anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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Le Recensioni Del Mio Libro

martedì, 31 ottobre 2006
Postato da anneheche

lSe quel giorno un viandante avesse attraversato il parco del collegio, spingendosi sino all'edificio che ospitava la palestra, per proseguire nel suo cammino di alcuni passi fermandosi infine davanti a una finestra, non avrebbe scorto nulla perchè una tendina azzurra celava la vista dell'interno. Ma se un magico soffio di vento, introducendosi chissà come attraverso i vetri chiusi, avesse scostato la tenda, allora il viandante avrebbe potuto assistere ad uno spettacolo affascinante e sensuale. Dopo un istante di comprensibile smarrimento, i suoi occhi avrebbero penetrato la penombra mettendo a fuoco due corpi femminili lucidi di sudore. La figura efebica e dolce di una giovane dai capelli scuri supina sul lettino dei massaggi, una donna dalla complessione più sviluppata distesa su di lei. Mani intrecciate inestricabilmente, bocche avidamente unite in un bacio appassionato, il bacino di Jasmine che si muoveva ritmicamente, le gambe di Corinne che si divaricavano per accogliere dentro di sè lo strumento della passione, i suoi piedi che si muovevano quasi seguendo un tempo misterioso che lei sola poteva udire. E poi la lingua dell'insegnante che lambiva i piccoli seni candidi, che succhiava i capezzoli rosei, che si soffermava maliziosamente nelle orecchie della ragazza. I gemiti di Corinne; l'espressione estatica del suo viso, che la carenza di luce trasformava in un volto stupendo, simile a quello di una dea dell'antichità. Infine il fuoco dell'orgasmo, il godimento assoluto e totale, l'estasi vissuta e gridata senza pudore nè vergogna.

Le due giovani restarono abbracciate in attesa di riprendere fiato. Corinne si sentiva euforica e felice: nemmeno Nathalie l'aveva mai fatta godere in maniera tanto intensa e devastante. Quando si fu ripresa, spinse delicatamente Jasmine in modo da invertire le posizioni, prese il dildo e la penetrò. A sua volta, condusse la donna all'orgasmo.

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domenica, 29 ottobre 2006
Postato da anneheche

lMalgrado tutto il male che aveva subito da lei, Corinne provava una profonda compassione per Juliette. La biondina era uscita dalla camera di Sandrine letteralmente distrutta: forse Michelle si era dimostrata  troppo severa e certamente quella punizione risultava fra le più dure che si potessero immaginare. Juliette era diventata lo zimbello del collegio. In classe non venivano permessi cappelli o foulard, e la sventurata ragazza doveva esibire il suo cranio completamente rasato. Era costantemente presa in giro da tutte e, dato che il suo diario aveva fatto il giro dell'istituto, molte giovani provavano grande piacere nel tormentarla o nell' offenderla. In più, era stata punita dalla direttrice, quando si era rifiutata di svelare il nome di chi le aveva tagliato i capelli. Juliette non aveva parlato perchè sapeva che, se l'avesse fatto, la sua vita si sarebbe trasformata in un inferno. In certe cose, un collegio femminile segue le stesse tacite leggi di un carcere. Juliette aveva chiesto di cambiare stanza: non voleva più rimanere a contatto di gomito con Michelle e Corinne; era stata accontentata, ma adesso condivideva la camera con due ragazze che si divertivano a umiliarla di continuo. Juliette era finita.

Mentre si recava in palestra, tuttavia Corinne stava pensando ad altro. Non capiva il motivo di quella convocazione pomeridiana: in educazione fisica ultimamente aveva riportato dei buoni voti; inoltre non era sicuramente una materia importante, specie se paragonata a francese o storia, dove la brunetta primeggiava. Eppure quel mattino la nuova insegnante di ginnastica, la signorina Jasmine Lacroix, le aveva detto chiaramente che doveva parlarle in privato. Corinne entrò in palestra e si guardò attorno. Jasmine Lacroix si stava dedicando ad alcuni esercizi a corpo libero; per un istante la giovane si fermò a guardarla ammirata. L'insegnante aveva un fisico superbo, estremamente tonico e femminile. Al contrario delle altre professoresse, era molto giovane: probabilmente non superava i ventisei anni, e con le sue allieve si comportava spesso in modo cameratesco, sebbene durante le lezioni fosse assai esigente. Jasmine la notò e le sorrise, prese un asciugamano e si deterse il sudore dal viso. Poi la invitò nel suo piccolo studio, adiacente alla palestra. "Sono molto contenta di te.", esordì non appena furono entrate. Si chiuse la porta alle spalle e proseguì:"Sei diventata molto sciolta nei movimenti, sei agile e ti sei anche irrobustita. Potresti diventare la prima della classe anche in educazione fisica." Corinne la ringraziò, chiedendosi comunque ancora una volta quale fosse la ragione di quel colloquio. L'insegnante si tolse la tuta da ginnastica, rimanendo in slip e reggiseno bianchi; con la salvietta si deterse il sudore dal corpo. "L'attività fisica è fondamentale.", spiegò a Corinne, senza mostrare il minimo imbarazzo per la sua mise. "Per certi versi, è più utile delle lettere o della matematica, perchè nella vita la salute viene prima di tutto." Corinne annuì, vagamente perplessa. Jasmine ripose l'asciugamano, si ravviò i capelli castano scuri, quindi scrutò la giovane e disse:"Spogliati, voglio esaminarti con attenzione." Corinne non era molto convinta, tuttavia obbedì, restando a sua volta in mutandine e reggipetto neri. L'insegnante si chinò e le tastò un polpaccio. "Bene, sei proprio tonica.", commentò soddisfatta. Poi la sua mano risalì alle cosce. "Come sono sode! Certo, sei giovane, ma molte ragazze alla tua età hanno già la cellulite oltre ad orribili cuscinetti di grasso, oppure sono totalmente prive di muscoli. Se continuerai ad impegnarti nel lavoro fisico, svilupperai un corpo da favola, te lo garantisco!" Corinne assentì con un cenno del capo; provava un pò di vergogna per quell'esame, e soprattutto le sfuggiva il senso del discorso della signorina Lacroix. Erano tutte cose che avrebbe potuto dirle durante l'ora di lezione; sovente l'insegnante giudicava pubblicamente le doti fisiche delle sue allieve. Inaspettatamente, una mano di Jasmine si infilò sotto il suo reggiseno. Corinne sentì un dito estremamente abile che le titillava i capezzoli. "Che bei seni.", commentò la professoressa. "Piccoli, ma belli." Senza smettere di accarezzarla, aggiunse:"Vuoi toccare i miei? Sono più grossi." Corinne pensò di fuggire da quella stanza, ma le sue gambe si rifiutarono di obbedirle. Quello che le stava facendo Jasmine era assolutamente delizioso. Senza rendersene contò, si lasciò sfuggire un gemito di piacere. Poi, incredula di se stessa, incominciò ad accarezzare il seno dell'insegnante di ginnastica.

 

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venerdì, 27 ottobre 2006
Postato da anneheche

scarlettMichelle aveva assistito a quella scena drammatica, nascosta dietro un albero. Vide Nathalie correre via in lacrime, notò l'atteggiamento affettuoso e remissivo di Juliette, osservò la reazione di Corinne. Poi seguì con lo sguardo la biondina che si dirigeva verso una panchina, si sedeva accavallando le gambe slanciate, estraeva un piccolo diario dal giubbotto ed incominciava a scrivere. Non le sfuggì l'espressione soddisfatta del suo viso. Michelle conosceva l'esistenza di quel diario. Sapeva anche dove Juliette lo nascondeva, tuttavia non le era mai interessato leggerlo. Ma adesso c'era qualcosa che non la convinceva, percepiva l'esistenza di un inganno, di una trama crudele che aveva come scopo l'infelicità di Corinne. Ormai conosceva bene Juliette, e non ignorava la sua mancanza di scrupoli, la sua fredda volontà di primeggiare, e il profondo risentimento che nutriva nei confronti della brunetta. Dopo una breve riflessione, decise che era giunto il momento di porre fine in maniera definitiva ai suoi piani intrisi di sete di vendetta, alle sue cattiverie e al suo desiderio di rivalsa. Quando Juliette ebbe finito di scrivere, la seguì da lontano, appurò che stava andando in camera e attese che tornasse al piano terra. Quindi, entrò nella stanza, recuperò il diario, sfogliandolo rapidamente per arrivare alle ultime pagine. Ciò che lesse la sgomentò e la colmò di sdegno. Questa volta la biondina aveva esagerato: non esistevano parole per definire la bassezza di quanto aveva architettato. Juliette doveva essere punita. E la punizione sarebbe dovuta essere severa.

Dopo pranzo, Juliette salì le scale che conducevano alla sua camera. Si sentiva soddisfatta di se stessa e della sua intelligenza; Nathalie, la patetica contadina, era irrimediabilmente fuori gioco, e Corinne ora era nelle sue mani. Imboccò il corridoio del piano superiore e vide che quattro ragazze la stavano aspettando:  Michelle, Sandrine, Giselle e Silvie. Rivolse loro uno sguardo arrogante. "Cosa volete?", chiese con aria di superiorità. "Dobbiamo parlarti.", rispose Michelle. "Beh, dite!" Michelle scosse la testa. "No. Non qui. Andiamo in un posto appartato." Juliette le riservò un sorriso sprezzante. "Non ho tempo.", disse, senza nascondere il fastidio che le suscitava la loro vista. "Oh, lo troverai il tempo!", esclamò Sandrine. Michelle e Silvie la presero per mano, come fanno le amiche quando vanno a passeggio insieme; tuttavia in realtà la trascinarono verso la camera di Sandrine. Juliette tentò inutilmente di opporsi: fu sospinta dentro, poi Michelle chiuse a chiave la porta. Si rivolse alla biondina e disse:"Sai, è molto interessante il tuo diario. Merita di essere letto da tutte le ragazze del collegio!" Juliette la fissò, bianca come uno straccio.

Corinne le aveva seguite con il cuore colmo di angoscia. Non se la sentiva di assistere a quello che sarebbe successo. Si fermò davanti alla porta chiusa. Un istante dopo sentì le grida disperate di Juliette. "No! Vi prego! No! Non voglio! Non voglio!" Non provò soddisfazione, ma solo tristezza. Si voltò e si allontanò dalla camera, dove si stava consumando il dramma di Juliette.

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martedì, 24 ottobre 2006
Postato da anneheche

scarlettCorinne sbiancò in viso. Nathalie, la "sua" Nathalie, la stava guardando, pallida come una morta, con gli occhi che rispecchiavano tutta l'angoscia che in quel terribile momento provava . Corinne aveva sempre associato la figlia del fattore all'allegria, alla gioia di vivere, a una sorta di sfacciata impudenza, tuttavia priva di malizia: ora vedeva in lei l'immagine della disperazione. Aprì la bocca per parlare, per spiegare... ma in un lampo si rese conto che non aveva giustificazioni da apporre. Si stava baciando con un'altra ragazza, questa e non altra era la realtà dei fatti. Nathalie si voltò e corse via. Corinne avrebbe voluto inseguirla, ma si sentiva incapace di qualunque reazione. Rimase immobile, in mezzo al prato, a guardare il suo amore che se ne andava per sempre. Si sentì morire, qualcosa si ruppe in lei: incominciò a piangere, in preda a un'infelicità devastante. Una mano si posò delicatamente sulla sua spalla. Juliette le parlò in tono afflitto. "Quanto mi dispiace!", disse la biondina. "Dio mio, come vorrei che non fosse successo!" Corinne le accarezzò la mano. "Non è colpa tua, tesoro."Juliette scosse la testa. "Io mi sento responsabile.", esclamò mentre il suo viso sembrava riflettere una profonda tristezza. "Io... io non so cosa fare.", proseguì con voce esitante. "Posso solo darti il mio amore, il mio immenso amore, ma so già che non sarà sufficiente!" Corinne si girò e l'abbracciò. Era investita da tutti i sensi di colpa di questo mondo: aveva tradito Nathalie, e adesso stava facendo soffrire Juliette. "Sono cattiva", si disse. "Ho perso Nathalie a causa della mia debolezza, e ora mi comporto crudelmente con una persona che vive per me, che vorrebbe regalarmi il suo mondo." Si asciugò gli occhi con un fazzoletto e rivolse un sorriso triste alla biondina. "Juliette, io non ti merito.", proferì a bassa voce. "Ma se mi vorrai ancora dopo... dopo oggi, io saprò amarti come meriti. Tu sei una ragazza straordinaria!" Le sfiorò teneramente i capelli, poi si incamminò verso il collegio.

Juliette la guardò mentre si allontanava. Era al settimo cielo: il piano aveva funzionato perfettamente. La stupida contadina avrebbe pianto per tutto il viaggio di ritorno, e Corinne adesso era nelle sue mani. Ma la vendetta era appena incominciata! Raggiunse una panchina, estrasse dal giubbotto un piccolo diario e stilò il resoconto di quella giornata trionfale. Quello fu il suo errore.

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domenica, 22 ottobre 2006
Postato da anneheche

scarlettL'autista di Juliette scese dalla macchina per andare ad aprire la portiera a Nathalie. La giovane scese agilmente dall'auto, poi si guardò intorno con curiosità. Non era mai stata nel nord della Francia, conosceva soltanto la Provenza; osservò l'imponente edificio che ospitava il collegio, gettò un'occhiata agli alti alberi che scorgeva oltre il muro di cinta, quindi lanciò uno sguardo interrogativo allo chaffeur. "La signorina Corinne mi ha incaricato di dirle che non sono ammesse visite in questo istituto, tuttavia lei ha scovato una porticina che dà direttamente sul parco ed è sempre aperta. Mi ha raccomandato di essere molto puntuale, e infatti siamo in perfetto orario: adesso c'è la ricreazione, e la signorina la sta aspettando." Indicò con una mano la direzione che Nathalie doveva seguire. La ragazza si avviò con il cuore colmo di gioia.

Juliette era nervosa. Perchè il suo piano funzionasse, occorreva che tutti i tempi collimassero alla perfezione; anche solo pochi minuti di differenza, non importa se in più o in meno, avrebbero rovinato ogni cosa. Ma si fidava dell'autista: sapeva essere estremamente puntuale a letto, e lo era anche nel lavoro. Disse a Corinne che incominciava a sentire un pò di freddo e che avrebbe voluto tornare al coperto. La brunetta si alzò immediatamente da terra, e le due giovani si incamminarono verso il collegio. Giunte che furono a metà strada, Juliette controllò l'orologio e si arrestò improvvisamente. Immerse i suoi occhi in quelli di Corinne, assumendo un'espressione adorante. "Ti amo!", disse a voce bassa. "Ti amo come non ho mai amato nessuno in vita mia!" Corinne provò una profonda commozione, non era ancora certa dei sentimenti che nutriva per la biondina, tuttavia si rendeva conto che al semplice affetto si stava sostituendo qualcosa d'altro, una magia sottile e delicata le stava legando ogni giorno di più. D'impulso, abbracciò Juliette. Le loro lingue si cercarono avidamente.

Nathalie trovò la porticina aperta, la sospinse ed entrò nel parco. Stando alle istruzioni dell'autista, Corinne doveva essere lì, da qualche parte, ad aspettarla. Percorse un vialetto e raggiunse un prato, circondato da grandi alberi secolari. Cercò con lo sguardo la sua amica. All'inizio non la vide... poi sbiancò in viso, mentre il suo cuore cessava di battere. A pochi metri da lei, Corinne si stava baciando appassionatamente con una ragazza bionda. Per un istante, sperò di essersi sbagliata: forse non era lei, forse era una giovane che le assomigliava. Poi Corinne si staccò dalla bionda e si volse nella sua direzione. Nathalie la fissò impietrita.

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giovedì, 19 ottobre 2006
Postato da anneheche

scarlettNel parco si respirava un buon odore d'autunno. Era una splendida giornata di fine ottobre, rischiarata dal sole che splendeva in un cielo azzurro e perfettamente terso. Il clima era sorprendentemente mite, data la stagione, non faceva freddo ed era piacevole stare all'aperto. Appoggiate al tronco di un grande albero secolare, Corinne e Juliette chiacchieravano tranquillamente. Corinne si sentiva rilassata e serena. Aveva infilato una mano sotto al maglione della biondina, aveva slacciato i bottoni della sua camicetta e ora le sue dita accarezzavano delicatamente i piccoli seni di Juliette, soffermandosi soprattutto sui  capezzoli rosei. Raccontava lontani episodi della sua infanzia, ma non sempre l'altra ragazza riusciva a seguirla: a tratti chiudeva gli occhi e gemeva. A dispetto del risentimento che nutriva, quel tocco dolce e morbido aveva il potere di stordirla. Con uno sforzo di volontà, cercò di ignorare l'eccitazione e consultò l'orologio. Mancava poco! Ansia e soddisfazione l'assalirono in egual misura.

Suo padre l'avrebbe presa a cinghiate, ne era certa. Stava commettendo una piccola follia, ma non ne era assolutamente pentita: avrebbe rivisto Corinne! Comodamente seduta sul sedile posteriore di quella macchina di lusso, immaginava il momento dell'incontro: si sarebbero viste solo per pochi minuti, il tempo di un abbraccio e di un bacio. Era già molto, più di quello che avrebbe potuto sperare, da quando il destino le aveva volute separare così crudelmente. Quando il sedicente autista di Corinne le aveva detto che era venuto appositamente a prenderla per accompagnarla dalla sua amica, Nathalie non aveva pensato nè alla lunghezza del viaggio, che l'avrebbe condotta attraverso tutta la Francia, nè alla scuola, nè all'ira paterna. Aveva sognato soltanto il momento in cui avrebbe potuto rivedere la giovane che aveva stregato il suo cuore. Lo chaffeur interruppe il corso dei suoi pensieri. "Siamo quasi arrivati.", disse.

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martedì, 17 ottobre 2006
Postato da anneheche

scarlettLa famiglia di Juliette era ricca e potente quanto quella di Corinne. Cresciuta nella bambagia, la biondina aveva tuttavia dimostrato un'intelligenza eccezionale sin dalla più tenera età. Viziata oltre ogni dire dal padre, era cresciuta con la consapevolezza di essere una predestinata cui tutto era dovuto. Era dotata di una forte personalità che le permetteva di primeggiare fra le coetanee, e possedeva un innato sex-appeal che attirava frotte di ragazzi. E proprio a causa del sesso era finita in un collegio femminile: non già come punizione paterna, ma nel disperato tentativo di preservare quel poco che ormai rimaneva della sua purezza. Aveva avuto svariati amanti, in genere compagni di classe, ma in un caso anche l'autista di suo padre. E fu proprio a lui che quel giorno telefonò. Gli disse di prendersi due giorni di permesso e gli affidò una missione. Le fu facile smontare le sue obiezioni, furono sufficienti alcune moine, e una velata minaccia di svelare a papà quanto era accaduto un certo giorno nella sua camera da letto. Soddisfatta, riagganciò e raggiunse le compagne nella sala giochi. Cercò subito con gli occhi Corinne, e quando la vide vicino a Michelle, si avviò verso di lei, esibendo il più falso dei sorrisi. Se possibile, il suo risentimento nei confronti della brunetta era ancora cresciuto. Prima del suo arrivo era stata la reginetta dell'istituto, ora non lo era più. Abituata a primeggiare anche negli studi, adesso doveva accontentarsi di essere la seconda della classe: la prima era Corinne. Quando l'aveva sedotta ed era andata a letto con lei, aveva temuto di morire per il disgusto; ma incredibilmente quell'esperienza le era piaciuta. Aveva provato un orgasmo, ed avrebbe fatto di nuovo sesso con lei, sebbene considerandolo soltanto uno svago... oltre che un ben preciso mezzo. Più che mai desiderava la vendetta e, man mano che il suo piano prendeva forma e si traduceva in realtà, sentiva di esserle molto vicina. Corinne l'avrebbe pagata cara! Soddisfatta dei suoi pensieri, raggiunse le due ragazze. Ignorò Michelle e rivolse un sorriso trepidante alla sua nemica.

VI RICORDO IL BLOG DI SANDRA: sandraoale.splinder.com

IL POST DI QUESTA SETTIMANA SI INTITOLA "ON WRITING" ED E' DEDICATO AL MIO RAPPORTO CON LA SCRITTURA.

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domenica, 15 ottobre 2006
Postato da anneheche

kateNel parco che circondava l'istituto il sole splendeva, dispensando i suoi raggi alle foglie cadute al suolo, ai prati ormai prossimi all'abbraccio con l'inverno, ai vialetti perfettamente curati. Il particolare odore dell'autunno era portato da un vento lieve, che accarezzava le cime degli alberi. Il refettorio risuonava dei mille rumori che caratterizzano la colazione di molte ragazze riunite assieme. Era vietato parlare a voce alta, ma bisbigli e risatine sommesse si inseguivano fornendo una sensazione di spensieratezza. Malgrado la rigida disciplina e il severo impegno dello studio, il mattino rappresentava sempre un momento di allegria: un nuovo giorno incominciava, foriero comunque di qualche felice promessa. Poteva essere una lettera del fidanzatino, una buona notizia da casa, un bel voto a scuola o la scoperta di una nuova amicizia. Nella camera da letto, incuranti della splendida giornata e dimentiche della prima colazione, Corinne e Juliette si baciavano e si accarezzavano. I loro corpi nudi erano allacciati inestricabilmente, le lingue danzavano sui capezzoli turgidi, le mani si cercavano e si sfioravano. Corinne spinse delicatamente la biondina sino a farle assumere una posizione supina, quindi si inginocchiò sopra di lei e la penetrò con un dito. Erano le stesse cose che Nathalie aveva fatto a lei, e di cui conservava un ricordo intatto. Ripetendo i movimenti della figlia del fattore,  quasi l'avesse davanti agli occhi in una visione parallela, incominciò a dare piacere a Juliette. La ragazza bionda gemeva, divaricando e chiudendo le gambe come seguisse il tempo di una musica che lei sola era in grado di sentire. Senza arrestare la sua azione, Corinne si sdraiò su di lei e cercò nuovamente la sua bocca. Le mani di Juliette le percorsero la schiena; il corpo della biondina era scosso da continui tremiti, la giovane aveva chiuso gli occhi e gemeva sempre più forte. Benchè non fosse vergine, pensava Corinne, non aveva mai sperimentato le mani di una donna. Abbandonò le sue labbra per raggiungere i seni, succhiò un capezzolo, mentre il dito continuava a muoversi dentro di lei. A un tratto Juliette gridò. "Godo! Godo! Quanto ti amo!" Corinne si sentì felice per la prima volta da quel tragico giorno in cui suo padre l'aveva scoperta con Nathalie. Un pensiero la colpì. Forse anche lei avrebbe potuto amare Juliette.
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venerdì, 13 ottobre 2006
Postato da anneheche

Univers era un giovane intelligente e riflessivo. Prendeva ogni cosa con estrema serietà: che si trattasse degli studi, della musica o della lettura di un libro. Come blogger si comportava nello stesso modo, riservando la sua attenzione a pochi blog selezionati con cura. Dato che scriveva racconti, prediligeva ovviamente quelli a lui più vicini, scartando invece siti che considerava eccessivamente fatui. Quando si sedette davanti al pc, sentì l'insorgere di una fastidiosa emicrania. Si tolse gli occhiali e si massaggiò delicatamente le tempie. Non era di buon umore e il suo stato d'animo non migliorò quando lesse l'ultimo commento relativo al suo post. "Che bel blog che hai! Vieni a vedere il mio." Univers non aveva tempo per queste sciocchezze. Ignorò lo stupido invito, e andò invece in un altro blog, dove forse avrebbe trovato la nuova puntata di un racconto che gli piaceva. Aveva già dimenticato il nome dello sprovveduto blogger che gli aveva lasciato il messaggio. Se in quel momento qualcuno glielo avesse chiesto, avrebbe risposto: "Luce qualcosa..."

VI RICORDO IL BLOG DI SANDRA: SANDRAOALE.SPLINDER.COM

IN QUESTI GIORNI SONO STATI POSTATI TRE NUOVI EPISODI DI BUFFY ( E 2 POESIE ).

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mercoledì, 11 ottobre 2006
Postato da anneheche

POST SCRITTO DA CENNY E DA ANNEHECHE

Lui fuma e fissa il vuoto. C'è qualcosa di sbagliato. C'è stato un errore. C'è sempre un errore. Seduto sul divano, con i capelli arruffati e l'espressione cupa, lo sguardo perso in ricordi che non mi appartengono, è più bello che mai. Lo osservo senza che se ne accorga. Mi domando se abbia dei rimpianti, e il solo pensarlo mi ferisce profondamente. Mi chiedo il motivo dei tanti silenzi, delle cene consumate senza parlare, dei nostri due mondi che si allontanano inesorabilmente. C'è sempre un errore. E purtroppo ignoro quale sia stato il mio. So soltanto che lo amo ancora, e che vorrei che anche lui mi amasse. Non voglio il suo silenzio ostile, soprattutto non accetto i suoi ricordi. A volte penso che lui viva nel passato. Dovrei aiutarlo ad uscirne, a scordare per sempre amori che non esistono più. 

C'è sempre un errore.

Mi libero delle scarpe e lascio che la gonna scivoli al suolo. Scalza mi muovo per il soggiorno, senza che lui se ne avveda. Mi tolgo la camicetta. Slip, reggiseno e calze nere. A lui piacevano tanto, diceva. Lo eccitavano. E allora devi eccitarti anche adesso! Sono davanti al divano. Lui alza gli occhi e mi vede.

Sono lì, incerta, insicura, ma determinata a riconquistare ciò che per molto tempo è stato mio…ciò che è ancora mio. Mi guarda per qualche secondo stupito, ma subito torna ad immergersi nei suoi pensieri che per ora lo attirano più di me. Mi chiedo se sto imboccando la strada giusta, se è questo il modo più adatto per accorciare le distanze. Forse sto sbagliando. Forse sarebbe meglio parlare, capire, ascoltare, confrontarsi. Forse. Ma ora, così, seminuda, in piedi di fronte a lui, morbidamente seduto, un po’ stanco, con la camicia leggermente sbottonata e gli occhi tristi ho una voglia incredibile di toccarlo di sentirlo ancora una volta mio, fisicamente mio. Ho una voglia incredibile di lasciarmi cullare dal movimento delle sue dita su di me e dal crescere regolare del suo respiro caldo, umido, penetrante.
Guardo le sue mani. Le ho sempre trovate estremamente attraenti: grandi, un po’ ruvide, con le dita ossute e lunghe, delicate eppure forti, decise sul mio corpo, sui miei seni, sui fianchi, sulle cosce. Le guardo e in me cresce il desiderio di essere toccata, come solo lui sa fare.
Guardo le sue labbra. Le sue dense, carnose, grandi labbra ora strette intorno a quella sigaretta consumata, ormai quasi finita. Socchiudo gli occhi ed immagino di averle sul mio collo, sul mio seno, affamate di carne, affamate di me. Succhiare la mia pelle golosamente fino a lasciare un segno del loro passaggio, un marchio, un simbolo di possesso. Il cuore accelera mentre il respiro aumenta di intensità. Ed ecco il piacere solleticare mentre dolcemente la lingua si avvicina ai miei capezzoli carichi di voglia.
 “Allora? Che c’è, cosa fai lì in piedi? Devi dirmi qualcosa?” Apro gli occhi di scatto, lo guardo, la sua voce mi proietta immediatamente alla realtà. Lo guardo un po’ smarrita mentre rapidamente cerco le parole più adatte. Ma non è facile.

C'è sempre un errore.

Cenny & Anne 

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