anneheche blog

Odi et Amo

Questo è il mio Libro

"Lesbo è un'isola del Mar Egeo", Borelli editore, collana Pizzo Nero, 166 pagine, 12 euro. E' una storia d'amore, di sesso e di passione. Lo spunto di partenza del romanzo è dato dall'incontro della protagonista con Maddalena, una ragazza conosciuta al mare, che la seduce, iniziandola all'amore saffico. La vicenda si svolge fra Milano e Cannes, il Giappone e la Brianza, alla ricerca di un sentimento puro che sembra non possa appartenere al karma di Alessandra... Lo trovate nelle migliori librerie; se non dovesse esserci, sarà sufficiente ordinarlo. Comunque, è reperibile anche su IBS: basta digitare il mio nome e cognome, oppure il titolo del libro.

LA RECENSIONE DI LUNA70: “Lesbo è un’isola del Mar Egeo” è il romanzo d’esordio di Alessandra Bianchi. Il tema trattato è piuttosto attuale: la storia di una ragazza che si rende conto di sentirsi attratta sessualmente dalle donne e le sue prime esperienze d’amore e di sesso, nonché i turbamenti che ne derivano. Il linguaggio è semplice e scorrevole, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime righe senza mai stancare; le descrizioni sono brevi e concise ma si inseriscono nel contesto con precisione ed accuratezza. Anche le scene erotiche sono ben delineate, senza mai risultare volgari o banali e i personaggi sono decisamente credibili al punto da non riuscire a distinguere dove comincia la finzione e finisce la realtà. Il lettore è portato, pagina dopo pagina, a provare simpatia per la protagonista, a gioire e soffrire con lei come durante l’episodio in cui è vittima di uno stupro, o quando per la follia di una psicopatica prima rischia di perdere il lavoro e successivamente la donna che ama fino ad arrivare a un finale che è un crescendo di suspense e paura. Insomma, per essere un romanzo erotico che non è di certo il genere preferito dall’autrice (Alessandra predilige gli horror alla maniera di Stephen King, che più volte nomina all’interno della sua opera) beh non posso far altro che complimentarmi con lei per la sua bravura..

LA RECENSIONE DI MARLENEINNOIR:

Coesistono in esso descrizioni paesaggistiche e naturali sublimi , moti della psiche ed emozionali dei personaggi principali descritti in modo magistrale e , non da meno , avventura umana , sentimenti veri , con uno stile assolutamente personale che la contraddistingue assolutamente . “Lesbo è un’isola del Mar Egeo ” è un libro intriso di tutto questo , c’è una grande scorrevolezza , si “beve” tutto d’un fiato , si respira , si sente dentro , si sentono le emozioni dell’autrice che ne diventa la protagonista perchè scrive in prima persona e si avvertono le atmosfere giocate tra varie ambientazioni rurali o urbane . Avendo conosciuto Alessandra Bianchi non mi ritengo fortunata solo perchè io sono sicura che avrà il successo che merita con questa sua opera , ma anche e soprattutto perchè ho avuto l’occasione di conoscere (seppur solo mediaticamente) una persona con un alto livello culturale e soprattutto uno spessore spirituale e morale incredibile , una sensibilità non comune.

LA RECENSIONE DI VINCE:

Ho terminato il tuo libro domenica, ecco cosa ne penso. DIFETTI: Un paio di ripetizioni e, in qualche occasione, arrivi troppo presto al "succo". PREGI: Scrittura scorrevole,chiara,che coinvolge il lettore. Mi è piaciuta,in particolare, la seconda metà del libro:l'ho letteralmente divorata! Giudizio finale:Very bello... Ora, però,aspetto il seguito.

LA RECENSIONE DI GIOVE181:

Ho finito pochi minuti fa di leggere il tuo libro. L'ho trovato bello e intrigante. Mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo anche se spero non sia tutto così. L'immagine complessiva del mondo omosessuale femminile che ne deriva non è forse dei migliori. Non so quanta realtà vi sia nel tuo racconto ma nell'esperienza che descrivi a volte, spesso, sembra che la donna sia merce di se stessa. Ideale tanto combattuto nei confronti dell'uomo. Il racconto è scorrevole e sono contento di averlo letto.

LA RECENSIONE DI UNDERWETBASTARD:

Ieri mattina mi è arrivato il tuo libro, come un bimbo a natale mi ci sono tuffato e in un'apnea durata un paio d'ore scarse l'ho letteralmente divorato. Bello, mi è piaciuto molto, nonostante i molti momenti cupi e decadenti della tua storia che spero ardentemente essere stati meno drammatici di come li hai descritti. Lo stile fresco e scorrevole ne fa un piacevole romanzo, le vicende erotiche narrate nei dettagli (anche se spesso fini a loro stesse) scatenano nel lettore emozioni molto forti e l'immaginazione vola a quei letti madidi di sudore e sesso. E' comunque un ottimo lavoro che merita le luci della ribalta.

LA RECENSIONE DI MONICA8000:

Volevo dirti che ho finito di leggere il tuo libro. E' bellissimo! Come fai a essere così scorrevole? Se scrivessi di spionaggio saresti una Ken Follett. E la sai una cosa? Le ultime pagine mi hanno fatto venire il mal di pancia per lo stress! Complimenti, sei grande!

LA RECENSIONE DI BRIANZOLITUDINE:

Mi è piaciuto molto il finale, narrazione con sorpresa che non mi aspettavo. Poi la tua prosa è davvero incantevole.

LA RECENSIONE DI LADYSACKVILLE:

Sincera, sincera, sincera!!! Ti ho seguita per mano avida di sapere che cosa sarebbe successo in seguito, mi sono comunque ritrovata costretta a bloccarmi più volte nel corso della lettura. Ci sono certi aspetti che mi hanno fatto molto male (confesso: fino a portarmi alle lacrime), altri che erano talmente poetici da meritare una rilettura, alcuni, invece, mi hanno divertita tantissimo (la cura che dedichi al vestiario e alle scarpe dà molta verità alla tua storia – detto tra noi condivido i tuoi gusti ^^). Nell’autodistruzione del tuo personaggio avrei preferito, a tratti, una maggiore introspezione, ma non è una critica! L’hai già resa molto bene così, ma c’è una tale profondità in alcuni punti del romanzo, che quando manca, si percepisce subito la differenza e sembra quasi che qualcosa ti abbia trattenuta. Che dire alla fine?! Ti ho letta passando in rassegna tutte le sensazioni possibili e immaginabili. “Trasmettere” e scuotere le anime è un po’ l’obiettivo di ogni artista (uno dei miei più grandi piaceri è far ridere o piangere il mio pubblico a teatro!). Tu con me hai fatto questo ed altro, mi hai davvero emozionata. Ti ammiro moltissimo Alessandra, sia per la tua bravura, che per il tuo coraggio. Sappi che hai una grande fan.

LA RECENSIONE DI LADYLILITH:

Ieri ho ricevuto il tuo libro...l'ho finito SUBITO!!ci ho messo circa due ore e mezza...ok,forse ho fatto male a divorarlo,ma se un romanzo mi piace non vedo l'ora di finirlo!! E', per dirla alla Isabella Santacroce,very coinvolgente ;-) mi è piaciuta molto la figura di tuo padre. grandioso anche il capo americano. Barbara è semplicemente odiosa.sei stata fin troppo paziente con lei. Mi ha indignata la vicenda giudiziaria a seguito della violenza. Tra le donne che hai descritto mi è piaciuta la francesina, Isabelle se non sbaglio. Invece Maddalena insomma...forse perchè sono di parte e odio come ha trattato Alessandra... nel romanzo varie persone ammirano le tue gambe...ricordi che anch'io avevo notato questo tuo (bel) particolare?

LA RECENSIONE DI FAMOHPSSE:

E’ stato bello leggerti. Avere delle pagine in mano che diventano una persona. Essere coinvolti nei momenti che segnano. Seguire l’abbandono a se stessi quando questo giunge per incontrollabile corrente. Sesso come vita, puro in quanto solamente tale. Pieno, senza spazi per altro. Determinante, perché barca con cui fare i conti per arrivare alla propria isola, per arrivare a quel che si vuole d’altro. E’ stato bello leggerti e coglierti donna nelle tue sensibilità, nelle tue fragilità e risolutezze. Nel tuo modo d’essere sfrontato e vulnerabile, naturalmente femminile. A prescindere. LESBO E’ UN’ISOLA DEL MARE EGEO ha pagine calde, di buon fuoco, visive nei nudi, con punte di emozioni senza via di fuga. Ci sei dentro con il tuo vissuto, omo o etero che sia, e lo trasmetti e lo partecipi come ad un amico, che diviene amico, e l’ultima pagina suona come un arrivederci.

LA RECENSIONE DI SILENES:

...è un libro che leggi d'un fiato...la via del piacere per scappare dagli abissi del dolore...per frantumare lo specchio dell'anima...

LA RECENSIONE DI MAURAROCK:

E'un romanzo, di quelli che si leggono velocissimamente, perchè non ti va di fermarti ed aspettare. Un interessante e soggettiva spiegazione dell'omosessualità, priva di retorica sul maschio solo sesso - calcio -bistecca, si evita il maschio ma si comprende l'uomo. Folkloristiche le sensazioni di una donna, profondamente rispettosa dell'universo femminile, che oltre a far parte di questo, lo ama, lo desidera e vuole assaporare il gusto della donna, intesa come femmina, intesa come amante e come Amore. Viscerale, straziante ed eccitante. Amare, come solo una Donna, sa fare.

LA RECENSIONE DI BLUEYES9:

La volontà quanto l'immaginazione sono ingenuità terrene,costantemente in rilievo,in questo mirabile,romanzo a sfondo erotico.Le circostanze,crude,vicine tanto da sfiorarci,intense come assaporate dalle nostre stesse labbra,vengono espresse,ottenendo una narrazione scorrevole,in forma avvolgente ed essenziale.Non temono di certo la franchezza,le parole della scrittrice,se non,quella,schietta,della passione stessa,condotta per mano in caduta libera,verso isole inesplorate.Nella mente di Alessandra le intime carezze fanno da culla,apparentemente imprigionate,dai primi smarrimenti d'amore,lasciandole quell'amaro in bocca che la trascinerà al limite dell'apparente rassegnazione agli eventi,fino al completo accoglimento delle sue emozioni.Tra incertezze abbandoni e donne interessate a corrompergli il cuore e lo spirito,ci sarà anche chi saprà viverla proprio come ciò a cui lei ambisce...?La si vedrà ,nelle ultime tracce di sè,donare tutte le sue virtù, ad una donna degna di ogni stima?

LA RECENSIONE DI MOON:

Lesbo è un’isola del Mar Egeo di Alessandra Bianchi (Borelli editore), ormai diventato icona cartacea dei circoli lesbo del web, ma non solo, racconta la scoperta dell’omosessualità femminile di una bambina. Che si scopre ragazza e poi donna. La vita dell’autrice, in parte romanzata, si dipana in direzioni spazio-temporali e geografiche diverse, in più percorsi mentali, perdendosi in un abisso di momentanea perversione…un’immersione nel torbido per poi riaffiorare in superficie. Da Milano a Cannes al lago di Como e zone limitrofe, l’esistenza di una donna che ha scelto di parlare scrivere raccontare in prima persona la sua diversità senza falsi pudori. La protagonista esplora le strade dell’eros, cerca se stessa, la sua dimensione. E forse alla fine si trova…. Bello il finale aperto…. Ci sarà un seguito?

LA RECENSIONE DI JOLIE78:

Ciao, non ho mai scritto in questo sito e nemmeno in un blog, ho letto di te e pur non avendo ancora terminato il tuo libro ho sentito di doverti cercare per farti i miei complimenti. Ho letto le recensioni che ti hanno scritto e io non ritengo di essere all'altezza per replicare meglio di quanto non abbiano già fatto...però volevo dirti che sin dalle primissime pagine mi sono emozionata, la facilità di lettura, il trasporto che trasmetti nelle tue parole, i racconti travolgenti e così intensi a tratti angoscianti e strazianti mi hanno avvolto, rapito e inebriato. Raramente un solo libro riesce a trasmettermi tanto...leggo abbastanza e di vario genere ma tu per essere un'"esordiente" sei davvero molto brava. Ti faccio i miei complimenti....spero di rileggerti presto...ma ovviamente solo dopo una degna ispirazione! :-) Un bacio

LA RECENSIONE DI FABIOART:

Ho letto il tuo libro durante un viaggio, e mi hai lasciato senza parole... cosa peraltro non particolarmente facile! Non so quanto di quello che hai scritto appartenga alla realtá e quanto all'immaginazione (non sta a me credere o non credere), ma lascia che ti dica che in un caso ammiro la forza che dimostri, anche se travestita da fragilitá; nell'altro lo splendido percorso che fantasia e sensibilità hanno compiuto per comunicare in modo gentile concetti tanto pesanti. Se il tuo libro è la risultante delle due cose assieme, allora siamo davanti ad un'opera che definire "romanzo" è riduttivo. Perdona la frammentarietá di questo messaggio, ma sto scrivendo dal palmare: non volevo attendere un istante di piú per scriverti. Ti ammiro. Sinceramente e spudoratamente! Scherzi a parte: sull'Eurostar mi sono bevuto il tuo libro in un solo fiato. Bello! Mi piace. Ha una prosa scorrevole, avvolgente... mi sembrava quasi di ascoltare un'amica che si raccontava davanti ad una birra col caminetto acceso. Tutta la stima di questo mondo, Ale... Tutta la stima.

LA RECENSIONE DI GATTOQUATTO:

La prima sensazione che si è impadronita di me durante la lettura del libro di Sandra è stata di disagio: disagio per essere maschio. Invero in tutto il romanzo l’unica figura maschile che si salva dal naufragio è quella del padre della protagonista (se si esclude un accenno finale ad un incontro estemporaneo con un amico, volutamente lasciato in sospeso dall’autrice). A parte il drammatico episodio dello stupro di gruppo rimasto impunito, vi sono figure maschili che appaiono qua e là sospese nel vuoto, come semplici comparse. Né avrebbe potuto essere altrimenti. Non m’interessa in questa riflessione ripercorrere le tappe dell’odissea della protagonista nell’universo femminile delle sue amanti, amiche, o rivali che siano. Certo Alessandra intraprende il viaggio alla ricerca di sé, un viaggio irto di pericoli, che rischia di portarla ad una morte precoce, assurda ed improbabile come il suo disperato viaggio nell’ignoto (questa è una delle soluzioni proposte al termine del viaggio)…e più volte mi è venuto in mente, scorrendo le peregrinazioni della giovane donna verso gli abissi dei sensi nei quali è intenzionalmente sprofondata per poi riemergere con coraggio ad un nuovo incipit, l’esordio dantesco: “nel mezzo del cammin di nostra vita m’incamminai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Non m’interessa neppure il masochismo della ragazza che, pur avendo una soglia del dolore molto bassa, assume come viatico per la catarsi la sofferenza fisica disperatamente cercata nel piacere dei sensi, nell’impervio connubio tra eros e thanatos. Qui mi preme invece sottolineare come il romanzo si dipani in mille rivoli di sensazioni, emozioni, escursioni naturalistiche e baccanali, abiezioni e riscatti, in una sorta di panacea della sofferenza, di allegoria della sopravvivenza, di esaltazione della solitudine interiore…con piglio sicuro e padronanza stilistica la Bianchi porta il lettore a compromettersi con l’autolesionismo della protagonista, a diventarne complice, a subirne le conseguenze morali ed emotive. E poi ci sono i luoghi, non i luoghi comuni, ma i luoghi che, per uno strano scherzo del destino, conosco per averli visitati o perché sono quelli dove vivo attualmente. Dai più remoti, come l’isola di Mitilene, dove trascorsi una delle più intense vacanze della mia vita, a Cannes, dove non riuscivo mai a sostare con la mia auto, finché un giorno non scoprii un parcheggio incustodito lungo una stradina angusta, descritta da Alessandra come la strada delle streghe (un’idea narrativa rimasta incompiuta). Attraverso le esperienze profonde od estemporanee di Sandra mi sono sentito un testimone scomodo, scomodo in quanto maschio e, come tale, fuori dalle regole del gioco, e tuttavia coinvolto nel tourbillon erotico ed autodistruttivo che conduce Sandra all’appuntamento col suo destino. E poi la Brianza, dove vivo attualmente; i boschi dell’entroterra lecchese, i parchi, il rumore del silenzio tra le foglie di platani e faggi messi lì a proteggere con una fugace parentesi la protagonista dai marosi e dalle tempeste provocate delle delazioni anonime di un’amante gelosa.. Da ultima, la nostra madre patria, una Milano che ho rinnegato molti anni fa, quando capii che da bere restava soltanto l’acqua putrida dei Navigli, e l’inquinamento ambientale e delle coscienze. Un racconto che non accusa mai momenti di “stanca”, e non solo grazie al “facile” espediente delle descrizioni erotiche (peraltro mai volgari), ma anche, anzi, soprattutto perché i personaggi sono dipinti con pochi, ma efficaci tratti di pennello nella loro essenzialità. Alessandra Bianchi non perde mai di vista la dimensione interiore dei suoi personaggi, la loro conflittualità emotiva ed esistenziale, non si lascia mai prendere la mano dalle descrizioni più crudelmente erotiche, il suo progetto è chiaro e coerente nella sua complessa semplicità. Dunque, un libro che si “beve” tutto d’un fiato e che, soprattutto, ci induce istintivamente a riflettere una volta di più su noi stessi e sul senso della nostra vita.

LA RECENSIONE DI ARGENIOGIULIANA:

Il libro di Alessandra mi ha lasciato un retrogusto di disagio e rabbia: disagio poiché nella sofferenza femminile mi ci ritrovo al cento per cento e rabbia nei confronti del “branco”. Indipendentemente dal percorso esistenziale della protagonista, vi è un solo e unico punto sul quale mi soffermerò. L’auto distruzione e l’autolesionismo sono gli ingredienti che pervadono dall’inizio alla fine il romanzo, lasciando uno spiraglio di luce e speranza unicamente alla fine del libro. Lo stupro di gruppo è stato il passaggio più doloroso da affrontare durante la lettura, non tanto perché vi abbia ravvisato similitudini di esperienza ma perchè ho provato l’insano bisogno di uccidere materialmente gli aggressori. Probabilmente per una questione che mi appartiene per nascita e per l’istinto feroce che mi assale immediato, nei riguardi di un certo atteggiamento criminale maschile. La ricerca d’amore autentico spinge una giovane donna a sfiorare lungamente il crinale sottile che esiste tra la vita e la morte. Secondo il mio modestissimo punto di vista, vi è un equivoco macroscopico all’origine del bisogno amoroso. Tutto passa attraverso la pura attrazione fisica immediata, quasi questa ragazza non fosse null’altro che corpo-materia. Probabilmente ciò è dovuto alla giovane età di tutti i protagonisti e la necessità di sperimentare si allaccia alla condizione anagrafica. Sfiorare il disastro produce una quantità di endorfine distillate purissime ma, alla lunga, annienta. Vi sono tutti gli ingredienti per immaginare una pellicola tristissima e attuale. La storia trova brevi respiri nella descrizioni di luoghi che conosco e Alessandra mi ci accompagna per mano mentre continuo a lacrimare dentro, non tanto per presunti rimpianti della mia vita passata, ma per il terribile decorso della sua. A tratti ho provato l’impulso di spingerla fuori dalla storia che narra, di prenderla per un braccio e darle due potenti ceffoni. Immancabilmente mi ritrovavo a fare l’esatto contrario e, proteggerla, era l’unica sensazione reale che mi pervadeva. Il libro è scritto con uno stile semplice e fluido, quasi vi fosse l’intenzione voluta di dar spazio solo agli avvenimenti terribili, alle delusioni costanti. Più che erotico, il romanzo mi è apparso spaventosamente drammatico. Va letto senza pregiudizio di sorta, ponendo attenzione all’anima della protagonista che pur nella sua immensa fragilità, nasconde un istinto di sopravvivenza notevole.

LA RECENSIONE DI IRINAP:

“Saffo era una grande poetessa ma è passata alla storia perché era lesbica”. Questa la frase con la quale Alessandra Bianchi apre il suo libro… ed è solo l’inizio, un incipit storico, semplice, diretto, privo di virtuosismi. E così Alessandra colpisce per la prima volta… e di colpi di scena, batticuori, battaglie se ne ritrovano fino all’ultima pagina di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”. Può non piacere il suo stile, personalmente lo trovo scorrevole, da mangiare con gli occhi e l’immaginazione in poche ore e… genuino. Non ci è dato sapere quanto sia stato davvero vissuto dall’Autrice e quanto, invece, sia frutto della sua fantasia… ma si tratta comunque di episodi narrati in prima persona, assolutamente verosimili e che si susseguono velocemente uno dietro l’altro e uno tira l’altro, come le ciliegie. Episodi che aprono l’universo, o meglio, una parte dell’universo della personalità della protagonista e di una parte della sua vita, sicuramente non banale… costellata non solo di persone che agiscono nel bene o nel male, ma anche di descrizioni, sensazione a fior di pelle, brevi attimi di poesia e riflessioni sincere. Il romanzo è ricco di immagini piccanti le quali non cadono mai e poi mai nella volgarità, ma conservano intriso nell’inchiostro il sentimento autentico della protagonista e dei personaggi che l’accopagnano. Erotico? Non solo, il racconto è Vita in quanto tocca molteplici corde del cuore e della mente, quelle di ognuno di noi, facendole vibrare talvolta rumorosamente, talvolta con delicatezza… e questo spesso a prescindere dal fatto che le corde appartengano a un essere omosessuale o ad uno eterosessuale… perché siamo tutti uomini con le stesse debolezze e con quelle dinamiche sotterranee tanto simili che poi si manifestano in maniera molto diversa, a seconda del proprio vissuto, del luogo in cui si vive… a seconda delle sorprese, belle o brutte, che la vita inesorabilmente riserva a tutti senza fare troppe distinzioni. Ed è così che rimane impresso, durante la lettura di “Lesbo è un’isola del Mar Egeo”, il percorso ramificato di un’anima giovane in cerca di se stessa, che conosce l’Amore nel corpo di altre donne, che conosce il sesso nel corpo di altre donne e ancora: la protagonista alterna momenti di gioia ad altri di perdizione, attraversa strade trasgressive, impervie ed oscure e poi giunge in radure incantate e il ciclo ricomincia: autodistruzione e rinascita, come lava che cola lungo i pendii dello spirito per lasciare spazio poi, col tempo, ad una natura sempre più rigogliosa. Ondivaga: l’Alessandra del libro è ondivaga, si mette a nudo, sembra voglia sfogarsi, sembra voler farsi ascoltare a tutti i costi e incanalare messaggi di vita, chiari e forti, tra le righe, riga dopo riga. E colpisce davvero fino all’ultimo pensiero… un pensiero, a dire il vero, sospeso: sembra non avere fine il romanzo e il senso pare quello di voler continuare, sorridendo e sanguinando, mentre un rimescolamento interiore, irrefrenabile, quasi incomprendibile, getta l’inconscio nel passato a spolverare le antiche radici.

LA RECENSIONE DI FAUS:

Questo romanzo è classificato come erotico,ma dentro c'è molto, molto di più. L'erotismo prevale su tutto,un erotismo di classe, sensuale, intrigante, a volte molto crudo e schietto, da farti venir voglia di essere donna per poter amare un'altra donna!!! Il romanzo scorre veloce, le pagine frusciano come seta pregiata, regalando emozioni e sensazioni sublimi. Ma il bello arriva solo leggendo ... ci si accorge che non c'è solo erotismo. E' un'opera completa, puoi leggere di dolcezza, eros, autodistruzione, malinconia, dolore, amore, tragedia, vita quotidiana, leggerissime gocce di thriller in una "scena". Sì, scena, perchè mentre scorre la lettura, nella mente le parole diventano scene animate, che ti portano da Milano a Cannes, in un turbinio di sesso, mare, cibo, droga, tanto da rendere sconvolgente la lettura in certi passaggi. Come scrissi nel blog di Alessandra, a volte sentivo l'esigenza di abbracciare la protagonista del romanzo,per consolarla quando era triste, per sussurrarle nelle orecchie che certe scelte di vita la stavano portando al baratro, per farle sentire il calore di un gesto amico. Come ammesso da Alessandra, il romanzo è un misto tra autobiografia ed invenzione, e il lettore si pone spesso la fatidica domanda: "Le sarà successo davvero questo? E questo?" L'unica pecca che si può sottolineare è la velocità con cui vengono descritti gli amplessi,spesso si vorrebbe leggerne all'infinito,con descrizione dettagliata di ogni piccolo particolare. Ma questo credo che sia un difetto di noi ometti, che quando entriamo in "Pig Version" ci piacerebbe sapere per filo e per segno l'evolversi dell'atto sessuale. Che poi nel romanzo ci sono due tipi di atti sessuali (come spesso amo specificare anche io): "Scopare" e "fare all'amore". E Alessandra ci tiene molto a far capire al lettore se si trova di fronte ad un semplice appagamento sessuale o ad un amplesso tra due donne che si amano, e ci riesce benissimo. La descrizione di una scopata è evidente dallo stile di scrittura,sbrigativo,senza peli sulla lingua, quasi fosse un cerotto da strappare via. Invece il fare l'amore è descritto con passione,ardore,in maniera tale che quasi si riescono a sentire i battiti del cuore della protagonista che aumentano, il respiro che diventa affannoso, fino all'esplosione dell'orgasmo, e poi ancora, e ancora, e ancora... C'è altro da dire? Consiglio vivamente questo libro a tutti,perchè è scritto davvero bene. Dimenticavo:avrei scritto la stessa recensione anche se non avessi conosciuto l'autrice,ci tengo a precisarlo :-)

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Le Recensioni Del Mio Libro

venerdì, 30 giugno 2006
Postato da anneheche

elisaQuesta è la mia vicina di casa.

Ama gli uomini.

GRRRRRRRRRRRR

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mercoledì, 28 giugno 2006
Postato da anneheche

Mio padre tornava spesso di notte

il rumore dell'auto mi era amico

svaniva l'incubo di oscure grotte

solo del vento il suono antico

il sole danzava sul mare al mattino

giocare su un prato verde

non conoscevo il sapore del vino

non avrei mai conosciuto l'acido che perde

al Petit Lapin una cena

compivo gli anni in quella serata

di una vita ancora senza pena

a correre scalza sulla sabbia bagnata

mio padre aveva gli occhi grigi come il mare

parlava poco ma narrava fiabe incantate

le fiabe, le fiabe mi diventarono care

e le notti non erano mai ghiacciate

mio padre tornava spesso di notte

ma solo quando ero innocente

poi le stelle smarrirono le rotte

adesso lui è lassù e so che mi sente.

 

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domenica, 25 giugno 2006
Postato da anneheche

buffyCullata dal movimento del treno, Silvia si era addormentata. Ai suoi piedi giaceva il Corriere della Sera: le era caduto dalle mani, lo scompartimento era vuoto e nessuno lo aveva raccolto. Prima aveva esaminato a lungo la cartina pubblicata in prima pagina, su cui erano evidenziati i luoghi dove erano scomparsi i bambini. Non sembrava esserci alcun legame che li unisse. Le date dei rapimenti rispondevano a una logica, le zone geografiche parevano scelte a caso. Forse esisteva una ragione che aveva portato alla scelta di quelle località e non di altre, ma il computer non era riuscito a individuarla. Tracciando delle linee per unire i vari punti si otteneva solo un disegno irregolare e apparentemente privo di senso; i nomi delle città e dei paesi dove si erano verificati i sequestri non avevano nulla in comune; scavando a ritroso nella storia non emergevano dei fatti che in qualche modo potessero collegarli; longitudine e latitudine non indicavano elementi degni di nota.

Silvia stava sognando. Era un sogno confuso che riguardava in parte il suo passato. Era sdraiata sul letto di casa e faceva all'amore con suo marito. Le era sempre piaciuto fare l'amore con Giulio e nel sogno raggiungeva uno splendido orgasmo, che la lasciava felice ed appagata. Poi usciva per andare a cercare Marco. Giulio non la seguiva perchè alla televisione trasmettevano una partita. Silvia guidava sicura nella notte, mentre il lettore diffondeva piacevole musica di Enya, la sua cantante preferita. A un tratto una macchina sopraggiungeva da dietro e incominciava a seguirla da vicino, incalzandola come in attesa di un sorpasso. Silvia accostava sulla destra in modo da lasciarle spazio ma la vettura non la affiancava, continuava a starle dietro, vicinissima, ed iniziava ad abbagliarla con i fari. Lei agitava una mano davanti allo specchietto in segno di protesta; ma le luci continuavano a disturbarla. E infine, dopo una curva, riusciva a vedere in faccia le due persone che stavano sulla macchina: erano orribili, sembravano due mostri, con i visi verdi e i lineamenti che ricordavano quelli delle rane, ridevano e facevano strani versi con le bocche contorte. Silvia si svegliò di soprassalto con il cuore che le batteva forte. Nello scompartimento faceva caldo ed era tutta sudata. Si asciugò la fronte con un fazzoletto, raccolse il Corriere e con un sospiro di sollievo vide che il treno si stava fermando. Si sentiva soffocare, ma adesso sarebbe scesa. Dopo quattro ore finalmente era arrivata.

Mentre si dirigeva verso la fermata dei taxi cercò di non pensare a quell'incubo. Si concentrò invece sulla visita che stava per fare. Si era messa una bella gonna e delle scarpe eleganti. Vestita così si sentiva quasi a disagio: da quando era scomparso Marco, non aveva mai abbandonato i jeans e le scarpe da ginnastica. Salì sul taxi e diede al conducente l'indirizzo. Venti minuti più tardi scendeva davanti a una graziosa villetta, immersa nel verde e nella tranquillità di un grande viale alberato. Sapeva che i genitori di Luca non erano ricchi, perciò immaginava i sacrifici che avevano fatto per comprare quella casa. Una signora bionda venne ad aprirle la porta. Silvia le sorrise. "Sono la mamma di Marco.", disse tendendole la mano. La donna ricambiò il sorriso. "Piacere, Maria Grazia Gangemi. Si accomodi, la prego." La guidò lungo un corridoio sino a un salottino dall'aria un pò dimessa. Le indicò una poltrona rivestita da un tessuto a fiori e le chiese se gradiva un caffè. Silvia la ringraziò. Sorbirono il caffè in silenzio, poi Maria Grazia le raccontò la sua storia. Non c'era molto di diverso rispetto a quello che avevano scritto i giornali e a quanto le aveva già detto la donna al telefono. Luca Gangemi era scomparso nello stesso modo di Marco Mannini: senza far rumore. Maria Grazia sembrava una donna solida. Silvia ne fu contenta: aveva temuto che la loro conversazione sarebbe stata bagnata da abbondanti lacrime, ma si era ripromessa di non piangere più e perciò la tranquilla forza di Maria Grazia la sollevò. A differenza di Marco, Luca era un ragazzino irrequieto, ma a parte qualche monelleria non aveva mai combinato nulla di grave. Sì, era figlio unico. Aveva otto anni. Silvia le chiese il permesso di visitare la sua camera. Maria Grazia la accompagnò.

La stanza era calda e accogliente come la maggior parte delle camere dei bambini. Sul pavimento di linoleum era disseminata una quantità di giochi, oltre ad alcuni pupazzi: evidentemente la signora Gangemi non aveva avuto cuore di metter mano per ristabilire un pò d'ordine. Non c'era una scrivania, Luca faceva i compiti sul tavolo della cucina. I quaderni e le altre cose della scuola erano radunati sopra una piccola cassapanca. C'era una libreria che ospitava alcuni romanzi per ragazzi e un'enciclopedia in sei volumi. Silvia incontrò lo sguardo di Maria Grazia: per qualche istante le due donne si guardarono negli occhi senza parlare. Fu un momento intenso che Silvia avrebbe sempre ricordato. Poi la signora Gangemi accarezzò il cuscino del letto come se ci fosse la testa di suo figlio; fu un gesto involontario e quando se ne rese conto arrossì lievemente. Silvia le girò le spalle per lasciarle il tempo di riprendersi. Andò alla finestra, che era affacciata sul viale alberato, quindi si avvicinò alla cassapanca. Insieme ai quaderni c'erano dei disegni. Luca era molto bravo: aveva il senso delle proporzioni e un'eccellente padronanza dei colori. Silvia osservò ammirata i suoi lavori. "Gli piace molto disegnare.", commentò Maria Grazia alle sue spalle. "Ha sempre detto che da grande farà il pittore." La voce della donna si incrinò un poco. Silvia avrebbe voluto abbracciarla, ma temeva che il suo gesto avrebbe scatenato una tempesta di emozioni. "E' bravissimo.", disse con sincerità. Un disegno raffigurava uno scoiattolino nel bosco. Per quanto ingenuo, era bello. Due ragazzi giocavano a pallone. Il verde del campo di calcio era brillante. Una bambina sull'altalena con le guance rosse e un sorriso allegro. Luca disegnava come un quindicenne! Era stupefacente. Un lago con delle montagne attorno. Un uomo altissimo che parla su un palco. Un bambino lo sta osservando. Un soggetto singolare. Una donna grassa che distribuisce il becchime alla galline. Buffo, ma estremamente ben realizzato. Un momento.

Silvia fece cadere i disegni per terra perchè le mani le tremavano. Si inginocchiò e incominciò a raccoglierli in fretta, scusandosi con Maria Grazia. Un uomo altissimo che parla su un palco. Un bambino lo sta osservando. Certo, la tecnica era largamente superiore, ma il soggetto era praticamente identico. Solo che l'uomo di Marco aveva un megafono. Per il resto...per il resto... La madre di Luca non aveva fatto caso a quel disegno. Non era sorprendente, dal momento che anche Silvia non aveva badato al disegno di suo figlio. PRIMA.  Silvia era sconcertata. Sapeva solo che quando aveva visto l'uomo alto che parlava aveva provato un brivido e non era stato un brivido di freddo, dato che la casa di Maria Grazia era ben riscaldata. I due ragazzini non si conoscevano, non si erano mai parlati. Disponevano di poteri telepatici? A quanto le risultava, Marco no. Non osò informarsi sul conto di Luca. Non intendeva passare per pazza. Eppure esisteva un legame fra quei due soggetti tanto simili, doveva esistere, visto che i due bambini erano stati rapiti a breve distanza l'uno dall'altro. Avrebbe voluto telefonare a tutte le mamme dei bimbi scomparsi.

Tornarono in soggiorno, ma non avevano più molto da dirsi. Maria Grazia era diventata taciturna e Silvia capì che era giunto il momento di accomiatarsi. Avrebbe mangiato un sandwich alla stazione e sarebbe salita sul primo treno in partenza. Quando uscì dalla porta e, dopo essersi abbracciata con Maria Grazia, raggiunse il taxi che la aspettava, si domandò perplessa quale motivo l'avesse indotta a compiere quella visita. Si accorse che non lo sapeva.

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venerdì, 23 giugno 2006
Postato da anneheche

buffySilvia sedeva a gambe incrociate sul letto di Marco. Era scalza e giocava distrattamente con una ciocca di capelli. Sul pavimento c'era il settimanale che le aveva dedicato la copertina. Sul letto, il quotidiano del giorno prima con l'ultimo articolo di Valentino Compari. Il giornalista prendeva in esame il fatto che la sequenza matematica svelata dal computer era stata interrotta  dall'ultimo rapimento e si chiedeva a cosa fosse dovuto questo cambiamento. Lo schema dei sequestri era illustrato in un riquadro a fianco del pezzo. Silvia non capiva molto di quelle argomentazioni, tranne che il penultimo bambino era il suo. Compari sosteneva che questa interruzione aveva una spiegazione plausibile: l'organizzazione aveva deciso di sospendere la sua attività e perciò non si era preoccupata di continuare la sequenza. Ormai i bimbi si trovavano in Medio Oriente, probabilmente schiavi di qualche emiro, forse destinati a sposare una fanciulla araba e a diventare dei moderni giannizzeri, forse futuri eunuchi che avrebbero sorvegliato le donne dell'harem: comunque fosse, il caso era chiuso.

Silvia non ne era convinta. C'era qualcosa che sentiva, in modo oscuro e impalpabile, una strana voce che le suggeriva che non era quella la strada giusta. Marco era ancora in Italia. Si passò le dita sulla fronte e risistemò la ciocca di capelli. Dall'armadio l'orsacchiotto le sorrideva amichevolmente. La donna soffocò le lacrime e scese dal letto. Si avvicinò alla piccola scrivania di Marco. Era una mattina luminosa e fuori dei vetri della finestra il cielo si stagliava limpido e azzurro. Silvia prese in mano i quaderni di suo figlio, ancora una volta guardò i compiti, ammirata dalla cura e dall'ordine con cui erano stati fatti. Non era una donna particolarmente disordinata, ma certamente era meno precisa di Marco. Aprì il cassetto e tirò fuori i fogli da disegno. Indugiò con gli occhi sul ritaglio del giornale: quella biondina le era antipatica, avrebbe voluto stracciare il ritaglio e gettarlo nel cestino della carta straccia; tuttavia non si sarebbe mai permessa di farlo, perchè sarebbe stato come offendere Marco. Era semplicemente gelosa, si disse, e in quel momento non poteva esserci un sentimento più stupido ed inutile. Si chiese se suo figlio si toccava; non aveva mai visto strane macchie sulle lenzuola, ma questo poteva dipendere dal fatto che si comportava in modo prudente. Andava in bagno con la sua biondina e poi si lavava con attenzione. Se lo avesse ritrovato, se fosse tornato a casa, gli avrebbe presentato tutte le bionde di questo mondo.

In una cartella rossa erano raccolti i disegni già completati. Li passò in rassegna: non erano granchè, ma rivelavano una certa immaginazione. Un disegno in particolare la colpì: raffigurava un uomo alto, con il volto tratteggiato sommariamente, che parlava dentro a un rudimentale megafono. Un bambino lo stava ascoltando. Era uno strano disegno. Lo rimise nella cartella, la chiuse e la sistemò dov'era prima. Poi richiuse il cassetto. Perchè lo avevano rapito? Era la centesima volta che si poneva quella domanda, e sapeva che sarebbe rimasta ancora senza risposta. Il computer aveva scoperto una sequenza temporale che legava i vari sequestri, stabilendo che i bambini rapiti erano vittime della stessa organizzazione. L'ultimo sequestro interrompeva la catena. Cosa avevano in comune quei bambini? Si spostò verso la finestra, massaggiandosi delicatamente la fronte. Guardò il cortile, quasi sperando che suo figlio fosse lì a giocare; quindi si perse nei suoi pensieri. Trascosero alcuni minuti e lei rimase accanto alla finestra, inseguendo risposte che non avrebbe mai avuto. Marco aveva paura? Aveva fame? Lo trattavano bene? Voltò le spalle alla finestra con uno sguardo assorto. D'impulso uscì dalla stanza. Raggiunse il telefono e compose il numero delle informazioni. Poi fece la telefonata.

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giovedì, 22 giugno 2006
Postato da anneheche

buffyL'articolo di Compari aveva fatto scalpore, e Silvia fu investita da una spiacevole popolarità. Al mattino usciva di casa e si trovava circondata da nugoli di giornalisti affamati di notizie; i fotografi la tempestavano di flash e i cameramen la inseguivano fino al negozio. A casa il telefono squillava in continuazione: si trovò costretta a staccare la cornetta e a lasciarlo sempre occupato. Un settimanale le aveva dedicato la copertina: sopra a una foto piuttosto malriuscita che la ritraeva nel momento in cui varcava la porta di casa con un braccio alzato per proteggere il volto, spiccava a grandi caratteri la scritta MADRE CORAGGIO. Più in piccolo si leggeva: Catturerò il rapitore di Marco. Era semplicemente orribile.

Poi scomparve un secondo bambino. Aveva la stessa età di Marco, otto anni, ed abitava in una città distante. Le circostanze erano praticamente identiche: nessuno aveva visto cosa era successo, non si trovavano segni di lotta e non era considerata probabile la richiesta di un riscatto, dato che la sua famiglia non era agiata. I giornalisti si scatenarono in questa nuova direzione, capitanati da Valentino Compari che aveva trovato un'altra preda. Il cronista era infervorato e meditava già di scrivere un libro sull'argomento. In ogni caso, come sempre, fu il primo a presentarsi alla porta dei famigliari del bimbo rapito e a raccogliere le loro straziate impressioni.

Il sostituto procuratore della Repubblica diede disposizioni affinchè fossero inviate a Quantico tutte le informazioni disponibili. Il Federal Bureau Of Investigation lavorò bene: il computer ingurgitò avidamente i dati e li restituì assieme ad un grafico. Il grafico segnalava la scomparsa di quindici bambini negli ultimi tre anni. Bambini che non erano stati più ritrovati. Erano tutti bimbi europei, tranne un piccolo marocchino. Il  cervellone aveva individuato una logica matematica nella sequenza temporale dei rapimenti. A questo punto era chiaro che il responsabile non era un singolo pervertito, nè una pazza drogata; si trattava di un'organizzazione. Lo scopo dei sequestri poteva essere una nuova tratta degli schiavi. Forse, i fanciulli erano stati stipati su qualche nave, presumibilmente diretta a oriente. Probabilmente non sarebbero più stati trovati. Tuttavia era possibile risalire all'organizzazione e stroncare per sempre quell'attività criminosa. Le polizie di tutta Europa avrebbero cooperato per raggiungere questo risultato.

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mercoledì, 21 giugno 2006
Postato da anneheche

buffyIl bambino marocchino sorrise. L'uomo stava camminando scalzo sulla spiaggia, aveva un ridicolo cappello in testa e fra le mani stringeva un pallone da calcio, un pallone autentico. Incominciarono a palleggiare insieme sulla sabbia, mentre l'acqua lambiva i loro piedi quando il pallone rotolava verso il mare. Poi, a gesti, l'uomo gli fece capire che intendeva mostrargli una cosa. Incuriosito, il bambino lo seguì.

Con l'austriaco fu meno facile. Abitava in un ridente paesino di montagna, attraversato da un ruscello gorgogliante che d'inverno ghiacciava e si trasformava in un'ideale pista per le slitte. Il ragazzino aveva quattordici anni e si chiamava Stephen, in ricordo del nonno materno... o del bisnonno forse, non ricordava bene: sapeva solo che era stato fatto prigioniero dagli austriaci durante la prima guerra mondiale, che era riuscito a scappare e che aveva incontrato la sua progenitrice che lo aveva protetto e nascosto. Stephen sapeva sciare molto bene e il suo sogno era quello di entrare a far parte della nazionale austriaca, la più forte del mondo. Non amava gli italiani perchè aveva studiato che un tempo erano stati loro nemici e gli avevano sottratto il mare. Il mare... Stephen ci era stato una volta sola ed era rimasto affascinato al punto di commuoversi. Era rimasto a guardarlo per ore: la lucentezza delle onde accarezzate dal sole sfolgorante di mezzogiorno, l'odore della salsedine, il vento fresco che percorreva i flutti come un fremito. Non sapeva nuotare, perciò non aveva fatto il bagno; ma non avrebbe mai dimenticato quel giorno. L'italiano era corpulento e gli sorrideva in modo ipocrita. Durante le vacanze Stephen dava una mano ai suoi che gestivano una gasthaus. Quando portava le salsicce al tavolo di quell'uomo, provava un moto di disgusto: gli sembrava un lurido sporcaccione, lo osservava con una luce ammiccante che a Stephen non piaceva proprio per niente.

L'uomo se ne rese conto e abbandonò la locanda dopo appena un paio di giorni. Qualche tempo dopo tornò di notte, protetto dalle tenebre, e scivolò dentro attraverso una finestra che sapeva difettosa. Prima di partire aveva ispezionato accuratamente la casa. A passo felpato salì al primo piano. Sapeva dove dormiva Stephen. Socchiuse lentamente la porta della sua stanza. Entrò. Stephen aveva il sonno pesante e non si accorse di nulla. Dopo pochi secondi il suo sonno divenne ancora più pesante.

In generale, i bambini non avevano creato problemi. Erano ingenui ed erano stati colti di sorpresa. L'uomo pensò soddisfatto che aveva fatto un buon lavoro. Il Maestro sarebbe stato contento di lui. 

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lunedì, 19 giugno 2006
Postato da anneheche

buffy"Prego?" "Ho detto no!", ribattè la donna con voce più dura. "Io non prego nessuno in ginocchio, io ho pianto tanto, troppo, io mi sono disperata; ma adesso tutto questo è finito. Io adesso non piango, io adesso non supplico, io combatto. Vuole un messaggio per chi ha rapito Marco? Il messaggio è questo: verrò a prenderti, brutta carogna. Se non liberi subito mio figlio, verrò a cercarti e ti troverò. Ti porterò io in galera, se non ti ammazzerò prima. E' chiaro come messaggio?" Compari la fissò pensosamente. La donna aveva pronunciato quelle parole con un tono fermo e deciso; la sua voce non si era alterata e non aveva assunto alcuna inflessione isterica. Silvia aveva parlato con calma, e non aveva mai distolto lo sguardo da lui. Era uno sguardo duro, pensò il giornalista. Uno sguardo che poteva incutere timore. Si era fatto una certa idea di lei, ma fu costretto a rivederla. Inoltre, riteneva che potesse funzionare. Sarebbe stato uno scoop a livello giornalistico, il quotidiano avrebbe venduto molte copie in più, e lui sarebbe andato al Maurizio Costanzo Show. A un livello più pratico... l'appello patetico non sarebbe servito a nulla; queste parole minacciose, invece, forse avrebbero potuto accendere una scintilla nell'animo di chi aveva rapito il bimbo. Una scintilla di collera, che avrebbe potuto portarlo allo scoperto; una scintilla di paura, che l'avrebbe indotto a commettere qualche errore; oppure più probabilmente una scintilla che si sarebbe spenta subito. Immaginava una sorta di hippy vestita con un'informe gonna che le arrivava alle caviglie, un paio di ridicoli zatteroni e lo sguardo perso nel vuoto. Leggeva l'articolo e si fumava uno spinello. Per lei Silvia non rappresentava un problema. Oppure un uomo, che avrebbe scorso attentamente le colonne del giornale e  poi sarebbe andato in bagno a masturbarsi, o forse avrebbe masturbato il ragazzino. Un pervertito eccitato dall'idea di avere a che fare con una donna combattiva. Un pervertito che comunque non avrebbe dato peso a quelle vuote minacce. Ma per il giornale andava bene.

"E' una buona idea, signora Mannini.", disse con un sorrisetto compiaciuto. Aveva già in mente l'attacco del suo pezzo: La coraggiosa madre del piccolo Marco sfida il suo rapitore! Io le ho parlato nel salotto di casa sua. Ecco il fedele resoconto di quello che ha detto. Io non sono più disposta a piangere, io non supplico nessuno... Silvia si era distratta per un momento, guardò il giornalista e strinse leggermente le palpebre. "Pensa che possa funzionare?" Il sorriso di Compari si allargò. "Funzionerà perfettamente.", rispose. Dentro di sè ne era certo: per la sua carriera avrebbe funzionato e come! Ora doveva semplicemente convincere Silvia a lasciar entrare il fotografo. Ci voleva una bella foto, e stava pensando alla posa migliore.

Il giorno dopo l'articolo fu pubblicato. Qualcuno lo lesse. Quelle parole non gli piacquero.

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sabato, 17 giugno 2006
Postato da anneheche

buffyQuando Silvia tornò in soggiorno con due tazze fumanti di caffè, il giornalista aveva le idee più chiare. Bevve la bevanda calda e incrociò le gambe, protendendosi verso la donna. "La polizia brancola nel buio.", affermò. "Hanno messo sotto controllo il suo telefono, ma naturalmente non ha chiamato nessuno." "Anche loro escludono che si tratti di un rapimento a scopo di estorsione.", disse Silvia. "Lei ha detto che voleva aiutarmi... in che modo, mi scusi?" Compari le rivolse un sorriso comprensivo. "Mi lasci inquadrare la situazione. I posti di blocco non hanno funzionato. D'altra parte, si dimostrano efficaci solo nelle prime quarantotto ore: in due giorni una persona che ha una macchina è in grado di scomparire. Non ci sono state soffiate, che molto spesso rappresentano un aiuto fondamentale per scoprire il colpevole. Questo significa che chi ha rapito suo figlio lavora da solo e sa tenere la bocca chiusa, oppure, nel caso si trattasse di un'organizzazione, è composta da gente esperta e fidata. Ma io escluderei questa seconda ipotesi." "La polizia pensa a un pazzo o a una pazza.", interloquì Silvia. Compari si pulì gli occhiali dalla montatura metallica con un lembo della camicia. Indossava un abito grigio piuttosto trasandato e una camicia bianca con cravatta a pois. La cravatta era macchiata, probabilmente di sugo. Il giornalista si rimise gli occhiali e disse: "Una pazza drogata, per la precisione, che potrebbe seviziare il bambino in modo orrendo." Silvia lo fissò con gli occhi colmi di orrore. "O forse un maniaco sessuale, un infame pedofilo che abuserà di lui." Silvia scattò in piedi. "Signor Compari, se intende proseguire su questo tono, sarò costretta a chiederle di uscire!" L'uomo sgranò gli occhi, come fosse sorpreso da quella reazione. "E' il mio tono che la preoccupa? Sono le mie parole? Cara signora, non è di me che dovrebbe aver paura, mi sembra!" Silvia tornò a sedersi e lo guardò freddamente. "Ha ragione, ma non è il caso di esagerare. Sembra quasi che lei si diverta." Il giornalista scosse una mano. "Ma no! Comunque, mi scusi se sono stato eccessivamente crudo. Volevo semplicemente farle capire che la situazione è grave, anche se ovviamente lo sa già, e che la polizia non sta facendo progressi. Hanno dei dati, una quantità di dati, ma non sanno servirsene." Silvia era incuriosita. "Che genere di dati?" "Precedenti in qualche misura simili, località in cui possono essere scomparsi dei bambini negli ultimi tre anni, composizione delle loro famiglie, eventuali sospetti che hanno dei precedenti, e via dicendo. Ma non sanno cavarci un ragno dal buco! Dovrebbero chiedere aiuto all'FBI e inviare tutto al loro cervellone, ma non lo faranno a meno che non venga rapito un secondo bambino e il caso diventi di risonanza nazionale, Perciò, al momento, si limitano alla routine: controllo delle telefonate, posti di blocco, qualche nuova domanda ai suoi vicini di casa. Niente di decisivo."

Silvia lo osservò per alcuni istanti in silenzio. Quell'uomo non le piaceva, ma al telefono aveva detto chiaramente che poteva aiutarla. Giocherellò con il cucchiaino del caffè mentre rifletteva, quindi si sporse verso di lui. "E lei avrebbe un'idea risolutiva?" "No.", rispose Compari. "Però ho un'idea. E' già qualcosa." "Che tipo di idea?" "Quando uscirà la sua intervista esclusiva, è probabile che venga letta da chi ha rapito il bambino. Se non altro per curiosità. Lei deve fare una specie di appello." "Un appello?" "Già. Qualcosa di simile a quello che disse Paolo VI in televisione, quando rapirono Aldo Moro. Vi prego in ginocchio..." "No.", disse Silvia con dolcezza.

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venerdì, 16 giugno 2006
Postato da anneheche

buffyIl giornalista era abituato a fotografare la realtà che lo circondava e a sviluppare mentalmente l'istantanea che i suoi occhi avevano scattato. Nel giro di pochi secondi prendeva nota di tutti i particolari che vedeva, ed era in grado di percepire compiutamente situazioni e stati d'animo. Era il suo lavoro, lo svolgeva da anni con grande applicazione, ed era competente e deciso. La donna che gli aprì la porta aveva i capelli castani, lunghi e ondulati, trattenuti sulla sommità del capo da un fermaglio rosso; una frangetta spioveva sulla fronte ampia e ben disegnata; dietro erano raccolti a coda di cavallo. I lineamenti del viso erano lievemente affilati, lo sguardo rivelava intelligenza e determinazione: non era bella, ma certamente attraente. Indossava un maglioncino a girocollo e una gonna scozzese che aveva il rosso e il verde come colori predominanti. Le gambe erano slanciate e forti; calzava scarpe senza tacco. Si vedeva che aveva pianto da poco.

In tanti anni di professione, il giornalista aveva imparato ad ignorare i sentimenti altrui: quando intervistava una persona, o scriveva un pezzo, si sforzava solo di andare incontro ai desideri del lettore. Sapeva per esperienza che all'acquirente medio di quotidiani non interessavano i buoni sentimenti o le storie educative. Preferiva di gran lunga il sangue, la morte e le storie sordide. Si entusiasmava per gli scandali ( fingendo di indignarsi ) e si affrettava a comprare il giornale quando vedeva titoli come  BAMBINO FINISCE SOTTO A UN TRENO o ANZIANO MUORE DIMENTICATO DA TUTTI ( hanno trovato il cadavere dopo sette giorni per via dell'odore ) o ancora DONNA VIOLENTATA E UCCISA DA UNA BANDA DI EXTRACOMUNITARI. Perciò il giornalista sapeva cosa scrivere sul caso di Marco. La madre aveva rifiutato di parlare con i suoi colleghi, perchè si erano presentati a casa sua come tanti sciacalli; lui invece le aveva telefonato per prometterle di aiutarla. Non era un'intervista quello che voleva, bensì la possibilità di facilitare la ricerca del bambino. Certo, se ne stava occupando la polizia, e sicuramente gli inquirenti avrebbero fatto il loro dovere: ma Valentino Compari era uno specialista di questi casi. Ne aveva già risolti. Gli poteva concedere solo cinque minuti? E la donna aveva acconsentito. Naturalmente avrebbe scritto un articolo esplosivo, mettendo a nudo il cuore della povera madre, insinuando nel lettore il dubbio che il bambino fosse già morto, descrivendo lo strazio che ne sarebbe seguito, e comunque andandoci giù pesante. Conosceva i gusti del suo pubblico. Silvia lo invitò a entrare e gli offrì un caffè. Mentre la padrona di casa era in cucina, Valentino Compari si guardò attorno con attenzione. Si era già fatto un'idea della donna, ma la disposizione dei mobili, la presenza o meno di foto, la scelta dell'arredamento avrebbero aggiunto altri dettagli al suo quadro.

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giovedì, 15 giugno 2006
Postato da anneheche

buffyRiassunto delle puntate precedenti: un bambino di nome Marco viene rapito da uno sconosciuto. Segue la descrizione di una misteriosa valle; quindi l'attenzione si sposta sul dolore di Silvia, la giovane e bella mamma di Marco. PER LEGGERE TUTTA LA STORIA E' SUFFICIENTE CLICCARE SU BUFFY, NELLE CATEGORIE.

Jacques era un bel bambino di undici anni; viveva a Cannes, la stupenda città della Costa Azzurra celebre per il suo festival del cinema. Fu rapito mentre rincasava percorrendo la Croisette, dopo essere stato a lezione di judo. Era pomeriggio inoltrato, spirava un freddo Mistral e le prime luci artificiali illuminavano le palme. Un furgone aveva rallentato, accostandolo. Un uomo robusto di mezza età gli aveva chiesto un'informazione in un francese stentato. Jacques era un bambino educato e non aveva nulla contro gli stranieri, sebbene suo padre sostenesse che non ci si poteva aspettare niente di buono dai "maccheronì". L'uomo aveva spento il furgone ed era sceso; fra le mani stringeva un giocattolo, un piccolo tirannosauro che agitava la coda ed emetteva terribili ruggiti. Jacques non aveva mai visto nulla di simile. Malgrado gli ammonimenti della madre, si avvicinò all'uomo con gli occhi spalancati per lo stupore. Pochi minuti dopo il furgone ripartiva. Jacques non sarebbe più tornato a casa.

Helmut era un bambino tedesco, biondo e robusto; sognava di diventare un poliziotto famoso come il marito della zia, il suo idolo. Tifava per il Bayern di Monaco: in camera aveva appeso un poster della più celebre formazione di quel club. Benchè all'epoca non fosse neppure nato, conosceva a memoria i nomi di quei giocatori: Gerd Muller, Beckenbauer, Schwarzenbeck... avevano vinto tre Coppe dei Campioni consecutive nei primi anni Settanta. Era stato a giocare a pallone con i suoi amici e adesso tornava a casa lungo un grande viale alberato. Abitava in un grosso sobborgo di Monaco. Quando vide il furgone fermarsi non provò paura. Non provò paura nemmeno quando il conducente saltò giù e gli venne incontro. Dalla targa capì che era italiano. La sua famiglia andava sempre in Italia a trascorrere le vacanze e a lui Rimini piaceva molto: c'erano un sacco di divertimenti. Gli italiani erano simpatici e cordiali, aveva molti amici in Romagna. Per Natale si scambiavano gli auguri. L'uomo sorrideva, era simpatico come tutti gli italiani.

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