un cenno del capo; provava un pò di vergogna per quell'esame, e soprattutto le sfuggiva il senso del discorso della signorina Lacroix. Erano tutte cose che avrebbe potuto dirle durante l'ora di lezione; sovente l'insegnante giudicava pubblicamente le doti fisiche delle sue allieve. Inaspettatamente, una mano di Jasmine si infilò sotto il suo reggiseno. Corinne sentì un dito estremamente abile che le titillava i capezzoli. "Che bei seni.", commentò la professoressa. "Piccoli, ma belli." Senza smettere di accarezzarla, aggiunse:"Vuoi toccare i miei? Sono più grossi." Corinne pensò di fuggire da quella stanza, ma le sue gambe si rifiutarono di obbedirle. Quello che le stava facendo Jasmine era assolutamente delizioso. Senza rendersene contò, si lasciò sfuggire un gemito di piacere. Poi, incredula di se stessa, incominciò ad accarezzare il seno dell'insegnante di ginnastica.
Michelle aveva assistito a quella scena drammatica, nascosta dietro un albero. Vide Nathalie correre via in lacrime, notò l'atteggiamento affettuoso e remissivo di Juliette, osservò la reazione di Corinne. Poi seguì con lo sguardo la biondina che si dirigeva verso una panchina, si sedeva accavallando le gambe slanciate, estraeva un piccolo diario dal giubbotto ed incominciava a scrivere. Non le sfuggì l'espressione soddisfatta del suo viso. Michelle conosceva l'esistenza di quel diario. Sapeva anche dove Juliette lo nascondeva, tuttavia non le era mai interessato leggerlo. Ma adesso c'era qualcosa che non la convinceva, percepiva l'esistenza di un inganno, di una trama crudele che aveva come scopo l'infelicità di Corinne. Ormai conosceva bene Juliette, e non ignorava la sua mancanza di scrupoli, la sua fredda volontà di primeggiare, e il profondo risentimento che nutriva nei confronti della brunetta. Dopo una breve riflessione, decise che era giunto il momento di porre fine in maniera definitiva ai suoi piani intrisi di sete di vendetta, alle sue cattiverie e al suo desiderio di rivalsa. Quando Juliette ebbe finito di scrivere, la seguì da lontano, appurò che stava andando in camera e attese che tornasse al piano terra. Quindi, entrò nella stanza, recuperò il diario, sfogliandolo rapidamente per arrivare alle ultime pagine. Ciò che lesse la sgomentò e la colmò di sdegno. Questa volta la biondina aveva esagerato: non esistevano parole per definire la bassezza di quanto aveva architettato. Juliette doveva essere punita. E la punizione sarebbe dovuta essere severa.
Dopo pranzo, Juliette salì le scale che conducevano alla sua camera. Si sentiva soddisfatta di se stessa e della sua intelligenza; Nathalie, la patetica contadina, era irrimediabilmente fuori gioco, e Corinne ora era nelle sue mani. Imboccò il corridoio del piano superiore e vide che quattro ragazze la stavano aspettando: Michelle, Sandrine, Giselle e Silvie. Rivolse loro uno sguardo arrogante. "Cosa volete?", chiese con aria di superiorità. "Dobbiamo parlarti.", rispose Michelle. "Beh, dite!" Michelle scosse la testa. "No. Non qui. Andiamo in un posto appartato." Juliette le riservò un sorriso sprezzante. "Non ho tempo.", disse, senza nascondere il fastidio che le suscitava la loro vista. "Oh, lo troverai il tempo!", esclamò Sandrine. Michelle e Silvie la presero per mano, come fanno le amiche quando vanno a passeggio insieme; tuttavia in realtà la trascinarono verso la camera di Sandrine. Juliette tentò inutilmente di opporsi: fu sospinta dentro, poi Michelle chiuse a chiave la porta. Si rivolse alla biondina e disse:"Sai, è molto interessante il tuo diario. Merita di essere letto da tutte le ragazze del collegio!" Juliette la fissò, bianca come uno straccio.
Corinne le aveva seguite con il cuore colmo di angoscia. Non se la sentiva di assistere a quello che sarebbe successo. Si fermò davanti alla porta chiusa. Un istante dopo sentì le grida disperate di Juliette. "No! Vi prego! No! Non voglio! Non voglio!" Non provò soddisfazione, ma solo tristezza. Si voltò e si allontanò dalla camera, dove si stava consumando il dramma di Juliette.
Corinne sbiancò in viso. Nathalie, la "sua" Nathalie, la stava guardando, pallida come una morta, con gli occhi che rispecchiavano tutta l'angoscia che in quel terribile momento provava . Corinne aveva sempre associato la figlia del fattore all'allegria, alla gioia di vivere, a una sorta di sfacciata impudenza, tuttavia priva di malizia: ora vedeva in lei l'immagine della disperazione. Aprì la bocca per parlare, per spiegare... ma in un lampo si rese conto che non aveva giustificazioni da apporre. Si stava baciando con un'altra ragazza, questa e non altra era la realtà dei fatti. Nathalie si voltò e corse via. Corinne avrebbe voluto inseguirla, ma si sentiva incapace di qualunque reazione. Rimase immobile, in mezzo al prato, a guardare il suo amore che se ne andava per sempre. Si sentì morire, qualcosa si ruppe in lei: incominciò a piangere, in preda a un'infelicità devastante. Una mano si posò delicatamente sulla sua spalla. Juliette le parlò in tono afflitto. "Quanto mi dispiace!", disse la biondina. "Dio mio, come vorrei che non fosse successo!" Corinne le accarezzò la mano. "Non è colpa tua, tesoro."Juliette scosse la testa. "Io mi sento responsabile.", esclamò mentre il suo viso sembrava riflettere una profonda tristezza. "Io... io non so cosa fare.", proseguì con voce esitante. "Posso solo darti il mio amore, il mio immenso amore, ma so già che non sarà sufficiente!" Corinne si girò e l'abbracciò. Era investita da tutti i sensi di colpa di questo mondo: aveva tradito Nathalie, e adesso stava facendo soffrire Juliette. "Sono cattiva", si disse. "Ho perso Nathalie a causa della mia debolezza, e ora mi comporto crudelmente con una persona che vive per me, che vorrebbe regalarmi il suo mondo." Si asciugò gli occhi con un fazzoletto e rivolse un sorriso triste alla biondina. "Juliette, io non ti merito.", proferì a bassa voce. "Ma se mi vorrai ancora dopo... dopo oggi, io saprò amarti come meriti. Tu sei una ragazza straordinaria!" Le sfiorò teneramente i capelli, poi si incamminò verso il collegio.
Juliette la guardò mentre si allontanava. Era al settimo cielo: il piano aveva funzionato perfettamente. La stupida contadina avrebbe pianto per tutto il viaggio di ritorno, e Corinne adesso era nelle sue mani. Ma la vendetta era appena incominciata! Raggiunse una panchina, estrasse dal giubbotto un piccolo diario e stilò il resoconto di quella giornata trionfale. Quello fu il suo errore.
L'autista di Juliette scese dalla macchina per andare ad aprire la portiera a Nathalie. La giovane scese agilmente dall'auto, poi si guardò intorno con curiosità. Non era mai stata nel nord della Francia, conosceva soltanto la Provenza; osservò l'imponente edificio che ospitava il collegio, gettò un'occhiata agli alti alberi che scorgeva oltre il muro di cinta, quindi lanciò uno sguardo interrogativo allo chaffeur. "La signorina Corinne mi ha incaricato di dirle che non sono ammesse visite in questo istituto, tuttavia lei ha scovato una porticina che dà direttamente sul parco ed è sempre aperta. Mi ha raccomandato di essere molto puntuale, e infatti siamo in perfetto orario: adesso c'è la ricreazione, e la signorina la sta aspettando." Indicò con una mano la direzione che Nathalie doveva seguire. La ragazza si avviò con il cuore colmo di gioia.
Juliette era nervosa. Perchè il suo piano funzionasse, occorreva che tutti i tempi collimassero alla perfezione; anche solo pochi minuti di differenza, non importa se in più o in meno, avrebbero rovinato ogni cosa. Ma si fidava dell'autista: sapeva essere estremamente puntuale a letto, e lo era anche nel lavoro. Disse a Corinne che incominciava a sentire un pò di freddo e che avrebbe voluto tornare al coperto. La brunetta si alzò immediatamente da terra, e le due giovani si incamminarono verso il collegio. Giunte che furono a metà strada, Juliette controllò l'orologio e si arrestò improvvisamente. Immerse i suoi occhi in quelli di Corinne, assumendo un'espressione adorante. "Ti amo!", disse a voce bassa. "Ti amo come non ho mai amato nessuno in vita mia!" Corinne provò una profonda commozione, non era ancora certa dei sentimenti che nutriva per la biondina, tuttavia si rendeva conto che al semplice affetto si stava sostituendo qualcosa d'altro, una magia sottile e delicata le stava legando ogni giorno di più. D'impulso, abbracciò Juliette. Le loro lingue si cercarono avidamente.
Nathalie trovò la porticina aperta, la sospinse ed entrò nel parco. Stando alle istruzioni dell'autista, Corinne doveva essere lì, da qualche parte, ad aspettarla. Percorse un vialetto e raggiunse un prato, circondato da grandi alberi secolari. Cercò con lo sguardo la sua amica. All'inizio non la vide... poi sbiancò in viso, mentre il suo cuore cessava di battere. A pochi metri da lei, Corinne si stava baciando appassionatamente con una ragazza bionda. Per un istante, sperò di essersi sbagliata: forse non era lei, forse era una giovane che le assomigliava. Poi Corinne si staccò dalla bionda e si volse nella sua direzione. Nathalie la fissò impietrita.
Nel parco si respirava un buon odore d'autunno. Era una splendida giornata di fine ottobre, rischiarata dal sole che splendeva in un cielo azzurro e perfettamente terso. Il clima era sorprendentemente mite, data la stagione, non faceva freddo ed era piacevole stare all'aperto. Appoggiate al tronco di un grande albero secolare, Corinne e Juliette chiacchieravano tranquillamente. Corinne si sentiva rilassata e serena. Aveva infilato una mano sotto al maglione della biondina, aveva slacciato i bottoni della sua camicetta e ora le sue dita accarezzavano delicatamente i piccoli seni di Juliette, soffermandosi soprattutto sui capezzoli rosei. Raccontava lontani episodi della sua infanzia, ma non sempre l'altra ragazza riusciva a seguirla: a tratti chiudeva gli occhi e gemeva. A dispetto del risentimento che nutriva, quel tocco dolce e morbido aveva il potere di stordirla. Con uno sforzo di volontà, cercò di ignorare l'eccitazione e consultò l'orologio. Mancava poco! Ansia e soddisfazione l'assalirono in egual misura.
Suo padre l'avrebbe presa a cinghiate, ne era certa. Stava commettendo una piccola follia, ma non ne era assolutamente pentita: avrebbe rivisto Corinne! Comodamente seduta sul sedile posteriore di quella macchina di lusso, immaginava il momento dell'incontro: si sarebbero viste solo per pochi minuti, il tempo di un abbraccio e di un bacio. Era già molto, più di quello che avrebbe potuto sperare, da quando il destino le aveva volute separare così crudelmente. Quando il sedicente autista di Corinne le aveva detto che era venuto appositamente a prenderla per accompagnarla dalla sua amica, Nathalie non aveva pensato nè alla lunghezza del viaggio, che l'avrebbe condotta attraverso tutta la Francia, nè alla scuola, nè all'ira paterna. Aveva sognato soltanto il momento in cui avrebbe potuto rivedere la giovane che aveva stregato il suo cuore. Lo chaffeur interruppe il corso dei suoi pensieri. "Siamo quasi arrivati.", disse.
La famiglia di Juliette era ricca e potente quanto quella di Corinne. Cresciuta nella bambagia, la biondina aveva tuttavia dimostrato un'intelligenza eccezionale sin dalla più tenera età. Viziata oltre ogni dire dal padre, era cresciuta con la consapevolezza di essere una predestinata cui tutto era dovuto. Era dotata di una forte personalità che le permetteva di primeggiare fra le coetanee, e possedeva un innato sex-appeal che attirava frotte di ragazzi. E proprio a causa del sesso era finita in un collegio femminile: non già come punizione paterna, ma nel disperato tentativo di preservare quel poco che ormai rimaneva della sua purezza. Aveva avuto svariati amanti, in genere compagni di classe, ma in un caso anche l'autista di suo padre. E fu proprio a lui che quel giorno telefonò. Gli disse di prendersi due giorni di permesso e gli affidò una missione. Le fu facile smontare le sue obiezioni, furono sufficienti alcune moine, e una velata minaccia di svelare a papà quanto era accaduto un certo giorno nella sua camera da letto. Soddisfatta, riagganciò e raggiunse le compagne nella sala giochi. Cercò subito con gli occhi Corinne, e quando la vide vicino a Michelle, si avviò verso di lei, esibendo il più falso dei sorrisi. Se possibile, il suo risentimento nei confronti della brunetta era ancora cresciuto. Prima del suo arrivo era stata la reginetta dell'istituto, ora non lo era più. Abituata a primeggiare anche negli studi, adesso doveva accontentarsi di essere la seconda della classe: la prima era Corinne. Quando l'aveva sedotta ed era andata a letto con lei, aveva temuto di morire per il disgusto; ma incredibilmente quell'esperienza le era piaciuta. Aveva provato un orgasmo, ed avrebbe fatto di nuovo sesso con lei, sebbene considerandolo soltanto uno svago... oltre che un ben preciso mezzo. Più che mai desiderava la vendetta e, man mano che il suo piano prendeva forma e si traduceva in realtà, sentiva di esserle molto vicina. Corinne l'avrebbe pagata cara! Soddisfatta dei suoi pensieri, raggiunse le due ragazze. Ignorò Michelle e rivolse un sorriso trepidante alla sua nemica.
VI RICORDO IL BLOG DI SANDRA: sandraoale.splinder.com
IL POST DI QUESTA SETTIMANA SI INTITOLA "ON WRITING" ED E' DEDICATO AL MIO RAPPORTO CON LA SCRITTURA.
Nel parco che circondava l'istituto il sole splendeva, dispensando i suoi raggi alle foglie cadute al suolo, ai prati ormai prossimi all'abbraccio con l'inverno, ai vialetti perfettamente curati. Il particolare odore dell'autunno era portato da un vento lieve, che accarezzava le cime degli alberi. Il refettorio risuonava dei mille rumori che caratterizzano la colazione di molte ragazze riunite assieme. Era vietato parlare a voce alta, ma bisbigli e risatine sommesse si inseguivano fornendo una sensazione di spensieratezza. Malgrado la rigida disciplina e il severo impegno dello studio, il mattino rappresentava sempre un momento di allegria: un nuovo giorno incominciava, foriero comunque di qualche felice promessa. Poteva essere una lettera del fidanzatino, una buona notizia da casa, un bel voto a scuola o la scoperta di una nuova amicizia. Nella camera da letto, incuranti della splendida giornata e dimentiche della prima colazione, Corinne e Juliette si baciavano e si accarezzavano. I loro corpi nudi erano allacciati inestricabilmente, le lingue danzavano sui capezzoli turgidi, le mani si cercavano e si sfioravano. Corinne spinse delicatamente la biondina sino a farle assumere una posizione supina, quindi si inginocchiò sopra di lei e la penetrò con un dito. Erano le stesse cose che Nathalie aveva fatto a lei, e di cui conservava un ricordo intatto. Ripetendo i movimenti della figlia del fattore, quasi l'avesse davanti agli occhi in una visione parallela, incominciò a dare piacere a Juliette. La ragazza bionda gemeva, divaricando e chiudendo le gambe come seguisse il tempo di una musica che lei sola era in grado di sentire. Senza arrestare la sua azione, Corinne si sdraiò su di lei e cercò nuovamente la sua bocca. Le mani di Juliette le percorsero la schiena; il corpo della biondina era scosso da continui tremiti, la giovane aveva chiuso gli occhi e gemeva sempre più forte. Benchè non fosse vergine, pensava Corinne, non aveva mai sperimentato le mani di una donna. Abbandonò le sue labbra per raggiungere i seni, succhiò un capezzolo, mentre il dito continuava a muoversi dentro di lei. A un tratto Juliette gridò. "Godo! Godo! Quanto ti amo!" Corinne si sentì felice per la prima volta da quel tragico giorno in cui suo padre l'aveva scoperta con Nathalie. Un pensiero la colpì. Forse anche lei avrebbe potuto amare Juliette.
Univers era un giovane intelligente e riflessivo. Prendeva ogni cosa con estrema serietà: che si trattasse degli studi, della musica o della lettura di un libro. Come blogger si comportava nello stesso modo, riservando la sua attenzione a pochi blog selezionati con cura. Dato che scriveva racconti, prediligeva ovviamente quelli a lui più vicini, scartando invece siti che considerava eccessivamente fatui. Quando si sedette davanti al pc, sentì l'insorgere di una fastidiosa emicrania. Si tolse gli occhiali e si massaggiò delicatamente le tempie. Non era di buon umore e il suo stato d'animo non migliorò quando lesse l'ultimo commento relativo al suo post. "Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio." Univers non aveva tempo per queste sciocchezze. Ignorò lo stupido invito, e andò invece in un altro blog, dove forse avrebbe trovato la nuova puntata di un racconto che gli piaceva. Aveva già dimenticato il nome dello sprovveduto blogger che gli aveva lasciato il messaggio. Se in quel momento qualcuno glielo avesse chiesto, avrebbe risposto: "Luce qualcosa..."
VI RICORDO IL BLOG DI SANDRA: SANDRAOALE.SPLINDER.COM
IN QUESTI GIORNI SONO STATI POSTATI TRE NUOVI EPISODI DI BUFFY ( E 2 POESIE ).
POST SCRITTO DA CENNY E DA ANNEHECHE
Lui fuma e fissa il vuoto. C'è qualcosa di sbagliato. C'è stato un errore. C'è sempre un errore. Seduto sul divano, con i capelli arruffati e l'espressione cupa, lo sguardo perso in ricordi che non mi appartengono, è più bello che mai. Lo osservo senza che se ne accorga. Mi domando se abbia dei rimpianti, e il solo pensarlo mi ferisce profondamente. Mi chiedo il motivo dei tanti silenzi, delle cene consumate senza parlare, dei nostri due mondi che si allontanano inesorabilmente. C'è sempre un errore. E purtroppo ignoro quale sia stato il mio. So soltanto che lo amo ancora, e che vorrei che anche lui mi amasse. Non voglio il suo silenzio ostile, soprattutto non accetto i suoi ricordi. A volte penso che lui viva nel passato. Dovrei aiutarlo ad uscirne, a scordare per sempre amori che non esistono più.
C'è sempre un errore.
Mi libero delle scarpe e lascio che la gonna scivoli al suolo. Scalza mi muovo per il soggiorno, senza che lui se ne avveda. Mi tolgo la camicetta. Slip, reggiseno e calze nere. A lui piacevano tanto, diceva. Lo eccitavano. E allora devi eccitarti anche adesso! Sono davanti al divano. Lui alza gli occhi e mi vede.
Sono lì, incerta, insicura, ma determinata a riconquistare ciò che per molto tempo è stato mio…ciò che è ancora mio. Mi guarda per qualche secondo stupito, ma subito torna ad immergersi nei suoi pensieri che per ora lo attirano più di me. Mi chiedo se sto imboccando la strada giusta, se è questo il modo più adatto per accorciare le distanze. Forse sto sbagliando. Forse sarebbe meglio parlare, capire, ascoltare, confrontarsi. Forse. Ma ora, così, seminuda, in piedi di fronte a lui, morbidamente seduto, un po’ stanco, con la camicia leggermente sbottonata e gli occhi tristi ho una voglia incredibile di toccarlo di sentirlo ancora una volta mio, fisicamente mio. Ho una voglia incredibile di lasciarmi cullare dal movimento delle sue dita su di me e dal crescere regolare del suo respiro caldo, umido, penetrante.
Guardo le sue mani. Le ho sempre trovate estremamente attraenti: grandi, un po’ ruvide, con le dita ossute e lunghe, delicate eppure forti, decise sul mio corpo, sui miei seni, sui fianchi, sulle cosce. Le guardo e in me cresce il desiderio di essere toccata, come solo lui sa fare.
Guardo le sue labbra. Le sue dense, carnose, grandi labbra ora strette intorno a quella sigaretta consumata, ormai quasi finita. Socchiudo gli occhi ed immagino di averle sul mio collo, sul mio seno, affamate di carne, affamate di me. Succhiare la mia pelle golosamente fino a lasciare un segno del loro passaggio, un marchio, un simbolo di possesso. Il cuore accelera mentre il respiro aumenta di intensità. Ed ecco il piacere solleticare mentre dolcemente la lingua si avvicina ai miei capezzoli carichi di voglia.
“Allora? Che c’è, cosa fai lì in piedi? Devi dirmi qualcosa?” Apro gli occhi di scatto, lo guardo, la sua voce mi proietta immediatamente alla realtà. Lo guardo un po’ smarrita mentre rapidamente cerco le parole più adatte. Ma non è facile.
C'è sempre un errore.
Cenny & Anne
NATURALMENTE POTETE LEGGERE QUESTO POST ANCHE SUL BLOG POUR PARLER