anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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Le Recensioni Del Mio Libro

sabato, 30 settembre 2006
Postato da anneheche

Chi mi conosce ( a proposito, continuate a giocare fino a martedì: vedi post precedente ) sa che i peccati capitali mi appartengono tutti: eccetto uno, l'invidia. Quella proprio non mi appartiene. Quando vedo qualcosa di bello, quando ascolto una musica meravigliosa o assisto alla proiezione di un film sorprendente, oppure guardo un'opera d'arte, o ancora leggo uno scritto che mi colpisce profondamente, il mio primo impulso è di farne partecipi altre persone, in modo da condividere un'emozione. Perchè il lato più bello e più intenso della vita è rappresentato proprio da un'emozione superiore, che riesca a catturare e a stregare la mente ed il cuore. Un tramonto. Un bosco autunnale con il suo tappeto di foglie che attendono l'abbraccio candido della neve. Il mare illuminato dal sole e sfiorato dal vento. Una notte di passione. Un disco dei Jefferson Airplane. Un post di Pappina. Scrivo queste note a sua insaputa, e forse si arrabbierà con me, ma d'altra parte Splinder è un luogo pubblico, e se esistono personaggi che amano denigrare le altrui fatiche, ci sono anche donne, che come me preferiscono invece condividere la scoperta e la gioia. Il post si intitola: "Psicopatologia  della Pappa quotidiana". Non credo che piacerà a tutti quanto è piaciuto a me, ma penso che molti lo ameranno. Io lo ritengo semplicemente straordinario.

Non provo invidia per chi sa scrivere così bene. Solo ammirazione e riconoscenza. 

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venerdì, 29 settembre 2006
Postato da anneheche

anneheche test: mi conoscete bene?


http://www.rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=anneheche

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venerdì, 29 settembre 2006
Postato da anneheche

PROSSIMAMENTE SU QUESTO BLOG
LA STORIA CHE VI FARA’ CONSUMARE LE ROTULE dalla tremarella
dal produttore di Lesbo è un’isola del mar Egeo
dal regista di Corinne
BUFFY
liberamente ispirato al mostro di Firenze e a Jack lo Squartatore
E’ l’intrecciosa storia di misteriosi rapimenti di bambini da parte di un’associazione(più o meno segreta ).Associazione che ha come mente IL MAESTRO e come braccio un certo Stradilasi.Aspirante pedofilo che si occupa di reclutare bambini per destinarli a chissà quale sorte!
Tra i protagonisti spicca la mamma di un bambino rapito:Silvia.
Silvia è una donna intelligente e affascinante che con dignità affronta la disgrazia capitatale.
Il figlio di Silvia, Marco, forse senza volerlo lascia un indizio nei suoi disegni di bambino:un uomo con un megafono.
Quando Silvia ritrova quell’uomo negli schizzi di un altro bambino rapito che nulla aveva a che fare con il suo, capisce che dentro a quei disegni si nasconde un indizio importante.
Ma Silvia proprio per questa sua voglia di capirci di più viene presa di mira dall’organizzazione che attraverso Stradilasi decide di rapirla per poi destinarla ad atroci sofferenze.
Qui la Ale s’è fermata e c’ha lasciato tutti in attesa del seguito!
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mercoledì, 27 settembre 2006
Postato da anneheche

Juliette guardò quella mano, chiedendosi se stringerla o meno. I suoi sentimenti e la sua opinione su Corinne erano mutati: se prima la considerava una sciocca di cui prendersi gioco, adesso aveva paura di lei e nel contempo la odiava. Era stata umiliata davanti a tutte le ragazze del collegio, aveva dovuto arrendersi e chiedere perdono: si sentiva colma di rabbia impotente. Ma sapeva che quando non si riesce a sconfiggere un nemico, la soluzione più saggia è quella di allearsi con lui. Desiderava la vendetta, non un'altra rissa per la quale non si sentiva adatta, ma qualcosa di più femminile, di maggiormente raffinato e crudele. Trovò dentro di sè la forza necessaria per esibire un sorriso falso e strinse la mano della sua nemica. "Vuoi veramente la mia amicizia?", le chiese con un tono di voce umile. "Dopo tutte le cattiverie che ti ho fatto?" Corinne annuì. "Ho già dimenticato.", le rispose. "Se mai, voglio dirti che mi spiace sinceramente di averti schiaffeggiato." Juliette fece un gesto vago, mentre si sforzava di mantenere il sorriso sulle labbra. "Me li sono meritati quegli schiaffi.", replicò. "Ma da oggi sarà diverso." Quindi si avviò per andare in camera, e ad ogni passo sentiva l'ira crescere dentro di sè. Doveva studiare un piano, un modo per distruggerla per sempre, intendeva farla sprofondare in un abisso dal quale non sarebbe mai più riemersa. Ed era certa di riuscirci. Le occorreva soltanto il tempo necessario per preparare la sua rivincita: poi sarebbe stata l'odiosa brunetta a piangere.

Corinne tornò verso le altre collegiali e con grande sconcerto scoprì di essere diventata l'idolo della scuola; la circondarono e si complimentarono con lei. Michelle e Sandrine avevano già cambiato campo e le offrirono la loro amicizia. A Corinne tutto questo non interessava minimamente, voleva semplicemente essere lasciata in pace, senza dover subire angherie di alcun genere ; tuttavia fu praticamente costretta ad accettare quel nuovo ruolo. Forse le sarebbe servito: diventare un punto di riferimento avrebbe potuto alleviare la sua malinconia e contrastare la tristezza che sino a quel giorno, eccettuata la parentesi di Nathalie, aveva accompagnato ogni fase della sua vita. Sorrise alle nuove amiche e per un istante si sentì leggera e spensierata. Purtroppo ignorava i cupi pensieri di Juliette.

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domenica, 24 settembre 2006
Postato da anneheche

Corinne e Juliette: la resa dei contiQuando terminavano le lezioni, era ora di pranzo: le ragazze mangiavano e poi avevano a disposizione un'ora per i loro svaghi; sarebbe seguito un lungo pomeriggio di studio. Prima di scendere in sala giochi oppure di uscire nel parco per una salutare passeggiata, veniva distribuita la posta. Corinne non aveva mai ricevuto una lettera fino a quel giorno. Fu quindi con grande stupore che sentì chiamare il suo nome. Le venne consegnata una busta tutta sgualcita; la giovane controllò il timbro postale: proveniva da Nizza. Con il cuore che le batteva forte scese le scale che conducevano alla sala giochi; aveva capito che si trattava di Nathalie. La sua amica era riuscita a rintracciarla in modo miracoloso e Corinne era impaziente di leggere, di sapere come stava, dove ora viveva, quanto ricordava di lei e del loro amore. Si appartò in un cantuccio accanto alla parete ed aprì la busta, estrasse un foglio di carta dozzinale e i suoi occhi corsero febbrili alle prime righe. All'improvviso la lettera le fu strappata di mano. Stupita, alzò lo sguardo e vide Juliette che esibiva trionfante la sua preda ad un gruppo di ragazze. Corinne non  le aveva sentite avvicinarsi, era colma di aspettativa e in quel momento tutto il mondo ruotava solo su Nathalie. Juliette incominciò a leggere ad alta voce. "Vediamo che cosa le scrive la sua contadinella! Oh ma che persona ignorante! D'altra parte..." Questo fu troppo. Corinne aveva sopportato pazientemente una serie infinita di umiliazioni: la lettura "pubblica" del suo prezioso diario, il letto disfatto e le coperte scaraventate per terra, gli insulti, i motteggi. Ma si trattava di fatti che riguardavano lei, e la sua vita priva di speranza: non accettava, però, che venisse presa di mira Nathalie, l'unica persona che amava, la sola fonte di gioia che mai avesse avuto. Per la prima volta da quando era in quel collegio si ribellò. "Ridammela!", disse alla biondina. Juliette rise sarcasticamente. "Oh no...vogliamo divertirci. Quando l'avrò letta e ci saremo fatte quattro risate, allora forse te la renderò." Corinne rimase per un istante immobile, incapace di pensare e di ribattere, quindi si scagliò su di lei. Le due giovani finirono per terra, rotolando una sull'altra. Probabilmente Juliette era più forte, e certamente più agile, tuttavia Corinne era animata da una furia cieca. Prese il sopravvento e inchiodò l'avversaria al pavimento. La biondina le tirò i capelli, ma Corinne le afferrò le mani e le costrinse al suolo, si sistemò a cavalcioni su di lei e le immobilizzò le braccia con le ginocchia. Juliette non poteva più muoversi. In preda al panico, gridò: "Michelle, Sandrine, toglietemela di dosso!" Le due ragazze non si mossero. Era possibile che ritenessero che quello scontro dovesse svolgersi lealmente, senza interventi esterni, ma era certo che dentro di loro gongolavano. Juliette era idolatrata, seguita, imitata... ma non amata. Anche molte collegiali più giovani assistevano alla scena provando una maligna soddisfazione: a loro volta erano state offese ed angariate, e adesso la regina era nuda. Corinne parlò a bassa voce, con un'inflessione fredda: "Devi chiedermi scusa, Juliette. Altrimenti non ti lascerò andare." In tutta risposta, la biondina le rivolse uno sguardo sprezzante. Scosse la testa e strinse le labbra. "Scordatelo!", sibilò. "Ma me la pagherai, te lo assicuro." Corinne la colpì in pieno viso con un violento manrovescio. Gli occhi di Juliette si riempirono di lacrime. Corinne la schiaffeggiò ancora. Alla terza sberla, l'altra si arrese. "Basta, ti prego! Ti chiedo scusa! Ti chiedo scusa!" Corinne si rialzò prontamente, liberandola. Si sentirono applausi e risate di scherno: il mito di Juliette finiva quel giorno. La ragazza si rimise in piedi a fatica, tremava visibilmente; ingobbita, si avviò lungo il corridoio che conduceva alle scale. Dopo un momento di esitazione, Corinne la seguì. Quando la raggiunse, Juliette la fissò terrorizzata. "Non picchiarmi ancora, ti prego!" Corinne scosse il capo. "Non voglio picchiarti.", disse. "Voglio essere tua amica." Tese la mano.

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giovedì, 21 settembre 2006
Postato da anneheche

Era stata una giornata di studio impegnativo, tuttavia Corinne non riusciva a prendere sonno. Michelle e Juliette probabilmente dormivano da tempo, visto che dai loro letti non proveniva il minimo rumore. Corinne rifletteva sulla sua vita, su quel vuoto imbuto che non sembrava portare a nulla. Poi il corso dei suoi pensieri mutò repentinamente, e come per magia le apparve l'immagine di Nathalie; era talmente nitida nella sua mente da apparire quasi reale. La rivide in riva al laghetto, nuda e bellissima, i biondi capelli che scendevano morbidamente sulle spalle, i seni perfetti, le lunghe gambe slanciate. Senza nemmeno rendersene conto incominciò ad accarezzarsi un capezzolo: ma, nella sua fantasia, la mano che agiva non era la sua, bensì quella della figlia del fattore. La notte silenziosa e scura si trasformò in un dolce sogno, simile al canto ammaliante di una sirena. Corinne continuò a giocare con il seno, mentre l'altra mano scendeva al pube. Ancora una volta non era lei a farlo: le cinque dita che la penetrarono erano quelle di Nathalie... La giovane cercò di ricordare l'odore del corpo della sua amica, e quindi di risentire il caldo contatto della sua lingua, e nel frattempo il sole splendeva nel cielo, la natura le circondava e le proteggeva, la vita era bella e meritevole di essere vissuta. Le dita si mossero più velocemente: Corinne iniziò a gemere piano, assaporando l'orgasmo. Per la prima volta da quando era stata sorpresa da suo padre sperimentò un sentimento che era assai prossimo alla felicità. Ma ad un tratto sentì che le venivano strappate di dosso le coperte, mentre un fascio di luce la abbagliava. In preda alla più profonda vergogna vide Juliette che le puntava contro una torcia elettrica; intanto Michelle gettava coperte e lenzuola per terra. "Piccola porca!", la apostrofò Juliette. "Meriteresti di dormire per terra. Sei una viziosa e una schifosa. Sei una lesbica!" Corinne era pietrificata per l'umiliazione che stava subendo. Michelle la spinse sul pavimento e scaraventò il materasso al suolo. "E adesso rifatti il letto, porca.", le ordinò Juliette. Corinne obbedì.
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martedì, 19 settembre 2006
Postato da anneheche

Il collegio era molto grande e, sebbene fosse antico e grigio, risultava quasi confortevole, poichè era stato riammodernato. Le camere a tre letti erano linde e funzionali, forse non particolarmente allegre in quanto mancanti di colori vivaci, ma comunque provviste di tutto quello che serviva. I bagni erano moderni e il refettorio, composto da una serie di piccoli tavoli allineati con ordine, era luminoso, accogliente e perfettamente pulito. La disciplina regnava ferrea, e gli insegnanti erano esigenti e scarsamente tolleranti. Grazie alla sua intelligenza Corinne non aveva problemi con gli studi, ed essendo di indole tranquilla e malinconica non incorreva mai nelle sanzioni disciplinari di cui erano vittime molte altre ragazze. La permanenza in quell'istituto sarebbe stata quasi accettabile, tuttavia la giovane era turbata per la cattiveria di alcune collegiali. Michelle, Sandrine e Juliette l'avevano presa di mira e non le risparmiavano scherzi crudeli. Corinne aveva preso l'abitudine di annotare i suoi pensieri su un diario, che teneva gelosamente nascosto in un cassetto della scrivania, celato alla vista da un dizionario di francese. Su quel quaderno parlava di sè, della sua infelicità, di Nathalie, dei sogni appena sfiorati e già appassiti, dell'inutilità della sua vita. Non rileggeva mai quanto scriveva, ma il solo gesto  di prendere la penna, per esternare e mettere a nudo la sua anima su una pagina bianca, le risultava di enorme conforto, e le donava un breve spazio di sollievo, un'oasi nel deserto della sua esistenza. Una sera, prima di cena, aprì il cassetto, spostò il vocabolario e cercò il prezioso diario. Non c'era. Perplessa, si chiese se lo aveva dimenticato da qualche parte, tuttavia sapeva che non era possibile: non lo spostava mai da lì, lo estraeva per scrivere e subito dopo lo riponeva al sicuro. Non poteva averlo dimenticato. Qualcuno lo aveva preso. In preda ad un'ansia febbrile corse fuori dalla stanza e scese precipitosamente le scale, diretta alla sala giochi.  Vide Juliette circondata da una decina di ragazze. L'odiosa biondina leggeva ad alta voce dei brani del diario, le altre accoglievano le sue parole ridendo sguaiatamente. Corinne si fermò a pochi passi di distanza da quel cappannello, con il cuore gelato per la vergogna. Probabilmente Nathalie si sarebbe avventata su Juliette e le avrebbe strappato il quaderno dalle mani, forse l'avrebbe anche picchiata. Corinne invece rimase ferma a guardare la scena, mentre le lacrime le scendevano sul viso. Dopo alcuni interminabili istanti si girò e tornò nella sua camera, risentendo l'eco di quelle risate maligne. Nessuno si era accorto di lei. Quella sera non mangiò.
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sabato, 16 settembre 2006
Postato da anneheche

bacio dolce

La strada era un nastro infinito che proseguiva a perdita d'occhio, circondata dalle campagne; il cielo, simile a una distesa di ovatta grigia, veniva percorso da formazioni di nubi scure; un vento freddo e tagliente preannunciava la pioggia imminente. La grande Mercedes procedeva sicura verso nord, a velocità di crociera, sorpassando soltanto i camion e le auto che andavano a rilento. L'autista, un uomo all'antica, guidava attento e silenzioso; era in divisa, con tanto di cappello, e il suo aspetto rigido e formale era contraddetto solamente in parte da un tic nervoso che riguardava i suoi folti baffi. Aveva acceso la radio, ma Corinne lo aveva pregato di spegnerla, e lui aveva prontamente obbedito. Rannicchiata sul sedile posteriore, la giovane rappresentava il ritratto dell'angoscia. Suo padre non aveva perso la calma, nè aveva sprecato parole: dirigeva un impero industriale, e non era abituato ad occupare  il suo tempo dando libero sfogo alla collera o indulgendo in sterili recriminazioni. Era un uomo che amava decidere, e da sempre era assai rapido nel ponderare una situazione e stabilire un'opportuna linea di condotta. Aveva detto a Corinne di rivestirsi, e a grandi passi era tornato alla casa. Quel giorno stesso aveva licenziato il fattore e delineato il nuovo futuro di sua figlia. Ma non era la prospettiva del severo collegio che l'attendeva a straziarle l'anima, e neppure lo sguardo gelido con cui suo padre l'aveva salutata: a questo sarebbe sopravvissuta. Non aveva trovato la felicità nella famiglia, e quindi non l'avrebbe persa nell'istituto che la aspettava. La disperazione nasceva dal fatto che aveva perso per sempre Nathalie, la prima scintilla di gioia in un'esistenza apatica e rassegnata, una timida avvisaglia di serenità e di ardore, di poesia e di fuoco sensuale. Era come se avesse intravvisto all'orizzonte un'alba magica di sole e poi, all'improvviso, un  grande fumo nero avesse soffocato quella visione, e la promessa di felicità che recava con sè. Non avrebbe mai più ritrovato l'amica: entrambe ignoravano la destinazione dell'altra, e il gelo che le aveva sommerse alla vista del padre di Corinne aveva impedito loro persino di salutarsi, di scambiarsi una sia pur vaga promessa futura. D'altra parte, non esisteva più un futuro per Corinne: era attesa da ore grigie e vuote, trascorse all'insegna del rimpianto, un limbo orbato di speranza, un cupo viaggio nella disperazione, nella depressione e, infine, nella stolida accettazione di una vita arida e infelice. Corinne si passò una mano tremante sul viso. Poi incominciò a piangere.

FINE DELLA PRIMA SERIE DI CORINNE.

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mercoledì, 13 settembre 2006
Postato da anneheche

BORELLI EDITORE HA DECISO DI PUBBLICARE IL MIO ROMANZO, "LESBO E' UN'ISOLA DEL MAR EGEO".

SARA' MIA PREMURA INFORMARVI QUANDO IL LIBRO VERRA' DISTRIBUITO NELLE LIBRERIE.

Naturalmente desidero ringraziare Gian Franco Borelli, per la fiducia e la stima accordatemi; ma desidero altresì ringraziare tutti voi perchè il vostro contributo è stato fondamentale. In quei febbrili giorni di fine luglio e di agosto, quando quotidianamente postavo uno o due capitoli , ho avvertito una grande empatia. Empatia che si è trasformata in energia positiva, e che mi ha dato una grande forza. E' stato un periodo magico. Ogni giorno "sapevo" che sarebbero arrivati commenti, e "sentivo" che sarebbero stati positivi. In due settimane sono stata linkata da dieci nuovi blogger...magia, magic moment, non saprei come definire meglio quanto è accaduto.Ma l'empatia viene da lontano, come un'onda lunga, dato che da voi ho ricevuto solo parole gentili. Viene anche da chi non c'era in agosto, ma in precedenza mi ha seguita passo dopo passo, commentando ogni mio post ( lasciatemi fare due nomi, senza che nessuno si offenda: Univers e Anonim0 ). Ancora grazie a tutti! Per ovvi motivi, non potrò più postare in rete "Lesbo è un'isola del mar Egeo"...così magari lo comprerete... Il blog, comunque, prosegue la sua regolare attività. Solo, mi scuserete se per qualche tempo non potrò visitare con assiduità i blogger miei amici. Ma poi tutto tornerà come prima.

Un grande abbraccio a Gian Franco Borelli e un grande abbraccio a voi, amici cari.

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martedì, 12 settembre 2006
Postato da anneheche

bacio dolceIl nuovo giorno nacque grigio e afoso; il caldo era già opprimente all'alba, e si preannunciava una giornata torrida ed umida, priva del gentile soccorso del vento. Corinne si destò con una sensazione di tragedia incombente, come un oscuro annuncio di disgrazia. Attribuì quel senso di malessere agli interrogativi che si era posta la sera precedente, ai sensi di colpa, e con uno sforzo di volontà portò i suoi pensieri su un lido più solare, una spiaggia mentale dove era attesa da Nathalie. Scese dal letto, uscì di casa e si avviò in direzione del laghetto. Sentiva dentro di sè che lì avrebbe incontrato l'amica, e presto, mentre i suoi passi leggeri la portavano al piccolo specchio d'acqua, dimenticò l'ansia e il turbamento. Ad altro, ora, era indirizzata la sua mente. Sapeva che come in un tacito gioco Nathalie avrebbe atteso che facesse il bagno: si sarebbe presentata per asciugare il suo corpo e per scaldare la sua pelle. In quei momenti non si poneva la domanda cruciale: era amore vero oppure si trattava di semplice lussuria, semplicemente pregustava l'incanto di quanto sarebbe successo. Entrò nello stagno, si limitò a qualche bracciata e riguadagnò la riva. Teneva la testa bassa per non vedere, desiderava essere sorpresa, esattamente come era accaduto la prima volta. Era come un rituale magico: un momento che apparteneva esclusivamente a loro due, dal quale tutti gli altri erano irrimediabilmente esclusi. Quando alzò gli occhi, la vide. Nathalie la stava aspettando, il tacito gioco era conosciuto da entrambe. La ragazza bionda si spogliò con la consueta tranquilla sicurezza. Corinne la fissava, estasiata. Le due amiche si avvicinarono e si abbracciarono; le lingue si trovarono, si abbandonarono e tornarono a incontrarsi. Il prato accolse i corpi nudi, e Corinne chiuse gli occhi, dimenticando il resto del mondo. Quello che la figlia del fattore le stava facendo era forse l'essenza assoluta della vita, l'attimo supremo, la realizzazione di un'intera esistenza. Senza nemmeno accorgersene, le gridò che l'amava. Poi giunse l'orgasmo, e Corinne gridò ancora. Nathalie la baciò di nuovo, ma una voce interruppe bruscamente quel sogno incantato. Ambedue guardarono in direzione di quella voce. Corinne si sentì morire. Ferma, immobile sul prato, incapace di pronunciare una sola parola, fissò sgomenta l'uomo che le sovrastava. Suo padre.

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