sabato, 30 settembre 2006
Postato da annehecheChi mi conosce ( a proposito, continuate a giocare fino a martedì: vedi post precedente ) sa che i peccati capitali mi appartengono tutti: eccetto uno, l'invidia. Quella proprio non mi appartiene. Quando vedo qualcosa di bello, quando ascolto una musica meravigliosa o assisto alla proiezione di un film sorprendente, oppure guardo un'opera d'arte, o ancora leggo uno scritto che mi colpisce profondamente, il mio primo impulso è di farne partecipi altre persone, in modo da condividere un'emozione. Perchè il lato più bello e più intenso della vita è rappresentato proprio da un'emozione superiore, che riesca a catturare e a stregare la mente ed il cuore. Un tramonto. Un bosco autunnale con il suo tappeto di foglie che attendono l'abbraccio candido della neve. Il mare illuminato dal sole e sfiorato dal vento. Una notte di passione. Un disco dei Jefferson Airplane. Un post di Pappina. Scrivo queste note a sua insaputa, e forse si arrabbierà con me, ma d'altra parte Splinder è un luogo pubblico, e se esistono personaggi che amano denigrare le altrui fatiche, ci sono anche donne, che come me preferiscono invece condividere la scoperta e la gioia. Il post si intitola: "Psicopatologia della Pappa quotidiana". Non credo che piacerà a tutti quanto è piaciuto a me, ma penso che molti lo ameranno. Io lo ritengo semplicemente straordinario.
Non provo invidia per chi sa scrivere così bene. Solo ammirazione e riconoscenza.
venerdì, 29 settembre 2006
venerdì, 29 settembre 2006
Postato da anneheche
PROSSIMAMENTE SU QUESTO BLOG
LA STORIA CHE VI FARA’ CONSUMARE LE ROTULE dalla tremarella
dal produttore di Lesbo è un’isola del mar Egeo
dal regista di Corinne
BUFFY
liberamente ispirato al mostro di Firenze e a Jack lo Squartatore
E’ l’intrecciosa storia di misteriosi rapimenti di bambini da parte di un’associazione(più o meno segreta ).Associazione che ha come mente IL MAESTRO e come braccio un certo Stradilasi.Aspirante pedofilo che si occupa di reclutare bambini per destinarli a chissà quale sorte!
Tra i protagonisti spicca la mamma di un bambino rapito:Silvia.
Silvia è una donna intelligente e affascinante che con dignità affronta la disgrazia capitatale.
Il figlio di Silvia, Marco, forse senza volerlo lascia un indizio nei suoi disegni di bambino:un uomo con un megafono.
Quando Silvia ritrova quell’uomo negli schizzi di un altro bambino rapito che nulla aveva a che fare con il suo, capisce che dentro a quei disegni si nasconde un indizio importante.
Ma Silvia proprio per questa sua voglia di capirci di più viene presa di mira dall’organizzazione che attraverso Stradilasi decide di rapirla per poi destinarla ad atroci sofferenze.
Qui la Ale s’è fermata e c’ha lasciato tutti in attesa del seguito!
mercoledì, 27 settembre 2006
Postato da annehecheJuliette guardò quella mano, chiedendosi se stringerla o meno. I suoi sentimenti e la sua opinione su Corinne erano mutati: se prima la considerava una sciocca di cui prendersi gioco, adesso aveva paura di lei e nel contempo la odiava. Era stata umiliata davanti a tutte le ragazze del collegio, aveva dovuto arrendersi e chiedere perdono: si sentiva colma di rabbia impotente. Ma sapeva che quando non si riesce a sconfiggere un nemico, la soluzione più saggia è quella di allearsi con lui. Desiderava la vendetta, non un'altra rissa per la quale non si sentiva adatta, ma qualcosa di più femminile, di maggiormente raffinato e crudele. Trovò dentro di sè la forza necessaria per esibire un sorriso falso e strinse la mano della sua nemica. "Vuoi veramente la mia amicizia?", le chiese con un tono di voce umile. "Dopo tutte le cattiverie che ti ho fatto?" Corinne annuì. "Ho già dimenticato.", le rispose. "Se mai, voglio dirti che mi spiace sinceramente di averti schiaffeggiato." Juliette fece un gesto vago, mentre si sforzava di mantenere il sorriso sulle labbra. "Me li sono meritati quegli schiaffi.", replicò. "Ma da oggi sarà diverso." Quindi si avviò per andare in camera, e ad ogni passo sentiva l'ira crescere dentro di sè. Doveva studiare un piano, un modo per distruggerla per sempre, intendeva farla sprofondare in un abisso dal quale non sarebbe mai più riemersa. Ed era certa di riuscirci. Le occorreva soltanto il tempo necessario per preparare la sua rivincita: poi sarebbe stata l'odiosa brunetta a piangere.
Corinne tornò verso le altre collegiali e con grande sconcerto scoprì di essere diventata l'idolo della scuola; la circondarono e si complimentarono con lei. Michelle e Sandrine avevano già cambiato campo e le offrirono la loro amicizia. A Corinne tutto questo non interessava minimamente, voleva semplicemente essere lasciata in pace, senza dover subire angherie di alcun genere ; tuttavia fu praticamente costretta ad accettare quel nuovo ruolo. Forse le sarebbe servito: diventare un punto di riferimento avrebbe potuto alleviare la sua malinconia e contrastare la tristezza che sino a quel giorno, eccettuata la parentesi di Nathalie, aveva accompagnato ogni fase della sua vita. Sorrise alle nuove amiche e per un istante si sentì leggera e spensierata. Purtroppo ignorava i cupi pensieri di Juliette.
domenica, 24 settembre 2006
Postato da anneheche
Quando terminavano le lezioni, era ora di pranzo: le ragazze mangiavano e poi avevano a disposizione un'ora per i loro svaghi; sarebbe seguito un lungo pomeriggio di studio. Prima di scendere in sala giochi oppure di uscire nel parco per una salutare passeggiata, veniva distribuita la posta. Corinne non aveva mai ricevuto una lettera fino a quel giorno. Fu quindi con grande stupore che sentì chiamare il suo nome. Le venne consegnata una busta tutta sgualcita; la giovane controllò il timbro postale: proveniva da Nizza. Con il cuore che le batteva forte scese le scale che conducevano alla sala giochi; aveva capito che si trattava di Nathalie. La sua amica era riuscita a rintracciarla in modo miracoloso e Corinne era impaziente di leggere, di sapere come stava, dove ora viveva, quanto ricordava di lei e del loro amore. Si appartò in un cantuccio accanto alla parete ed aprì la busta, estrasse un foglio di carta dozzinale e i suoi occhi corsero febbrili alle prime righe. All'improvviso la lettera le fu strappata di mano. Stupita, alzò lo sguardo e vide Juliette che esibiva trionfante la sua preda ad un gruppo di ragazze. Corinne non le aveva sentite avvicinarsi, era colma di aspettativa e in quel momento tutto il mondo ruotava solo su Nathalie. Juliette incominciò a leggere ad alta voce. "Vediamo che cosa le scrive la sua contadinella! Oh ma che persona ignorante! D'altra parte..." Questo fu troppo. Corinne aveva sopportato pazientemente una serie infinita di umiliazioni: la lettura "pubblica" del suo prezioso diario, il letto disfatto e le coperte scaraventate per terra, gli insulti, i motteggi. Ma si trattava di fatti che riguardavano lei, e la sua vita priva di speranza: non accettava, però, che venisse presa di mira Nathalie, l'unica persona che amava, la sola fonte di gioia che mai avesse avuto. Per la prima volta da quando era in quel collegio si ribellò. "Ridammela!", disse alla biondina. Juliette rise sarcasticamente. "Oh no...vogliamo divertirci. Quando l'avrò letta e ci saremo fatte quattro risate, allora forse te la renderò." Corinne rimase per un istante immobile, incapace di pensare e di ribattere, quindi si scagliò su di lei. Le due giovani finirono per terra, rotolando una sull'altra. Probabilmente Juliette era più forte, e certamente più agile, tuttavia Corinne era animata da una furia cieca. Prese il sopravvento e inchiodò l'avversaria al pavimento. La biondina le tirò i capelli, ma Corinne le afferrò le mani e le costrinse al suolo, si sistemò a cavalcioni su di lei e le immobilizzò le braccia con le ginocchia. Juliette non poteva più muoversi. In preda al panico, gridò: "Michelle, Sandrine, toglietemela di dosso!" Le due ragazze non si mossero. Era possibile che ritenessero che quello scontro dovesse svolgersi lealmente, senza interventi esterni, ma era certo che dentro di loro gongolavano. Juliette era idolatrata, seguita, imitata... ma non amata. Anche molte collegiali più giovani assistevano alla scena provando una maligna soddisfazione: a loro volta erano state offese ed angariate, e adesso la regina era nuda. Corinne parlò a bassa voce, con un'inflessione fredda: "Devi chiedermi scusa, Juliette. Altrimenti non ti lascerò andare." In tutta risposta, la biondina le rivolse uno sguardo sprezzante. Scosse la testa e strinse le labbra. "Scordatelo!", sibilò. "Ma me la pagherai, te lo assicuro." Corinne la colpì in pieno viso con un violento manrovescio. Gli occhi di Juliette si riempirono di lacrime. Corinne la schiaffeggiò ancora. Alla terza sberla, l'altra si arrese. "Basta, ti prego! Ti chiedo scusa! Ti chiedo scusa!" Corinne si rialzò prontamente, liberandola. Si sentirono applausi e risate di scherno: il mito di Juliette finiva quel giorno. La ragazza si rimise in piedi a fatica, tremava visibilmente; ingobbita, si avviò lungo il corridoio che conduceva alle scale. Dopo un momento di esitazione, Corinne la seguì. Quando la raggiunse, Juliette la fissò terrorizzata. "Non picchiarmi ancora, ti prego!" Corinne scosse il capo. "Non voglio picchiarti.", disse. "Voglio essere tua amica." Tese la mano.
giovedì, 21 settembre 2006
Postato da anneheche
Era stata una giornata di studio impegnativo, tuttavia Corinne non riusciva a prendere sonno. Michelle e Juliette probabilmente dormivano da tempo, visto che dai loro letti non proveniva il minimo rumore. Corinne rifletteva sulla sua vita, su quel vuoto imbuto che non sembrava portare a nulla. Poi il corso dei suoi pensieri mutò repentinamente, e come per magia le apparve l'immagine di Nathalie; era talmente nitida nella sua mente da apparire quasi reale. La rivide in riva al laghetto, nuda e bellissima, i biondi capelli che scendevano morbidamente sulle spalle, i seni perfetti, le lunghe gambe slanciate. Senza nemmeno rendersene conto incominciò ad accarezzarsi un capezzolo: ma, nella sua fantasia, la mano che agiva non era la sua, bensì quella della figlia del fattore. La notte silenziosa e scura si trasformò in un dolce sogno, simile al canto ammaliante di una sirena. Corinne continuò a giocare con il seno, mentre l'altra mano scendeva al pube. Ancora una volta non era lei a farlo: le cinque dita che la penetrarono erano quelle di Nathalie... La giovane cercò di ricordare l'odore del corpo della sua amica, e quindi di risentire il caldo contatto della sua lingua, e nel frattempo il sole splendeva nel cielo, la natura le circondava e le proteggeva, la vita era bella e meritevole di essere vissuta. Le dita si mossero più velocemente: Corinne iniziò a gemere piano, assaporando l'orgasmo. Per la prima volta da quando era stata sorpresa da suo padre sperimentò un sentimento che era assai prossimo alla felicità. Ma ad un tratto sentì che le venivano strappate di dosso le coperte, mentre un fascio di luce la abbagliava. In preda alla più profonda vergogna vide Juliette che le puntava contro una torcia elettrica; intanto Michelle gettava coperte e lenzuola per terra. "Piccola porca!", la apostrofò Juliette. "Meriteresti di dormire per terra. Sei una viziosa e una schifosa. Sei una lesbica!" Corinne era pietrificata per l'umiliazione che stava subendo. Michelle la spinse sul pavimento e scaraventò il materasso al suolo. "E adesso rifatti il letto, porca.", le ordinò Juliette. Corinne obbedì.
martedì, 19 settembre 2006
Postato da anneheche
Il collegio era molto grande e, sebbene fosse antico e grigio, risultava quasi confortevole, poichè era stato riammodernato. Le camere a tre letti erano linde e funzionali, forse non particolarmente allegre in quanto mancanti di colori vivaci, ma comunque provviste di tutto quello che serviva. I bagni erano moderni e il refettorio, composto da una serie di piccoli tavoli allineati con ordine, era luminoso, accogliente e perfettamente pulito. La disciplina regnava ferrea, e gli insegnanti erano esigenti e scarsamente tolleranti. Grazie alla sua intelligenza Corinne non aveva problemi con gli studi, ed essendo di indole tranquilla e malinconica non incorreva mai nelle sanzioni disciplinari di cui erano vittime molte altre ragazze. La permanenza in quell'istituto sarebbe stata quasi accettabile, tuttavia la giovane era turbata per la cattiveria di alcune collegiali. Michelle, Sandrine e Juliette l'avevano presa di mira e non le risparmiavano scherzi crudeli. Corinne aveva preso l'abitudine di annotare i suoi pensieri su un diario, che teneva gelosamente nascosto in un cassetto della scrivania, celato alla vista da un dizionario di francese. Su quel quaderno parlava di sè, della sua infelicità, di Nathalie, dei sogni appena sfiorati e già appassiti, dell'inutilità della sua vita. Non rileggeva mai quanto scriveva, ma il solo gesto di prendere la penna, per esternare e mettere a nudo la sua anima su una pagina bianca, le risultava di enorme conforto, e le donava un breve spazio di sollievo, un'oasi nel deserto della sua esistenza. Una sera, prima di cena, aprì il cassetto, spostò il vocabolario e cercò il prezioso diario. Non c'era. Perplessa, si chiese se lo aveva dimenticato da qualche parte, tuttavia sapeva che non era possibile: non lo spostava mai da lì, lo estraeva per scrivere e subito dopo lo riponeva al sicuro. Non poteva averlo dimenticato. Qualcuno lo aveva preso. In preda ad un'ansia febbrile corse fuori dalla stanza e scese precipitosamente le scale, diretta alla sala giochi. Vide Juliette circondata da una decina di ragazze. L'odiosa biondina leggeva ad alta voce dei brani del diario, le altre accoglievano le sue parole ridendo sguaiatamente. Corinne si fermò a pochi passi di distanza da quel cappannello, con il cuore gelato per la vergogna. Probabilmente Nathalie si sarebbe avventata su Juliette e le avrebbe strappato il quaderno dalle mani, forse l'avrebbe anche picchiata. Corinne invece rimase ferma a guardare la scena, mentre le lacrime le scendevano sul viso. Dopo alcuni interminabili istanti si girò e tornò nella sua camera, risentendo l'eco di quelle risate maligne. Nessuno si era accorto di lei. Quella sera non mangiò.
sabato, 16 settembre 2006
Postato da anneheche
La strada era un nastro infinito che proseguiva a perdita d'occhio, circondata dalle campagne; il cielo, simile a una distesa di ovatta grigia, veniva percorso da formazioni di nubi scure; un vento freddo e tagliente preannunciava la pioggia imminente. La grande Mercedes procedeva sicura verso nord, a velocità di crociera, sorpassando soltanto i camion e le auto che andavano a rilento. L'autista, un uomo all'antica, guidava attento e silenzioso; era in divisa, con tanto di cappello, e il suo aspetto rigido e formale era contraddetto solamente in parte da un tic nervoso che riguardava i suoi folti baffi. Aveva acceso la radio, ma Corinne lo aveva pregato di spegnerla, e lui aveva prontamente obbedito. Rannicchiata sul sedile posteriore, la giovane rappresentava il ritratto dell'angoscia. Suo padre non aveva perso la calma, nè aveva sprecato parole: dirigeva un impero industriale, e non era abituato ad occupare il suo tempo dando libero sfogo alla collera o indulgendo in sterili recriminazioni. Era un uomo che amava decidere, e da sempre era assai rapido nel ponderare una situazione e stabilire un'opportuna linea di condotta. Aveva detto a Corinne di rivestirsi, e a grandi passi era tornato alla casa. Quel giorno stesso aveva licenziato il fattore e delineato il nuovo futuro di sua figlia. Ma non era la prospettiva del severo collegio che l'attendeva a straziarle l'anima, e neppure lo sguardo gelido con cui suo padre l'aveva salutata: a questo sarebbe sopravvissuta. Non aveva trovato la felicità nella famiglia, e quindi non l'avrebbe persa nell'istituto che la aspettava. La disperazione nasceva dal fatto che aveva perso per sempre Nathalie, la prima scintilla di gioia in un'esistenza apatica e rassegnata, una timida avvisaglia di serenità e di ardore, di poesia e di fuoco sensuale. Era come se avesse intravvisto all'orizzonte un'alba magica di sole e poi, all'improvviso, un grande fumo nero avesse soffocato quella visione, e la promessa di felicità che recava con sè. Non avrebbe mai più ritrovato l'amica: entrambe ignoravano la destinazione dell'altra, e il gelo che le aveva sommerse alla vista del padre di Corinne aveva impedito loro persino di salutarsi, di scambiarsi una sia pur vaga promessa futura. D'altra parte, non esisteva più un futuro per Corinne: era attesa da ore grigie e vuote, trascorse all'insegna del rimpianto, un limbo orbato di speranza, un cupo viaggio nella disperazione, nella depressione e, infine, nella stolida accettazione di una vita arida e infelice. Corinne si passò una mano tremante sul viso. Poi incominciò a piangere.
FINE DELLA PRIMA SERIE DI CORINNE.
mercoledì, 13 settembre 2006
Postato da annehecheBORELLI EDITORE HA DECISO DI PUBBLICARE IL MIO ROMANZO, "LESBO E' UN'ISOLA DEL MAR EGEO".
SARA' MIA PREMURA INFORMARVI QUANDO IL LIBRO VERRA' DISTRIBUITO NELLE LIBRERIE.
Naturalmente desidero ringraziare Gian Franco Borelli, per la fiducia e la stima accordatemi; ma desidero altresì ringraziare tutti voi perchè il vostro contributo è stato fondamentale. In quei febbrili giorni di fine luglio e di agosto, quando quotidianamente postavo uno o due capitoli , ho avvertito una grande empatia. Empatia che si è trasformata in energia positiva, e che mi ha dato una grande forza. E' stato un periodo magico. Ogni giorno "sapevo" che sarebbero arrivati commenti, e "sentivo" che sarebbero stati positivi. In due settimane sono stata linkata da dieci nuovi blogger...magia, magic moment, non saprei come definire meglio quanto è accaduto.Ma l'empatia viene da lontano, come un'onda lunga, dato che da voi ho ricevuto solo parole gentili. Viene anche da chi non c'era in agosto, ma in precedenza mi ha seguita passo dopo passo, commentando ogni mio post ( lasciatemi fare due nomi, senza che nessuno si offenda: Univers e Anonim0 ). Ancora grazie a tutti! Per ovvi motivi, non potrò più postare in rete "Lesbo è un'isola del mar Egeo"...così magari lo comprerete... Il blog, comunque, prosegue la sua regolare attività. Solo, mi scuserete se per qualche tempo non potrò visitare con assiduità i blogger miei amici. Ma poi tutto tornerà come prima.
Un grande abbraccio a Gian Franco Borelli e un grande abbraccio a voi, amici cari.
martedì, 12 settembre 2006
Postato da anneheche
Il nuovo giorno nacque grigio e afoso; il caldo era già opprimente all'alba, e si preannunciava una giornata torrida ed umida, priva del gentile soccorso del vento. Corinne si destò con una sensazione di tragedia incombente, come un oscuro annuncio di disgrazia. Attribuì quel senso di malessere agli interrogativi che si era posta la sera precedente, ai sensi di colpa, e con uno sforzo di volontà portò i suoi pensieri su un lido più solare, una spiaggia mentale dove era attesa da Nathalie. Scese dal letto, uscì di casa e si avviò in direzione del laghetto. Sentiva dentro di sè che lì avrebbe incontrato l'amica, e presto, mentre i suoi passi leggeri la portavano al piccolo specchio d'acqua, dimenticò l'ansia e il turbamento. Ad altro, ora, era indirizzata la sua mente. Sapeva che come in un tacito gioco Nathalie avrebbe atteso che facesse il bagno: si sarebbe presentata per asciugare il suo corpo e per scaldare la sua pelle. In quei momenti non si poneva la domanda cruciale: era amore vero oppure si trattava di semplice lussuria, semplicemente pregustava l'incanto di quanto sarebbe successo. Entrò nello stagno, si limitò a qualche bracciata e riguadagnò la riva. Teneva la testa bassa per non vedere, desiderava essere sorpresa, esattamente come era accaduto la prima volta. Era come un rituale magico: un momento che apparteneva esclusivamente a loro due, dal quale tutti gli altri erano irrimediabilmente esclusi. Quando alzò gli occhi, la vide. Nathalie la stava aspettando, il tacito gioco era conosciuto da entrambe. La ragazza bionda si spogliò con la consueta tranquilla sicurezza. Corinne la fissava, estasiata. Le due amiche si avvicinarono e si abbracciarono; le lingue si trovarono, si abbandonarono e tornarono a incontrarsi. Il prato accolse i corpi nudi, e Corinne chiuse gli occhi, dimenticando il resto del mondo. Quello che la figlia del fattore le stava facendo era forse l'essenza assoluta della vita, l'attimo supremo, la realizzazione di un'intera esistenza. Senza nemmeno accorgersene, le gridò che l'amava. Poi giunse l'orgasmo, e Corinne gridò ancora. Nathalie la baciò di nuovo, ma una voce interruppe bruscamente quel sogno incantato. Ambedue guardarono in direzione di quella voce. Corinne si sentì morire. Ferma, immobile sul prato, incapace di pronunciare una sola parola, fissò sgomenta l'uomo che le sovrastava. Suo padre.