anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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Le Recensioni Del Mio Libro

lunedì, 31 luglio 2006
Postato da anneheche

anneNon ci eravamo ancora baciate. Mentre venivo, si sdraiò su di me e cercò la mia bocca. Le lingue si avvinghiarono. A quel punto, successe una cosa incredibile: incominciai a godere a ripetizione, un orgasmo dopo l'altro, e ciascuno era più forte e intenso di quello precedente. Lei aveva ripreso a stimolare il clitoride, quindi di nuovo si introdusse in me, ma questa volta con tutta la mano. Io tremavo, non riuscivo a controllarmi; quello che mi stava capitando non l'avrei immaginato neppure nei miei sogni più sfrenati. Alla fine, mi rilasciai esausta, quasi incapace di connettere, con gli occhi sbarrati e la bocca serrata. Un pensiero fugace attraversò la mia mente: non sono frigida! Sono normale! La colpa è degli uomini. Maddalena si inginocchiò sul letto e prese ad accarezzarmi e baciarmi i piedi. E' una delle mie zone più erogene, tuttavia va detto che non riesco a tollerare il solletico. Ignoro se questa sia una contraddizione in termini; so solo che lei non oltrepassò mai quella sottile barriera. Mi deliziava e tornava a colmarmi di eccitazione e di aspettativa. Mi baciò l'interno delle cosce, risalì sino al pube, ma crudelmente lo evitò per passare all'ombelico, al ventre, alle braccia e ai seni. E' incredibile a dirsi: ma raggiunsi un nuovo orgasmo, forse quello più devastante. Mi misi a gridare e le graffiai la schiena; bagnai completamente le lenzuola. Quando riuscii a ritrovare il controllo, la pregai di smettere. Avevo paura di morire, non ero in grado di valutatare se il mio fisico avrebbe retto ancora. E poi mi sembrava di impazzire, nel senso letterale del termine. Maddy mi concesse una pausa. Respiravo affannosamente, e vagavo in una dimensione parallela, irreale, uno straordinario empireo che non avrei mai creduto potesse esistere. Tornata in me, decisi di prendere l'iniziativa: la rovesciai delicatamente sul letto e accostai la bocca al suo pube. Sapeva di donna, e quell'odore mi inebriò: mi occupai di lei voracemente, quasi volessi mangiarla, e quando compresi che stava godendo provai una gioia fortissima. Mi stesi sul suo corpo, e la baciai dolcemente. Fu un bacio lunghissimo, una sorta di poesia dopo la bruciante prosa che ci aveva divorato. Ci accarezzammo teneramente, le mie dita le sfiorarono le guance, gli occhi, la fronte; le scostai una ciocca di capelli e ancora cercai la sua bocca. Ci guardammo a lungo, mentre la notte compiva il suo percorso. Fuori, in strada, le ultime macchine passavano, un cane abbaiava e la luna faceva capolino simile a una vecchia, rassicurante amica. Forse era nostra complice. Vegliava su di noi e sul grande amore che proprio allora stava nascendo.
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domenica, 30 luglio 2006
Postato da anneheche

anneCi incontrammo due giorni dopo, a piazzale Loreto. Non avremmo potuto essere più diverse: io indossavo una minigonna e le scarpe con i tacchi, lei anfibi e pantaloni verdi militari. Al telefono le avevo chiesto se le piaceva la cucina giapponese; Maddy mi aveva risposto che mangiava di tutto. La invitai in un ristorante del centro, e consumammo una cena a base di sushi e sashimi, inaffiata da un eccellente Riesling ghiacciato. Maddalena mangiava avidamente: era quasi eccitante guardarla portare il cibo alla bocca, mentre gli occhi le brillavano di piacere. Sparai a caso: "Sei del Toro?" Avevo indovinato, benchè allora non sapessi che, oltre alla bellezza e alla pigrizia, una delle caratteristiche principali di questo segno è proprio l'amore quasi "fisico" per tutti gli aspetti della vita, cibo compreso. Io sono nata il 3 settembre, quindi appartengo alla Vergine, segno a mio avviso quanto mai problematico. Finito di cenare, le domandai se le andava di bere un drink a casa mia. "Certo.", rispose senza esitare. "E poi non dobbiamo continuare un certo discorso?" Quella franchezza mi colpì, anche perchè durante la cena avevamo parlato di molte cose, dalla musica al cinema, ma non di quel lontano giorno d'estate. Si era permessa anche una piccola bugia: mi avrebbe chiamata appena tornata dal mare, mi disse, ma sbadata com'era aveva perso il foglietto con il numero del telefono. Finsi di crederle. Quando fummo a casa mia, le offrii uno scotch, ma lei scosse la testa. Era praticamente astemia e aveva già fatto un'eccezione con il vino a tavola. Le porsi un'aranciata e mi versai due dita di Chivas. Ma Maddy non era tipo da convenevoli. Si alzò quasi subito dal divano e con estrema naturalezza si spogliò davanti a me. Provai un tuffo al cuore. Il suo corpo era una straordinaria combinazione fra il fisico di una matrona e quello di un'intrepida guerriera dei fumetti. Era alta, con grandi seni pieni e perfettamente diritti; i capelli castani scendevano come un'onda sulle spalle larghe e atletiche; aveva braccia e gambe muscolose, ma al contempo estremamente femminili; piedi lunghi con le dita non troppo piccole. Era semplicemente perfetta, e io quasi mi vergognai, svestendomi a mia volta e mettendo in mostra il mio corpo esile, i seni piccoli e le spalle fragili. Ma subito ricordai che lei mi conosceva già. Inoltre, molti mi considerano attraente e quindi il mio corpo va bene così.

La presi per mano e la guidai in camera da letto. Lasciai accesa una piccola lampada, che diffondeva luce soffusa. Inserii nel lettore un cd dei Pink Floyd e regolai il volume, in modo che non risultasse troppo alto. Ci sdraiammo sul grande letto matrimoniale ( una comodità cui non so rinunciare ) ed esattamente come allora, fu lei a prendere l'iniziativa. Questa sarebbe stata sempre una costante del nostro rapporto, e devo dire che non trovai mai da obiettare: in linea di massima, amo essere la "donna", e solo episodicamente, nella mia vita, ho invertito i ruoli. Maddy incominciò a lambirmi i seni con la lingua. Era dolce, lenta, quasi estenuante. Quando avvertii il contatto delle sue dita, dapprima sul clitoride, poi dentro, esalai un gemito. Ero terribilmente eccitata, ma provavo uno strano senso di vergogna; girai la testa sul cuscino perchè non volevo che mi guardasse in faccia. Ma fu proprio quello che fece. Si rialzò e, mentre la sua mano mi esplorava, lei fissava il mio volto attentamente, studiando ogni mio minimo cambiamento di espressione. Dopo mi avrebbe detto che quando avevo incominciato a godere, il mio viso  aveva assunto un'espressione sofferente, e che questo l'aveva indicibilmente eccitata.

 

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domenica, 30 luglio 2006
Postato da anneheche

anneA scuola andavo bene, sebbene non studiassi molto: mi era sufficiente ascoltare con attenzione le lezioni degli insegnanti. Avevo otto fisso in italiano e filosofia, e zoppicavo soltanto in matematica. In effetti non so perchè ho scelto lo scientifico, quando tutti dicevano che ero portata per il classico. Conseguii una brillante maturità, e subito dopo annunciai ai miei che non intendevo iscrivermi all'università; volevo lavorare, rendermi indipendente e andare a vivere da sola. Mia madre non mi rivolse la parola per una settimana, mio padre invece mi amava troppo: mi assunse nella sua ditta di cravatte, e così incominciai a fare la venditrice. Guadagnavo bene e mi trovai un bel monolocale arredato.  A Milano in quel periodo  circolava di tutto: eroina, cocaina, extasy. Non mi sono mai drogata, solo qualche canna, e questo fatto tutto sommato è curioso, dato che io sono autodistruttiva. Con Franco, il mio tipo, giravo per locali, ascoltavo un sacco di musica trash ( Metallica, su tutti ) e alla domenica salivo sulla sua moto per andare a esplorare la Brianza. A volte, ci spingevamo sino a Bellagio, sul lago di Como. Andammo anche a Cannes, la città dove avevo trascorso la mia infanzia. Leggevo meno di prima, lavoravo con impegno e nel tempo libero mi annoiavo profondamente. Non pensavo più a Maddy, ormai si era trasformata in un ricordo lontano, che il tempo aveva sbiadito. D'altro canto, erano trascorsi quattro anni. Eravamo nel 1996. Ma rivederla fu uno shock.

Una certa Gianna, amica di Franco, organizzò una festa a casa sua, a Como. Ci invitò, e io mi presentai con quell'espressione annoiata che ormai sembrava  far parte integrante della mia personalità. Capelli biondi e aria blasè, occhi azzurri e atteggiamento tediato. A un tratto vidi Maddalena. La riconobbi immediatamente. Lei mi venne incontro e mi abbracciò. Pensai di scorgere nei suoi occhi un'ombra di rimpianto, ma probabilmente era solo un frutto della mia fantasia. Tuttavia, non ero più una ragazzina ingenua e sprovveduta; ero una giovane donna adesso, e davo la sensazione di essere molto sicura di me stessa. Lei non era cambiata, tranne per il fatto che a sua volta era cresciuta. Tutto si svolse rapidamente. Le diedi il numero del mio cellulare, assolutamente convinta che questa volta mi avrebbe chiamata. E avevo ragione.

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domenica, 30 luglio 2006
Postato da anneheche

anneLa vita mi ha insegnato che, prima di parlare, bisognerebbe pensarci tre volte. La mia improvvida dichiarazione d'amore conseguì un unico  risultato: Maddy incominciò a evitarmi. A posteriori, la capisco perfettamente. Lei voleva solo divertirsi, farsi una ragazza più giovane; ma probabilmente a casa aveva un fidanzato che la aspettava, e comunque non era interessata a instaurare una relazione con una biondina appiccicosa. Invano, le ronzavo attorno, inventando i pretesti più stupidi per restare sola con lei. Mi vestivo in modo appariscente, suscitando le ire di mia madre e la bonaria disapprovazione di mio padre. In spiaggia le passavo accanto, sculettando e assumendo pose da diva fatale nel  patetico tentativo di attirare la sua attenzione. La mia strategia si dimostrò fallimentare, e quando lei partì inventò una scusa per non ricambiare il numero di telefono. Avrebbe cambiato casa di lì a poco, mi disse, e promise di farsi viva lei. Naturalmente non mi ha mai chiamata.

Tornata a Milano, cercai di dimenticarla. Non era facile, perchè alla sera inevitabilmente pensavo a lei. Ricostruivo, fotogramma dopo fotogramma, quello che era successo fra noi; rivedevo con gli occhi della mente i suoi grandi seni, le sue lunghe gambe e quel viso, che seppur non bellissimo, aveva un fascino per me inconfondibile. Sola nel mio letto, al buio, iniziavo a toccarmi, immaginando che quella mano fosse la sua. Ma non funzionava. Mi mancava il suo odore, la sua presenza: era un vuoto artificio che non portava a nulla. Piangevo rabbiosamente, chiedendomi dove avevo sbagliato. E, a tratti, la odiavo; mi aveva ingannata, si era presa gioco di me, era una ragazza cattiva e senza scrupoli. Poi mi passò. Decisi che le donne non facevano per me, non ero una lesbica, ero una tipa normale; e stranamente questo pensiero mi rassicurò. Oscuri sensi di colpa avevano già cominciato a circolare dentro di me, e in questo modo riuscii a scacciarli. Mi misi con un ragazzo della Milano bene. Era simpatico e gentile, e soprattutto possedeva una caratteristica che lo rendeva unico. Non era interessato al sesso. Non si spingeva mai oltre al bacio della buona notte, e a me andava bene così. Visto che non affrontavo l'argomento, si premurò lui di farlo: un giorno mi spiegò che era un momento particolare, ma che presto sarebbe passato. Lo rassicurai, incrociando di nascosto le dita. Gli dissi che non era un problema, e mai come in questa occasione sono stata sincera. Del resto, ero tornata alla mia vecchia convinzione. Ero frigida. Il sesso non faceva per me.

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sabato, 29 luglio 2006
Postato da anneheche

ahScoppiai a ridere. "Ma io non ho bisogno di depilarmi le gambe!" "E invece sì.", replicò Maddy. "Non se ne parla!" Lei scosse la testa. "Adesso vediamo!" Giocammo per un pò alla lotta, ma faceva molto caldo e mi arresi quasi subito. Mi immobilizzò spalle al letto. "Chiudi gli occhi.", mi disse con una strana voce. Io obbedii. Quello che successe fu assolutamente inaspettato. Sentii una lingua calda e morbida che, trovato un varco nella mia bocca, entrava e circuiva la mia, la accarezzava, la vezzeggiava. Non c'era niente in comune con le ruvide esplorazioni cui ero abituata. Non era frenetica e maldestra: ma calma e incredibilmente abile. Dopo un attimo di esitazione, ricambiai. Era un gesto spontaneo, non ragionato: fu istintivo come respirare una boccata d'aria quando si riemerge da un tuffo nel mare. Mentre ci baciavamo sempre più appassionatamente, sentivo l'odore del suo corpo, e mi piaceva. Era sudata e sapeva di salsedine, di sole, di sabbia e di giovane donna eccitata. Mi tolse la maglietta e liberò i miei piccoli seni; non portavo il reggiseno dato che lo consideravo superfluo. Le sue mani incominciarono ad accarezzarli, dapprima delicatamente, poi con febbrile urgenza. Me li strinse con forza, strappandomi un gemito di dolore, ma subito tornò a essere dolce e rassicurante. Si levò a sua volta la maglietta, si liberò del reggiseno e mi schiacciò una mammella sul viso. "Baciami.", mi ordinò e io feci come diceva, accostando le labbra al suo grande seno. Lo lambii delicatamente, quindi lo succhiai. Non l'avevo mai fatto in precedenza, ma certe cose non si imparano sui libri di testo. Maddalena aveva chiuso gli occhi e il suo respiro si era fatto affannoso. Tuttavia, riprese rapidamente l'iniziativa: mi sfilò gli slip, si stese sopra di me e iniziò a leccarmi. Egoisticamente non ricambiavo, persa in un mondo di piacere che non avevo mai conosciuto; ma mi resi conto che dovevo farlo, che volevo farlo. Inizialmente mi dimostrai incerta, poi trovai il giusto ritmo e capii che le stavo rendendo quello che lei dava a me. Quando arrivò l'orgasmo, mi sentii travolgere. Fu una sensazione quasi intollerabile, una gioia infinita, senza limiti. Un viaggio in un paese incantato di cui non avrei mai creduto di possedere un giorno le chiavi. Mi misi a piangere. "Cosa c'è Alessandra?", mi chiese mentre si rialzava. Sbagliai la risposta. Stupidamente, dissi: "Ti amo!"
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venerdì, 28 luglio 2006
Postato da anneheche

ah"SE I TUOI DESIDERI, ALCEO, FOSSERO PURI E NOBILI E LA TUA LINGUA ADATTA PER ESPRIMERLI, NESSUN RITEGNO TI IMPEDIREBBE DI FARLO."

Saffo era una grande poetessa, ma è passata alla storia perchè era lesbica. Il termine lesbica deriva da Lesbo, che era la sua isola natale. Pare che fosse esile, con la pelle scura e gli occhi simili a due tizzoni ardenti. Io sono bionda, ho gli occhi azzurri e non passerò alla storia. Quand'è che si capisce di essere dell'altra sponda? Come lo si comprende? Non mi sono mai posta il problema. Io, da bambina, giocavo con le bambole e non con i soldatini. Ho avuto qualche ragazzo, innocenti flirt fatti di timide carezze, bigliettini romantici e un pò puerili, e alcuni baci che non sapevano di nulla. Un tale si è preso la mia verginità in cambio di una scopata da quattro soldi. Ricordo ancora le sue mani goffe, la lingua incapace di procurare la minima emozione, e alla fine un pene timido e incerto che si limitò a funzionare per una trentina di secondi. Poesia meno di zero. Coinvolgimento totalmente assente. Ma io credevo che funzionasse così. Pensai che il sesso non facesse per me. D'altra parte, le esperienze delle mie compagne di scuola non erano tanto differenti, salvo alcune fortunate eccezioni. Andai a sfogliare un'enciclopedia, e corsi alla voce "frigidità". Bene, quello era il mio caso. Nessun problema. Il mondo è pieno di altre cose: cieli azzurri, prati verdi, montagne innevate, mari dai colori dello smeraldo; oppure i sommi poeti, gli scrittori dalla fervida immaginazione, i film dei registi innovativi, la musica. Il sesso poteva essere tranquillamente ignorato. E fu esattamente quello che feci, sino al giorno in cui sperimentai Maddy. Maddalena aveva un anno più di me, era alta, già completamente sviluppata, con grandi seni e lunghe gambe forti. La conoscevo da pochi giorni, mi era simpatica e la reputavo una gran bella ragazza. Eravamo al mare, a Grado, e credo che fossimo entrambe attraenti, nei nostri vestitini che lasciavano intravvedere due corpi giovani e abbronzati. Un giorno entrò nella mia stanza e mi disse che voleva depilarmi le gambe.

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venerdì, 28 luglio 2006
Postato da anneheche

BUFFY E CORINNE VANNO IN VACANZA. TORNERANNO A SETTEMBRE.

IN AGOSTO POSTERO' UN ROMANZO EROTICO.

 

Ma non avevi detto mai più post erotici? :D

Infatti... non è "un" post! :P

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giovedì, 27 luglio 2006
Postato da anneheche

buffyL'uomo le fu addosso. Silvia si dibattè selvaggiamente; era una donna forte, temprata dal nuoto e dallo judo che aveva praticato da ragazza. Lo colpì con un calcio agli stinchi, scivolò fuori dalla sua stretta e corse verso la porta di casa. Stradilasi la raggiunse proprio mentre cercava di tirare fuori le chiavi dalla tasca dei jeans. Silvia si spostò lateralmente, ma lui le fece una presa di lotta e le immobilizzò la testa. Subito dopo le premette qualcosa sulla faccia. Silvia tentò ancora di divincolarsi, ma le mancava il respiro. Le cedettero le gambe e si accasciò. Si sentì trascinare. Stradilasi la caricò sul retro del furgone e le infilò una camicia di forza, in modo che non potesse muoversi quando si fosse riavuta. Le mise un bavaglio sulla bocca, accertandosi che riuscisse a respirare. Poi chiuse lo sportello del furgone, saltò giù e si sistemò al posto di guida. Accese il motore e azionò i fari.

Il suo pensiero corse al destino che attendeva la donna. Luisella era molto abile con la frusta. Gli ordini del Maestro erano chiari: avrebbe dovuto frustarla per una settimana, sino ad ucciderla causandole una sofferenza insopportabile. Stradilasi sapeva che, dato che non avrebbe potuto ricorrere allo scudiscio senza soluzione di continuità ( sarebbe morta alla prima sera ), avrebbe alternato alle frustate qualche altro piccolo trucco. Sarebbe stato uno spasso. E poi quel metodo originale di uccidere... Era interessante: in pratica sarebbe intervenuta a toglierle la vita proprio lì dove la vita nasceva. Esisteva una filosofia in tutto questo. Il Maestro era un grande.

Stradilasi pregustava il divertimento. Inoltre, era molto soddisfatto di sè: aveva rapito Silvia senza che nessuno se ne accorgesse; la lotta era stata assai breve e la donna non aveva nemmeno strillato. Meglio di così non sarebbe potuta andare. Mise in moto il furgone, schiacciò la frizione e ingranò la marcia. La strada era buia e silenziosa. Ma non era deserta. A un tratto il furgone fu illuminato a giorno; potenti riflettori accecarono Stradilasi, mentre cinque poliziotti correvano verso di lui. Un'auto della polizia arrivò sgommando e con una derapata si mise di traverso davanti al furgone. Una seconda macchina sopraggiunse da dietro, precludendo ogni possibile via di fuga. Il furgone si spense con un sobbalzo. Gli agenti a piedi lo circondarono con le armi spianate; uno di loro aprì la portiera, piantando un mitra in faccia a Stradilasi. Un'operazione eseguita perfettamente. "Molto bene!", disse una voce dal pesante accento tedesco.

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martedì, 25 luglio 2006
Postato da anneheche

Quando arrivava il mese di luglio, la famiglia di Corinne abbandonava Strasburgo per trasferirsi in una grande tenuta nel sud della Francia. Vicino alla casa padronale vi era una fattoria, e quell'anno il fattore era nuovo. Corinne aveva sedici anni e non era vergine. Sei mesi prima si era offerta a un giovane, suo compagno di scuola, che le aveva riservato una profonda delusione. Non avrebbe saputo dare un nome a quell'esperienza: ma certamente non si era dimostrata nemmeno lontana parente di quanto aveva letto e sognato su certi libri proibiti, trafugati dalla biblioteca paterna. Corinne aveva i capelli neri, lucidi come pietra bagnata; occhi grigi che potevano incredibilmente sfumare nell'azzurro cupo; e un viso affilato che non sarebbe stato esatto definire bello, specie per la perenne smorfia imbronciata che assumeva la sua bocca, peraltro troppo piccola. Tuttavia non era lontana dalla soglia della bellezza, e in taluni casi l'aveva senza dubbio varcata. Ad esempio, quando sorrideva e i lineamenti del volto si distendevano, gli occhi brillavano di una luce ironica o forse soltanto divertita, e la bocca abbandonava  la consueta postura. In quei momenti Corinne era bella. Ma si trattava di momenti rari, di episodi che si presentavano inaspettati e che presto sarebbero stati dimenticati. Corinne era esile, sottile figura che attraversava il mondo in cerca di una ragione che non riteneva di poter trovare. Si lasciava vivere, affrontando i compiti che le venivano richiesti in virtù di un'intelligenza eccezionale, ma senza riservare ad essi un impegno che esulasse dalla routine. Sapeva tradurre dal latino senza vocabolario, all'impronta; e scriveva temi straordinari, benchè inevitabilmente colmi di tristezza esistenziale.

Durante il mese di luglio Corinne camminava per la tenuta. Osservava i campi fustigati dal sole, la vegetazione arsa, il cielo immobile e pesante che sovrastava la campagna. A volte, si recava presso un laghetto, scrutava l'acqua di un colore indefinibile, annusava l'odore dell'estate e si perdeva in pensieri privi di tempo, astratte comete di un firmamento interiore totalmente privo di stelle. Capitava che facesse il bagno. Rimaneva a lungo immersa in quella che più che altro era una pozzanghera e lanciava sguardi distratti al volo degli uccelli. Un giorno, Corinne conobbe Nathalie, la figlia del nuovo fattore. Era una ragazza bionda, robusta, con occhi nocciola che presentavano ombre verdi, un corpo completamente sviluppato sebbene avesse appena un anno in più di Corinne, gambe lunghe e ben fatte, benchè forse troppo muscolose. D'estate Nathalie aiutava il padre, lavorava nei campi e accudiva gli animali. Come indole era l'opposto di Corinne: solare, allegra e sfacciata. Amava la vita, in tutte le sue forme: le piaceva mangiare, ridere, scherzare, e il  duro impegno fisico non la spaventava minimamente. Le due giovani, tanto diverse fra loro, si presero in simpatia.

( continua )

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lunedì, 24 luglio 2006
Postato da anneheche

buffySull'uscio c'era un uomo di mezza età, dall'aspetto massiccio; indossava un pesante cappotto scuro. Appena la vide le rivolse un gran sorriso. "Ho buone notizie per lei, signora Mannini.", disse. Silvia era agitata. "Che... che notizie?", chiese quasi balbettando. Suo figlio era salvo! Lo aveva sempre sperato, e ora quella stupenda speranza si trasformava in realtà. Si sentiva mancare per il sollievo. "Sono della polizia, signora.", disse l'uomo. Aveva un'aria rassicurante e cordiale. Evidentemente, pensò la donna, era abituato ad avere a che fare con le famiglie delle persone rapite: si mostrava tanto gentile e affabile perchè sapeva le sofferenze che avevano patito. "Ho una buona notizia.", ripetè l'uomo. "Marco è stato liberato!" Il cuore di Silvia smise di battere per qualche istante. La donna si sentì invadere da una gioia sfrenata; le tremavano le gambe. "Dov'è?", si sforzò di chiedere. L'uomo sorrise di nuovo, in modo molto dolce. "Lo tenevano prigioniero in Sardegna, ma noi siamo riusciti a rintracciare il nascondiglio, abbiamo fatto irruzione e lo abbiamo portato via. Adesso si trova alla centrale e sta bene!" Silvia avrebbe voluto abbracciarlo. Per un momento pensò di invitarlo in casa a bere qualcosa, sarebbe stato un comportamento educato; ma non era in grado di aspettare ancora. Dopo oltre un mese voleva solo riabbracciare Marco. "Mi può accompagnare?", gli chiese. "Certamente.", rispose lui. "Un attimo solo.", disse Silvia. Lo lasciò lì sulla porta e corse in soggiorno. Si mise il maglione, spense il televisore e indossò un giaccone di montone. Pochi secondi dopo era di ritorno, rossa in viso per l'eccitazione. "Ho la macchina qui fuori.", disse l'uomo. "Venga, la prego."

Silvia lo seguì nel cortile con l'animo in tumulto; forse era il momento più bello della sua esistenza. Marco era l'unica persona che amava al mondo, la sua ragione di vita, e finalmente lo avrebbe riavuto con sè. Stentava quasi a crederlo. L'uomo la precedette attraverso il cortile e uscì nella strada. Silvia non vedeva macchine della polizia. C'era un furgone posteggiato alcuni metri più avanti, ma nessuna automobile. Si disse che forse quel poliziotto usava il furgone, poi inaspettata una strana idea le balenò nella mente. Aveva già visto quell'uomo. Era una buona fisionomista e non dimenticava facilmente le persone che incontrava; inoltre l'aspetto del poliziotto non era esattamente comune, così largo e robusto. Dove lo aveva visto? Lui aveva raggiunto il furgone. Si voltò per guardarla arrivare. Silvia era incerta: da un lato provava una gioia senza limiti, ma da quell'altro si sforzava di recuperare nella memoria il giorno in cui aveva visto quell'uomo. Si fermò a un metro dal furgone. AL NEGOZIO.

Lui le venne incontro. La mattina in cui avevano rapito Marco. Era entrato per comprare qualcosa, un giubbotto di pelle o una camicia scozzese, non ricordava bene. All'improvviso ebbe paura. L'uomo non aveva parlato di furgoni. Aveva detto: "Ho la macchina qui fuori." Si girò di scatto, anche se non aveva la minima idea di quello che avrebbe fatto.

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