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Tom Bombadil era un contadino della zona. Abitava nel cuore del bosco, in una casetta che la moglie provvedeva a riempire di fiori. Lavorava nei campi, accudiva i cani di una villa che apparteneva a un avvocato di Milano, e andava in cerca di funghi. Era stata Simona a "battezzarlo" così, la prima volta che lo aveva visto.
Tom Bombadil era un personaggio del famoso libro "Il Signore degli Anelli", l'unico essere della Terra di Mezzo, maghi ed elfi compresi, su cui l'Anello non aveva alcun potere. E soprattutto la sola persona al mondo che non manifestava il minimo interesse per quel oggetto magico. Tolkien, l'autore del libro, lo descriveva come uno spirito allegro e bizzarro, con occhi azzurri e luminosi, viso rosso e rugosissimo, e barba lunga e castana. Era vestito con una giacca blu cielo, stivali gialli ed un consunto cappello dalla piuma blu. Simona aveva notato lincredibili somiglianze, e da allora Giovanni Malgrati era diventato a tutti gli effetti Tom Bombadil.
Tom entrò in cucina con un cesto di funghi. Aveva preso in simpatia le due giovani donne, e spesso portava loro prodotti della sua terra oppure fiori appena colti. Accettò un bicchiere di vino, sentenziò con un certo sussieguo che i porcini si trovavano anche a novembre (bastava saperli cercare), spiegò come cucinarli e si accomiatò promettendo di tornare presto, magari con un po' più di tempo a disposizione. Uscendo, pensò che quell'uomo non finiva di piacergli.
"Allora questa sera funghi!", esclamò allegramente Simona.
L'indomani il meccanico comunicò a Fabrizio che gli avrebbe reso la macchina a fine settimana. Dopo un attimo di esitazione, Simona estese l'invito fino al prossimo venerdì. Monica era già uscita, ma nei giorni seguenti avrebbe potuto accompagnare Fabrizio a Milano e riportarlo lì alla sera. In ogni caso, la metropolitana era il mezzo più comodo per spostarsi celermente nella metropoli. In questo modo,avrebbe perso solo un giorno di lavoro. Fabrizio accettò. Preferì evitare ipocrisie del tutto fuori luogo, e non finse di rifiutare l'invito per sentirselo ripetere una seconda volta. L'idea di stare ancora in quella casa lo eccitava in modo indicibile. Simona era bellissima, e la sua sola vicinanza aveva il potere di renderlo euforico.
Pioveva. Fabrizio stava guardando una foto di Sienna Miller sul giornale. Era una scena tratta da un nuovo film: nell'immagine lei baciava un'altra donna. Era inevitabile rapportare quella foto al legame che univa Simona a Monica. Fabrizio pensava che fosse davvero un peccato che due giovani tanto avvenenti avessero scelto l'amore saffico; benché preferisse la scrittrice, avrebbe voluto possederle entrambe, e trovava ironico il fatto che questo gli fosse precluso a priori. Era come un bimbo che si trovava davanti a una montagna di dolci, che però non poteva nemmeno assaggiare. Scosse la testa, passò alle notizie sporive, e in quel momento la porta dello studio di Simona si aprì. "Vuoi un caffè?"
"Grazie!" Fabrizio si disse che quella mattina la scrittrice era più attraente che mai. Forse, quando scriveva liberava la parte più importante della sua anima, portando a nudo emozioni e sentimenti; probabilmente per lei quelli erano momenti di gioia, e questo la rendeva radiosa. Mentre sorseggiavano la bevanda calda, Simona disse che aveva quasi finito il romanzo.
"Non vedo l'ora di leggerlo. Il primo mi è piaciuto moltissimo." Fabrizio si accese una sigaretta. "Una cosa mi ha incuriosito..."
"Quale?"
"Nelle tue pagine non c'è mai sesso."
Simona sorrise. "Sono dei thriller, e poi non mi piace scrivere di sesso."
All'improvviso, smise di sorridere. "Mi piace farlo."
Le parole le uscirono di bocca da sole, quasi avessero una volontà propria. Incredula di se stessa, avvampò in viso. Era possibile che la soddisfazione per aver trovato un grande finale per il suo libro le avesse tolto ogni freno inibitorio; era però certo che provava una profonda vergogna.
Ma un istante dopo fu tra le braccia di Fabrizio. Sapeva che avrebbe rimpianto quella decisione, tuttavia in quel momento voleva solo sentirlo dentro di sé.
Ora pioveva più forte.
QUESTO POST E' DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE AMANO LA MUSICA E CHE VOGLIONO DIVERTIRSI .
UN INVITO UFFICIALE A VENIRE PER TUTTI VOI ................
Un concerto che dura 3 Serate , davanti al politecnico in piazza leonardo 32, dove si esibiranno gruppi italiani conosciuti e non , gruppi stranieri e le band studentesche del politecnico scelte dagli studenti
-MEGANOIDI 15 maggio (alternative rock)
-SORGENTE 16 maggio (german rock)
-NEMESI 17maggio ( tipo linea 77 un misto tra rap e rock )
-ORANGE 17 maggio (rock melodico )
Essere studente universitario non vuol dire essere una persona che studia 24 h su 24 , siamo essere umani e come tali ci relazioniamo , abbiamo voglia di vivere in compagnia e di divertirci .
il divertimento non ha confini di nessun genere.
In questo sito , troverete informazioni un po' più dettagliate , su precedenti edizioni del POLISUONA e informazioni inerenti al luogo e all'orario del concerto .
http://polisuona.ternasinistrorsa.it/modules.php?name=Content&pa=showstatic&pid=55
Inoltre oltre alla buona musica , ci sarà a aspettarvi una buona birra, infatti IL BIRRIFICIO LAMBRATE parteciperà a questa serata .
Per informazione completa ci saranno anche degli stand di organizzazioni umanitarie , se volete, date una mano anche a loro . Per maggiori informazioni cliccate qui
Alessandra Bianchi è l'autrice del romanzo Lesbo è un' isola del Mar Egeo edito da Borelli Editore per la collana Pizzo Nero. Liberaeva l'ha intervistata.
1. Come è nata l'idea di "Lesbo è un'isola del Mar Egeo"?
R L'otto marzo di due anni fa ho aperto un blog su Splinder. All'inizio scrivevo prevalentemente racconti erotici. Un giorno, verso fine luglio, mi è arrivato un messaggio di Gian Franco Borellli che diceva di avermi notata e che scrivevo molto bene. Mi propose di scrivere un romanzo per la sua collana "Pizzo Nero". Mi sono messa subito all'opera. Ho postato qualche capitolo in rete, poi lui mi ha convocata a Modena per firmare il contratto di edizione...
2 Quali sono le tue abitudini di scrittrice? Hai qualche particolare "rituale" che ti aiuta in fase di scrittura? (per esempio in quali ore del giorno preferisci scrivere, sei metodica, scrivi tutti i giorni oppure no, preferisci scrivere a mano o a computer?)
R In linea di massima preferisco scrivere al mattino, oppure nelle prime ore del pomeriggio, quando sono più fresca. Un tempo usavo la macchina per scrivere, adesso il pc. Rituali? Una bottiglia di Evian vicino a me.
3 Come si presenta il tuo "tavolo di lavoro"? Riesci a scrivere dappertutto o ti devi creare un ambiente adatto per entrare nel giusto stato mentale (musica, ordine intorno, tazza di caffè vicino...)?
R Una volta ascoltavo la musica, era molto importante; ora preferisco il silenzio. Mi piace avere la scrivania in ordine, con poche cose attorno. Di norma lavoro in casa, da sola.
4. Hai qualche particolare metodo per fissarti le idee quando ti viene un'ispirazione?
R Nessun metodo. Le idee si presentano all'improvviso, generalmente quando guido o mentre sto passeggiando. Ma non prendo mai appunti né preparo canovacci. Se un'idea è buona resta, altrimenti pazienza!
5 C'è qualche cosa che, durante il periodo pre-esordio, ti ha aiutata e dato la forza e la spinta giusta per continuare (ad esempio far leggere il proprio lavoro alle persone che si hanno intorno)?
R Come ho detto, i primi capitoli del libro li ho postati in rete. I commenti erano entusiastici. Mi hanno dato molta forza. Infatti il mio libro è dedicato agli amici di Splinder e di Blogspot.
6 Chi sei -veramente-?
R Alessandra. Una donna normale, credo sensibile. Ciò non significa banale: la gente mi apprezza perché sono sincera, autentica. Credo che questo si avverta. Amo la musica, il mare, il sole, gli animali e le persone buone d'animo.
7 Scrivere racconti erotici sui blog sta diventando un nuovo fenomeno mediatico. Ritieni che sia solamente una forma di promozione o la tecnologia che si sostituirà alla tradizionale lettura dei libri?
R Io spero che i libri non scompaiano mai. Le persone muoiono ma i libri restano. Il libro è insostituibile: l'odore della carta, il poterlo sfogliare..
8 Cosa vuoi comunicare, cosa vuoi trasmettere e cosa vorresti pensassero o provassero i tuoi lettori chiudendo il libro... questo interessa.. non solo le tecnicalità su come scrivi e come mai hai pubblicato.
R Non credo di aver scritto un libro volgare. Non amo la volgarità né la pornografia, e il parere di chi lo ha letto mi conforta in questo senso, il mio editore in particolare, Borelli. Ho raccontato la storia di una ragazza, dei suoi amori, delle sue delusioni. In parte, quello che ho scritto è autobiografico; ma sono presenti anche molti elementi di fantasia.
9 Brain-storming finale veloce:
cos'è il tuo libro?
perchè dovrei leggerlo?
cosa pensi della letteratura erotica?
oltre all'eros qui cosa trovo?
cosa ti piace scrivere?
R Il mio libro è un romanzo principalmente erotico, ma non solo. Perché dovresti leggerlo? Non posso dirlo io... Mi piace molto Anais Nin e pochi altri. Oltre all'eros, nel mio romanzo ci sono sentimenti, vita vissuta e anche un po' di suspense. Quella alla fine del libro. Amo scrivere di tutto ciò che parla di persone o sentimenti o vite vere o dilemmi dell'anima: questa, in fondo, è anche la chiave di lettura di questo libro.
10 E' stato difficile pubblicare, ci sono moltissime persone che scrivono e poche pochissime arrivano a farsi pubblicare da un editore serio, serio nel senso che non chiede danaro, che ha la distribuzione e ha contatti con la stampa?
R Farsi pubblicare da un editore serio, in Italia, è quasi impossibile. Per questo ringrazio Gian Franco Borelli che ha avuto fiducia in me!
"Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore) è in vendita nei migliori negozi oppure su IBS che accetta pagamenti anche in contrassegno.
Simona fissava lo schermo del pc. Non aveva ancora scritto una riga. Era molto strano, dato che da sempre lavorava con metodo e applicazione. Di norma, ogni giorno dedicava tre ore alla scrittura, dalle nove a mezzogiorno. Poi rileggeva, apportava qualche correzione e spegneva il pc. Con questo metodo aveva realizzato "L'ombra dell'assassino", e ora stava per completare "Alle quattro di notte", un altro thriller che prometteva di replicare il grande successo del suo precedente romanzo.
Ripensava alle parole di Monica, ripetendosi che erano profondamente ingiuste. Non l'aveva mai tradita, non era nella sua natura, e non intendeva incominciare a farlo adesso. L'indomani Fabrizio sarebbe partito, scomparendo per sempre dalla sua vita. Giocherellò con la matita che usava per prendere appunti. Fabrizio le piaceva, questo era indubbio. L'aveva colpita subito, immediatamente, non appena era entrato in casa fradicio come un pulcino. Era un uomo attraente, ma soprattutto le sembrava una persona autentica, sensibile e intelligente. Dava la sensazione di essere riservato, ma non timido; passionale, ma entro i limiti della razionalità. Simona non era donna da colpi di fulmine, non lo era mai stata, né con il precedente fidanzato, né con Monica. Aveva bisogno di tempo, di progressivi consolidamenti, doveva sentire l'amore sbocciare a poco a poco, in modo graduale, come una musica che parte in sordina per poi trasformarsi gradatamente in un tripudio di suoni. Come un libro che alle prime pagine si limita a intrigare, ma che man mano si trasforma in un vortice di emozioni.
Con Fabrizio era diverso. Inizialmente era stata attratta dallo sguardo, aperto e sincero, quindi dal comportamento riservato ma sicuro, infine da una strana suggestione che lei, maestra della parola, non avrebbe mai saputo descrivere compiutamente. Sapeva solo che le piaceva; di più, che avrebbe voluto stringerlo fra le sue braccia, assaporarne il profumo, conoscere le sue labbra. Ma non sarebbe successo. Non avrebbe tradito Monica e, prima o poi, lo avrebbe dimenticato, nello stesso modo in cui si scordano i sogni più belli, quelli che giungono inaspettati all'alba.
Si mise la matita in bocca, un antico vezzo, e pensò che la vita a volte era davvero strana. Una notte di pioggia, un guasto meccanico, uno sconosciuto che bussa alla tua porta, facendo riaffiorare vecchi dubbi che ormai si credevano sopiti. Non aveva mai capito se amava veramente le donne o se preferiva gli uomini. Era un pensiero ozioso, si disse: qui non si trattava di catalogare pulsioni o predilizioni sessuali. Quello che contava era solo l'amore, unico per definizione. E lei amava Monica.
Si alzò per affacciarsi alla finestra: Fabrizio e Monica stavano tornando dalla passeggiata. Forse non avrebbe dovuto invitare quell'uomo a fermarsi a dormire, ma ormai era inutile piangere sul latte versato. Tanto, era solo questione di poche ore.
A tavola, Fabrizio invitò le due donne a cena. Spiegò che la sera prima si era perso perché, invece di fermarsi a Milano, aveva imboccato l'autostrada dei laghi. Un suo amico gli aveva consigliato un ristorante speciale. Era uscito a Lomazzo, in qualche modo aveva raggiunto il locale, ma poi pioggia e maltempo gli avevano fatto smarrire la strada. Nondimeno, era certo di riuscire a ritrovarla. Ne valeva davvero la pena, dato che si mangiava benissimo. Simona stava per accettare, quando bussarono alla porta.
Monica andò ad aprire.
Era Tom Bombadil.
Fu svegliato da una voce alterata.
"Sei fin troppo "carina" con chiunque... allumeuse, giusto? Poi ogni tanto hai questi periodi snob da superdiva irraggiungibile che pare non ti si possa neanche salutare o comunque non si sa come prenderti, e ci si mettono vent'anni a decidere se mandarti a quel paese o lasciarti passare. Ti piazzi sul piedistallo da sola senza che nessuno ti ci voleva far salire, però ci stai talmente alla grande che uno finisce per lasciarti lì! E alzarlo anche un po', strada facendo..."
Riconobbe la voce di Monica. Simona rispose flebilmente come se stesse piangendo, e lui si perse le sue parole. Comunque non gli piaceva ascoltare quella conversazione: era evidente che le due donne stavano litigando a causa sua. Si alzò dal letto e andò a fare la doccia nel piccolo bagno privato. Quando entrò in cucina, tuttavia l'atmosfera era cambiata, e le due giovani sembravano tranquille. Fabrizio si chiese se avevano trovato il tempo per fare l'amore: lui era rimasto a lungo in bagno e spesso dopo un litigio il sesso si dimostrava il metodo più efficace per riconciliarsi. Simona era in tuta da ginnastica. Gli versò del caffè, offrendosi di cucinargli due uova. Ma Fabrizio non era abituato a mangiare al mattino.
Monica andò alla finestra e scostò la tendina. "E' una giornata magnifica.", disse. "Devi sapere che la grande scrittrice adesso si chiuderà nel suo studio fino a mezzogiorno. Noi potremmo fare una passeggiata." Aveva usato un tono sarcastico, ma Simona parve non badarvi. "E' un'ottima idea. Io in effetti scrivo sempre al mattino." Fabrizio si domandò se era una donna debole di carattere o se al contrario disponeva di una forte personalità che le permetteva di ignorare le piccole dispute. Monica indossava dei jeans e un maglione rosso di lana pesante. Rivolse una nuova battuta aggressiva a Simona, ma il tentativo di attaccar briga cadde nel vuoto. La sera prima si era comportata in modo ostile con lui, quella mattina invece aveva scelto come bersaglio la scrittrice. Era un comportamento strano, che non poteva dipendere solo dal fatto che Simona avesse deciso di ospitarlo. Per prevenire altre frasi polemiche Fabrizio bevve in fretta il caffè e si alzò dalla sedia. "Bene, allora andiamo.", disse con un sorriso conciliante.
"Buona passeggiata!" Gli sembrò di cogliere un lampo di riconoscenza negli occhi di Simona, ma forse si trattava di una sua impressione.
Quando si trovarono all'aperto, l'umore di Monica cambiò istantaneamente. Lo guidò lungo un sentiero che si inoltrava nel folto del bosco. Nel frattempo chiacchierava allegramente. Sembrava un'altra persona. Fabrizio si disse che era una donna strana. E che altrettanto strano si dimostrava quel rapporto: forse si basava solo sul sesso. Era possibile che avessero due caratteri troppo diversi e che il letto non fosse sufficiente per evitare continui litigi. D'altro canto, le conosceva da poco e non era in grado di fare un'analisi sufficientemente attendibile. Forse Monica aveva avuto semplicemente un momento di cattivo umore, si era sfogata con Simona, e adesso tutto era passato. Magari non litigavano quasi mai, e per un puro caso lui aveva assistito a quello che era un evento decisamente raro. L'importante era che adesso l'atmosfera si era fatta molto più serena.
Fu una splendida passeggiata. Era una giornata fredda ma limpida; il sole illuminava piacevolmente il bosco. Giunsero a un laghetto e si fermarono per osservare i giochi di luce che si creavano sull'acqua mossa da una lieve brezza. Monica si comportava in maniera cordiale. Con il trascorrere del tempo, Fabrizio si rese conto che era una donna simpatica. Visti i precedenti, non si sarebbe mai aspettato una compagnia così piacevole. Tornarono sui loro passi, camminando con calma e godendo dello spettacolo della natura.
Stavano per rientrare in casa, quando lui non riuscì a trattenersi. "Prima sei stata piuttosto dura con Simona..." Monica si fermò. Per un istante lo fissò in silenzio. "Io la amo.", disse poi a bassa voce. "Ma è una persona difficile. Dietro a quell'aria remissiva, sa essere molto arrogante. Ed è abituata ad ottenere sempre ciò che vuole."
"In che senso?"
"Nel senso che ha messo gli occhi su di te. Ti avrà. E io non potrò fare nulla per impedirlo."
Vista da fuori la casa appariva fatiscente, ma poteva essere l'effetto della pioggia, del buio e del suo malumore. In ogni caso, una finestra era illuminata ed era l'unica cosa che contava. Suonò al citofono. Gli rispose una voce femminile. Fabrizio spiegò che non era un malintenzionato, bensì un rappresentante di commercio. La macchina aveva avuto un guasto e lui si era perso. Chiedeva solo di fare una telefonata, dato che aveva smarrito il cellulare.
Dopo un istante, la porta si aprì. Tanelli sgranò gli occhi quando si trovò davanti a due splendide donne. Quella dai capelli castani gli sorrise, la bionda invece sembrava ostile. "Ma lei è fradicio!", esclamò Simona. Monica alzò le spalle con indifferenza. "Deve fare solo una telefonata." Fabrizio si guardò intorno: notò l'arredamento lussuoso, i preziosi tappeti, gli splendidi quadri. Si avvicinò al camino per scaldarsi un poco. In effetti era completamente bagnato. "Il telefono è lì.", lo sollecitò la bionda. Tanelli si chiese a cosa era dovuta quella evidente antipatia. "Prima è meglio che beva qualcosa di caldo." Simona andò in cucina a preparare un the. Monica e l'uomo rimasero da soli. "La sua telefonata?" Fabrizio cercò di mostrarsi cortese. Si sentiva a disagio, tuttavia si rendeva conto che era un perfetto sconosciuto, piombato lì all'improvviso, in una notte di tregenda. Poi si domandò che tipo di rapporto ci fosse fra le due giovani; erano molto diverse fra loro, non solo fisicamente, e dubitava che fossero sorelle, benché a volte potesse succedere. Era incuriosito, non solo a causa del suo lavoro che lo portava sempre a cercare di capire le persone, per individuare i punti deboli su cui poi far leva durante la vendita. La sua curiosità nasceva anche dal fatto che non si sarebbe mai aspettato di conoscere due donne simili, proprio in quella serata disgraziata. Tese la mano alla bionda. "Non mi sono
presentato. Mi chiamo Fabrizio Tanelli."Lei gli restituì la stretta di malavoglia, sebbene con forza. "Monica Monti." Era molto attraente, sensuale; ma Fabrizio preferiva l'altra, più fine ed elegante. "Sono un rappresentante.", disse. "E stavo andando a Milano. La settimana prossima ho diversi appuntamenti di lavoro." Monica gli rivolse uno sguardo dubbioso. "Ed è partito di sabato?" Lui sorrise, un po' imbarazzato. "Domani c'è la partita. Ho pensato di unire l'utile al dilettevole."
Simona tornò dalla cucina con il the e una bottiglia di cognac. "Perfetta per scaldarsi! Io sono Simona Lavezzi.", disse porgendogli la bevanda calda. "La scrittrice! Ho letto il suo magnifico libro. Che suspense incredibile! Ah, mi scusi, io mi chiamo Fabrizio Tanelli."
"Diamoci del tu!", ribattè Simona prima di bere un goccio di liquore. Si rivolse a Monica. "Tesoro, ti va un po' di cognac?"
"Tesoro!" Fabrizio incominciava a farsi delle idee sulla natura del loro rapporto. Su una mensola c'erano delle fote che le ritraevano abbracciate; in una di esse, la più bella, guardavano il tramonto, sedute su un muretto, mano nella mano. "Simona è la donna.", pensò il giovane. "E Monica l'uomo. Ecco spiegata la sua antipatia per me."
Sorseggiò con piacere il the bollente. "Conoscete il numero di un meccanico?"
Simona rise. "A quest'ora? Con questo tempo e di sabato sera? Temo che dovrai aspettare fino a lunedì."
"Niente partita.", mormorò Fabrizio. In realtà, in quel momento era più interessato a conoscere meglio quella che in tutta evidenza era la padrona di casa, piuttosto che ad assistere a un incontro che con ogni probabilità gli avrebbe riservato un'ennesima delusione.
"C'è un albergo non molto distante.", intervenne Monica. "Posso accompagnarti in macchina."
Simona scosse la testa. "In questo periodo La Quercia è chiuso. Ma non ti preoccupare, Fabrizio: qui c'è una bella camera per gli ospiti, sufficientemente spaziosa. Potrai fermarti fino a lunedì." Non avrebbe invitato chiunque a trattenersi lì, ma quell'uomo le dava un senso di sicurezza.
A Fabrizio non sfuggì la smorfia risentita che apparve sul viso di Monica.
Quella notte faticò a prendere sonno. Benché i muri della casa fossero spessi, la sua camera era adiacente alla stanza che le due donne condividevano. I gemiti che sentiva lo facevano impazzire. A differenza di molti uomini, non era attratto dal mondo lesbico; l'idea di vedere due ragazze nude che si baciavano e si accarezzavano non era certamente spiacevole, ma neppure irresistibile. E sempre a differenza di altri, preferiva stare con una donna sola. Non pioveva più, era cessato anche il vento, e nel silenzio della notte sapeva che quei gemiti appartenevano a Simona. Era questo a eccitarlo: avrebbe voluto essere al posto della bionda per regalarle attimi di piacere indicibile. Ma quando finalmente si addormentò, sognò Monica. Nel sogno era nuda.
La risposta che diede Corinne era l'unica che Nathalie sarebbe stata disposta ad accettare. La verità. Nathalie voleva, esigeva, solo quella, e la brunetta non la deluse. Raccontò tutto, ogni cosa, senza cercare di giustificarsi. D'altra parte, nelle pieghe della sua storia, emergevano mille motivi che conducevano all'indulgenza. La solitudine, lo sconforto, la terribile notte in cui era stata sorpresa a masturbarsi. Corinne parlava lentamente, ma senza esitare, e solo il rossore del suo viso tradiva l'imbarazzo.
Senza nemmeno rendersene conto incominciò ad accarezzarsi un capezzolo: ma, nella sua fantasia, la mano che agiva non era la sua, bensì quella della figlia del fattore. La notte silenziosa e scura si trasformò in un dolce sogno, simile al canto ammaliante di una sirena. Corinne continuò a giocare con il seno, mentre l'altra mano scendeva al pube. Ancora una volta non era lei a farlo: le cinque dita che la penetrarono erano quelle di Nathalie... La giovane cercò di ricordare l'odore del corpo della sua amica, e quindi di risentire il caldo contatto della sua lingua, e nel frattempo il sole splendeva nel cielo, la natura le circondava e le proteggeva, la vita era bella e meritevole di essere vissuta. Le dita si mossero più velocemente: Corinne iniziò a gemere piano, assaporando l'orgasmo. Per la prima volta da quando era stata sorpresa da suo padre sperimentò un sentimento che era assai prossimo alla felicità. Ma ad un tratto sentì che le venivano strappate di dosso le coperte, mentre un fascio di luce la abbagliava. In preda alla più profonda vergogna vide Juliette che le puntava contro una torcia elettrica; intanto Michelle gettava coperte e lenzuola per terra. "Piccola porca!", la apostrofò Juliette. "Meriteresti di dormire per terra. Sei una viziosa e una schifosa. Sei una lesbica!" Corinne era pietrificata per l'umiliazione che stava subendo. Michelle la spinse sul pavimento e scaraventò il materasso al suolo. "E adesso rifatti il letto, porca.", le ordinò Juliette. Corinne obbedì.
La lettura pubblica del suo prezioso diario, le continue angherie che aveva subito. Poi la ribellione. Lo scontro con Juliette che l'aveva vista vincitrice. La nuova amicizia con Michelle. Il ruolo importante che aveva assunto nel collegio. L'amore per Jasmine e l'inganno di Mimmo. Quando la giovane terminò il suo racconto, il sole stava tramontando in un prodigio di colori.
Incurante della minaccia rappresentata da Sandrine, Nathalie la prese fra le sue braccia e la amò teneramente.
Poi, improvvisi, sentirono dei passi leggeri sulla sabbia. Nathalie alzò gli occhi, allarmata. Era il padre di Corinne, venuto a riprendersi la figlia. Era la fine del loro sogno, l'inizio della notte più cupa. Ora le attendevano dolore e sofferenza.
Ma era Sandrine. La giovane si disse contrita, consegnò il cellulare, e promise che non le avrebbe mai tradite.
D'impulso Nathalie la abbracciò.
Non poteva sapere che nell'ombra, poco distante da loro, Mimmo osservava la scena con un ghigno odioso dipinto sul volto.
"Mi appartenete.", pensò Henry. "Mi apparterrete per sempre!"
Si voltò e abbandonò la spiaggia.
Corinne si congeda da voi per un po' di tempo. Ora tocca a Simona. (Il primo episodio di questa nuova serie è nel post immediatamente precedente a questo).
Ma Corinne tornerà.
La casa era immersa nella quiete di un bosco. In origine era appartenuta a una famiglia di bracconieri, ma poi gli ultimi eredi l'avevano abbandonata per trasferirsi in città. Rimase disabitata a lungo, fino al giorno in cui "L'ombra dell'assassino" balzò in testa alle classifiche di vendita. Tradotto in varie lingue, il libro diventò un best seller anche in Francia, in Spagna e in Inghilterra. La Gorgone Film acquistò i diritti del romanzo, e a quel punto Simona Lavezzi si ritrovò ricca sfondata. Fu Monica a suggerirle di acquistare e di restaurare quello che a prima vista appariva un rudere. Monica lavorava in un'agenzia immobiliare. "Hai sempre sognato un posto isolato, dove poter scrivere con calma."
"E tu come farai?", le aveva chiesto Simona.
"Io adoro i boschi. Cosa vuoi che siano trenta chilometri? Finalmente vivremo assieme, senza sotterfugi, lontano dagli occhi indiscreti di tua madre."
Le due giovani si erano conosciute a una festa: Simona all'epoca stava con un ragazzo, ma Monica l'aveva sedotta. Ormai si frequentavano da tre anni.
Simona sorrise e disse che avrebbe comprato quella casa.
Quel sabato pioveva. Al mattino era scesa solo una pioggia lieve, ma durante il pomeriggio il tempo era peggiorato, e verso sera si scatenò un autentico nubifragio. Simona amava la pioggia, Monica invece la detestava da sempre; ma in quel momento la sua attenzione era rivolta unicamente alla splendida donna che stava amando appassionatamente. Il fuoco del camino dispensava bagliori che sembravano danzare sui corpi nudi delle due amanti. Il lettore diffondeva musica di Mozart. I gemiti di Simona si perdevano nell'alchimia prodotta dal rumore dell'acqua scrosciante, del vento che la trascinava, e dal suono del pianoforte.
Fabrizio Tanelli imprecò. Non bastava essersi perso in quelle strade assurde, sotto a una specie di diluvio universale! Adesso anche la macchina non funzionava più, forse a causa della pioggia o di chissà quale diavoleria. Fabrizio era totalmente digiuno di meccanica. Cercò il cellulare, senza trovarlo. All'improvviso ebbe la drammatica visione del suo Nokia appoggiato sul tavolino del bar, accanto alla tazzina del caffè. Scese dalla Citroen e si guardò attorno, angosciato. Alberi, solo alberi. E non aveva la minima idea di dove si trovasse il paese più vicino. Mise in folle e spinse in qualche modo l'auto verso il ciglio della carrozzabile. Poi si incamminò alla cieca, sperando che in quella serata infame almeno un po' di fortuna gli arridesse. Si augurava di trovare una casa di contadini, un telefono. E naturalmente un meccanico disposto a soccorrerlo subito.
Mio padre mi ha insegnato ad amare l'oceano. Non ho mai avuto paura dell'acqua, ho imparato a nuotare da bambina e, crescendo, sono diventata una nuotatrice provetta, dotata di grande resistenza. I miei ricordi si spingono indietro nel tempo, ma c'è come uno steccato, un muro quasi sempre invalicabile che non mi consente di vedere il volto di mia madre. Solo in due o tre occasioni sono riuscita a ricostruire la dolcezza dei suoi lineamenti e a risentire il suo profumo, forse persino a udire il suono della sua voce.
Noi viviamo da sempre in una specie di baracca, nella spiaggia sconfinata che si estende per miglia e miglia lungo il litorale; e la nostra dimora è lontana dal centro abitato più vicino, e anche dalle sdraio e dagli ombrelloni, dai ristorantini costruiti a ridosso dell'oceano, dai bar affollati di turisti affamati di sole e di vita. Da sempre i miei più fedeli amici sono i delfini, li ho conosciuti da piccola, e da allora, ogni giorno, prima di andare in fabbrica mi spingo fino alla barriera corallina per salutarli e, a volte, per giocare con loro. Attualmente non ho il moroso, ma sono una ragazza felice, sebbene mio padre stia invecchiando a vista d'occhio e ultimamente abbia perso un po' di lucidità.
Ma questo è il corso naturale della vita. Io gli voglio tanto bene, e lo accudisco con grande amore.
Al sabato Cheryl andava a ballare. Generalmente frequentava lo stesso locale, una discoteca poco distante, che sembrava un vecchio ranch. Lì c'erano una quantità di divertimenti, fra cui un toro meccanico che l'aveva vista protagonista di molte sfide con i ragazzi del luogo, sfide dalle quali era quasi sempre uscita vincitrice. Ma il suo divertimento più grande era ballare. Aveva la musica nel sangue, ed era capace di proseguire per ore sino a diventare fradicia di sudore. Poi beveva una birra con Joe e con Mick, saliva sul vecchio pick-up tutto scassato e faceva ritorno alla spiaggia. L'indomani comunque si sarebbe svegliata presto, avrebbe preparato caffè e uova con pancetta per suo padre, e sarebbe andata a trovare i delfini. Loro la aspettavano. Non appena la vedevano arrivare incominciavano a sorridere nel modo ebete che gli è proprio, ma che in realtà nasconde l'intelligenza più viva del mondo animale. Avrebbero giocato, era possibile che le avrebbero fatto provare l'ebbrezza dello "sci nautico", scarozzandola gioiosamente nell'acqua rilucente che il vento increspava, sino a giungere al largo dove le onde erano alte come case.
Quel sabato Cheryl conobbe Jack. Non lo aveva mai notato prima d'ora. Era un bel ragazzo, con gli occhi verdi e profondi, e un fisico da schianto. "Ha il culo di Mel Gibson!", disse ridendo Jane. Cheryl le sorrise. "Sei la solita.", ribattè. "Io cerco qualcos'altro in un uomo." Jane era la sua migliore amica, lavorava con lei alla fabbrica. Piccolina e mora, rappresentava il suo esatto opposto: Cheryl era alta e bionda, con le spalle larghe e le gambe forti. Non le interessava il sedere di Jack, ma era rimasta colpita dal suo sguardo, dalla fronte alta e spaziosa, dai modi cortesi non proprio frequenti da quelle parti, dal timbro della voce. Soprattutto dallo sguardo. C'era una luce particolare in quegli occhi, che rivelava intelligenza e sensibilità. E bontà d'animo, Cheryl ci avrebbe scommesso. Lui le offrì una seconda birra, lei accettò. Parlarono del più e del meno, e Cheryl si rese conto che erano molto simili. Anche Jack amava l'oceano, le albe solitarie, i tramonti incantati. E amava anche i delfini.
Fu naturale uscire insieme dal locale, salire sulla sua Ford e cercare un posto appartato. Era la prima volta che Cheryl si concedeva a una persona che quasi non conosceva; ma dentro di sé sapeva di non sbagliare, era certa che si trattava di una scelta giusta: probabilmente aveva trovato l'uomo della sua vita. Fino a quel giorno non lo aveva mai cercato, lo reputava inutile. Sarebbe arrivato all'improvviso, al momento stabilito dal destino, e quando questo sarebbe successo lei lo avrebbe riconosciuto immediatamente.
Rimase quindi sorpresa nel vedere un altro giovane che li aspettava, al limitare della spiaggia, quasi a un tiro di schioppo dalla baracca dove suo padre stava dormendo tranquillamente. E poi tutto fu troppo veloce. Un giro di giostra all'inferno. Il sapore del sangue. Il dolore violento nel corpo e nell'anima. Il disgusto, la paura, il terrore. Le strapparono i vestiti di dosso. La sodomizzarono. La picchiarono con furia bestiale. Jack le pisciò addosso. E infine se ne andarono, lasciandola pesta e sanguinante. Con una ferita che non si sarebbe mai rimarginata.
Cheryl torno a casa, camminando a quattro zampe. Lungo il percorso si fermò per vomitare.
A fatica entrò nella baracca per accarezzare il viso di suo padre.
Poi raggiunse il limitare della spiaggia e attese l'alba.
Mio padre mi ha insegnato ad amare l'oceano. Non ho mai avuto paura dell'acqua, ho imparato a nuotare da bambina e, crescendo, sono diventata una nuotatrice provetta, dotata di grande resistenza. Ora sto andando dai miei amici delfini.
Sono molto stanca.
Non so se ce la farò a giocare ancora con loro.
Corinne aprì gli occhi e le sorrise. Era abbronzata, in perfetta forma fisica; più che attraente sembrava veramente bella, di una bellezza del tutto speciale, che nasceva dallo sguardo, limpido, dolce, profondo. Nathalie la osservò in silenzio, mentre il tarlo del dubbio la assaliva. Era sufficiente guardarla per capire che Corinne l'amava veramente. In fondo, ciò che era successo in collegio apparteneva al passato. Il presente le vedeva assieme, felici e spensierate, in un luogo da sogno. All'improvviso non fu più così sicura che Corinne avrebbe potuto tradirla, le pareva un'ipotesi folle. E soprattutto, le sue relazioni con Juliette, Jasmine e Mimmo, non erano stati dei tradimenti, dato che in quel periodo erano separate, e prive di speranza. Nathalie si disse che prima di prendere una decisione di cui in seguito avrebbe potuto pentirsi amaramente, sarebbe stato meglio parlare, capire...
Si accovacciò sui talloni, prese una mano di Corinne fra le sue, e le rivolse una domanda importante. Forse decisiva. Dalla risposta che avrebbe sentito, dipendeva il loro futuro.
Benché sorpresa, Sandrine si mostrò impassibile. Non era affatto contenta di quell'incontro. Aveva fatto tutto da sola e non intendeva spartire un euro. La ricompensa apparteneva a lei sola. Tuttavia sapeva che quella presenza non era ca